Archivio di Febbraio, 2007

Ricerca, chi decide come spartire i soldi?

L'astrofisica Margherita Hack
Hanno preso carta e penna per esprimere tutta la loro rabbia e preoccupazione. Più di 150 personalità del mondo accademico, alcune molto note (come l’astrofisica Margherita Hack), hanno sottoscritto la “denuncia” al ministro dell’Università e ricerca Fabio Mussi.
Sul banco degli imputati ci sono le valutazioni dei “Prin 2006″, i progetti per assegnare i finanziamenti pubblici alla ricerca di base. Una torta sempre più piccola che quest’anno era di 82 milioni di euro da spartire fra ben 14 aree.

Docenti e ricercatori mettono in dubbio la credibilità delle commissioni che hanno esaminato i progetti e assegnato i soldi. “Da due anni assistiamo a una degenerazione del sistema” sintetizza Patrizio Dimitri, professore di genetica all’Università La Sapienza di Roma. “Il punto più critico della valutazione delle proposte riguarda le competenze di chi le valuta: spesso si tratta di esperti senza competenze specifiche sulla tematica”. Almeno quattro i motivi dell’accusa.
Primo: i giudizi dati dagli esaminatori risultano “generici e telegrafici”. Quando il progetto è stato bocciato o promosso ma non ammesso al finanziamento (situazione in cui finisce più della metà di quelli giudicati positivi) non è stata fornita alcuna spiegazione.
E nessuna analisi che potesse eventualmente aiutare gli esclusi a migliorare quanto presentato. Secondo: i valutatori stranieri sono quasi del tutto scomparsi dalle commissioni.

Mentre, a giudizio dei firmatari, proprio i revisori internazionali garantivano maggiore imparzialità. Terzo: le competenze dei valutatori risultano sbilanciate verso alcuni settori.
È il caso lamentato per scienze biologiche. La commissione di quest’area risulta “dirottata” su un numero limitato di settori: sette degli 11 valutatori erano esperti di biochimica, fisiologia e farmacologia. Il netto squilibrio ha pesato sulle valutazioni: su 96 progetti finanziati solo cinque sono di genetica.

Quarta e ultima accusa: il conflitto di interesse. “Dai dati in nostro possesso” si legge in una delle due lettere inviate al ministro “emerge che alcuni valutatori collaborano o hanno collaborato con i coordinatori di progetti finanziati. Ci sono casi eclatanti di sovrapposizione anche elevata fra la produzione scientifica di alcuni valutatori e quella dei responsabili di progetti finanziati”. E non è tutto. “Oggi, per carenza di fondi, dobbiamo rinviare l’acquisto di nuove strumentazioni” spiega Francesca Matteucci, ordinaria di astrofisica all’Università di Trieste.
“Il paradosso è che ora, per via dei progetti non finanziati, non potremo usare neppure quelle per le quali abbiamo già speso milioni di euro: come il telescopio nazionale Galileo, sull’isola di La Palma alle Canarie”.

Br nuovi deliri, vecchi fantasmi

A Vicenza non erano più di 30 gli estremisti che gridavano: “Fuori i compagni dalle galere, dentro la Digos e le camicie nere”. Pochi e a viso scoperto (anche se sconsigliavano scatti e riprese a fotografi e videooperatori). Eppure, gli investigatori dell’ufficio politico della questura e quelli della direzione centrale della polizia di prevenzione di Roma stanno esaminando le immagini del corteo di sabato 17 febbraio alla moviola.
Per capire chi ci fosse dietro i due striscioni di solidarietà per gli arrestati del 12 febbraio, ma soprattutto chi reggesse quello bianco e rosso con sopra scritto “Libertà per i compagni” e firmato “dai vostri compagni di lotta”.

Ad accendere la curiosità degli investigatori è stato il simbolo disegnato sul lenzuolo: una stella rossa dietro le sbarre di una cella. Un’immagine che vale più di una rivendicazione: è il marchio di Soccorso rosso, l’organizzazione internazionale che tiene unite tutte le anime eversive d’Europa, dall’Italia, al Belgio, dalla Spagna alla Svizzera, e che il 4 e il 5 novembre, a Basilea, ha organizzato la “Seconda conferenza internazionale di lavoro”, praticamente gli stati generali del movimento.
A Zurigo vive la mente di Soccorso rosso, Andrea Stauffacher, estremista indagata nella recente inchiesta sulle nuove Brigate rosse, il Partito comunista politico-militare.

