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Credit: Ansa
“Probabilmente uno dei virus più pericolosi che si possano creare“, così Ron Fouchier, virologo dell’Erasmus Medical Center di Rotterdam definisce la sua creatura, messa a punto in laboratorio modificando geneticamente il ceppo H5N1 dell’influenza aviaria. Se il nuovo patogeno fosse rilasciato in natura causerebbe una pandemia quasi certamente mortale per milioni di persone. Continua

Vladimir Tsastsin, CEO di Rove Digital, società coinvolta nelle indagini (Trend Micro)
Per chi lavora nella sicurezza sono la vera piaga dell’attuale era informatica. Parliamo delle botnet, le reti di computer infetti che operano nel Web come fossero veri zombie digitali: diffondendo virus, attaccando computer e server, inviando spam e commettendo - a insaputa dei loro proprietari - varie tipologie di frodi. Continua

(Credits: Ansa)
Dopo alcuni mesi di preoccupazione celata tra gli esperti, il virus Stuxnet ha attaccato la Cina. Si tratta del secondo caso registrato internazionalmente dopo l’intromissione in una centrale nucleare iraniana. Sei milioni di computer sono stati infettati e soprattutto le operazioni di grandi complessi industriali sono a rischio.
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(Credits: Asus)
Piccoli, leggeri e in molti casi anche belli da vedere. Ma non pretendete troppo da loro. I netbook hanno pur sempre dei limiti: la differenza con i notebook, ormai lo abbiamo capito, non è solo questione di vocali. È un aspetto che può diventare critico quando si tocca il tasto della sicurezza: come fare a proteggere un device che è esposto a tutti i rischi di un normale Pc, ma che è dotato di risorse molto più limitate?
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Phishing (credits Oit)
Chi credeva che la crisi economica dello scorso anno avesse in qualche modo limitato le attività del crimine informatico si sbagliava di grosso. Anche il 2009 è stato un anno segnato dalla crescita degli attacchi informatici, sia in volume sia per ciò che riguarda il grado di complessità. Lo dice l’ultimo Istr di Symantec (Internet Security Threat Report volume XV), probabilmente uno dei censimenti più completi sullo stato mondiale del cyber-crimine.
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Il noto social network ha messo on line una pagina dove con l’aiuto di mappe geografiche si può seguire l’evolversi dell’intensità delle discussioni sulla nuova influenza che ha colpito il Messico e alcune aree degli Stati Uniti.
I grafici mostrano la crescita del numero di citazioni delle parole “swine flu” nei post inviati nel Wall di Facebook negli ultimi cinque giorni e sono stati realizzati utilizzando un tool di riconoscimento dei trend di linguaggio disponibile su Facebook.
Il social network non è l’unico strumento messo in campo sul web per tenere informata l’opinione pubblica in tempo reale sull’emergenza della nuova epidemia. Su Google Maps, ad esempio, negli scorsi giorni sono state pubblicate diverse mappe della diffusione del contagio, continuamente aggiornate dagli utenti stessi, mentre su Twitter si moltiplicavano a dismisura i messaggi, con il risvolto negativo di aumentare inutilmente il panico.
Piaccia o no, come già era accaduto in altre occasioni, Internet e i social network si confermano il media di comunicazione preferito, soprattutto nelle situazioni di emergenza internazionale.
Che cos’è l’influenza suina?
Una malattia respiratoria che colpisce i maiali ed è causata da un virus influenzale di tipo A (H1N1). E’ molto contagiosa ma la mortalità è bassa (1-4 per cento). Il virus si diffonde tra i maiali per via aerea, contatto diretto e indiretto e tramite maiali che ne sono portatori asintomatici. Il virus si diffonde tra i suini con regolarità, circa una volta l’anno, con maggiore incidenza in autunno e inverno nelle zone temperate.
Come passa all’uomo?
