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Pagare con il credito telefonico? Gli operatori dicono sì

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In attesa di capire quale sarà il futuro dei pagamenti di prossimità basati su standard NFC, gli utenti possono già cominciare ad utilizzare il proprio telefono come portafogli elettronico. Merito di un accordo fra gli  operatori nostrani - TIM, Vodafone, Wind, 3 Italia, PosteMobile e Fastweb - che in pratica consentirà a chiunque abbia attivato una scheda Sim di sfruttare il proprio credito telefonico per acquistare contenuti e servizi online. Continua

Notebook al prezzo di un telefonino: è la rivoluzione dei “sub”

Eee 701 di Asus

C’era una volta il pc, prima vera forma di intelligenza artificiale a disposizione dell’umanità. Poi arrivarono i notebook, e il l’ingessatissimo personal computer si scoprì “erectus”, capace di muoversi per spostarsi ovunque con il suo padrone.

L’ultima evoluzione dell’era digitale si chiama subnotebook, l’ultraleggero e a prezzi stracciati che sembra aver messo in subbuglio tutto il settore dell’informatica di largo consumo. Lo si potrebbe considerare come un pc portatile in versione light, più piccolo e dunque più pratico da trasportare. Certo, qualcosa in termini di funzionalità si perde – i subnotebook hanno memorie risicatissime (e spesso in formato flash), non si prestano a far girare giochi e altre applicazioni assetate di gigahertz e sono sprovvisti di funzioni ormai di uso comune (ad esempio il bluetooth) - ma questo non sembra scoraggiare i consumatori che stanno letteralmente prendendo d’assalto gli scaffali dei negozi di hi-tech. In fondo, il computer resta ancora un oggetto utilizzato perlopiù per lavorare su applicazioni Office e per navigare su Internet. E poi – particolare non trascurabile - i subnotebook costano decisamente meno rispetto ai fratelli maggiori tanto da invogliare all’acquisto anche chi un notebook ce l’ha già e desidera semplicemente regalarsi un giocattolino pratico e senza troppe pretese.

La bagarre nel settore dei notebook in formato mini sembra essersi scatenata dall’uscita dell’Asus EEE 701, un modello lanciato lo scorso anno al prezzo choc di 299 euro. Più o meno alla stessa cifra di un cellulare (e nemmeno troppo evoluto), la casa americana ha in pratica messo sul mercato un computer “pesante” meno di 900 grammi con monitor da 7 pollici, processore Intel, sistema operativo ibrido Windows-Linux, Wi-Fi e hard-disk in formato flash da 4 a 16 gigabyte .
Da allora quasi tutti produttori si sono affrettati per mettere a catalogo il proprio ultraleggero. Hp ha fatto debuttare il Mininote 2133, un “sub” in tre versioni (da 499 a 749 dollari) basato su processore Via, con una frequenza di clock compresa tra 1.0GHz e 1.6GHz e fino a 160 giga di memoria. Nella fascia sotto i 400 euro troviamo poi il Wind di Msi e l’Akoya Mini, due compatti molto simili con schermo da 10 pollici motorizzati con il nuovo processore a basso consumo Intel Atom, e dotati di risorse da vero laptop: disco rigido da 80 Gb, Bluetooth opzionale e lettore di memory-card.
Wind di Msi

Il nuovo processore Intel è l’anima anche del nuovo Acer Aspire One, un modello con memoria da 8 fino a 80 Gb espandibile con schede di memoria, e dei nuovi “piccoli” della Asus - l’Eee PC 901 e PC 1000 - discendenti del primo Eee ma con un’autonomia decisamente migliorata (fino a 7 ore e mezza, secondo i dati del produttore).

