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Buon compleanno web: #hbw11 e Tim Berners-Lee per la festa dei vent’anni (a Roma e su Twitter - diretta)

L’Italia festeggia oggi i vent’anni di web con un evento a Roma: ”Happy birthday web al Tempio Adriano, al quale partecipano filosofi, esperti di tecnologia e comunicazione e ogni tipo di cultori del World Wide Web. Sul sito dell’evento è possibile seguire lo streaming; su Twitter l’hashtag ufficiale è #hbw11.
Qui sotto uno spaccato di come il mondo social in rete sta seguendo l’evento e l’idea stessa del “compleanno del web”.

Informazione digitale, il caso “New York Times”: pagherete poco, pagherete tutto


(Credits: Pigi Cipelli)

(Credits: Pigi Cipelli)

di Gianluca Beltrame

Al Corriere della sera si litiga (con tanto di lettere del direttore e scioperi) sul se e sul come i giornalisti della carta stampata debbano scrivere per il web. Intanto, per ora in silenzio, il New York Times «sta vivendo un cambiamento epocale»: Continua

Con il nuovo Twitter è più bello leggere il Web

twitter-new
Oggi in rete si parla molto di Twitter, della nuova versione presentata ieri e che sarà visibile su tutti gli account nei prossimi giorni (addirittura in Twitter parlano di qualche settimana). Continua

Internet: web o applicazioni? Quel che importa è che resti “aperta”

E’ vero: nei prossimi anni - come dice Wired - saremo su Internet prevalentemente con gli smartphone e i tablet: serve qualcosa di più adatto del web attuale. Il che non significa, però, che si debbano accettare walled garden e il ritorno a contenuti senza connessione con il resto della rete

La nuova applicazione Iphone di mTrip Travel Guides (AP Photo/mTrip Travel Guides)

La nuova applicazione Iphone di mTrip Travel Guides (AP Photo/mTrip Travel Guides)

Continua

Nell’era delle Apps navigare diventa demodé

Credit: Ansa

Credit: Ansa

Il Web è morto. Ucciso dalle applicazioni. Ci va giù pesante Chris Anderson nell’editoriale apparso questo mese sulle pagine di Wired. Il direttore del noto magazine americano spiega con parole molto semplici quello che sta accadendo all’attuale generazione di utenti Internet, sempre più “App-dipendenti” e sempre meno legati alla necessità di navigare. Continua

Buon compleanno Internet! Il web compie 20 anni

La pubblicità sul web cambia volto

Il 13 marzo 1989 il ricercatore inglese Timothy John Berners-Lee diffuse uno studio che dimostrava come i dati potessero viaggiare su Internet attraverso gli ipertesti: il sistema che permette di cliccare una parte di testo rimandandoci a un’altra pagina della Rete. L’anno dopo, grazie a Berners-Lee e Robert Cailliau, nasceva il sistema di collegamento universale noto come World Wide Web (W3). Il primo sito Internet a sfruttare gli ipertesti si deve al Cern di Ginevra. E oggi pomeriggio proprio al Cern si celebra il ventennale del Web. Berners-Lee interverrà ripercorrendo i tempi in cui W3 non c’era ancora e tracciando la mappa delle scoperte successive che avrebbero influenzato lo sviluppo del Web negli anni a venire. A partire dal Grid, una potente infrastruttura di calcolo nata al Cern allo scopo di supportare non solo gli scienziati che lavorano al superacceleratore di particelle Lhc, ma anche gli esperti di settori come la finanza, la meteorologia e nelle scienze mediche e biologiche. Oggi ci sono piu’ di 80 milioni di siti Web connessi a Internet.

