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Carol Bartz, Ceo di Yahoo (AP Photo)
Nel 2005, all’epoca cioè della grande acquisizione di Yahoo, avevamo già manifestato le nostre preoccupazioni: “Quando i grandi mettono le mani sui piccoli più brillanti”, scrivevamo su Mytech, c’è sempre da preoccuparsi. Nemmeno il più pessimista fra noi poteva però immaginare che a soli cinque anni da quell’operazione, Delicious - probabilmente il miglior sito per archiviare e condividere i bookmarks online nonché una delle stelle più luminose del Web 2.0 - sarebbe stato spento dal suo nuovo proprietario.
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Dopo Twitter e Nokia, ora è il turno di Facebook. Il nuovo corso di Yahoo! nell’era di Carol Bartz continua sotto il segno dell’integrazione. In pratica: i profili del social network più famoso del mondo si fondono ora con quelli degli account Yahoo! Un modo per condividere aggiornamenti in tempo reale su entrambe le piattaforme. E anche per scremare un po’ di finestre aperte sui desktop degli utenti.
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Carol Bartz, Ceo di Yahoo! (a sinistra) e Olli-Pekka Kallasvuo, Ceo di Nokia
Fa riflettere l’opinione di Michael Gartenberg, columnist di Computerworld, Engadget e SlashGear, che in un tweet definisce quello fra Nokia e Yahoo un accordo fra due marchi che hanno perso importanza e che ora cercano di recuperarla.
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Michael Jackson (Credits: AP Photo/Joel Ryan)
Dicembre mese di bilanci anche per i motori di ricerca, per i quali è arrivato il momento del fatidico rendiconto sulle parole più cercate dell’anno. Dopo Bing è toccato a Yahoo! stilare la sua personalissima classifica delle query più gettonate.
Stravince Michael Jackson, re del Web (oltre che del pop) a seguito dell’onda emozionale provocata dalla sua tragica scomparsa lo scorso 25 giugno.
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Si è detto l’altro giorno della prevedibile difficoltà di Microsoft di aggredire il dominio di mercato di Google, a partire dalle ricerche sul Web, anche dopo l’accordo con Yahoo.
Sottolinea il fatto la “chart of the day” di ieri (30 luglio 2009) di Silicon Alley Insider, che riproduco qui sotto (i dati sono di ComScore).

In Italia ComScore attribuisce a Google oltre l’85% delle ricerche; oltre l’80% in Germania e Brasile, quasi l’80% nel Regno Unito. Al confronto, negli Stati Uniti la quota di Google appare minore: poco meno del 60%.
Insomma, i numeri per Microsoft e per il suo Bing non sono incoraggianti.
[Via Silicon Alley Insider]

-Bing, il motore di ricerca di Microsoft (nella foto il Ceo Steve Ballmer) sarà anche il motore di ricerca di Yahoo (nella foto la Ceo Carol Bartz). Sia per la parte dei risultati normali (quelli che in gergo si chiamano “organic”) sia per la parte dei risultati a pagamento, i link sponsorizzati (corrispondenti alle adwords di Google).
-Bing però utilizzerà una parte delle tecnologie di search Yahoo.
-Yahoo fornirà alla partnership la forza vendita per i contratti di pubblicità con i grandi clienti.
-La piattaforma AdCenter di Microsoft verrà invece usata dalle due aziende per la gestione delle pubblicità dei piccoli clienti, quelle in automatico, in pratica: in modalità self service da parte degli utenti.
-L’accordo fra Microsoft e Yahoo durerà 10 anni.
Alcuni dati:
Le stime delle quote di mercato nelle ricerche sul Web attribuiscono a Google attorno al 60 - 65%;
a Yahoo circa il 20% e a Microsoft qualcosa meno del 10%. (ComScore è la società di ricerche più accreditata, anche se i dati raccolti si riferiscono soprattutto alle ricerche sui motori che privilegiano l’inglese).
Diciamo che Microsoft Bing dovrebbe ora raggiungre almeno il 30% del mercato.
Dunque: la partita delle ricerche si gioca solo fra Google e Microsoft (come si sospettava da tempo).