Occasionalmente ci sono stati casi di contagio umano. Di solito i sintomi clinici sono simili a quelli dell’influenza stagionale (infezioni delle vie respiratorie, dolori articolari, febbre, brividi), ma c’è una certa variabilità e sono stati riportati casi di influenza praticamente asintomatica e altri in cui il virus ha causato una grave polmonite e condotto il paziente alla morte. Il contagio avviene in genere da animale infetto a uomo, anche se in alcuni casi di contagio umano non c’è stato contatto tra la persona infettata e maiali malati o ambienti che ne hanno ospitati. Sono stati registrati casi di contagio da uomo a uomo ma in numero molto limitato e in situazioni di stretto contatto e all’interno di un ristretto gruppo di persone. Il contagio avviene di solito stando in contatto ravvicinato con una persona malata che tossisce o starnutisce o per contatto indiretto (si tocca qualcosa che è stato in contatto con il virus e poi si portano le mani alla bocca).
Cosa si può fare per prevenire il contagio?
La raccomandazione più importante è anche la più semplice da seguire: lavarsi le mani spesso. Per il resto bisogna evitare il più possibile il contatto con persone malate, e con oggetti e superfici che possono essere state infettate.
La carne di maiale è sicura?
Sì. Non ci sono prove che l’influenza suina sia mai stata trasmessa all’uomo tramite il consumo di carne e altri derivati del maiale adeguatamente trattati. Il virus non sopravvive a una temperatura di cottura superiore ai 70 °C.
C’è un rischio pandemia?
E’ probabile che la maggior parte delle persone, specialmente chi non è regolarmente in contatto con i maiali, non sia immunizzato dal virus. Se si stabilisce una trasmissione uomo-uomo “efficiente” è possibile che si verifichi una pandemia influenzale, il cui impatto è difficile da prevedere perché dipende da molti fattori. La virulenza, il grado di immunità delle persone, la protezione crociata degli anticorpi sviluppati con l’influenza stazionale.
Quali sono i casi contagio umano e quante persone sono morte?
E’ salito a 152 il bilancio dei morti in Messico, molti i casi di contagio accertato negli Usa e circa un centinaio i casi sospetti tra Australia e Nuova Zelanda. In Europa sono stati segnalati casi sospetti in Spagna, Gran Bretagna e Francia.
Esiste un vaccino contro l’influenza suina?
Non esiste un vaccino specifico e non si sa se il vaccino contro l’influenza stagionale fornisca una copertura anche per questo virus. Esistono però dei farmaci antivirali. Il CDC, Centro per il controllo e la prevenzione della malattie americano, raccomanda Tamiflu (olsetamivir) o Relenza (zanamivir) come forma di trattamento o prevenzione. Roche, la casa farmaceutica che produce il Tamiflu ha dichiarato di essere pronta a distribuirne 3 milioni di dosi. Il problema è però che questi virus mutano molto rapidamente e si sono già dimostrati resistenti all’azione di farmaci antivirali.
A chi posso chiedere informazioni?
Il ministero del Welfare ha istituito un numero telefonico, il 1500 al quale rispondono dalle 8 alle 20 medici ed esperti appositamente formati.
Impiegato al lavoro
Pubblicità fasulle, truffe, virus informatici: una valanga di posta elettronica indesiderata viaggia attraverso internet, inviata da reti computer che riversano email a getto continuo. Quello tratteggiato dall’ultimo rapporto della sicurezza Microsoft è uno scenario apocalittico: sarebbe spam il 97 per cento del traffico mail nel mondo (qui l’analisi). E in media 8,6 computer ogni mille sono infetti: in Italia si arriva, invece, a 5,8.
L’Italia è nona nella classifica delle nazioni più colpite da minacce informatiche
Ma cambia la geografia della “pandemia” informatica di virus e worm che viaggia anche con le missive elettroniche: paesi emergenti come Russia e Brasile, dove la pirateria dei cracker (cioè gli hacker “cattivi”) è diffusa, sono i più colpiti da software fraudolenti. Gli attaccanti spesso si travestono con le identità di istituzioni note, come banche, sfruttando la fiducia di ignari utenti. E, dunque, i siti internet di istituti di credito e portali di aste online finiscono facilmente nel mirino. Di recente sono aumentale le email che simulano newsletter di siti d’informazione come la Cnn. E adesso i pirati del web propagano le infezioni informatiche anche con file normalmente scambiati tra le aziende, come pdf e excel, sfruttando l’abitudine degli utenti a non considerarli come vettori di pericoli. Ma gli antivirus (molti dei quali gratutiti) e l’aggiornamento dei software (spesso senza costi) limitano i rischi.