Il Sisde, servizio segreto civile, già nel 2004 avvertiva che la donna era a conoscenza dei piani segreti delle nuove Br e che dava sostegno logistico al suo ideologo, Alfredo Davanzo. Ora la «Signora», come viene chiamata, è sotto inchiesta proprio per queste relazioni. Ma lei, già finita nelle carceri elvetiche, non pare turbata e continua a tessere la sua rete di sostegno alle lotte di tutti i suoi compagni.
La prova concreta: due volantini di solidarietà agli arrestati del 12 febbraio, distribuiti durante il corteo vicentino. Il primo era firmato “dalla commissione per un Soccorso rosso internazionale” e denunciava “il nuovo attacco contro il movimento rivoluzionario, realizzato in combutta tra lo stato italiano e quello svizzero”. Il documento si concludeva con un avvertimento: “Niente fermerà il processo rivoluzionario”.

L’altro ciclostilato si intitolava “Terroristi sono i padroni e il loro stato!” ed era siglato dai “compagni e le compagne per la costruzione del Soccorso rosso in Italia”. Nel testo, più articolato, gli estensori definiscono il pm milanese Ilda Boccassini “toga nera” e “contigua allo schieramento di centrosinistra”; solidarizzano con i militanti in galera che “vengono dipinti come banditi o residui del passato”; e rivendicano “l’internità” tra i lavoratori delle “componenti rivoluzionarie”; quindi invitano alla “mobilitazione contro le politiche antiproletarie e guerrafondaie del governo Prodi e, in particolare, a partecipare alle iniziative di solidarietà agli arrestati di quest’ultima operazione repressiva”.

Slogan finale: “Solidarietà per i compagni sequestrati dallo stato borghese!”. Da mesi gli analisti della polizia studiano la rete che sta crescendo intorno al progetto di un Soccorso rosso italiano. Oltre che sul centro proletario milanese Ilic (citato nell’ordinanza di custodia cautelare dei presunti brigatisti), le informative puntano sulle attività di Paolo Maurizio Ferrari, uno dei fondatori delle Brigate rosse, rimasto in carcere per trent’anni senza usufruire di alcun beneficio, sebbene fosse accusato di sequestro di persona e non di omicidio.

È uscito nel maggio 2005 e da allora, secondo gli investigatori, è uno dei punti di riferimento del centro sociale milanese Panetteria occupata. Ma soprattutto è l’animatore di Olga, il movimento “È ora di liberarsi dalle galere”  www.autprol.org).
Tra i “materiali” a disposizione sulla rete, il documento più recente risale a gennaio e getta le basi “per lo sviluppo di un percorso di lotta contro l’istituzione carceraria”. Il sito rimanda all’elenco aggiornato dei “prigionieri politici”: i brigatisti della vecchia generazione (da Cesare Di Lenardo a Maria Cappello), i loro eredi (da Nadia Desdemona Lioce a Roberto Morandi), gli ultimi arrestati.

Ferrari tratta questo manipolo di irriducibili (nella lista non ci sono pentiti o dissociati) come se fossero suoi figli, lui che della stella a cinque punte ritiene forse di avere il copyright. Radiocarcere racconta che Ferrari, capelli rossi e un’infanzia in orfanotrofio, trent’anni fa, da latitante, si fece catturare pur di rivedere la fidanzata.
Perché Ferrari è sempre stato così: imprevedibile e imperscrutabile. Tanto che uno dei leader delle presunte nuove Br, Claudio Latino, intercettato dalle microspie della polizia, è sbottato: “Io non comprendo le finalità di tutta l’attività svolta da Mau”. Gli stessi dubbi che confondono gli investigatori.

Raciti, ordine d’arresto per il minorenne


Si aggrava la posizione di A.S., il diciassettenne indagato per l’uccisione dell’ispettore Filippo Raciti.
Il Gip del Tribunale per i minorenni di Catania, Alessandra Chierego, accogliendo la richiesta della Procura ha emesso nei suoi confronti un’ordinanza di custodia cautelare per omicidio volontario in concorso. Il provvedimento è stato notificato in carcere al minorenne dalla Squadra Mobile della Questura di Catania.

