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I videogame battono Hollywood

I videogame battono Hollywood

di Marco Morello

Erano parecchio forti e alti anche 3 metri i Na’vi, gli umanoidi blu protagonisti del film dei record Avatar, ma non lo sono stati abbastanza da resistere all’invasione dei soldati virtuali del videogioco Call of Duty. Modern Warfare 3, ultimo capitolo dello sparatutto di guerra uscito qualche settimana fa, ha infatti messo al tappeto le creature del regista James Cameron: Continua

La Playstation 3 a quota 50 milioni

(Credits: Sony)

(Credits: Sony)

Lo scorso 29 marzo Sony ha venduto la sua cinquantamilionesima PlayStation 3. Un traguardo storico, non solo per il numero in sé, ma anche perché riporta la console giapponese al pari della rivale di sempre: la Xbox 360. Resta invece ancora irraggiungibile la Nintendo Wii, con i suoi 85 milioni di pezzi venduti, e ancora di più la vecchia PS2, che lo scorso gennaio è arrivata a toccare la strabiliante cifra di 150 milioni di unità vendute. Continua

Super Mario Bros: 25 anni (e non sentirli)

Nintendo festeggia il primo quarto di secolo del più celebre idraulico dei videogames

Nintendo festeggia il primo quarto di secolo del più celebre idraulico dei videogames

Chi ha più di 30 anni si ricorderà certamente di quando a metà degli anni ’80 ai cassoni dei bar si faceva la fila per giocare a Super Mario Bros. Sembrava la rivincita dell’uomo comune: Mario, professione idraulico, basso, tarchiatello, baffi neri, salopette e cappello era diventato un super eroe capace di superare le insidie del fantastico Regno dei Funghi per salvare l’amata principessa. Impossibile non notarlo. Continua

Nintendo 3DS: giocare in 3D a occhio nudo non è più un’utopia

Il nuovo Nintendo 3DS fra le mani di Shigeru Miyamoto, uno dei più grandi creatori di videogiochi

Il nuovo Nintendo 3DS fra le mani di Shigeru Miyamoto, il papà di Mario Bros

Mentre la concorrenza (leggasi Microsoft e Sony) è ancora impegnata a lanciare l’alternativa alla Wii, Nintendo piazza l’ennesimo colpo da novanta: una console per giocare in tre dimensioni ma senza occhialini. Si chiama Nintendo 3DS e promette di rivoluzionare il mondo dei videogiochi (e forse non solo quello), proprio come ha fatto la Wii.
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Microsoft: con Kinect la Xbox si dà una mossa

(Credits: Microsoft)

(Credits: Microsoft)

Prendete una Xbox 360 e collegatela a un dispositivo capace di registrare tutti i vostri movimenti, di ascoltarvi e persino di cogliere i dettagli del vostro viso. Otterrete Kinect, ovvero il gioco di movimento secondo Microsoft. Qualcosa che assomiglia alla Nintendo Wii o alla Playstation Move? Sì. Anzi, sulla carta qualcosa di più.
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Playstation Move: Sony ha un’arma per battere la Wii

Il nuovo Playstation Move (a destra) con il suo sub-controller (Credits: Sony Computer Enterteinment Inc.)

Il nuovo Playstation Move (a destra) con il suo sub-controller (Credits: Sony Computer Enterteinment Inc.)

Dopo quattro anni passati a studiare la concorrenza (e a ingoiare qualche boccone amaro), Sony ha deciso: la Playstation avrà uno strumento per combattere ad armi pari con la Nintendo Wii.

Si chiamerà Move, sembra un microfono colorato ma in realtà è qualcosa di molto più complesso: un controller che renderà la Playstation 3 compatibile con i cosiddetti “motion games”, i giochi di movimento. E forse anche con qualche titolo ben più ambizioso, giacché - come si sono affrettati a precisare i responsabili della casa - il nuovo Move utilizza una tecnologia più raffinata rispetto al WiiMote.
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Videogiochi piratati, l’Italia è al primo posto nel mondo

Nintendo Wii

L’Italia è il primo Paese al mondo per videogiochi piratati: un “bottino” annuale di oltre mezzo miliardo di euro: adesso il Governo ha deciso di dire basta.
Quando alla fine degli anni ‘90 si trovavano videogiochi PlayStation copiati su tutte le bancarelle abusive della penisola, nessuno ci faceva quasi più caso. Oggi, con l’avvento di Internet e delle nuove tecnologie, la situazione è ancora più grave e l’Italia si è rapidamente affermata come il primo Paese al mondo per videogiochi pirata, un danno che, considerato il giro d’affari che i videogiochi ormai realizzano nel nostro Paese (circa 1,2 miliardi di euro tra 5 diverse console), è ancora più consistente.