Una scelta del tutto particolare è quella praticata da Olidata, che ha fatto recentemente debuttare il personalissimo JumPC, un subnotebook pensato per essere utilizzato dai bambini fra i 6 e i 10 anni. Per questo genere di sfida – che sembra voler ripercorrere le orme dell’Olpc di Negroponte – la casa si affida a un software preinstallato - denominato Magic Desktop - che include sistemi semplificati per agevolare i più piccoli nell’uso del computer, con programmi di videoscrittura ed e-mail, ma anche eserciziari di matematica e ortografia e strumenti per disegnare, colorare e modificare le immagini.
JumPc di Olidata

Wi-Max, si entra nel vivo

http://www.flickr.com/photos/candiedwomanire/400368840/
Gli inglesi della Bbc, l’hanno inserito fra i cinque “piatti forti” del 2008. Il Wi-Max si prepara a fare il suo ingresso fra le tecnologie che contano, anche in Italia. Ci scommettono gli analisti, ma anche le istituzioni (per il Ministro Gentiloni “è una tappa fondamentale per garantire il diritto all’accesso alla rete come servizio universale”) e ovviamente loro, i 48 candidati al bando che assegnerà le 35 licenze. Fra questi ci sono i soliti noti del nostro panorama telefonico, come Telecom, Wind e Fastweb, ma anche alcuni dei più grandi gruppi nazionali e internazionali come Mediaset, British Telecom, Deutsche Telekom e AirOne, che attraverso società partecipate (Elettronica industriale, T-Systems, Toto Costruzioni) contano di portarsi a casa una fetta di etere da sfruttare per il proprio business. Fa notizia, d’altro canto, l’assenza di tre importantissime firme del settore “Telco” come Tiscali, Vodafone, e Tre, che secondo i ben informati nutrirebbero qualche perplessità sul ritorno degli investimenti di una tecnologia che, a differenza di quanto accade negli altri Paesi, potrà contare solo su una fetta dei 200 MHz disponibili nel range delle frequenze all’asta (3,4-3,6 GHz), visto e considerato che il Ministero della Difesa ha voluto tenersi un quarto dello spettro. Ci sono infine gli operatori regionali, nomi sicuramente meno noti al grande pubblico, che potrebbero approfittare della ribalta del bando per far crescere le proprie quotazioni, magari attirando le attenzioni di qualche partner finanziario.
Delle 35 licenze disponibili, 14 riguarderanno le cosiddette macroaree, ovvero le sette circoscrizioni individuate dal ministero delle Comunicazioni accorpando le 21 regioni italiane. Ciascun operatore potrà aggiudicarsi una sola licenza per macroarea, il che rende teoricamente possibile la costituzione di un network nazionale, qualora uno dei candidati riuscisse ad accaparrarsi un’autorizzazione per ognuna delle 7 macroaree. Le rimanenti 24 verranno assegnate su base regionale ai soggetti che – cita il bando di gara – “non dispongano direttamente di diritti d’uso di risorse spettrali per l’offerta di servizi di comunicazione mobile di terza generazione”.
Il Ministero ha stabilito anche la base d’asta totale del bando, circa 45 milioni di euro, differenziando per ciascun blocco le soglie minime di partecipazione: si va per esempio dai 40.000 euro della Valle d’Aosta ai quasi tre milioni e mezzo della “confederazione” Friuli-Veneto-Emilia Romagna-Marche. Curioso notare come per la Sicilia sia stato fissata una soglia minima circa tre volte più alta rispetto a quella della Sardegna (1 milione e 200 mila contro i 400 mila euro).
Le buste dovrebbero essere aperte il 20 gennaio; poi entro il mese successivo arriveranno le concessioni del Ministero.

Nel futuro della tv ci sarà sempre più Internet


La tv, intesa nel senso più tradizionale del termine, è destinata a morire? Lo si dice da anni, e alla fine non è mai successo. In ogni caso, è certamente presto per recitare il de profundis a un oggetto che a tutt’oggi rimane ancora saldamente attaccato al suo vecchio antennone nei salotti di mezzo mondo. Qualcosa però sta cambiando. Colpa o merito della IpTv, la televisione che viaggia sulla banda larga di Internet proposta dai provider delle telecomunicazioni. L’IpTv non può essere più considerata la televisione del futuro, perché sta già vivendo il suo presente. Almeno questo è ciò che dice Peter White, fondatore e primo analista di Rethink Research Associates, secondo cui il numero di utenti IpTv è destinato ad aumentare nei prossimi cinque anni dagli attuali tre milioni a più di 50 milioni, grazie all’interesse suscitato dai servizi aggiuntivi resi possibili dalla comunicazione via Internet.

