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Credits: Sony Ericsson
Ho sempre pensato che 15 centesimi di euro per mandare un sms non fossero roba da poco. Non in senso stretto, si intende.
La mia convinzione si basa sulla tipologia di servizio offerta (parliamoci chiaro, far viaggiare 160 caratteri ha un costo irrisorio per gli operatori). E sul portafogli: con una media di una decina di messaggi al giorno si arriva facilmente a sfiorare i 50 euro di traffico telefonico (solo per gli sms). Molto di più di ciò che spendo attualmente per il mio abbonamento Internet. Con cui – per inciso – comunico con tutto il mondo senza limitazioni di sorta (e di caratteri).
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Auto nel traffico
Dopo un negoziato serrato, Commissione europea, Consiglio e Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo sul regolamento per il taglio delle emissioni di CO2 nelle nuove vetture, che prevede un sistema di gradualità e di sanzioni. Il relatore, Guido Sacconi (Pse) ha definito l’intesa “molto soddisfacente”, sottolineando che si tratta “non solo di operazione di politica ambientale ma anche di politica industriale”.
L’accordo dovrà ora ritornare sul tavolo dei rappresentanti dei ventisette ed essere votato dal Parlamento europeo nella sessione di Strasburgo di dicembre.
Tre i punti sostanziali. Si mantiene l’indicazione della Commissione europea dell’obiettivo di una media di 120 gr/km di C02 per le nuove auto per il 2012, rispetto a 159 gr/km del 2005, prevedendo però uno scaglionamento per raggiungere questo tetto a partire dal 2012 fino al 2015. A questo il Parlamento europeo ha giudicato “fondamentale” affiancare un obiettivo di lungo termine di una media di 95 gr/km entro il 2020. L’accordo raggiunto ieri sera ha definito anche il sistema di sanzioni per i produttori che non rispettino gli obiettivi e sul quale si è a lungo negoziato.
Dal 2012 al 2018 pagheranno 5 euro per il primo grammo di CO2 in eccesso, 15 euro per il secondo, 25 per il terzo e 95 dal quarto in poi. Dal 2019 saranno 95 euro per ogni grammo in eccesso. “Non vogliamo fare cassa. Non sono tasse o multe ma incentivi per i produttori a investire”, ha osservato Sacconi.
L’intesa prevede che si arrivi a una riduzione di emissioni fino a 130gr/km grazie al miglioramento della tecnologia dei motori, alla quale si aggiunge una ulteriore riduzione di 10 gr/km con una migliore performance dei pneumatici e con l’uso di biocarburanti.
Il compromesso è stato criticato dalle organizzazioni ambientaliste che lo giudicano insufficiente e per questo Sacconi ha dichiarato di non aspettarsi “manifestazioni di entusiasmo” né da parte dei produttori né dai sindacati né dalle ong. “Ma ho la sensazione che tutti accetteranno questo risultato”, ha spiegato il relatore, precisando che questo regolamento vuole essere “uno stimolo alla concorrenza fra produttori”. “In questo anno che ha segnato un crollo verticale della domanda di auto, il numero di vetture a bassa emissione è cresciuto più che proporzionalmente. E’ un segnale di tendenza del consumo”, ha sottolineato Sacconi.
“Un piccolo passo nella giusta direzione”. E’ questo il commento di Legambiente sull’accordo raggiunto a Bruxelles, su cui l’associazione ambientalista manifesta alcune perplessità. “Purtroppo, anche se è stato confermato un obiettivo di lungo periodo in linea con il pacchetto clima del 20-20-20, il percorso flessibile individuato per il periodo di transizione rischia di compromettere la performance ambientale e la spinta innovativa per le industrie automobilistiche europee, indispensabile per vincere la sfida climatica e quella economica”. Legambiente sostiene che l’Europa deve affrontare la sfida “con molta determinazione per non perdere il vantaggio competitivo, soprattutto ora che la nuova amministrazione Usa ha deciso di sostenere la propria industria dell’auto con cospicui incentivi legati alla performance ambientale”.
