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WiFi

(Fon desktop screensaver. Credits: Fon)
Se fosse una calciatore argentino, sarebbe Maradona. Lui è Martin Varsavsky, una vita avventurosa nei quartieri di Buenos Aires, ora multimilionario del web. E ancora una volta è riuscito lì dove altri hanno fallito: adesso nel mondo sono più di un milione le persone che condividono l’accesso a internet con un apparecchio venduto da Varsavsky.
Il sistema si chiama Fon: chi partecipa all’iniziativa può navigare gratis su internet in qualsiasi parte del mondo, grazie al wifi, con 400mila punti di accesso. E, per la prima volta da quattro anni, l’attaccante argentino del mondo hitech annuncia un profitto per la sua Fon: 2,5 milioni di dollari. Denaro fresco nell’anno nero per le telecomunicazioni. In pratica, è l’equivalente del goal di Maradona contro l’Inghilterra. Ma facciamo un passo indietro.
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Led per l’accesso wireless a internet
Una stanza luminosa per connettere a Internet computer, cellulari e iPhone. Senza cavi che intralciano il cammino tra le scrivanie. I punti di accesso alla rete, però, non sono le antennine degli hotspot, ma led come quelli che illuminano il percorso nelle sale cinematografiche o i pulsanti per sollevare i finestrini nelle automobili. È una tecnologia che sfrutta per l’invio di dati le impercettibili intermittenze di luce emessa dai led: si tratta di un progetto sviluppato da alcuni ricercatori del Boston University college che di recente hanno ottenuto finanziamenti da una prestigiosa istituzione americana, la National science foundation.
L’area wireless “luminosa” è in grado di collegare alla rete apparecchi come televisioni, radio, computer, telefonini e termostati: ma quali sarebbero i vantaggi rispetto alle attuali tecnologie? Secondo i ricercatori, i led raggiungono la velocità di dieci megabit al secondo per la trasmissione wireless, superando il Wi-fi. Inoltre, gli utenti sarebbero anche più sicuri da intercettazioni o da persone collegate clandestinamente perché la luce, a differenza delle frequenze Wi-fi, non attraversa i muri. L’area wireless, quindi, sarebbe confinata unicamente nel perimetro di una stanza. Il sistema proposto dal Boston University college ha anche un risvolto ecologico: nei prossimi anni le lampadine a incandescenza saranno sostituite da fonti luminose che richiedono un minore consumo energetico. E una zona illuminata da led permetterebbe contemporaneamente di ridurre i consumi e di avere a disposizione una connessione a internet superveloce. La prima applicazione immaginata dai ricercatori, però, è nei trasporti: gli ambienti interni delle autobili, per esempio, contengono led.
Già sette anni fa Stephen Leeb, professore al Mit, aveva proposto di usare le lampadine tradizionali per trasmettere dati in ambienti chiusi: il suo apparecchio permetteva di affievolire la luce per una piccola frazione di secondo, generando oscillazioni luminose sono impercettibili alla vista, ma tali da consentire l’invio di informazioni. Il progetto è uscito dal laboratorio ed è diventato un’azienda, Talking lights: il sistema sviluppato da Leeb utilizza lampadari e abat-jour per trovare persone e oggetti che indossano badge o altri dispositivi in grandi edifici: finora è stato utilizzato da alberghi, ospedali e casinò
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C’è chi pensa già oltre il Wimax, la tecnologia per accedere a internet veloce senza collegamenti con i fili, in modalità wireless che consente così la navigazione a banda larga dal telefonino, dal palmare o da altri dispositivi. La settimana scorsa Google ha perso negli Stati Uniti un’asta per le licenze Wimax, ma la società di Mountain View non si è data per vinta: ora propone l’idea di sfruttare le frequenze inutilizzate delle emittenti televisive per costruire un “Wifi 2.0″. Talmente potente che, secondo “big G”, potrebbe trasmettere con una velocità di alcuni Gigabit per secondo. Perché così tanto interesse per le trasmissioni senza fili? Sono almeno due le questioni a cuore di Sergey Brin e Larry Page: creare un terreno fertile per Android, la piattaforma per telefonini in fase di sviluppo, e accrescere il bacino di utenti nelle città e nelle aree rurali. Sarà l’agenzia Fcc, la Commissione federale sulle comunicazioni, a decidere sulla richiesta: in passato si è già dimostrata favorevole a Google. Ma le emittenti televisive già si oppongono: temono interferenze sulla loro programmazione.
