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Scott Thompson, nuovo CEO di Yahoo (AP Photo/Paul Sakuma, File)
Yahoo ha finalmente un nuovo CEO: si tratta di Scott Thompson, un nome ben noto negli ambienti del Web, giacché si tratta del presidente di PayPal. Scott Thompson va a insediarsi sulla poltrona lasciata vuota da Carol Bartz, licenziata dal board di Sunnyvale lo scorso settembre dopo un biennio pressoché disastroso.
Se non sapete chi è in concreto Scott Thompson, potete dare un’occhiata alla sua biografia pubblicata da Yahoo nel suo comunicato ufficiale: Continua

(Credits: Toseef)
A guardare i dati pubblicati da Zenith Optimedia emerge un dato su tutti (lo stesso, peraltro, da un po’ di anni a questa parte): la maggior parte degli investimenti pubblicitari online finiscono nelle casse di Google. Continua

aixcracker@flickr
D’accordo, il numero di visite non sempre è sinonimo di garanzia, ci vorrebbe quella che a Sanremo viene definita giuria di qualità. Ma trattandosi di Flickr, uno dei network sociali più frequentati dai professionisti della fotografia, si tratta comunque di un riscontro di tutto rispetto. Continua

La notizia diramata dal Wall Street Journal secondo cui Google starebbe trattando con alcune società di private equity per acquisire Yahoo! va analizzata a freddo. Prima ancora di capire se la grande G possa davvero acquistare la società di Sunnyvale, infatti forse dovremmo chiederci perché mai Larry Page e soci dovrebbero staccare un assegno da svariati miliardi di dollari per portarsi a casa quello che fino a ieri era il nemico numero uno. Continua

Credits: el monstrito@flickr
Quand’è stata l’ultima volta che avete scritto una lettera a mano? Probabilmente non ve lo ricordate più. Colpa del Web e soprattutto dei social network: sono loro che hanno cambiato il vostro modo di comunicare, trasformandolo in qualcosa di più facile e immediato, certo, ma anche di più striminzito e impersonale. Continua

Carol Bartz, Ceo di Yahoo (AP Photo)
Nel 2005, all’epoca cioè della grande acquisizione di Yahoo, avevamo già manifestato le nostre preoccupazioni: “Quando i grandi mettono le mani sui piccoli più brillanti”, scrivevamo su Mytech, c’è sempre da preoccuparsi. Nemmeno il più pessimista fra noi poteva però immaginare che a soli cinque anni da quell’operazione, Delicious - probabilmente il miglior sito per archiviare e condividere i bookmarks online nonché una delle stelle più luminose del Web 2.0 - sarebbe stato spento dal suo nuovo proprietario.
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Dopo Twitter e Nokia, ora è il turno di Facebook. Il nuovo corso di Yahoo! nell’era di Carol Bartz continua sotto il segno dell’integrazione. In pratica: i profili del social network più famoso del mondo si fondono ora con quelli degli account Yahoo! Un modo per condividere aggiornamenti in tempo reale su entrambe le piattaforme. E anche per scremare un po’ di finestre aperte sui desktop degli utenti.
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Carol Bartz, Ceo di Yahoo! (a sinistra) e Olli-Pekka Kallasvuo, Ceo di Nokia
Fa riflettere l’opinione di Michael Gartenberg, columnist di Computerworld, Engadget e SlashGear, che in un tweet definisce quello fra Nokia e Yahoo un accordo fra due marchi che hanno perso importanza e che ora cercano di recuperarla.
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Michael Jackson (Credits: AP Photo/Joel Ryan)
Dicembre mese di bilanci anche per i motori di ricerca, per i quali è arrivato il momento del fatidico rendiconto sulle parole più cercate dell’anno. Dopo Bing è toccato a Yahoo! stilare la sua personalissima classifica delle query più gettonate.
Stravince Michael Jackson, re del Web (oltre che del pop) a seguito dell’onda emozionale provocata dalla sua tragica scomparsa lo scorso 25 giugno.
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Si è detto l’altro giorno della prevedibile difficoltà di Microsoft di aggredire il dominio di mercato di Google, a partire dalle ricerche sul Web, anche dopo l’accordo con Yahoo.
Sottolinea il fatto la “chart of the day” di ieri (30 luglio 2009) di Silicon Alley Insider, che riproduco qui sotto (i dati sono di ComScore).

In Italia ComScore attribuisce a Google oltre l’85% delle ricerche; oltre l’80% in Germania e Brasile, quasi l’80% nel Regno Unito. Al confronto, negli Stati Uniti la quota di Google appare minore: poco meno del 60%.
Insomma, i numeri per Microsoft e per il suo Bing non sono incoraggianti.
[Via Silicon Alley Insider]
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