  • admin
  • Venerdì 13 Marzo 2009

Internet, giro di vite globale per la censura

Internet caffé

Questa volta Teheran ha deciso di fare le cose in grande: le autorità iraniane hanno bloccato l’accesso a cinque milioni di siti web. Dichiara il consigliere del procuratore generale, Abdol Samad Khorramabadi: “Il nemico abusa della rete per cercare di invadere l’identità religiosa” della Repubblica islamica. Soltanto pochi mesi fa era stata avanzata la proposta della pena di morte per i blogger. Internet preoccupa seriamente le autorità iraniane: è lo spazio pubblico più aperto alla discussione in una nazione dove l’età media è di 27 anni. E i navigatori dell’Iran sono curiosi di ciò che accade nel mondo, ma non è raccontato dai mass media locali: leggono Wikipedia poco meno degli italiani.
Il vento della censura soffia forte anche in Estremo oriente: il Ministero delle comunicazioni tailandese ha censurato siti responsabili di offese alla monarchia, minacce alla sicurezza nazionale, disturbo dell’ordine e atti osceni. Eppure alcuni analisti notano che molti spazi web chiusi sono legati al movimento di opposizione dopo il colpo di Stato dello scorso novembre. Un lavoro raffinato, quello dei censori tailandesi: hanno limitato anche le possibilità di aggirare i filtri, bloccando alcuni server proxy e chiedendo a Google di rimuovere dall’archivio (la memoria cache) le pagine indesiderate.

È un problema che riguarda unicamente Paesi in via di sviluppo? Pare proprio di no. In Australia il Parlamento sta considerando la possibilità di filtrare il traffico web dell’isola con il resto del mondo. E negli Stati Uniti, dove internet è nata 39 anni fa, sono state avanzate alcune proposte alla Fcc (equivalente dell’italiana Agcom) per eliminare “qualsiasi immagine o testo che sarenne dannoso a giovani e adolescenti” al di sotto dei 18 anni di età. Nella vicina Germania la versione locale di Wikipedia è stata bloccata per due giorni: un deputato del partito di sinistra Linke, Lutz Heilmann, aveva chiesto all’autorità giudiziaria di indagare su alcune informazioni della voce che lo riguardava nell’enciclopedia online più grande del mondo. Più che del suo passato nella Stasi (peraltro noto), Heilmann era preoccupato perché si potevano leggere due notizie false (cioè che non aveva finito l’università ed era stato coinvolto in una società pornografica). Risultato: censurata l’intera versione tedesca di Wikipedia. Il blocco è stato rimosso dopo che il deputato ha ritirato la denuncia, ma nel frattempo le donazioni per l’opera culturale lanciata da Jimmy Wales sono quintuplicate, arrivando a 6mila euro al giorno.
È stato Maradona a sollevare un polverone in Argentina, ma questa volta il “Pibe de oro” non c’entra: i giudici di Buenos Aires hanno deciso che le notizie sul calciatore dovranno essere filtrate dai motori di ricerca Google e Yahoo. Chi vuole provare cosa significa navigare in un web “censurato” può farlo con il browser Firefox: basta scaricare un’applicazione che permette di muoversi in rete con le stesse limitazioni imposte dalle autorità cinesi…

Accendo la luce per connettermi a Internet

Led per l'accesso wireless a internet

Led per l’accesso wireless a internet

Una stanza luminosa per connettere a Internet computer, cellulari e iPhone. Senza cavi che intralciano il cammino tra le scrivanie. I punti di accesso alla rete, però, non sono le antennine degli hotspot, ma led come quelli che illuminano il percorso nelle sale cinematografiche o i pulsanti per sollevare i finestrini nelle automobili. È una tecnologia che sfrutta per l’invio di dati le impercettibili intermittenze di luce emessa dai led: si tratta di un progetto sviluppato da alcuni ricercatori del Boston University college che di recente hanno ottenuto finanziamenti da una prestigiosa istituzione americana, la National science foundation.