“Big G” sta tentando altre strade nel mondo delle telecomunicazioni: supporta una piccola società, Meraki, che propone un sistema economico per creare reti wifi condivise. Per ora a San Francisco si tratta soltanto di un esperimento, racconta Fastcompany: basta comprare un ripetitore da 50 dollari per accedere al network wireless e, contemporaneamente, creare un nuovo nodo capace di espandere e supportare l’intera struttura. È una tecnologia chiamata mesh network. Finora Meraki è riuscita a coprire il 10% della città con una capacità di trasmissione di circa un Megabyte al secondo, ma vuole arrivare all’intero territorio comunale entro l’anno.
Nel frattempo sul Wimax si è aperto un piccolo giallo: un operatore australiano, Buzz Broadband, ha dichiarato durante un convegno a Singapore che questa tecnologia per l’internet veloce senza fili è un fallimento. Ma è stato contestato dal suo stesso fornitore, Airspan, perché non avrebbe investito abbastanza. La polemica è continuata tra accesi sostenitori e convinti detrattori nei commenti agli articoli in alcuni siti d’informazione online, come il New York Times.
- Tags: adsl, cellulari, ChiAma-lItalia-Mobile, cordless, GSM, Parla.it, router, telefonino, telefono, Voip, WiFi
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Il cordless di casa e il cellulare si fondono in un unico telefono. È la novità di Parla.it: la convergenza fisso-mobile. La nuova offerta è ChiAma l’Italia Mobile. Nella sostanza, tramite un router Wi-Fi Siemens e un telefono cordless Gsm sarà possibile utilizzare un speciale telefono per chiamare sia sulla rete Parla.it che sulla rete nazionale Gsm. Sotto la rete WiFi dell’utente lo speciale telefono funziona in Voip (viene attivata una nuova linea telefonica indipendente, con prefisso locale). Una volta usciti dalle mura domestiche potrà essere usato come Gsm, di qualsiasi operatore telefonico. A quali tariffe? Con 19,90 mensili, oltre ad essere forniti di router e telefono, è inclusa la flat che consente di chiamare, tramite Adsl, tutti i numeri fissi nazionali. Senza scatto alla risposta. Prezzi ridotti verso i cellulari (17,9 cent al minuto, senza scatto) e verso i numeri internazionali (da 10 cent al minuto in su).
Router e apparecchio telefonico (un Pirelli Discus) diventano di proprietà dell’utente solo dopo due anni. Si tratta infatti di un acquisto rateizzato, compreso nel canone mensile da pagare. Passato il biennio il Piano tariffario Chiama l’Italia, precedentemente gratuito, costa 7,89 euro al mese.
Da ricordare: il servizio Parla.it non raggiunge i numeri di emergenza (112, 113, 115, 118).
Wi-Fi libero per tutti! È questa la filosofia della Fon Community, la comunità internazionale Wi-Fi più vasta nel mondo. I suoi membri condividono il loro accesso domestico a internet senza fili con gli altri soci. Gratuitamente. Il vantaggio? Poter connettersi a loro volta gratis ovunque si trovi l’access point di un altro Fonero. In qualsiasi città, in qualsiasi Paese. Dagli Stati Uniti al Giappone, dalla Finlandia all’Italia. E non è neanche necessario avere appresso il proprio router, basta ricordare il login e la password di Fonero.
Un cablaggio dal basso, nato dall’iniziativa degli utenti, senza l’intercessione delle istituzioni. Ma non è l’unico esempio simile. Il numero di hotspot gratuiti messi a disposizione da privati è in crescita ovunque. In Italia è stata Bitage a portare il servizio in ristoranti, pub, centri commerciali di Milano. E così diventa facile lavorare anche al bar, davanti a un’aranciata. I locali pubblici offrono liberamente i loro accessi Wi-Fi a internet. Con fibra ottica per tutti i gusti, sia per chi preferisce aggiornare il blog in un caffè riservato, sia per chi vuole mandare un’e-mail tra cocktail e musica modaiola.
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