Leggi tutte le notizie su:


usa

Svolta di Obama: taglio alle emissioni del 17% entro il 2020

climate-change-conference
Alla fine ci sarà anche lui a Copenaghen per cercare di trovare una soluzione al problema dei cambiamenti climatici insieme ad altri 65 leader mondiali e ai delegati di 190 paesi. E Obama si fa precedere dall’impegno a tagliare le emissioni di gas serra del 17 per cento entro il 2020 rispetto ai livelli del 2005. E’ l’obiettivo contenuto nella legge Waxman-Markey che il Senato Usa deve ancora votare.
Continua

Clima: che ne è delle promesse di Obama?

Barack Obama
Il Presidente USA, Barack Obama. Credits: Olivier Douliery/ABACA/Lapresse

Doveva essere l’uomo nuovo, il paladino del cambiamento, colui che avrebbe fatto sognare l’America all’urlo di “Yes we can”. Si è beccato perfino un Nobel per la Pace prima ancora di aver fatto alcunché di realmente pacifico. Tutti si aspettavano che la politica di Obama sarebbe stata l’esatto opposto di quella di George W. Bush, proprio come il negativo di una fotografia. E l’atteggiamento rispetto alla questione ambientale non avrebbe dovuto fare eccezione. Invece ecco che gli Stati Uniti, ai margini del vertice delle nazioni dell’Asia-Pacifico (Apec) appena conclusosi a Singapore, si sono fatti il loro accordo su misura con la Cina, destinato a rendere il summit sul clima di Copenaghen di dicembre poco più che una gita sociale.

Continua

Una mappa interattiva svela le emissioni dal 1950 a oggi

Un impianto chimico Usa negli '70 (Credit: http://www.flickr.com/photos/usnationalarchives)

Impianto chimico negli anni ‘70 (Credit: Flickr/UsNationalArchives)

Quante tonnellate di anidride carbonica sparavamo nell’atmosfera 50 o 60 anni fa? E quanta oggi? Chi inquina di più tra Cina e Usa? E di quante emissioni è responsabile il singolo cittadino russo, australiano o francese? Soddisfa queste curiosità la mappa interattiva basata sui dati del Carbon Dioxide Information Analysis Center che si trova sul sito del Washington Post nella sezione dedicata al clima. In una forma grafica molto semplice e intuitiva si vede il peso dei diversi paesi nel computo delle emissioni da combustibili fossili, e facendo scivolare la leva del tempo lungo i decenni si può osservare come aumentano le emissioni globali.
Continua

Influenza suina: Facebook misura il termometro dell’opinione pubblica

flu map png.png

Il noto social network ha messo on line una pagina dove con l’aiuto di mappe geografiche si può seguire l’evolversi dell’intensità delle discussioni sulla nuova influenza che ha colpito il Messico e alcune aree degli Stati Uniti.
I grafici mostrano la crescita del numero di citazioni delle parole “swine flu” nei post inviati nel Wall di Facebook negli ultimi cinque giorni e sono stati realizzati utilizzando un tool di riconoscimento dei trend di linguaggio disponibile su Facebook.
Il social network non è l’unico strumento messo in campo sul web per tenere informata l’opinione pubblica in tempo reale sull’emergenza della nuova epidemia. Su Google Maps, ad esempio, negli scorsi giorni sono state pubblicate diverse mappe della diffusione del contagio, continuamente aggiornate dagli utenti stessi, mentre su Twitter si moltiplicavano a dismisura i messaggi, con il risvolto negativo di aumentare inutilmente il panico.
Piaccia o no, come già era accaduto in altre occasioni, Internet e i social network si confermano il media di comunicazione preferito, soprattutto nelle situazioni di emergenza internazionale.

