
Fiori davanti al quartier generale cinese di Google a Pechino (Credits: AP Photo/Ng Han Guan)
“Dirigenti di Google condannati: dovranno passare sei mesi su GoogleJail“. La battuta viene dal Forum satirico del blog Spinoza.it ed è il tentativo più riuscito (per ora) di sorridere su una vicenda che sta mobilitando i blogger italiani: Continua

Provocazioni. Offese. Insulti personali. Tentativi continui di accendere i toni e portare le conversazioni fuori tema. Fin dai primi forum e newsgroup, Internet ha dovuto fare i conti con il fenomeno dei troll. Non parliamo dei folletti mitologici del nord Europa, ma di quegli utenti che approfittano della sostanziale apertura della rete per rovinare il “gioco conversazionale” agli altri. Spesso dando vita a vere e proprie flame war (guerre di insulti), se non si prendono le opportune contromisure (tra cui, l’indifferenza è sempre la migliore arma).
Ma cos’è che spinge un utente ad assumere il ruolo del guastafeste? Sul tema c’è una vasta letteratura e anche un libro in italiano (Troll. Come ho inguaiato Internet), in cui l’autore racconta la sua lunga esperienza di disturbo online presentandosi come “un folletto illuminista che svela il grande inganno della Rete“.
Ad ogni modo, secondo la psicologia sociale il fenomeno dipende in gran parte dal carattere di “de-individualizzazione” tipico di molte interazioni online: l’anonimato e la mancanza di un contatto fisico predispongono alcuni utenti a trasgredire le norme sociali con maggiore semplicità. “Da un punto di vista psicologico - spiega lo studioso Nicholas Epley al New Scientist - siamo ‘distanti’ dalle persone con cui parliamo e meno focalizzati sulla nostra identità. Ne risulta la predisposizione a un atteggiamento molto più aggressivo”. A tutto ciò va poi aggiunto anche il carattere ambiguo di molte comunicazioni online (specie quelle testuali), in cui è molto facile interpretare male i toni della discussione (prendendo, ad esempio, per seria un’affermazione scherzosa).
“Non so come potremmo minimizzare gli abusi online - scrive Michael Marshall sul New Scientist - Ma già mi sembra un buon inizio riconoscere che non siamo così bravi a comunicare online come siamo portati a credere. Spesso, io stesso mi devo trattenere dal prenderne parte”. Già, perché anche in rete sarebbe buona norma se tutti gli utenti (troll e non) imparassero a contare fino a dieci, prima di rispondere impulsivamente a un commento o a una mail.
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