Il diciassettenne era detenuto per resistenza a pubblico ufficiale, ma da oggi è in carcere con l’accusa di omicidio volontario dopo la contestazione che gli è mossa dal Gip.
Il provvedimento restrittivo era stato sollecitato dal procuratore della Repubblica per i minorenni Gaspare La Rosa, e dai sostituti Angelo Busacca e Silvia Vassallo.
La posizione del giovane si aggravò già l’8 febbraio quando a conclusione dell’interrogatorio il Gip Chierego convalidò il suo fermo e dispose l’arresto del minorenne per resistenza. La Procura della Repubblica gli contestò l’accusa di concorso in omicidio volontario aggravato, iscrivendolo nel registro degli indagati anche per questo reato.
Il diciassettenne accettò di rispondere alle domande del sostituto procuratore Angelo Busacca e, alla presenza del suo legale di fiducia, l’avvocato Giuseppe Lipera, e i suoi genitori, negando però di avere ucciso l’ispettore Raciti.
Dopo alcune contraddizioni ammise di essere presente sulla scena che gli investigatori ritengono sia quella del delitto: la porta d’ingresso della Curva Nord dello stadio. Il minorenne ammise di avere partecipato a degli scontri ma negò con forza di avere ucciso il poliziotto. Ai genitori in lacrime urlò: “Non sono stato io…”.
Il fascicolo dell’accusa è stato integrato da prove documentarie che sono state ritenute convincenti dal Gip che adesso ha emesso un ordine di custodia cautelare per omicidio.

Gli avvocati difensori del diciassettenne indagato per l’uccisione dell’ispettore Raciti “dissentono totalmente dal teorema accusatorio proposto dalla Procura della Repubblica e allo stato avallato dal Gip” del tribunale per i minorenni che ha emesso nei suoi confronti un ordine di custodia cautelare per omicidio volontario in concorso.
“I difensori – si legge in una nota diffusa dallo studio Lipera – preso atto allo stato soltanto del contenuto del provvedimento, dichiarano espressamente che, nei modi e termini di legge, proporranno formale istanza di riesame al Tribunale della Libertà” competente, ritenendo sin d’ora che l’ordinanza applicativa della misura cautelare è ingiusta ed errata”.
Dallo studio legale Lipera si sottolinea che “il ragazzo respinge in maniera assoluta l’accusa e continua a protestare la sua innocenza rispetto alla morte dell’ispettore Filippo Raciti”.
“Nei prossimi giorni – annunciano i difensori di fiducia del diciassettenne- quando avremo contezza degli elementi processuali a fondamento dell’ordinanza e dopo l’interrogatorio del ragazzo, incontreremo i giornalisti per evitare equivoci o fraintendimenti, anche involontari, rispetto a qualsivoglia affermazione del giovane o dei suoi legali”. Poliziotti contro ultrà: in questo disegno, mostrato dai magistrati di Catania, la polizia scientifica ha spiegato in che maniera è avvenuto lo scontro tra il tifoso 17enne ora indagato per l’omicidio e l’ispettore Raciti. La ricostruzione si basa sulle riprese dall’alto di una telecamera a circuito chiuso dell’anello della curva Nord dello stadio, all’altezza della porta d’ingresso e uscita. Prima che avessero inizio gli scontri, spiegano i magistrati, si nota che “all’interno dello stadio c’è un gruppo di persone che si sta organizzando per attaccare la polizia”. A tenerli in collegamento con gli ultras all’esterno ci sarebbe un messaggero che porta il segnale d’ attacco entrando al “Massimino”.

Il risveglio dello Stromboli


Già da qualche giorno lo Stromboli aveva mandato segnali di risveglio. Un’intensa attività del vulcano, ripresa la mattina del 27 febbraio, è continuata anche nella nottata, in maniera sostenuta. Due bocche eruttive si sono aperte sul vulcano. Tre colate da ieri scorrono lungo la “Sciara del fuoco”, la profonda e ripida depressione sul fianco nord del vulcano, la strada aperta dalla devastante colata di cinque anni fa, e si riversano in mare.