Intanto 55 associazioni, il “Comitato promotore della Marcia per il clima“, hanno presentato oggi un documento indirizzato a Governo, Parlamento ed enti locali, con lo slogan “Fermiamo la febbre del Pianeta”. Il documento è stato già inviato al ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, chiedendo un incontro, senza risposta.
In concomitanza con la conferenza Onu sul clima in corso a Poznan, in Polonia, tre sono i punti chiave da rilanciare per il Comitato: meno emissioni di CO2, più efficienza energetica, più energie rinnovabili. Non è piaciuta in questo senso l’eliminazione con valore retroattivo della detrazione fino al 55% per gli interventi di risparmio energetico nell’edilizia contenuta nel decreto anti-crisi, per la quale il Movimento difesa del cittadino (Mdc) promette azioni giuridiche se non verrà ripristinata. Una “preoccupazione” generale poi è stata espressa per la spinta sul nucleare, che tra l’altro non viene considerato un volano per l’occupazione.
“Vogliamo sottolineare l’utilità degli obiettivi al 2020 della Ue - ha detto Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente - e la necessità per l’Italia di cogliere, in fase di recessione, l’occasione di investire in innovazione, nel settore energetico così come nei trasporti”.

Venerdì scorso, durante il Safer Internet Forum, si è detta favorevole a un’autoregolamentazione dei social network a tutela dei minori. E oggi il commissario europeo Viviane Reding torna sull’argomento in una lunga intervista concessa al sito publictechnology.net.
La Commissione, ha spiegato la Reding, sta cercando nuove regole per le reti sociali, e nel farlo vuole coinvolgere i principali operatori. Non a caso la task force creata a questo scopo ha già coordinato due incontri sul tema a cui hanno partecipato, tra gli altri, Facebook, MySpace, YouTube, Bebo e Hives. Lo scopo è attivare un percorso di lavoro condiviso tra aziende e organismo europeo.
Ma c’è dell’altro. Al di là dell’intento prettamente sociale, nelle parole della Reding si legge la volontà dell’Unione Europea di entrare nel merito delle reti sociali, fornendo tutti gli strumenti, sia legislativi che operativi, per far fruttare un mercato che in questi anni sta conoscendo uno sviluppo inarrestabile.
Secondo i dati forniti dalla Reding, nel nostro continente i social network crescono mediamente del 35 per cento l’anno. Quasi sei cittadini europei su dieci ne hanno visitato uno almeno una volta nell’ultimo anno, e nei prossimi quattro anni il numero di affezionati al web sociale schizzerà dai 42 di oggi a quasi 108 milioni di persone.
Ovviamente, Bruxelles non è insensibile alle possibilità economiche offerte da questo scenario e ai nuovi business che si stanno sviluppando proprio grazie ai social network. Il 40 per cento delle piccole e medie imprese europee, cuore del tessuto economico continentale, non ha un proprio sito web perché è ancora troppo costoso farsene uno. Da qui la naturale scelta, per migliaia di piccoli imprenditori, di rivolgersi alle reti sociali per accedere al web 2.0 sfruttando applicazioni e soluzioni “low cost” (se non del tutto gratis).
Anche per questo motivo, da qui al 2013 l’Ue metterà sul piatto 55 milioni di euro. Difendere i più deboli dalle insidie dei social network (fenomeno fortunatamente marginale, e pur tuttavia da non sottovalutare) vuol dire ampliare a dismisura la platea potenziale del web sociale. A beneficiarne oggi sono i minori, ma domani anche le imprese europee potrebbe non essere dispiaciute della cosa.
Rimane da risolvere il nodo della scarsa penetrazione della banda larga in Europa, definito in queste ore dalla stessa Reding “un servizio universale”. A tal proposito, la Commissione si è già detta disponibile a stimolare gli investimenti per il passaggio alle Ngn, le reti super-veloci del futuro.
