Archivio di Febbraio, 2007

Dimissioni, reincarico, fiducia. La settimana di passione di Prodi non è ancora finita.
Martedì 27 febbraio il capo del governo sarà al Senato per tentare di convincere, con il suo discorso, i tanti perplessi senatori. Che daranno responso giovedì 1 marzo alle 21. Il voto finale alla Camera è fissato invece per venerdì mattina.
Gli ultimi “boatos” dicono che probabilmente aggiungerà il suo voto a quelli del centrosinistra anche il senatore italoargentino Luigi Pallaro, che potrebbe risultare decisivo ai fini di quella “maggioranza politica autosufficiente” circa la cui esistenza Prodi e alleati hanno rassicurato il presidente Napolitano.
“Sono orientato a votare per Prodi: gli ho chiesto un incontro. Vedremo…” ha detto in un’intervista al Tg1, spiegando le ragioni che l’avrebbero convinto: “I miei elettori chiedono di non provocare una crisi di governo”.
Pallaro, uno dei dodici onorevoli eletti all’estero, ha lasciato il Paese 52 anni fa e si mantiene grazie ad attività e affari in Argentina e Uruguay. Singolare che il futuro di Prodi e dell’Unione siano appesi a lui. Come da lui dipenda se già a partire da questo fine settimana il Paese potrà contare su un esecutivo tornato nella pienezza dei suoi poteri.
Sarà invece il trotzkista piemontese Franco Turigliatto a decidere quanto tempo potrà “tirare a campare” il governo, eventualmente ri-fiduciato, di Romano Prodi. Lui, che insieme all’altro dissidente del Pdci, Ferdinando Rossi, ha fatto cadere il Prof nel vuoto della crisi, continua a recitare la parte della spina nei fianchi molli del governo su temi di politica estera come il rifinanziamento della missione italiana in Afghanistan.
Vista così la situazione del Prof e dell’Unione lascia davvero perplessi: prima ancora di tornare alla normalità - cioè ad accapigliarsi sulle ormai note questioni: radicali contro riformisti, Tav sì-Tav no, pensioni sì, Dico no - il governo (e il Paese) dovranno superare lo scoglio di singoli senatori che sono presi da travagli e calcoli personali. Ovviamente legittimi anche se nessuno può ancora dire se siano anche utili e fondati.
Con la fiducia in Senato, ricomincia anche il gioco del pallottoliere.
A palazzo Madama fervono i conti. Ce la farà Romano Prodi o no mercoledì sera?
I senatori in tutto sono 322: 315 eletti, più sette senatori a vita, di cui politicamente l’Unione ha detto di non avere bisogno.
Considerando che il presidente del Senato, Franco Marini (per consuetudine) non vota i votanti (a ranghi idealmente completi) dovrebbero essere 314 più i senatori a vita.
La metà è 157, quindi l’asticella politica, senza contare i senatori a vita per l’Unione, è fissata a 158 voti.
101 sono i senatori dell’Ulivo, 26 quelli di Rifondazione, 10 quelli del gruppo Verdi-PdCI, poi 10 senatori delle Autonomie che voteranno compatti per il centrosinistra.
Più complesso il gruppo misto dove ci sono 4 voti certi provenienti dall’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro e altri 3 provenienti dall’Udeur di Mastella, un voto da Marco Follini (Italia di Mezzo) e un voto da Pietro Fuda del Partito democratico meridionale e l’ultimo arrivato el senador Luigi Pallaro che al Tg1 ha detto che voterà la fiducia.
Sommando tutti questi voti si arriva a quota 157.
Manca dunque ancora 1 voto per arrivare alla soglia di sicurezza: a decidere le sorti della fiducia in Senato saranno quindi 3 senatori del gruppo misto, ovvero Fernando Rossi (ex PdCI già sul banco degli inquisiti per la scorsa caduta) e Franco Turigliatto (Rifondazione per cui vale lo stesso discorso di Rossi) e Sergio De Gregorio (eletto nella fila dell’Idv in seguito passato al centrodestra che lo ha innalzato alla presidenza della commissione Difesa del Senato).