Per Microsoft si tratta di un colpo significativo, coerente con il tentativo di alimentare il suo “ecosistema” su Internet che dovrebbe provare a competere con la macchina perfetta di Google:
insomma, si tratta di portare più utenti nei rispettivi ambiti per generare traffico legato alla ricerca e alla visualizzazione dei risultati a pagamento.
Resta da dire che la forza dell’ecosistema di Google appare ancora di tale portata che è difficile prevedere una minaccia veramente preoccupante proveniente da Bing. Per ora almeno.
Per analisi e approfondimenti:
Mashable
All Things Digital
BusinessWeek
Economist
Il Sole24 Ore
Mytech
Punti di vista, in tempo reale
FriendFeed
Twitter
Un’immagine d’archivio mostra un dottore mentre vaccina una ragazza contro l’influenza stagionale
Quante persone sono a letto con l’influenza e dove sono dislocate, quali sono le regioni più colpite dal virus, quanti pazienti subiscono complicazioni, quanti vengono ricoverati, quanti si ammalano pur avendo fatto il vaccino. Tutti questi dati, aggiornati e puntuali, saranno diffusi ogni venerdì mattina dal 10 dicembre a marzo 2009 dalla Simg, la Società italiana di medicina generale, a congresso fino domani a Firenze.
”Il progetto ‘Italia come stai?’ è il primo del genere nel mondo - ha spiegato il presidente Simg Claudio Cricelli - sul quale lavoriamo da anni. E’ realizzato grazie a una rete di medici sul territorio che raccolgono e elaborano i dati riuscendo a fornire quotidianamente lo stato di salute degli italiani. Cominciamo con l’influenza, ma proseguiremo con altre patologie”.
Saranno anche diffusi i dati sull’affluenza negli ospedali, evidenziando quelli che hanno il ‘tutto esaurito’, mentre non verranno forniti i numeri dei decessi legati alle complicanze dell’influenza ”per non diffondere il panico” ha detto Cricelli. ”L’obiettivo è fornire in tempo reale, e con criteri scientifici, informazioni essenziali per il miglior funzionamento del sistema sanitario, per razionalizzare gli interventi concentrandosi sulle necessità del momento e anche aiutare i comportamenti dei cittadini”.
Mentre questo monitoraggio, sicuramente molto utile, viene fatto dai medici che inviano i dati riguardanti i propri pazienti contribuendo a comporre la “mappa” della diffusione del virus, dagli Stati Uniti arrivano i risultati di due ricerche in base ai quali basterebbero i dati anonimi delle ricerche fatte sul web per capire come si diffonde l’influenza nella popolazione. La rivista Nature riporta nel suo ultimo numero le conclusioni di due studi svolti sui motori Google (in collaborazione tra i Centri di controllo e prevenzione delle malattie sparsi in tutti gli Stati Uniti) e Yahoo (svolta dall’Università dell’Iowa e da Harvard) i cui risultati sono quasi del tutto sovrapponibili.
Le ricerche hanno cercato di verificare l’ipotesi che chi ha l’influenza sia portato ad andare a cercare informazioni in merito sul web e così facendo possa contribuire a fornire un quadro della diffusione della malattia. Estrapolando gruppi di termini relativi all’influenza da miliardi di ricerche riferite agli ultimi quattro anni, custodite nei database di Google e Yahoo, e confrontandoli con i dati ufficiali del monitoraggio dell’influenza, gli studiosi hanno fatto due scoperte interessanti: non solo tra le due categorie di dati c’è una corrispondenza quasi perfetta, ma spesso le ricerche sul web anticipavano i dati ufficiali anche di settimane.
In Italia l’uso di internet non è forse ancora così capillarmente diffuso da garantire un’analisi altrettanto affidabile. Del resto nemmeno negli Usa hanno intenzione di abbandonare i tradizionali metodi di monitoraggio delle epidemie. Ma le ricerche svolte su internet, che forniscono dati in tempo reale, potrebbero affiancare proficuamente gli altri sistemi e integrare i dati del Governo.

Il cofondatore e amministratore delegato di Yahoo!, Jerry Yang, lascerà la guida del gruppo informatico leader nel mondo non appena il consiglio di amministrazione avrà designato il suo successore. Lo rende noto un comunicato pubblicato in nottata.