Un mercato che anche in Italia si sta muovendo, anche se attualmente le uniche proposte di tv via Internet arrivano da Telecom e da Fastweb. La prima ha nel suo carniere l’offerta Alice Home tv adsl proposta a 41,90 euro al mese in abbinamento con un collegamento adsl da 20 megabyte, un decoder e un modem Wi-fi; la seconda ha invece appena rinfrescato la sua IpTv proponendola anche come servizio stand alone (sganciato cioè da qualsiasi offerta di banda larga) a un prezzo di 20 euro al mese. Ma il panorama è destinato ad aprirsi ben presto con l’arrivo di nuovi operatori. Tiscali e Wind sono già pronte a fare il loro ingresso sul mercato, poi si vedrà. In materia, poi, i prezzi di Telecom della cosiddetta banda metropolitana potrebbero fare la differenza. Si vedrà.

Il fermento è forte non solo fra gli operatori delle telecom, ma anche fra tutti quegli attori che in un modo e nell’altro possono contribuire a far volare le quotazioni della tv su protocollo Ip. È il caso di Microsoft per esempio, che prima dell’estate ha rilanciato la sua piattaforma di sviluppo per gli operatori che fanno o faranno IpTv. Mediaroom, questo il nome della tecnologia sviluppata dalla casa di Bill Gates, aggiunge ai tradizionali elementi della tv a banda larga - come i programmi in diretta e i cosidetti video on demand - la possibilità di sviluppare servizi evoluti di tv interattiva, portali dinamici e giochi, e offre alle telecom l’opportunità di fare “Personal media sharing” che tradotto in soldoni significa poter trasferire i contenuti multimediali – come le foto e i file mp3 – dal pc al televisore di casa. Anche Motorola sta investendo fior di quattrini nel settore, come dimostra l’acquisizione di Kreatel Communications, specializzata in decoder e alcune startup del settore come Modulus Video e Tut Systems, mentre Samsung ha annunciato la nascita di un consorzio con sette compagnie di gaming coreane per la creazione di una personalissima gamma di box interattivi con videogiochi già preinstallati. Insomma, si sperimenta. Anche in Italia, per esempio, come dimostra N3tv.

Tutto farebbe presagire dunque a un futuro dalle tinte davvero rosee. Ma la strada per l’affermazione dell’IpTv potrebbe non essere così in discesa. Qualcuno sostiene che l’attuale strategia degli operatori sia troppo orientata sulle prestazioni più che i sui contenuti e sui servizi. Ma la minaccia maggiore per l’IpTv potrebbe arrivare da Internet stesso, o meglio dalla Web-tv, la tv che si vede sul computer attraverso il peer to peer e che per alcuni è la vera erede del tubo catodico. La Web-tv sembra una normale trasposizione del televisore sul pc, ma in realtà è qualcosa di più: può contare su una quantità di canali decisamente più vasta e contenuti on demand come in una tv via cavo, e per di più gratis. Il tutto condito da tutti quegli strumenti tipici del mondo di Internet che portano gli utenti a interagire fra loro. Gli esempi più maturi di questa frontiera di trasmissione si chiamano Joost e Babelgum, due televisioni peer to peer che possono essere visualizzate tramite due semplici programmini. La prima, partorita dai fondatori di Skype vanta già accordi di primissimo piano con alcuni big del mondo mediatico, da Viacom (la grande rivale di YouTube) a Cbs alla Warner Bros. Analogo il discorso per Babelgum, nata da un’idea di Silvio Scaglia, il fondatore di Fastweb, e che rispetto alla prima è più orientata verso le produzioni di qualità. E lo scacchiere si sta rinfoltendo di giorno in giorno con l’arrivo di nuove realtà, come per esempio VeohTV, Miro, Zattoo, Bbtv, Jalipo, senza contare l’ultimo affondo dell’onnipresente Microsoft, che con LiveStation vuole dire la sua anche su questo versante. Comunque vada a finire una cosa è certa: nel futuro della televisione ci sarà sempre più Internet.