Poi i sette senatori a vita: Giulio Andreotti ha assicurato il proprio voto all’Unione e altrettanto sembrerebbe fare Sergio Pininfarina, la cui presenza però non è certa. Non sono in dubbio per Prodi i voti di Carlo Azeglio Ciampi, Emilio Colombo, Rita Levi Montalcini e Oscar Luigi Scalfaro.
Francesco Cossiga invece ha preannunciato il suo voto contrario al governo.

Ci si permetta una domanda: è una vendetta?
Speriamo di no, altrimenti si aprirebbe un vero e proprio conflitto. Vero che gli insegnanti, da qualche mese a questa parte, sono nell’occhio del ciclone e di Youtube in particolare: vittime, più o meno incosapevoli, dell’esuberanza fisica degli alunni.
Ma ancora non ci capisce cosa abbia spinto una maestra di sostegno di una seconda elementare della scuola Luigi Cadorna in via Dolci a Milano, a tagliare la lingua di un alunno troppo vivace, un bambino di 7 anni, provocandogli “una ferita a tutto spessore” giudicata guaribile in dieci giorni.
L’episodio, per come lo racconta il legale della famiglia del piccolo ferito (che chiede a gran voce che la giovane insegnante sia radiata dalla scuola), è avvenuto il 20 febbraio in una seconda classe. Vittima del ferimento un bambino di nazionalità italiana, figlio di una coppia di immigrati tunisini. “Siamo tutti increduli” commenta l’avvocato Piero Porciani. “È vergognoso pensare che a insegnare siano mandate persone non monitorate dai vertici scolastici. La ragazza era al primo anno di insegnamento, un bel biglietto da visita”.
“Di fronte a comportamenti di tale gravità è solo una la risposta possibile: tolleranza zero”: così il ministro della Pubblica istruzione Giuseppe Fioroni commentando la vicenda. “Le centinaia di migliaia di insegnanti seri della scuola italiana non meritano di essere screditati da pochi irresponsabili”.
La decisione di avviare la procedura di licenziamento per l’insegnante elementare è stata presa dal direttore scolastico regionale della Lombardia d’intesa con il ministro. Da parte sua la maestra, un’insegnante di sostegno 22enne alla sua prima esperienza con un incarico a termine fino al prossimo 30 giugno, si difende attribuendo l’incidente a una mossa imprevedibile dell’alunno.
Secondo quanto risulta dai carabinieri che hanno raccolto la denuncia, l’insegnante ha ammesso di avere effettivamente minacciato il bambino che girava per la classe di tagliargli la lingua. Ma in maniera scherzosa , accompagnando le parole con un paio di forbici in mano. Ha aggiunto però che è stato il ragazzino, con un movimento improvviso e imprevedibile, ad avvicinarsi con la lingua alle forbici. La maestra è stata denunciata per lesioni colpose.
Secondo quanto confermato dall’avvocato che tutela la famiglia, dal giorno dell’episodio il piccolo è sotto choc. “Mio figlio sta ancora male” dice la madre (guarda il video) “ha tanto dolore sulla lingua e non vuole tornare più a scuola. Non mi aspettavo che potesse avvenire da una maestra, da un bambino forse sì, e invece è successo. Mio figlio” ha raccontato “stava temperando la matita e lei gli ha detto Ahmed stai fermo se non stai fermo ti taglio la lingua. Lei lo ha chiamato e lo ha sgridato, lui è andato da lei e lei gli ha detto tira fuori la lingua. Lui ne ha tirato un pochettino ma lei gli ha chiesto di tirarne fuori di più e poi gli ha tagliato quasi a metà la lingua. Meno male che il bambino si è allontanato se no gliela tagliava tutta”.