Microsoft “farà tutti i passi necessari per adempiere gli obblighi contenuti nella decisione della Commissione Ue del 2004″: lo assicura l’Antitrust europeo, spiegando che il colosso statunitense dell’informatica “si è detto definitivamente d’accordo nell’effettuare tre cambiamenti fondamentali”. Il primo è quello di permettere agli sviluppatori software “open source” di accedere alle proprie informazioni. Il secondo, quello di abbassare a 10.000 euro il prezzo per avere queste informazioni. Infine, sul fronte dei diritti d’autore, Microsoft si è detta d’accordo per una licenza mondiale che includa il brevetto, con le royalties che saranno ridotte dal 5,95% allo 0,4%, dunque meno del 7% originariamente richiesto.
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State andando in vacanza all’estero e pensate di poter già godere delle nuove Eurotariffe? Forse prima di “alzare” la cornetta vi converrebbe allora informarvi sui costi del vostro operatore al di fuori dei confini nazionali. Non tutte le compagnie di telecomunicazioni hanno infatti recepito allo stesso modo la direttiva dalla Commissione Europea che, come noto, ha fissato i nuovi tetti per le telefonate dall’estero: 49 centesimi di euro Iva esclusa (che diventeranno 43 nell’estate 2009) per le chiamate effettuate con il proprio cellulare in terra straniera, e non più di 24 centesimi di euro (Iva esclusa) per quelle ricevute. Il regolamento prevede una fase transitoria verso le Eurotariffe, che dovranno essere applicate obbligatoriamente a partire dall’inizio di settembre. “Nel frattempo - ha ricordato il portavoce della Commissione, Martin Selmayr - gli operatori hanno l’obbligo già ora di offrire ai propri clienti la possibilità di optare per l’eurotariffa, e di applicarla un mese dopo aver ricevuto l’accettazione da parte degli stessi clienti”.
In Italia, per il momento solo Vodafone e Wind hanno già recepito il provvedimento in maniera pressoché definitiva: la prima ha iniziato a offrire l’Eurotariffa dal 29 luglio, attraverso un’attivazione dal numero gratuito 42070, la seconda (in maniera automatica) dal giorno dopo. Diversa la posizione scelta da Tim, che consentirà ai propri utenti di chiedere la prenotazione per l’eurotariffa dal 30 luglio fino al 30 settembre, riservandosi di rilasciarla entro 30 giorni. Solo dal primo ottobre la nuova tariffazione sarà disponibile per tutti i clienti (purché naturalmente non abbiano già scelto una diversa opzione di roaming) senza prenotazione e attivazione. Va detto che l’operatore proporrà in aggiunta, dal 6 agosto, un’offerta a pagamento (10 euro per i privati, 19 per gli utenti business) denominata Tim Senza Confini che permetterà di non pagare per un mese le chiamate ricevute nei 27 paesi membri dell’Unione e di sfruttare l’Eurotariffa (49 centesimi) per quelle effettuate. Quanto a Tre, non è stata ancora rilasciata alcuna comunicazione ufficiale. I clienti dell’operatore per il momento dovranno dunque accontentarsi dell’offerta All’estero come a casa, attivabile automaticamente senza costi aggiuntivi, per chiamare in tutti i paesi coperti direttamente dall’operatore (Svezia, Regno Unito, Austria, Danimarca, Irlanda, Australia e Hong Kong) al costo della tariffa nazionale più lo scatto alla risposta (50 centesimi di euro).
Per aiutare i clienti a orientarsi fra le nuove tariffe scontate, la Commissione Europea ha deciso di attivare un sito, a partire dai primi di agosto: qui verranno segnalate le compagnie che si sono adeguate entro i termini prestabiliti dal regolamento comunitario e quelle che ancora non lo hanno fatto. “Sarà un sito con i nomi di tutti gli operatori europei” ha riferito a Bruxelles lo stesso Selmayr, “per dire se ognuno di essi ha o non ha applicato le Eurotariffe, o se applica tariffe ancora meno care”.
I ministri Ue dell’agricoltura hanno approvato un nuovo regolamento sui prodotti biologici. Tra le altre cose, si prevede la presenza di una soglia accidentale di Ogm dello 0,9 per cento. la decisione ha sollevato polemiche.
L’Italia, con altri paesi, si era schierata contro, chiedendo invece una soglia dello 0,1 per cento.
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