La Protezione Civile ha fatto scattare il piano d’emergenza, e per tutta l’isola, bella e selvaggia espressione della natura incontaminata, sono risuonate le sirene che annunciano il pericolo.
Gli esperti non ritengono comunque imminente il pericolo che dallo Stromboli si stacchi una massa di roccia e lava, causando in mare un’onda anomala di tipo tsunami, come cinque anni fa. Ma poiché la situazione, sebbene sotto controllo, è in continua evoluzione, restano in vigore le misure precauzionali che da ieri vietano a residenti e turisti dell’isola delle Eolie di trovarsi a meno di 10 metri sul livello del mare.
“L’eruzione in corso è estremamente ben alimentata”, ha dichiarato presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia Enzo Boschi all’agenzia Reuters dopo il vertice e un sopralluogo in elicottero. “Non c’è però nessuna ragione di immaginarsi che a breve ci sia qualcosa di straordinario, la popolazione non è a rischio”, ha aggiunto il presidente dell’Ingv.

L’isola vive quindi una situazione di relativa tranquillità: i collegamenti marittimi tra Stromboli e le altre isole dell’arcipelago siciliano sono regolari e al momento resta in vigore il sistema precauzionale di allerta che da ieri prevede che non vi sia nessuno sull’isola al di sotto di 10 metri dal livello del mare.

L’emergenza è scattata dopo l’apertura di una frattura sullo stesso fianco del vulcano dal quale nel 2002 fuoriuscirono massicci flussi lavici seguiti da onde anomale. Era il 30 dicembre quando lo Stromboli eruttò provocando il distaccamento di un costone di pietra lavica di due milioni di metri cubi che causò due onde anomale a distanza di pochi secondi l’una dall’altra, provocando alcuni feriti e molti danni nei due paesi dell’isola.

Prodi: dentro o fuori

Il premier Prodi e il suo portavoce Silvi Sircana
Il giorno dei sì e dei no, il giorno decisivo per il ri-proposto governo Prodi. In Senato si vota la fiducia. Oggi il prof si gioca tutto.
A conti (quasi) fatti, sarà un voto sul filo di lana: sulla carta il centrosinistra può contare su 162 voti favorevoli (inclusi 4 senatori a vita) mentre il centrodestra su 157 voti contrari. Indecisi ancora due senatori a vita, Pininfarina e Andreotti. Hanno invece sciolto ogni riserva Luigi Pallaro e Franco Turigliatto.
Il primo, uscendo da Palazzo Chigi dopo un incontro con il premier Romano Prodi, ha fatto sapere: “Ho annunciato al presidente Prodi che voterò la fiducia per dare continuità”. Più tormentata la decisione del secondo. Il trozkista Turigliatto, dissidente in rotta con Rifondazione, ha fatto sapere che voterà la fiducia a Prodi. Ma mantenendo una certa distanza, cioè, per dirla alla vecchia maniera, turandosi il naso: “Quello di mercoledì sarà un sì molto critico con la totale libertà d’azione sui singoli provvedimenti”.
Il sì dei due senatori - a cui si aggiunge l’altro dissidente, l’ex pdci Fernando Rossi - è particolarmente importante nella logica dei numeri a cui sembra essere appeso il futuro dell’esecutivo. La maggioranza “politica” (senza cioè i senatori a vita) di 158 voti favorevoli è infatti ora più a portata di mano, considerando anche la disponibilità a votare per il governo annunciata nei giorni scorsi dall’ex leader dell’Udc, Marco Follini.
Quello del senatore centrista è un voto che vale doppio: non solo ce ne sarà uno in più a favore del governo, ma anche uno in meno in quota centrodestra.
La stessa Cdl, pur senza Follini ma con l’ex Italia dei valori Sergio De Gregorio ormai passato di fatto all’opposizione, potrebbe infatti contare su 156 voti. Se uno dei 158 consensi previsti dall’Unione dovesse andare ad aggiungersi a quelli della Cdl (ad esempio con un non voto in aula, che equivale ad un no) i due Poli sarebbero in assoluta parità, a 157.
E a nulla allora varrebbe la “protezione” di San Romano, che il calendario fa ricorrere proprio oggi.

A Sigonella “Ben vengano i marines”

Militari americani nella base di Sigonella
A darti il benvenuto, dopo strade polverose e fichi d’India, non è la bandiera a stelle e strisce ma una scritta gigantesca, «Rent a car», che si palesa all’improvviso dietro una curva, avanguardia d’America nel cuore della Sicilia profonda. Basta poco a capire che sei arrivato. E che quel cancello, di fronte al noleggio delle auto, segna l’ingresso a Sigonella, la più grande base Usa nel Mediterraneo con le sue 5 mila presenze tra militari e civili.
Una città di 145 mila metri quadrati con scuole, ospedale, piscina, teatro, campi da baseball, supermarket, luoghi di culto cristiani e islamici, bancomat che erogano soltanto dollari, un calendario di feste multietnico che annovera il Capodanno cinese del 18 febbraio e il Thanksgiving, quando i tacchini vanno a ruba.

