A Vicenza non erano più di 30 gli estremisti che gridavano: “Fuori i compagni dalle galere, dentro la Digos e le camicie nere”. Pochi e a viso scoperto (anche se sconsigliavano scatti e riprese a fotografi e videooperatori). Eppure, gli investigatori dell’ufficio politico della questura e quelli della direzione centrale della polizia di prevenzione di Roma stanno esaminando le immagini del corteo di sabato 17 febbraio alla moviola.
Per capire chi ci fosse dietro i due striscioni di solidarietà per gli arrestati del 12 febbraio, ma soprattutto chi reggesse quello bianco e rosso con sopra scritto “Libertà per i compagni” e firmato “dai vostri compagni di lotta”.
Ad accendere la curiosità degli investigatori è stato il simbolo disegnato sul lenzuolo: una stella rossa dietro le sbarre di una cella. Un’immagine che vale più di una rivendicazione: è il marchio di Soccorso rosso, l’organizzazione internazionale che tiene unite tutte le anime eversive d’Europa, dall’Italia, al Belgio, dalla Spagna alla Svizzera, e che il 4 e il 5 novembre, a Basilea, ha organizzato la “Seconda conferenza internazionale di lavoro”, praticamente gli stati generali del movimento.
A Zurigo vive la mente di Soccorso rosso, Andrea Stauffacher, estremista indagata nella recente inchiesta sulle nuove Brigate rosse, il Partito comunista politico-militare.
Il Sisde, servizio segreto civile, già nel 2004 avvertiva che la donna era a conoscenza dei piani segreti delle nuove Br e che dava sostegno logistico al suo ideologo, Alfredo Davanzo. Ora la «Signora», come viene chiamata, è sotto inchiesta proprio per queste relazioni. Ma lei, già finita nelle carceri elvetiche, non pare turbata e continua a tessere la sua rete di sostegno alle lotte di tutti i suoi compagni.
La prova concreta: due volantini di solidarietà agli arrestati del 12 febbraio, distribuiti durante il corteo vicentino. Il primo era firmato “dalla commissione per un Soccorso rosso internazionale” e denunciava “il nuovo attacco contro il movimento rivoluzionario, realizzato in combutta tra lo stato italiano e quello svizzero”. Il documento si concludeva con un avvertimento: “Niente fermerà il processo rivoluzionario”.
L’altro ciclostilato si intitolava “Terroristi sono i padroni e il loro stato!” ed era siglato dai “compagni e le compagne per la costruzione del Soccorso rosso in Italia”. Nel testo, più articolato, gli estensori definiscono il pm milanese Ilda Boccassini “toga nera” e “contigua allo schieramento di centrosinistra”; solidarizzano con i militanti in galera che “vengono dipinti come banditi o residui del passato”; e rivendicano “l’internità” tra i lavoratori delle “componenti rivoluzionarie”; quindi invitano alla “mobilitazione contro le politiche antiproletarie e guerrafondaie del governo Prodi e, in particolare, a partecipare alle iniziative di solidarietà agli arrestati di quest’ultima operazione repressiva”.
Slogan finale: “Solidarietà per i compagni sequestrati dallo stato borghese!”. Da mesi gli analisti della polizia studiano la rete che sta crescendo intorno al progetto di un Soccorso rosso italiano. Oltre che sul centro proletario milanese Ilic (citato nell’ordinanza di custodia cautelare dei presunti brigatisti), le informative puntano sulle attività di Paolo Maurizio Ferrari, uno dei fondatori delle Brigate rosse, rimasto in carcere per trent’anni senza usufruire di alcun beneficio, sebbene fosse accusato di sequestro di persona e non di omicidio.
È uscito nel maggio 2005 e da allora, secondo gli investigatori, è uno dei punti di riferimento del centro sociale milanese Panetteria occupata. Ma soprattutto è l’animatore di Olga, il movimento “È ora di liberarsi dalle galere” www.autprol.org).
Tra i “materiali” a disposizione sulla rete, il documento più recente risale a gennaio e getta le basi “per lo sviluppo di un percorso di lotta contro l’istituzione carceraria”. Il sito rimanda all’elenco aggiornato dei “prigionieri politici”: i brigatisti della vecchia generazione (da Cesare Di Lenardo a Maria Cappello), i loro eredi (da Nadia Desdemona Lioce a Roberto Morandi), gli ultimi arrestati.
Ferrari tratta questo manipolo di irriducibili (nella lista non ci sono pentiti o dissociati) come se fossero suoi figli, lui che della stella a cinque punte ritiene forse di avere il copyright. Radiocarcere racconta che Ferrari, capelli rossi e un’infanzia in orfanotrofio, trent’anni fa, da latitante, si fece catturare pur di rivedere la fidanzata.
Perché Ferrari è sempre stato così: imprevedibile e imperscrutabile. Tanto che uno dei leader delle presunte nuove Br, Claudio Latino, intercettato dalle microspie della polizia, è sbottato: “Io non comprendo le finalità di tutta l’attività svolta da Mau”. Gli stessi dubbi che confondono gli investigatori.