Il “lascito” di Bush all’ambiente: adesso tocca a Obama

George W. Bush accoglie Barack Obama alla Casa Bianca

(Credits: AP)

Che Bush non fosse un presidente amico dell’ambiente lo si era capito all’inizio del suo primo mandato, quando, senza troppi convenevoli, ha portato gli Usa fuori dal protocollo di Kyoto. Anche negli ultimi giorni della sua presidenza il capo dell’esecutivo americano non si è smentito, firmando una serie di decreti che, a detta di molti ambientalisti, avranno ripercussioni pesanti su vari aspetti della tutela ambientale. Alcune di queste norme non sono poi state approvate, altre potrebbero essere immediatamente cancellate da Obama attraverso azioni legali o dal Congresso attraverso il Congress Review Act (che però è stato utilizzato solo una volta nella storia per bloccare una normativa clintoniana sul lavoro), altre ancora invece richiederanno alla nuova amministrazione mesi o forse anche anni di burocrazia per essere eliminate.

A parte la creazione di tre enormi aree protette nell’Oceano Pacifico (che formeranno la più grande riserva naturale del mondo), nessuna della altre normative volute all’ultimo momento da Bush ha connotati positivi per l’ambiente. E anche la creazione delle aree protette lascia a desiderare in quanto permette l’utilizzo di queste zone per usi turistici e militari. Una delle peggiori normative varate da Bush per fortuna non è stata approvata: avrebbe permesso (o addirittura incoraggiato) la costruzione di centrali termoelettriche vicino ai parchi nazionali. Altre due sono invece effettive dal 12 gennaio: la prima permette l’inquinamento dei corsi d’acqua con i rifiuti provenienti delle miniere di carbone in alta montagna (se non è possibile evitarlo) mentre la seconda permetterà alle centrali elettriche di allargarsi o modificare la propria struttura senza dover ottenere alcun permesso aggiuntivo per il maggiore inquinamento prodotto.

Altre nuove normative sono legate all’estrazione di petrolio. Dal 15 febbraio non sarà più necessario ottenere l’approvazione di un ente scientifico indipendente prima di costruire o scavare in un’area popolata da specie protette, mentre un’altra normativa, in vigore dal 17 gennaio, apre allo sviluppo dell’estrazione di petrolio dall’argilla bituminosa (un processo altamente inquinante) quasi un milione di nuovi ettari. Precedentemente, il 5 gennaio, era entrata in vigore una normativa che impediva al Congresso di utilizzare il proprio diritto di veto temporaneo alla costruzione di miniere in terreni di proprietà federale (usato di recente per impedire scavi per l’estrazione di uranio vicino al Grand Canyon).

Il 20 gennaio sono entrate in vigore due normative legate agli scarti inquinanti. La prima riqualifica circa 1,5 tonnellate di rifiuti pericolosi come “non pericolosi”, eliminando vari requisiti legati al trasporto, allo stoccaggio e allo smaltimento di sostanze tossiche e potenzialmente cancerogene. La seconda diminuisce i controlli legati all’inquinamento creato dalle fattorie di animali permettendo a chi le gestisce di decidere se e come gettare escrementi di bovini e suini nei corsi d’acqua. Un’ultima normativa proposta da Bush non andrà in vigore ma avrebbe permesso a tutti i business legati alla pesca di autoregolamentarsi, riducendo il periodo di scrutinio pubblico per le nuove regole da 45 a 14 giorni.

Cosa potrà fare Obama? Come è prassi la nuova amministrazione ha subito bloccato tutti i decreti esecutivi che non sono ancora entrati in vigore. Per le normative già attive, potrebbero volerci mesi o anche anni di azioni legali (ci sono già diverse cause in atto promosse da gruppi ambientalisti che Obama potrà supportare). Una delle priorità principali di Obama, secondo quanto dichiarato durante la campagna elettorale, sarà di ribaltare il decreto che permette di scavare per estrarre petrolio in territori abitati da specie protette. In generale, la politica energetica di Obama sarà volta soprattutto a ridurre drasticamente la dipendenza degli Usa dal petrolio straniero (venezuelano e mediorientale). Anche se questo obiettivo dipenderà in parte dal maggiore sfruttamento di fonti di energia rinnovabili e dalla riduzione dei consumi (quelli automobilistici in primis), per raggiungere lo scopo, soprattutto nei primi anni, l’amministrazione Obama non potrà esimersi dal permettere un maggiore sfruttamento del suolo per l’estrazione di combustibili fossili, con l’intenzione, però, di ottimizzarne la resa per ridurre l’impatto ambientale.