Non è più nemmeno una battuta, ormai: al primo vigile che, armato di penna e blocchetto, s’aggira per le macchine parcheggiate dove non si potrebbe, viene spontaneo chiedersi: “E quanti soldi servono al Comune?”. A rendere lapalissiana la costatazione del fatto, le cifre: le multe valgono 1,25 miliardi di euro all’anno, cioè 35 euro per ogni italiano con patente. Praticamente, un’altra, l’ennesima, imposta aggiuntiva che grava sui cittadini.
UN GRUZZOLO DA 1,44 MILIARDI
A dare i numeri, cioè a renderli pubblici, un’indagine condotta da Il Sole 24 ore su oltre 8.000 comuni. Fra il 2001 ed il 2005 le multe sono salite del 52%: una crescita dovuta principalmente agli eccessi di velocità registrati da vigili e Polizia stradale grazie agli autovelox. Insomma gli automobilisti piangono e le casse comunali sorridono.
Tanto più che se si sommano anche le entrate di Polizia Stradale, Carabinieri e Guardia di Finanza, che hanno raggiunto quota 201 milioni, il gruzzolo vale 1,44 miliardi.
Il picco è stato registrato nel 2004, quando gli accertamenti per infrazioni al codice della strada hanno superato il miliardo di euro, segnando un incremento del 21% rispetto all’anno precedente.
Fra le città, sono le due metropoli, Roma e Milano, a vantare il primato assoluto delle multe. Nel 2005 la Capitale ha registrato solo con le sanzioni 207 milioni di euro di entrate, mentre a Milano le entrate sono state 81 milioni.
Se si guarda invece al rapporto multe/imposte spicca Santa Luce in provincia di Pisa (piccolo comune toscano con 1.465 abitanti) dove in 800 metri c’è il record italiano delle contravvenzioni: nel 2005 la macchinetta che rileva la velocità ha emesso accertamenti per circa 1,7 milioni di euro, cioè il 326% di quanto incassato lo stesso anno in imposte, per un valore di mille e cento euro ad abitante, il rapporto multe-cittadini più alto d’Italia.
AMICO AUTOVELOX
Un caso isolato? Niente affatto: se vi capita di passare in auto dalle parti di Forlì, potreste fare la fortuna di Franco Cedioli, sindaco di Roncofreddo, che ha scoperto una miniera d’oro lungo la strada di scorrimento veloce che attraversa il piccolo borgo. È bastato piazzare un autovelox nel punto giusto perché i ricavi da sanzione stradale, 9 mila euro nel 2004, schizzassero l’anno successivo a 727.419, per la gioia delle casse comunali.
“Se in media il rapporto sanzioni-tributi locali si situa a quota 6,92% - si legge su Il Sole 24 Ore - sono sette i comuni in cui le entrate da infrazioni al codice della strada fruttano il doppio e 23 quelli in cui rappresentano più del 100%.
In 27 città, invece, l’incasso delle multe è stato superiore a 200 euro per abitante. A pagare di più è chi abita nelle regioni del Centro: 41 euro a testa. Seguono i cittadini del nord-ovest, con 27 euro ciascuno e del Nord-est (22 euro). In fondo il sud, con 16 euro, e le Isole (14 euro)”.
In tutta Italia, quindi i giustizieri in pettorina continuano a colpire. Si mimetizzano, stanno nascosti e al momento opportuno, zac: 68 euro di ammenda. Il comune incassa e ne gira 25 alla società che gestisce gli ausiliari. Più multe fai più guadagni: la dedizione al lavoro del singolo ausiliario si misura con la produttività. I più bravi portano a casa anche cento contravvenzioni al giorno.
Ma se si incrociano i dati dei Comuni con quelli forniti dall’Aci, come fanno ad aumentare le infrazioni, se il numero degli incidenti stradali è da tre anni in drastico calo? “Facile” rispondono al Codacons. “Nei grandi centri urbani si va sul sicuro: 2 verbali su 3, ormai, arrivano da situazioni statiche come doppie file e divieti di sosta. I rischi di contestazione, così, sono prossimi allo zero”.