- Mercoledì 28 Febbraio 2007
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Commenti
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Il 6 Marzo 2007 alle 15:52 Panorama.it – Italia » Blog Archive » Troppo bravi a indagare sulle Br, via dal Sisde ha scritto:
[...] Erano al vertice del Sisde (Servizi per l’informazione e la sicurezza democratica) e grazie a loro è nata e si è sviluppata l’inchiesta che ha permesso di individuare le ultime cellule delle nuove Br. Grazie alle loro intuizioni, già dal 2004, Alfredo Davanzo era stato indicato come leader del Partito Comunista militare-politico ed era stata avviata l’operazione denominata in codice “Tramonto Rosso”. Ma proprio due giorni dopo gli arresti disposti dalla procura di Milano ed eseguiti dalla polizia (che in nome del politically correct aveva ribattezzato l’operazione semplicemente “Tramonto”), i tre superagenti segreti sono stati “scaricati”. Il neodirettore del Sisde Franco Gabrielli (proveniente dalle file della Polizia di Stato, ha preso il comando del servizio segreto civile il 16 dicembre 2006) ha ritenuto di “metterli a disposizione”: Pasquale Angelosanto, capo del raggruppamento operativo centrale è ritornato tra i carabinieri del Ros. Enrico Cataldi, responsabile della divisione eversione del Sisde, è diventato vicecomandante dell’Arma nel Lazio. Sotto la scure di un poco tempestivo spoyls system è caduto anche Alfredo Mantici: da quasi trent’anni all’interno del servizio, era cresciuto fino a diventarne il direttore del Dipartimento analisi e responsabile della rivista Gnosis: insomma, la memoria storica degli 007, l’uomo in grado di ricostruire collegamenti e ricordare episodi più lontani nel tempo, fino agli anni più bui del terrorismo rosso. Privato di un ruolo al Sisde è tutt’ora in attesa di incarico. Non essendo un ex appartenente alle forze di polizia per lui sarà necessario trovare un posto da direttore generale in una amministrazione dello Stato. [...]
Il 17 Aprile 2007 alle 12:11 La Rete europea del terrorismo rosso » Panorama.it – Italia ha scritto:
[...] Le lettere dal carcere dei presunti neobrigatisti arrestati il 12 febbraio, pubblicate su un sito Internet hanno fatto scattare le indagini della procura di Milano e del ministero della Giustizia. Ma, in realtà, a preoccupare gli investigatori non è tanto il sito di “Soccorso rosso“, ma l’organizzazione che rappresenta e che ha ramificazioni in molti paesi europei, soprattutto Svizzera, Belgio, Francia, Germania, Spagna e Italia. Per questo proseguono le indagini sull’attivista più impegnata nel tessere questa rete, l’estremista svizzera Andrea Stauffacher. La donna, indagata dalla procura di Milano, era in stretto contatto con alcuni tra gli arrestati, in particolare Claudio Latino, Vincenzo Sisi e Alfredo Davanzo (gli ultimi due sono autori, con Davide Rotondi, Massimiliano Gaeta e Davide Bortolato, delle lettere sul sito). Intanto, il 6 aprile, a Parigi due cittadini spagnoli e tre italiani, ben noti alla Stauffacher e alla polizia, sono stati condannati per associazione per delinquere finalizzata alla commissione di più reati (l’accusa di terrorismo è caduta nel 2006). Il nome più importante è quello di Giuseppe Maj, fondatore dei Carc (Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo), palestra ideologica di alcuni dei presunti neobrigatisti arrestati a febbraio, in particolare Latino, all’epoca delfino di Maj. Poi Maj ha lasciato i Carc per fondare il Nuovo partito comunista italiano, una formazione clandestina che punta alla rivoluzione dal basso e non attraverso avanguardie armate. Quindi è fuggito in Francia, dove vive dl 1999 (ha lasciato l’Italia poco prima dell’omicidio del giuslavorista Massimo D’Antona da parte delle Brigate rosse). Anche il Npci ha un sito di sostegno monitorato dai nostri investigatori. Vi si legge che il deputato di Rifondazione comunista Francesco Caruso, avrebbe protestato con il console francese per le modalità del processo. Sul sito c’è anche un articolo di Caruso (pubblicato sulla Voce della Campania nell’estate 2006) in difesa del fondatore del Npci: “La colpa di Giuseppe Maj? Essersi dichiarato apertamente comunista…»”. Di seguito l’elenco dei procedimenti per associazione sovversiva in cui è stato assolto o che si sono conclusi con l’archiviazione. Maj (accusato, tra l’altro, di fabbricazione e utilizzo di documenti falsi), dovrà scontare in Francia una pena di 5 anni (gli stessi di Giuseppe Czeppel, 2 per Angelo D’Arcangeli) poi dovrà lasciare il paese da cui è stato interdetto. Anche in Italia sarà presto processato (al momento non è ricercato e non è stata richiesta l’estradizione), dalla tribunale di Bologna. Questa volta ad accusarlo per associazione sovversiva è il sostituto procuratore Paolo Giovagnoli: “Ci siamo occupati della sua attività clandestina e di quella di un’altra dozzina di persone. Siamo in attesa che il gip fissi la prima udienza”. [...]
Il 1 Maggio 2009 alle 16:06 In Rete la guerra informatica tra polizia e antagonisti » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Caccia allo sbirro sarebbe riconducibile al Nuovo partito comunista italiano (Npci), che ha sede in Francia. Ma nonostante il sito sia stato registrato all’estero, la Polizia postale ha identificato i presunti autori, che sono appunto indagati. Si tratta di italiani. Prima però che il blog anti polizia fosse oscurato dalla magistratura, ci hanno pensato dei pirati informatici. Qualche giorno fa infatti è stato “hackerato” da una sedicente e misteriosa “NetGods hacker crew”, che l’ha reso inaccessibile, così come il sito della “Voce” del Nuovo Pci. [...]
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