Fedine penali online, l’ultima trovata made in Usa

Manette
Se volete conoscere la fedina penale di un cittadino americano o almeno sapere se è passato almeno una volta nella sua vita con il rosso, ora è possibile farlo dal proprio pc. Basta collegarsi al sito CriminalSearches.com, il motore di ricerca dei reati negli Usa, creato da PeopleFinders, una società americana fondata da un ex investigatore privato con sede a Sacramento (California) che da vent’anni si occupa di archivi informatici. Da un mese CriminalSearches ha messo online le fedine penali dei cittadini americani, raccogliendo informazioni giudiziarie dagli archivi di 50 stati e 3.500 contee. Una volta, per avere queste informazioni, si doveva pagare un investigatore privato mentre ora basta un click, perché l’uso del sito è gratuito. In questo modo CriminalSearches entrerà in concorrenza con i siti a pagamento simili, che raccolgono tutte le informazioni personali disponibili online su qualsiasi persona, come Intelius.com e peoplescanner.com.

«Abbiamo provato a raccogliere tutte queste informazioni e metterle a disposizione degli utenti. Sarà uno strumento utile per le famiglie», ha spiegato Bryce Lane, presidente di People Finders. Su Criminalsearches si possono fare ricerche per stato, sesso, cognome, nome e per tipo di reato. Ai dettagli sul nome, data di nascita e luogo di residenza è abbinato un simbolo che indica le varie categorie di reato: finanziari, abusi sessuali, droga e alcool, infrazioni automobilistiche, rapine e scippi, violenza e teppismo. Ci sono anche delle statistiche: secondo il sito tre reati su dieci negli Usa si commettono guidando l’auto 32.4%, due su dieci sono legati al consumo di stupefacenti e alcool (23.9%) o sono rapine e scippi (25,4%). Circa l’11% sono violenze, il 4,6% atti di vandalismo e altre tipologie di reato e il 2,4 % sono violenze sessuali. Solo lo 0,3% sono reati finanziari.

Ed è subito scattata la polemica sul rispetto della privacy, violata dal motore di ricerca. Un giornalista del New York Times ha provato a mettere il nome di un suo collega scoprendo che aveva commesso un reato per guida in eccesso di velocità. Ma il sito non aveva aggiunto che poi il collega aveva recuperato la patente seguendo un corso di guida. Il giornalista scoperto si è rivolto alla PeopleFinders chiedendo di rimuovere le informazioni che lo riguardavano. La risposta: rivolgetevi alle autorità, noi ci basiamo sui loro database.

Aids: il virus Hiv arrivò negli Usa da Haiti. Era il 1969

Il virus dell’Aids potrebbe aver fatto il suo ingresso negli Stati Uniti, via Haiti, probabilmente arrivando da una sola persona intorno al 1969. Molto prima quindi del cosiddetto “Paziente zero” atterrato dal Canada in Usa negli anni ‘80.
Il viaggio del virus assassino dall’isola del Centro America agli Usa è stato ricostruito attraverso l’analisi genetica dei ceppi virali in un lavoro pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas) da Michael Worobey del dipartimento di Ecologia e Biologia dell’Evoluzione, dell’Universita’ dell’Arizona, a Tucson.

GUARDA IL VIDEO SERVIZIO

Il futuro di Facebook

Sopa, Megaupload e il resto
@hobisognoditech, il blog di Guido Castellano
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 

FacebookTwitter
MobileFeed rss
FacebookTwitter

RSS Mytech

  • An error has occurred; the feed is probably down. Try again later.
Panorama annunci

Archivi

  • Aspettando Sanremo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • Le uscite al cinema
    • Viaggio nell'antico Egitto
    Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia
  • Applicazioni Mondadori
  • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!