Talmente consistente che è intervenuta persino l’associazione americana dei publisher di videogame (ESA), pubblicando uno studio che dimostra come l’Italia sia al primo posto per numero di videogiochi scaricati illegalmente attraverso Internet (con il 17% di tutti i download illegali portati a termine) e che Telecom Italia è l’ISP attraverso le cui reti viene scaricato il numero maggiore di videogame.
Il problema principale, a detta dei diretti interessati (rivenditori e aziende) è culturale: in Italia acquisire videogiochi e altri contenuti multimediali gratuitamente attraverso la rete non è visto come un reato dalla grande maggioranza delle persone. Eppure per realizzare un videogioco ci vogliono anni di lavoro e molte piccole realtà italiane sopravvivono - e creano posti di lavoro - grazie a questo commercio. Mentre fino a qualche mese fa il problema era ancora limitato, oggi, con la crisi economica che ha eroso il potere d’acquisto, sta assumendo dimensioni drammatiche.
Tanto più che in alcuni casi non è più necessaria neanche la cosiddetta “modifica” (un chip dai installare nelle console per leggere i giochi copiati): su Nintendo DS i giochi pirata girano attraverso una scheda chiamata R4, che viene venduta a fiere itineranti dell’elettronica o da negozianti disonesti, con decine di giochi precaricati. La nuova DSi, che verrà lanciata ad aprile, non sarà piratabile ma molti sono pronti a scommettere che in pochi la compreranno.

Un altro problema è che la Guardia di Finanza e le forze dell’ordine in generale non hanno ancora ricevuto direttive precise sulle azioni da intraprendere per fermare queste chiare violazioni dei diritti d’autore, perché le leggi attuali non sono sufficientemente aggiornate ed esplicite nel vietarne la vendita e anche perchè questo fenomeno non veniva considerato una priorità.
Per questo è intervenuto anche il governo. Il Consiglio dei Ministri ha istituito il Comitato Tecnico contro la Pirateria Digitale e Multimediale, guidato da Mauro Masi, che ha indetto una serie di audizioni con le varie associazioni di settore, tra cui AESVI, l’associazione italiana dei publisher di videogiochi. Per voce del segretario generale Thalita Malagò, AESVI ha chiesto di attuare, con la collaborazione degli ISP, un piano di risposta graduale, sul modello dei programmi già implementati in Francia e Inghilterra, che prevede “l’implementazione di appositi avvisi agli utenti che scaricano illegalmente e la sospensione della connessione Internet a coloro che compiono ripetutamente atti illeciti gravi e a cui siano stati prima rivolti un numero di avvisi a desistere da tale attività”.

LEGGI ANCHE: Sony, vendute 10 milioni di Playstation in Italia

Videogiochi: i minori sono ancora a rischio

Jin, protagonista del videogioco Tekken. (credits: Namco)
Videogiochi e film violenti non preoccupano soltanto i genitori italiani. Negli Stati Uniti sono otto le proposte di legge bloccate dal 2001 che miravano a regolare l’accesso dei bambini ai videogames: la Corte suprema le ha respinte citando il diritto alla libertà di pensiero. Anzi, secondo il giudice Richard Posner la protezione dei minori dai contenuti violenti “sarebbe non soltanto utopistica, ma deformante, lasciandoli incapaci di affrontare il mondo così come lo conosciamo”.

Ma i rischi ci sono. Quali sono le conseguenze per un bambino se guarda un film o prende parte a un videogioco in cui si manifesta crudeltà e rabbia? Luigi Di Giuseppe, psicologo dell’università di Chieti, ne ricorda due: “Può avvenire assuefazione alla violenza, che poi viene gestita come una cosa normale, quotidiana. Inoltre gli atti violenti nei videogame non sono contestualizzati nella situazione. Con due effetti: una banalizzazione di quelle azioni e una spinta a comportamenti pericolosi”. La famiglia ha un ruolo chiave: “Oggi si tende a delegare alla televisione e ai videogiochi la gestione dei figli” sottolinea Di Giuseppe “ma in questo modo imparano comportamenti di autogestione e di autoapprendimento”. Manca, insomma, la discussione con i bambini sulle immagini inadatte alla loro età.

Dopo l’inchiesta di Panorama di un anno fa il governo ha varato un disegno di legge che dovrà essere discusso in Parlamento. “Condividiamo l’approccio adottato perché non impone censure, ma si basa sulla classificazione dei contenuti del Pegi, un sistema indipendente di catalogazione” osserva Andrea Persegati, presidente dell’Aesvi (Associazione editori software videoludico italiana). L’accesso a videogiochi e film vietati è ancora un problema aperto: un minore può infatti acquistarli in molti negozi o scaricarli illegalmente attraverso un comune programma peer-to-peer.

LEGGI ANCHE: Preti pedofili: videogioco online, proteste reali

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