Eurotariffe: adesso telefonare dall’estero costa meno

Si riducono i costi del roaming in Europa
State andando in vacanza all’estero e pensate di poter già godere delle nuove Eurotariffe? Forse prima di “alzare” la cornetta vi converrebbe allora informarvi sui costi del vostro operatore al di fuori dei confini nazionali. Non tutte le compagnie di telecomunicazioni hanno infatti recepito allo stesso modo la direttiva dalla Commissione Europea che, come noto, ha fissato i nuovi tetti per le telefonate dall’estero: 49 centesimi di euro Iva esclusa (che diventeranno 43 nell’estate 2009) per le chiamate effettuate con il proprio cellulare in terra straniera, e non più di 24 centesimi di euro (Iva esclusa) per quelle ricevute. Il regolamento prevede una fase transitoria verso le Eurotariffe, che dovranno essere applicate obbligatoriamente a partire dall’inizio di settembre. “Nel frattempo - ha ricordato il portavoce della Commissione, Martin Selmayr - gli operatori hanno l’obbligo già ora di offrire ai propri clienti la possibilità di optare per l’eurotariffa, e di applicarla un mese dopo aver ricevuto l’accettazione da parte degli stessi clienti”.

In Italia, per il momento solo Vodafone e Wind hanno già recepito il provvedimento in maniera pressoché definitiva: la prima ha iniziato a offrire l’Eurotariffa dal 29 luglio, attraverso un’attivazione dal numero gratuito 42070, la seconda (in maniera automatica) dal giorno dopo. Diversa la posizione scelta da Tim, che consentirà ai propri utenti di chiedere la prenotazione per l’eurotariffa dal 30 luglio fino al 30 settembre, riservandosi di rilasciarla entro 30 giorni. Solo dal primo ottobre la nuova tariffazione sarà disponibile per tutti i clienti (purché naturalmente non abbiano già scelto una diversa opzione di roaming) senza prenotazione e attivazione. Va detto che l’operatore proporrà in aggiunta, dal 6 agosto, un’offerta a pagamento (10 euro per i privati, 19 per gli utenti business) denominata Tim Senza Confini che permetterà di non pagare per un mese le chiamate ricevute nei 27 paesi membri dell’Unione e di sfruttare l’Eurotariffa (49 centesimi) per quelle effettuate. Quanto a Tre, non è stata ancora rilasciata alcuna comunicazione ufficiale. I clienti dell’operatore per il momento dovranno dunque accontentarsi dell’offerta All’estero come a casa, attivabile automaticamente senza costi aggiuntivi, per chiamare in tutti i paesi coperti direttamente dall’operatore (Svezia, Regno Unito, Austria, Danimarca, Irlanda, Australia e Hong Kong) al costo della tariffa nazionale più lo scatto alla risposta (50 centesimi di euro).

Per aiutare i clienti a orientarsi fra le nuove tariffe scontate, la Commissione Europea ha deciso di attivare un sito, a partire dai primi di agosto: qui verranno segnalate le compagnie che si sono adeguate entro i termini prestabiliti dal regolamento comunitario e quelle che ancora non lo hanno fatto. “Sarà un sito con i nomi di tutti gli operatori europei” ha riferito a Bruxelles lo stesso Selmayr, “per dire se ognuno di essi ha o non ha applicato le Eurotariffe, o se applica tariffe ancora meno care”.

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