Un pezzo di America precipitato a 16 chilometri da Catania (ma in provincia di Siracusa), alla latitudine di Tunisi, come il monolite di 2001 Odissea nello spazio. Varcare l’ingresso è un viaggio nel ventre degli States, nel loro orgoglio e nelle loro paure, proprio quando la protesta sull’allargamento della base di Vicenza risveglia le polemiche sulla presenza yankee in Italia. E investe anche Sigonella.
Che aria si respira dentro la cittadella della marina Usa? Come si vive? Panorama è andato a scoprirlo, trovando come cartolina di presentazione della base una macchina scassata al centro della piazza di Nas (Naval air station) 1, stazione riservata alle attività civili, a 10 chilometri da Nas 2, dove si concentrano quelle militari.

Tutti pazzi questi americani? «Niente affatto» spiegano «esponiamo le auto distrutte come monito: fa parte della nostra campagna per la sicurezza stradale». Poco lontano appare il cartellone traffic numbers che tiene il conto degli incidenti, con tanto di morti e feriti. Tra gli italiani la mano correrebbe a cornetti rossi o a più carnali attributi scaramantici. L’ammonimento brutale sembra funzionare: si è passati dai 574 incidenti del 2004 ai 323 del 2006.
Ma non si abbassa la guardia, tanto che una faccetta stilizzata è la prima immagine che appare ogni mattina all’accensione dei computer della base: sorridente se la notte è passata liscia, con gli angoli della bocca in giù se un incrocio ha tradito qualche ragazzo abituato alle strade lunghe e dritte dell’Arizona o del Kansas.

E magari un po’ sbronzo, a giudicare dalle riunioni degli Alcolisti anonimi che si ripetono tre volte alla settimana alle 7 di sera nello spazio multiconfessionale, luogo di culto dove si alternano messe cristiane, cerimonie islamiche, preghiere indù o buddiste. Basta premere un pulsante e il crocifisso viene issato sul tetto, l’altare scompare, i banchi dei fedeli fanno posto agli inchini verso la Mecca della minoranza islamica.
La stessa insistenza sulla sicurezza stradale, insieme con le ubique previsioni del tempo, governa la televisione interna, Afn (American forces network), dove speaker in divisa raccontano ai Sigonellans che cosa succede negli Usa e che cosa qui. Molto Iraq, molto terrorismo internazionale, molte cronache dalla base su gare sportive e feste tradizionali nei paesi dei dintorni, poco o niente sulle polemiche italiane, sulla marcia di Vicenza, su Romano Prodi stretto all’angolo dalla sinistra radicale.

In questo pezzo di Sicilia gli americani sono visti più o meno come i loro padri sbarcati mezzo secolo fa a liberare l’Europa, a portare il cioccolato, il boogie-woogie e i dollari. Tanto che i comuni fanno a gara per accaparrarseli, approvando modifiche ai piani regolatori che convincano i militari a costruire residence, a portare gente e ricchezza. Glieli presentano su un piatto d’argento, i progetti edilizi già autorizzati.
«Magari decidessero davvero di allargare la base» dice Antonino Santagati, sindaco di Motta Sant’Anastasia, la cittadina più vicina. «Il nostro comune è cresciuto grazie a Sigonella. Negli anni Settanta, mentre nel circondario donne e uomini erano ammantati di nero, qui c’erano già i discopub e i nightclub. Un balzo in avanti non solo economico, ma anche culturale».

È un indipendente di centro Santagati, eletto con l’appoggio della sinistra, e proprio non capisce le polemiche contro la base: «L’integrazione con gli americani è antica e si consolida al ritmo di dieci matrimoni all’anno tra siciliani e militari Usa. Invito chiunque a venire per vedere come viviamo». Tempi d’oro gli anni Settanta, quando nel territorio di Motta abitavano migliaia di americani, prima che fossero costruiti i complessi edilizi Usa e finisse la pacchia delle locazioni.
Adesso per le strade del paese, dalle insegne bilingui, solo 700 ospiti scelgono di stare nei «temporary lodging apartments», gli alloggi affittati in centro, in campagna, al mare. La maggior parte delle famiglie è distribuita tra le villette interne a Nas 1 e i due residence: dei Marinai, di fronte a Nas 2, e degli Aranci, nel comune di Mineo, villette standard che sembrano uscite da un fumetto di Topolino, dove si vive per la patria e il cheesecake.

