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Apple: niente Torrent sull’iPhone

niente applicazioni Torrent per l’iPhone

L’azienda di Cupertino mette le mani avanti, un po’ come aveva fatto Facebook qualche settimana fa con l’applicazione che consentiva agli utenti di pubblicare link a file torrent nel loro profilo all’indomani della sentenza contro Pirate Bay.
Apple ha infatti chiuso le porte del suo App Store all’applicazione Drivetrain per iPhone/iPod sviluppata da Maza Digital. “Questa categoria di applicazioni è spesso usata per violare i diritti di società terze” fanno sapere dall’azienda della mela morsicata.
Alla luce dei fatti sono però due le obiezioni che possono essere mosse contro la decisione di Apple, che ovviamente ha tutto il diritto di decidere quali programmi possano trovare posto sugli scaffali virtuali del suo negozio e che ha il merito di non essersi nascosta dietro false scuse.
Drivetrain non è un reale client BitTorrent, quanto piuttosto uno strumento per gestire in remoto il download dei file che avviene sul computer tramite Transmission, software per Mac OS e Linux. Inoltre, è vero che i torrent sono uno dei veicoli preferiti per lo scambio pirata di ogni genere di file, ma né il protocollo BitTorrent né i client che ne fanno uso (come Transmission) sono illegali.

La Baia dei Pirati in formato Google

google piratebay.png

Campeggia su Internet il sito The Pirate Google.com, il logo è la ormai famosa nave dei pirati di The Pirate Bay ma i colori delle vele sono quelli inconfondibili di Google.
Non è uno scherzo e non ha nulla a che vedere con il noto motore di ricerca, ma come si legge nell’home page, vuole essere la semplice dimostrazione che quanto ha fatto Pirate Bay nel rendere disponibili i link ai file Torrent, non è nulla di diverso da quanto si può fare con la Ricerca personalizzata di Google, restringendo i campi di ricerca ai soli file Torrent (basta mettere nella query: filetype:torrent).
Solo che The Pirate Bay, sostengono gli autori delle pagine, non dispone della stessa autorevolezza e influenza politica di Google, che la Ifpi e le altre organizzazioni si guardano bene dal citare in giudizio.
E’ uno dei tanti esempi di come il dibattito sulla sentenza di Pirate Bay sia sempre più arroventato, soprattutto dopo che oggi si è appreso dal servizio radiofonico svedese che uno dei giudici della corte che ha emesso la sentenza è membro di un’associazione di tutela del copyright (Swedish Copyright Association) coinvolta direttamente nel procedimento contro i quattro rappresentanti del sito.
Thomas Norstrom, così si chiama il giudice coinvolto, è anche membro di un’altra organizzazione svedese che si batte per una maggiore tutela del copyright (la Swedish Association for the Protection of Industrial Property), ma ha negato di essere in conflitto di interessi nella causa contro Pirate Bay.
Di diverso avviso invece è l’avvocato difensore di Peter Sunde, uno dei quattro uomini a cui è stata comminata una pena pari a un anno di carcere e a un risarcimento danni di 3,6 milioni di dollari. L’avvocato ha chiesto la riapertura del processo.

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