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Clima: accordo Ue su tagli alle emissioni per le auto

Auto nel traffico

Dopo un negoziato serrato, Commissione europea, Consiglio e Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo sul regolamento per il taglio delle emissioni di CO2 nelle nuove vetture, che prevede un sistema di gradualità e di sanzioni. Il relatore, Guido Sacconi (Pse) ha definito l’intesa “molto soddisfacente”, sottolineando che si tratta “non solo di operazione di politica ambientale ma anche di politica industriale”.
L’accordo dovrà ora ritornare sul tavolo dei rappresentanti dei ventisette ed essere votato dal Parlamento europeo nella sessione di Strasburgo di dicembre.
Tre i punti sostanziali. Si mantiene l’indicazione della Commissione europea dell’obiettivo di una media di 120 gr/km di C02 per le nuove auto per il 2012, rispetto a 159 gr/km del 2005, prevedendo però uno scaglionamento per raggiungere questo tetto a partire dal 2012 fino al 2015. A questo il Parlamento europeo ha giudicato “fondamentale” affiancare un obiettivo di lungo termine di una media di 95 gr/km entro il 2020. L’accordo raggiunto ieri sera ha definito anche il sistema di sanzioni per i produttori che non rispettino gli obiettivi e sul quale si è a lungo negoziato.
Dal 2012 al 2018 pagheranno 5 euro per il primo grammo di CO2 in eccesso, 15 euro per il secondo, 25 per il terzo e 95 dal quarto in poi. Dal 2019 saranno 95 euro per ogni grammo in eccesso. “Non vogliamo fare cassa. Non sono tasse o multe ma incentivi per i produttori a investire”, ha osservato Sacconi.
L’intesa prevede che si arrivi a una riduzione di emissioni fino a 130gr/km grazie al miglioramento della tecnologia dei motori, alla quale si aggiunge una ulteriore riduzione di 10 gr/km con una migliore performance dei pneumatici e con l’uso di biocarburanti.
Il compromesso è stato criticato dalle organizzazioni ambientaliste che lo giudicano insufficiente e per questo Sacconi ha dichiarato di non aspettarsi “manifestazioni di entusiasmo” né da parte dei produttori né dai sindacati né dalle ong. “Ma ho la sensazione che tutti accetteranno questo risultato”, ha spiegato il relatore, precisando che questo regolamento vuole essere “uno stimolo alla concorrenza fra produttori”. “In questo anno che ha segnato un crollo verticale della domanda di auto, il numero di vetture a bassa emissione è cresciuto più che proporzionalmente. E’ un segnale di tendenza del consumo”, ha sottolineato Sacconi.
“Un piccolo passo nella giusta direzione”. E’ questo il commento di Legambiente sull’accordo raggiunto a Bruxelles, su cui l’associazione ambientalista manifesta alcune perplessità. “Purtroppo, anche se è stato confermato un obiettivo di lungo periodo in linea con il pacchetto clima del 20-20-20, il percorso flessibile individuato per il periodo di transizione rischia di compromettere la performance ambientale e la spinta innovativa per le industrie automobilistiche europee, indispensabile per vincere la sfida climatica e quella economica”. Legambiente sostiene che l’Europa deve affrontare la sfida “con molta determinazione per non perdere il vantaggio competitivo, soprattutto ora che la nuova amministrazione Usa ha deciso di sostenere la propria industria dell’auto con cospicui incentivi legati alla performance ambientale”.
Intanto 55 associazioni, il “Comitato promotore della Marcia per il clima“, hanno presentato oggi un documento indirizzato a Governo, Parlamento ed enti locali, con lo slogan “Fermiamo la febbre del Pianeta”. Il documento è stato già inviato al ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, chiedendo un incontro, senza risposta.
In concomitanza con la conferenza Onu sul clima in corso a Poznan, in Polonia, tre sono i punti chiave da rilanciare per il Comitato: meno emissioni di CO2, più efficienza energetica, più energie rinnovabili. Non è piaciuta in questo senso l’eliminazione con valore retroattivo della detrazione fino al 55% per gli interventi di risparmio energetico nell’edilizia contenuta nel decreto anti-crisi, per la quale il Movimento difesa del cittadino (Mdc) promette azioni giuridiche se non verrà ripristinata. Una “preoccupazione” generale poi è stata espressa per la spinta sul nucleare, che tra l’altro non viene considerato un volano per l’occupazione.
“Vogliamo sottolineare l’utilità degli obiettivi al 2020 della Ue - ha detto Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente - e la necessità per l’Italia di cogliere, in fase di recessione, l’occasione di investire in innovazione, nel settore energetico così come nei trasporti”.

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