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C’era un vecchio spot degli anni Ottanta in cui una nota compagnia petrolifera invitava gli automobilisti a mettere una tigre nel motore. Un consiglio che quelli della Apple hanno seguito alla lettera, spingendosi pure oltre, visto nel motore ora ci hanno messo addirittura un leopardo. Dopo Tiger, infatti, Leopard è da venerdì sera il nuovo “motore” dei computer della Mela. Un’uscita molto attesa per tutta la community Mac che aspettava da due anni il sistema operativo. Più di 300 le novità annunciate da Apple, ma è un numero destinato a salire visto che la società di Cupertino si è tenuta qualche cartuccia di riserva da “sparare” nelle prossime settimane.
La prima impressione è che Steve Jobs e soci abbiano cercato di rendere più facile la vita degli utenti, soprattutto di quelli più disordinati, facendo tesoro di tutta l’esperienza accumulata con iTunes, il sistema per scaricare e ascoltare musica e video. Sono user friendly molte delle nuove risorse per l’organizzazione delle applicazioni e dei contenuti, dalla coreografica iChat alla nuova barra degli strumenti (il cosiddetto dock) tridimensionale, fino al pratico sistema di raggruppamento per “stacks” che permette di accorpare tutte le icone sparse sul desktop attraverso un unico clic. Decisamente utente-centrica anche la scelta di adottare un’anteprima rapida per guardare dentro al contenuto di un file di qualsiasi natura (anche video) senza bisogno di aprire l’applicazione, nonché l’innesto di veri spazi virtuali per raggruppare a piacere le attività aperte in modo da ordinare razionalmente le finestre attive, una funzione che tornerà utile soprattutto agli utenti che dispongono di uno schermo di grandi dimensioni.
Ma la novità forse più rilevante è forse quella denominata Time Machine, un sistema che consente di guardare nel passato del computer per recuperare anche a distanza di tempo qualsiasi cosa sia transitata sul Mac; una sorta di memoria a lungo termine che permetterà agli utenti di dormire sonni più tranquilli anche in caso di perdita dei dati.
Basterà tutto questo per rosicchiare quote di mercato a Windows, ancora saldamente in testa alle percentuali di vendita con più dell’85 percento del mercato? È sicuramente presto per dirlo, anche se sul web sono già scattati i raffronti fra i sistemi operativi di punta delle due case. Va detto che l’integrazione nativa per Windows prevista da Leopard potrebbe invogliare molti più utenti rispetto al passato ad entrare nel mondo della Mela. Di fatto, chi proprio non può separarsi da quelle applicazioni che girano solo su sistemi Microsoft può comunque acquistare una macchina Apple e chiederle di operare in ambiente Windows.
Una curiosità: all’interno di Leopard i pc con Windows sono stati disegnati con il cosiddetto “blue screen of death”, l’inquietante schermata blu che accompagna ogni errore di sistema dei sistemi operativi Microsoft. Ebbene, ironia della sorte, pare proprio che alcuni utenti Mac abbiano segnalato la presenza di un’analoga schermata che sarebbe comparsa a seguito dell’installazione di Leopard. Un difetto ammesso dalla stessa Apple che ha già fornito i consigli per correre ai ripari. Chi di schermata blu ferisce…
C’è chi ironizza sul fatto che Steve Jobs questa volta non si sia impegnato granché forse perché in ballo c’era un software destinato al sistema operativo del rivale di sempre, Bill Gates. Fatto sta che la tanto attesa versione di Safari per Windows si è rivelata, almeno al suo debutto, un autentico buco nell’acqua. Questione di stabilità, o meglio di instabilità. Già dopo poche ore arrivava dalla rete la segnalazione della prima criticità del browser, un bilancio che saliva di ora in ora fino all’impietoso responso finale: 18 falle in un solo giorno, alcune delle quali anche piuttosto facili da vedere come si può notare da questo video.
Unanime il coro di critiche provenienti dalla rete: The Register parla di fallimento, News.com di browser insicuro, “C’è qualcuno sano di mente che farebbe girare Safari su Windows?” si chiede addirittura Wired. Insomma, non proprio quello che si aspettavano gli utenti Windows che hanno scaricato il software (quasi un milione nei primi due giorni del lancio), dopo gli sfavillanti annunci diramati dalla casa di Cupertino: “Il browser più veloce che gira su Windows, capace di visualizzare le pagine web fino a due volte più rapido rispetto a Intenet Explorer e fino a 1.6 volte più velocemente rispetto a Firefox 2”.
I più strenui sostenitori della Mela obiettano che si tratta pur sempre di una versione beta e che, come tale, non può essere giudicata con troppa severità. Ma raramente Apple aveva steccato la prima in modo così clamoroso. Non è un caso che la società sia corsa immediatamente ai ripari mettendo online una versione rattoppata del browser. La domanda, allora, sorge spontanea: perché lanciare sul mercato una release così acerba, con il rischio di perdere in partenza la battaglia contro Microsoft e Mozilla? In realtà, la risposta potrebbe nascondersi dietro l’imminente debutto dell’iPhone. Per molti, infatti, Apple avrebbe rilasciato una versione del browser in fretta e furia per permettere a tutta la comunità di sviluppatori di Windows di creare applicazioni per il suo prossimo gioieillino portatile, che, guarda caso, si basa proprio su Safari.
Alla fine ha vinto Google: Vista dovrà essere cambiato. Il sistema operativo di Microsoft, così com’è ora, non lascia infatti spazio a soluzioni alternative di ricerca desktop, compresa quella di Google, e quindi mette i potenziali concorrenti in posizione di svantaggio (su Yahoo e Google leggi anche Yahoo, un destino da numero 2 del web?). Lo ha deciso il Dipartimento di Giustizia americano, accogliendo un’istanza di 49 pagine presentata dalla stessa Google lo scorso aprile. Secondo il reclamo, il sistema di Instant Search preinstallato da Microsoft su Vista impedirebbe il funzionamento corretto degli altri motori di ricerca, violando i principi di libera concorrenza.
La sentenza porterà a tre conseguenze: gli utenti, così come i costruttori di pc, potranno decidere il motore di ricerca da utilizzare di default, un po’ come accade per il browser o per il media player. Microsoft dovrà inoltre aggiungere un link con i programmi alternativi all’interno dei vari collegamenti di Vista, dal menu Start al Pannello di controllo. Infine la casa di Redmond si impegnerà a diffondere ai competitor le linee guida per un’integrazione perfetta delle soluzioni di ricerca destinate al proprio sistema operativo. Queste modifiche, secondo le indiscrezioni, dovrebbero arrivare insieme al Service Pack 1 per Vista, atteso per la fine dell’anno.