Gli studenti della base seguono corsi simili a quelli delle accademie militari
Il sindaco di Lentini ha appena lanciato l’ultima esca, dando semaforo verde alla costruzione di 1.300 alloggi per 6.800 militari, notizia che ha gettato benzina sul fuoco della crisi di Vicenza, facendo parlare di prossimo allargamento anche della base siciliana e di scempio ambientale. «Nessuna variazione sull’entità del personale militare, solo nuove sistemazioni alloggiative» ha tagliato corto il ministero della Difesa. «Un’autonoma iniziativa del comune» ha rincarato gelidamente il comando di Sigonella.
Un gioco delle parti, secondo i pacifisti, i quali sostengono che George W. Bush abbia stanziato 675 milioni di dollari per la sola base siciliana e fanno quadrare il cerchio con la notizia (pubblicata dal quotidiano spagnolo El País) secondo cui il presidio sarà elevato a «postazione avanzata» di fronte all’islamismo radicale, insieme a quella navale di Cadice. I militari fanno spallucce: «L’unica verità è che il contingente negli ultimi anni si è costantemente ridotto».

E gli effetti sull’indotto a Motta Sant’Anastasia si sono fatti sentire. «Dei 300 che lavoravano stabilmente a Sigonella» lamenta il sindaco «hanno già perso il lavoro in 70 e sono finiti nelle liste di mobilità». Qui li vogliono, eccome, gli americani. E anche loro non si sottraggono al fascino dell’isola. «Tutto bello, vorrei restarci sempre» sospira John Selbyg, stangone di origini norvegesi che a Sigonella fa l’oculista. «Vado al mare anche adesso, a febbraio, e mi diverto a guardare la gente che mi fissa con gli occhi sgranati: per me fa sempre caldo».
Sembra un set di «E.R.» l’ospedale a tre piani nato nel 1993 che ogni anno assicura 68 mila visite e oltre 600 ricoveri. Una clinica ostetrica dove nel 2006 la cicogna è arrivata 160 volte, un reparto di ortopedia, un avanzato centro radiologico che in pochi giorni dalla richiesta garantisce tac, ecografie, mammografie.

Ma dietro quest’aria da clinica familiare, con i medici sorridenti e le sale d’aspetto colorate, si nasconde un ruolo strategico: l’ospedale è stato pensato come deposito di 6 mila sacche di sangue per le esigenze di tutta Europa, e da qui dipendono i presidi sanitari di Souda Bay, a Creta, e del Bahrein.
A girare tra gli edifici da Disneyland della base, con i pompieri dalle divise gialle e rosse che sembrano usciti da Happy days, con il rassicurante patrolman Andrew Dalessandro (una sorta di vigile urbano in bicicletta) che governa il traffico all’uscita da scuola, quasi ti dimentichi che al di là di qualche muro, nella Naval air station 2, ci sono le due piste di atterraggio da 250 metri in grado di garantire l’operatività di 80 fra aerei da trasporto, cacciabombardieri, pattugliatori.

Ti dimentichi, passeggiando tra la piscina e il supermarket che è un inno al colesterolo, che questa è una base militare a un tiro di schioppo dal mondo arabo e da Israele, una piattaforma proiettata su uno scenario internazionale diventato incandescente. Le preoccupazioni economiche non sono però solo dei siciliani. L’effetto di un americano che piange miseria vicino a Catania è surreale, ma tant’è: l’euro si è fatto sentire anche sui militari pagati in dollari, nell’immaginario sempre ricchi e con il sigaro.
Anche se i Sigonellans godono di una serie di agevolazioni fiscali e finanziarie, quelle che fanno gridare allo scandalo gli antimilitaristi, i quali calcolano che l’Italia aiuti le forze armate Usa presenti nel nostro Paese con 320 milioni di dollari l’anno, non in contanti ma in sgravi. In gergo si chiama «burden sharing», letteralmente condivisione dell’onere.