L’area wireless “luminosa” è in grado di collegare alla rete apparecchi come televisioni, radio, computer, telefonini e termostati: ma quali sarebbero i vantaggi rispetto alle attuali tecnologie? Secondo i ricercatori, i led raggiungono la velocità di dieci megabit al secondo per la trasmissione wireless, superando il Wi-fi. Inoltre, gli utenti sarebbero anche più sicuri da intercettazioni o da persone collegate clandestinamente perché la luce, a differenza delle frequenze Wi-fi, non attraversa i muri. L’area wireless, quindi, sarebbe confinata unicamente nel perimetro di una stanza. Il sistema proposto dal Boston University college ha anche un risvolto ecologico: nei prossimi anni le lampadine a incandescenza saranno sostituite da fonti luminose che richiedono un minore consumo energetico. E una zona illuminata da led permetterebbe contemporaneamente di ridurre i consumi e di avere a disposizione una connessione a internet superveloce. La prima applicazione immaginata dai ricercatori, però, è nei trasporti: gli ambienti interni delle autobili, per esempio, contengono led.

Già sette anni fa Stephen Leeb, professore al Mit, aveva proposto di usare le lampadine tradizionali per trasmettere dati in ambienti chiusi: il suo apparecchio permetteva di affievolire la luce per una piccola frazione di secondo, generando oscillazioni luminose sono impercettibili alla vista, ma tali da consentire l’invio di informazioni. Il progetto è uscito dal laboratorio ed è diventato un’azienda, Talking lights: il sistema sviluppato da Leeb utilizza lampadari e abat-jour per trovare persone e oggetti che indossano badge o altri dispositivi in grandi edifici: finora è stato utilizzato da alberghi, ospedali e casinò

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Chrome: una prova “su strada”

Chrome

Il giorno del lancio la voce di Sundar Pichai era entusiasta: ha presentato in una teleconferenza mondiale Chrome, il gioiello che ha costruito con il suo team. Il browser di Google sembra candidato a diventare la “cornice” per tutte le attività in rete: un sistema operativo come Windows, ma che archivia le informazioni in rete. Per ora, però, è soprattutto un browser. E alcune caratteristiche sono interessanti: il nuovo prodotto di Mountain View migliora alcune funzioni di rivali come Firefox e Internet Explorer. O, in altri casi, si limita a replicarle.

La rivoluzione di Chrome spiegata dal team che ha progettato il browser di Google

Chrome è veloce e dimostra le sue capacità soprattutto con i siti “complessi”, ricchi di immagini e funzioni: le mappe e le pagine dei social network, per esempio, appaiono rapidamente. Consente la navigazione “in incognito”: per rispettare la privacy degli utenti, i siti visitati non vengono archiviati nella memoria del browser. Non si tratta, ovviamente, di anonimato assoluto, ma di un livello avanzato di riservatezza. Come gli altri browser, permette di aprire più tabelle contemporaneamente nella stessa finestra: se una si blocca (e quante volte capita durante il caricamento di un file pdf, per esempio), non si arresta l’intero software. Allo stesso modo di un sistema operativo, è possibile sapere quante risorse del computer sta impegnando digitando la combinazione di tasti “shift” e “esc”: appare una finestra che indica l’effettivo impiego di memoria. Inoltre, si può trascinare la tabella fuori dalla “cornice” e trattarla come una finestra indipendente. La pagina iniziale, poi, contiene le icone dei siti più visitati: sulla destra c’è una cronologia dei preferiti e l’elenco delle pagine chiuse di recente. La barra dove si scrivono gli indirizzi è un motore di ricerca chiamato “omnibox”: permette di cercare su internet non soltanto siti, ma anche argomenti. Alla sua destra, c’è una pagina in miniatura con l’orecchietta abbassata: consente di creare icone (sul desktop, sul menu avvio e sulla barra delle applicazioni) per accedere rapidamente alle applicazioni più usate.  Il browser di Google pesa appena 7 megabyte.

LEGGI ANCHE: Navigare su internet con la firma di Google e Ubiquity: così Firefox va verso il web semantico

Navigare su internet con la firma di Google: arriva Chrome

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