Yang, 40 anni, resterà nel consiglio di amministrazione, è stato specificato. Il presidente dello stesso Cda, Roy Bostock, esaminerà le candidature che saranno sia interne sia esterne In agosto Yang era stato confermato nel suo ruolo dirigente dalla assemblea degli azionisti ma negli ultimi tempi sono cresciute le critiche nei suoi confronti perché la sua strategia ha comportato il rifiuto delle avance fatte dall’altro gigante del settore Microsoft.
Yang tornerà al suo antico ruolo di direttore della strategia e della tecnologia della società.
Yang aveva dato vita a quello che sarebbe poi diventato il colosso informatico attuale quando aveva appena 26 anni. La sua volontà di conservare una totale libertà di movimento, vincente per molti anni, si è rivelata alla fine una scelta carica di insidie che, unita a problemi di altra natura, ha minato la forza finanziaria di Yahoo!.
Il valore delle azioni, che aveva raggiunto il picco massimo in febbraio superando i 30 dollari, è rotolato fino ai 10,63 dollari della chiusura di ieri. Alla notizia della uscita di scena di Yang, nelle contrattazioni posto chiusura, c’è stata subito una risalita fino a 11,10 dollari per azione.
La svolta per Yahoo! è stata rappresentata prima dalla offerta di acquisto da parte di Microsoft al valore di 31 dollari per azione e per un ammontare complessivo di 47 miliardi di dollari, e poi, in maggio, il ritiro dell’offerta stessa.
“Questo è il momento migliore per attuare la transizione verso un nuovo amministratore delegato che permetta al gruppo di riprendere a marciare”, si legge nel comunicato del consiglio di amministrazione in cui si sottolinea come Yang abbia “riposizionato strategicamente e trasformato la piattaforma di Yahoo!”.
Secondo alcune fonti, Yahoo presenterà un piano di tagli alle spese che dovrebbe includere una riduzione del personale quando domani comunicherà la sua trimestrale. La compagnia internet discuterà l’ammontare e il timing dei tagli, ma dettagli specifici e l’esatto numero di posti che verranno eliminati non verranno comunicati. Yahoo non ha voluto commentare la notizia .Il Wall Street Journal ha scritto che i tagli saranno più dei mille che Yahoo aveva detto in passato avrebbe effettuato.Ad alcuni manager è stato anche chiesto di individuare riduzioni di budget intorno al 15%, dice il WSJ sulla sua edizione online.

Nuove grane per Google e Yahoo!. Dopo il Dipartimento di Giustizia, la World Association of Newspaper e l’Antitrust europeo, anche l’Authority americana per la concorrenza ha criticato l’accordo tra i due giganti del web. L’intesa consentirebbe a Yahoo! di inserire nelle pagine del proprio motore di ricerca annunci adWords. In questo modo, le due aziende controllerebbero assieme circa il 90% del mercato della pubblicità online, di fatto azzerando la concorrenza.
In realtà il parere dell’American Antitrust Institute, contenuto in un documento di 22 pagine, è un po’ più articolato. L’accordo consentirebbe una boccata d’ossigeno a Yahoo! limitando di fatto lo strapotere di Google. Tuttavia – è il parere di AAI – esso va rivisto per evitare che la situazione sfugga di mano, consegnando in pratica il mercato in mano alle due aziende. Diverse le soluzioni proposte: limitare il patto al solo nordamerica, difendere Yahoo! da possibili ingerenze, vigilare sulla distribuzione dei ricavi pubblicitari.
Non la pensa allo stesso modo – c’era da aspettarselo – Eric Schmidt, Amministratore delegato di Google, che più volte si è detto disposto ad andare avanti con o senza il beneplacito dell’authority.
Intanto, nemmeno Microsoft vive un periodo roseo sotto questo aspetto. Domani l’azienda fondata da Bill Gates comparirà presso la Corte Distrettuale di Washington. Oggetto del dibattimento è, ancora una volta, il controverso rapporto tra Microsoft e i detentori delle licenze per lo sviluppo di soluzioni compatibili con il sistema operativo Windows.