Di certo c’è che il carburante costa ai militari Usa circa 40 centesimi al litro. Ma non solo. A supporto dei Sigonellans è stata creata una fitta rete di servizi per scacciare la nostalgia di casa: palestra, sala delle slot machine, cinema, biglietti per il vicino campo da golf Il Picciolo, gare canore, concorsi da ballo, spettacoli di varietà, corsi di cucina, passeggiate per i paesini del circondario.

Un mondo di offerte che spazia dalla consulenza per risparmiare («Spendi più di ciò che guadagni? Hai bisogno di un aiuto?») al corso per combattere la sindrome da shopping compulsivo, ai programmi per dimagrire. Per ogni bisogno una soluzione: pratica, concreta, tangibile. La forza e l’utopia degli americani portate anche qui, sul pianoro polveroso di Sigonella. Così, quando esci dalla base e ti passa davanti un carretto siciliano stracolmo di carciofi, ti senti catapultata giù da un missile spazio-temporale. In pochi secondi, un altro mondo.

Sesso inceppato per un italiano su tre

Circa un terzo di italiani, cioè 5-6 milioni, soffrirebbe di calo del desiderio, debolezza sotto le lenzuola, eiaculazione precoce e infezioni

Problemi sotto le coperte? Probabilmente pochi, tra i maschi, alzerebbero la mano se qualcuno facesse loro, in pubblico, questa domanda. In realtà, le cose sono molto diverse.
Almeno nei numeri. Secondo un documento (qui: in .pdf) della Sia (Società Italiana di Andrologia), circa il 30 per cento degli uomini italiani, cioè 5-6 milioni, soffrirebbe di calo del desiderio, “debolezza” sotto le lenzuola, eiaculazione precoce e infezioni.

Non solo. Circa un 18enne su due è a rischio infertilità per malattie a trasmissione sessuale o mini-anomalie non diagnosticate, queste ultime in netto aumento anche a causa di un ambiente che ci sottopone sempre di più all’azione di radiazioni, ormoni e pesticidi.

Per insegnare ai maschi italiani come prendersi cura al meglio del proprio benessere intimo, gli esperti della Sia hanno lanciato la VII Settimana della prevenzione andrologica. Sette giorni di visite specialistiche gratuite, che da lunedì 12 a lunedì 19 marzo (domenica esclusa) coinvolgeranno in tutta Italia 176 centri e oltre 270 medici.
L’iniziativa è stata presentata a Milano dal presidente della Sia, Vincenzo Gentile, e dal coordinatore della Commissione Sia per la Settimana della prevenzione andrologica, Ciro Basile Fasolo. Per l’occasione, gli specialisti lanciano un appello a tutti gli uomini italiani: “Per la festa del papà fatti un regalo, scopri di più sulla tua salute sessuale”.

Con le sei precedenti settimane della prevenzione la Sia ha raggiunto finora 30 mila cittadini. E per questa edizione 2007 la Sia offre ai partecipanti l’opuscolo La salute è ciò che conta nella vita, e anche sotto la vita, con le informazioni e consigli dall’andrologo per tutta la vita dell’uomo. Cliccando sul sito www.andrologiaitaliana.it, inoltre, sarà possibile individuare il centro più vicino a casa e prenotare telefonicamente la visita.

Raciti, stadio dissequestrato. A metà

E il “Cibali” di Catania , o Massimino come dir si voglia, alla fine viene dissequestrato. Ma solo in parte.
Da un lato la Procura della Repubblica di Catania ha disposto il dissequestro dello stadio proprietà del Comune di Catania: il 3 febbraio scorso erano stati posti i sigilli nell’ambito dell’inchiesta sugli scontri durante il derby con il Palermo e sull’omicidio dell’ispettore capo di polizia Filippo Raciti . Dall’altro la Procura della Repubblica per i minorenni di Catania ha disposto il sequestro della Curva Nord.
Il sequestro, eseguito dalla Digos della Questura di Catania, è motivato con la necessità che “il luogo del delitto non muti per la ricostruzione della dinamica dei fatti” (ecco il video).
I sostituti procuratori della Repubblica del tribunale per i minorenni Angelo Busacca e Silvia Vassallo hanno chiesto al Gip Alessandra Chierego l’emissione di un ordine di carcerazione per il diciassettenne indagato per il delitto.

L’inchiesta su curve e ultrà

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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