Un’illustrazione del motore molecolare dei virus
Il meccanismo che permette ai virus di moltiplicarsi e di infettare l’organismo ospite è diventato più chiaro grazie al lavoro di un gruppo di biologi della statunitense Purdue University e della Catholic University of America, che lo illustrano in un articolo pubblicato sull’ultimo numero della rivista Cell. Con un dettaglio mai raggiunto prima, come spiega Siyang Sun, tra i principali autori dell’articolo, è stata infatti analizzata la struttura atomica di un potente motore molecolare che, muovendosi in sequenza in modo simile ai pistoni del motore di un’auto, attira progressivamente il materiale genetico nel capside del virus, mettendolo così in condizione di agire. Attraverso la cristallografia a raggi X e la microscopia crioelettronica, il meccanismo in questione è stato osservato nel virus T4, che infetta i batteri, ma è probabile che possa essere riscontrato anche in altri virus che invece colpiscono l’uomo. Siyang Sun ha scoperto che il motore molecolare è formato da due strutture, simili a dischi, ognuna delle quali contiene cinque segmenti di una proteina definita gp17, a sua volta composta da due segmenti, uno nel disco superiore e l’altro in quello inferiore. Quest’ultimo si unisce al Dna del virus, per poi spingere il materiale genetico all’interno del capside grazie all’azione del disco superiore, processo alimentato da forze elettrostatiche che si generano tra oggetti con cariche opposte. Benché i ricercatori avvertano che è ancora troppo presto per entrare nei dettagli delle possibili applicazioni pratiche della scoperta, si può tuttavia ipotizzare fin d’ora che sarà un giorno più agevole sviluppare farmaci in grado di interferire con il funzionamento di questo particolare motore, alleviando gli effetti di alcune infezioni virali, così come mettere a punto alternative agli attuali antibiotici.
Pochi giorni dopo aver donato 14 milioni di dollari per la ricerca su Sars, aviaria, malaria e Hiv, Google.org è di nuovo in prima linea sul fronte salute. Stavolta però non si tratta di infezioni gravi o virus mortali, ma della più comune (e, statisticamente, meno pericolosa) influenza.
La divisione “socialmente responsabile” di Mountain View ha infatti annunciato in queste ore il lancio di un nuovo servizio on line, Google Flu Trends, che consentirà attraverso un apposito portale di monitorare situazione ed evolversi del virus dell’influenza negli Stati Uniti.
Realizzato in collaborazione con Center for Disease Control and Prevention (Cdc), una delle principali e più attive unità dello U.S. Department of Health and Human Services, il progetto promette di mantenere aggiornata la popolazione e sarebbe in grado di anticipare di due settimane i tradizionali sistemi di controllo utilizzati dagli organismi sanitari nazionali.
Come? L’intuizione alla base è molto semplice: dato che sempre più persone si rivolgono a Google alla ricerca di informazioni sul proprio stato di salute, basta sapere “leggere” in modo nuovo le parole immesse. Un software sviluppato ad hoc si occuperà di tracciare tutte le query contenenti termini medici o comunque collegabili all’influenza, aggregandole tra loro e registrandone il luogo di provenienza. Da queste prime informazioni sarà possibile ricostruire su base giornaliera l’attività del virus, localizzarne l’incidenza ed evidenziare su una mappa eventuali aree critiche.
Google Flu Trends è solo il primo passo intrapreso da Google in questa direzione. Gli esperti del Cdc hanno infatti già dichiarato che presto lo stesso modello verrà applicato ad altri virus o infezioni. Intanto il progetto ha qualche zona d’ombra: il nuovo software sa come comportarsi di fronte ai cosiddetti “malati immaginari”? O i fanatici del farmaco? E le mamme iperprotettive? Evidentemente no, non si potrà mai capire chi fa sul serio e chi invece si preoccupa in modo irragionevole, nè se questi comportamenti hanno effetti rilevanti da un punto di vista statistico. Queste domande potranno anche sembrare banali, ma dopotutto viviamo nella società della medicina facile. Sarebbe utile capire se Google Flu Trends può diventare un ottimo strumento preventivo o, alla lunga, un’ulteriore fonte di allarmismo.
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