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Viviane Reding, commissario Ue: nuove regole per i social network

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Venerdì scorso, durante il Safer Internet Forum, si è detta favorevole a un’autoregolamentazione dei social network a tutela dei minori. E oggi il commissario europeo Viviane Reding torna sull’argomento in una lunga intervista concessa al sito publictechnology.net.

La Commissione, ha spiegato la Reding, sta cercando nuove regole per le reti sociali, e nel farlo vuole coinvolgere i principali operatori. Non a caso la task force creata a questo scopo ha già coordinato due incontri sul tema a cui hanno partecipato, tra gli altri, Facebook, MySpace, YouTube, Bebo e Hives. Lo scopo è attivare un percorso di lavoro condiviso tra aziende e organismo europeo.

Ma c’è dell’altro. Al di là dell’intento prettamente sociale, nelle parole della Reding si legge la volontà dell’Unione Europea di entrare nel merito delle reti sociali, fornendo tutti gli strumenti, sia legislativi che operativi, per far fruttare un mercato che in questi anni sta conoscendo uno sviluppo inarrestabile.

Secondo i dati forniti dalla Reding, nel nostro continente i social network crescono mediamente del 35 per cento l’anno. Quasi sei cittadini europei su dieci ne hanno visitato uno almeno una volta nell’ultimo anno, e nei prossimi quattro anni il numero di affezionati al web sociale schizzerà dai 42 di oggi a quasi 108 milioni di persone.

Ovviamente, Bruxelles non è insensibile alle possibilità economiche offerte da questo scenario e ai nuovi business che si stanno sviluppando proprio grazie ai social network. Il 40 per cento delle piccole e medie imprese europee, cuore del tessuto economico continentale, non ha un proprio sito web perché è ancora troppo costoso farsene uno. Da qui la naturale scelta, per migliaia di piccoli imprenditori, di rivolgersi alle reti sociali per accedere al web 2.0 sfruttando applicazioni e soluzioni “low cost” (se non del tutto gratis).

Anche per questo motivo, da qui al 2013 l’Ue metterà sul piatto 55 milioni di euro. Difendere i più deboli dalle insidie dei social network (fenomeno fortunatamente marginale, e pur tuttavia da non sottovalutare) vuol dire ampliare a dismisura la platea potenziale del web sociale. A beneficiarne oggi sono i minori, ma domani anche le imprese europee potrebbe non essere dispiaciute della cosa.

Rimane da risolvere il nodo della scarsa penetrazione della banda larga in Europa, definito in queste ore dalla stessa Reding “un servizio universale”. A tal proposito, la Commissione si è già detta disponibile a stimolare gli investimenti per il passaggio alle Ngn, le reti super-veloci del futuro.

L’Ue promuove il mercato italiano delle tlc, ma sulla banda larga ancora ritardi

Il mercato italiano della telefonia mobile si conferma il primo mercato in Europa in termini di penetrazione (148 per cento) ed in termini di diffusione di servizi innovativi come mobile broadband e mobile tv, ma continua ad avanzare con fatica in fatto di banda larga. E’ quanto emerge dal tredicesimo rapporto della Commissione europea sullo stato di implementazione delle comunicazioni elettroniche negli Stati membri, secondo cui la penetrazione delle tecnologie broadband nel nostro Paese è cresciuta e si attesta attorno al 17 per cento, ma resta al di sotto della media europea del 20. Un ritardo attribuibile alla mancanza di competizione fra infrastrutture e alla posizione ancora dominante di Telecom Italia, che il Commissario Ue per le telecomunicazioni, Viviane Reding, giudica “inaccettabile“.

Guidano la classifica con il maggior numero di connessioni a banda larga Finlandia, Danimarca e i Paesi Bassi. In questi paesi, e nel Regno Unito, in Lussemburgo e in Francia, nel luglio del 2007 il tasso di penetrazione della banda larga ha raggiunto il 30 per cento ed era superiore a quello degli Stati Uniti (22,1 per cento). Il 2007 ha visto, inoltre, nascere 19 milioni di nuovi abbonamenti alla banda larga, con un volume di ricavi lordi pari a circa 63 miliardi di euro per le società di telecomunicazioni.

Secondo il rapporto della Commissione, il settore delle telecomunicazioni vale quasi 300 miliardi di euro (pari al 2 per cento del prodotto interno lordo europeo) e lo scorso anno è aumentato dell’1,9 per cento. Il 2007 ha inoltre fatto registrare, per il quinto anno consecutivo, un aumento degli investimenti nel settore, che hanno superato i 50 miliardi di euro (livello analogo a quello degli Stati Uniti e superiore agli investimenti complessivi di Cina e Giappone). In Italia il mercato delle telecomunicazioni ha raggiunto nel 2007 un valore pari a 41,3 miliardi di euro, con i ricavi provenienti dalla telefonia mobile che si sono attestati a quota a 21,7 miliardi. Al nostro paese spetta anche il primato dei costi dell’ultimo miglio, i più bassi d’Europa, pari a 7,81 euro al mese. Un risultato raggiunto grazie a offerte più trasparenti e alla riduzione dei prezzi dei servizi al dettaglio del 14 per cento.

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