I voti sono vergati a penna a fianco di ciascuna delle dieci pubblicazioni del candidato: 2,5 più 1,5 più 1,5 e così via fino a un totale di 17. Ma se poi si passa al verbale definitivo, che Panorama ha potuto sfogliare, il punteggio lievita a 36. Con questo risultato: il candidato che senza l’inspiegabile modifica non ce l’avrebbe fatta si aggiudica invece uno dei 16 ambitissimi posti di dirigente di ricerca al Cnr, area scienze della Terra.
È solo una delle anomalie riportate nel libro bianco dell’Usi rdb, una sigla sindacale interna, sull’ultimo concorso per carriera interna del maggiore ente pubblico di ricerca italiano: evento attesissimo da un migliaio di scienziati “anomali permanenti”, quelli al Cnr da almeno 12 anni ma senza promozioni per i continui blocchi dovuti alle Finanziarie.
Punto di partenza dell’indagine dell’Usi rdb, i numeri, su cui sindacato e Cnr non concordano. Secondo l’Usi rdb, il 53,7 per cento della comunità scientifica del Cnr, fra cui molti anziani in servizio, ha subito una bocciatura. Come è possibile, si sono chiesti, affiancando intanto nei ricorsi oltre 100 silurati.
Il Cnr ribatte che in realtà, “soprattutto per i passaggi a primo ricercatore, la percentuale dei vincitori con oltre 12 anni nel ruolo aumenta sensibilmente, oltre il 10 per cento, se si tiene conto del periodo come contrattista a tempo determinato, comunque servito a fare ricerca e a pubblicare”.
Non è solo questione di numeri. Da quello spunto, ed esaminando centinaia di verbali dei 2.345 partecipanti, l’Usi rdb ha notato per esempio queste anomalie nel concorso: promozioni a dirigente di ricerca di candidati che non avevano nemmeno un giorno d’anzianità nel profilo precedente; un commissario d’esame che, in barba all’incompatibilità, risulta coautore di pubblicazioni di un esaminato che poi ha vinto; giudizi identici ma con voti diversi, in un caso un sindacalista interno del Cnr è risultato vincitore, l’altro solo idoneo.
Una ricercatrice inserita nel gruppo di 12 donne che, con il Nobel Rita Levi Montalcini, hanno fatto la storia del Cnr, non ha ottenuto alcun avanzamento: la commissione che la valutava, tra altre incongruenze, secondo l’Usi rdb, le ha attribuito un punteggio inferiore per una pubblicazione di cui è prima autrice, rispetto alla seconda autrice che invece ha ottenuto il doppio dei voti.
Il sindacato parla di “metodi di valutazione illegittimi e profondamente difformi tra le commissioni”. Sarebbero stati assegnati punteggi a semplici email presentate come titoli, “ma non hanno considerato validi attestati internazionali” lamenta la ricercatrice Rita Balocchi.
Al Cnr replicano che “le commissioni sono sovrane nell’esprimere il giudizio, nell’ambito dei criteri fissati dai bandi”. La Usi rdb intanto ha consegnato il rapporto al ministro della Ricerca universitaria, Fabio Mussi, chiedendo verifiche. Il ministro sta valutando, caso per caso, eventuali provvedimenti.

È successo che al Senato erano richiesti 160 voti. L’Unione è riuscita a raccimolarne 158, perché due senatori a vita si sono astenuti (e al Senato astenersi è come dire no), un altro ha proprio votato contro. In più due senatori eletti nel Prc e nel Pdci hanno detto di picche… Così D’Alema si è visto bocciare le linee guida della sua politca estera e Prodi è andato al Colle a dimettersi. Ora per tornare a governare, al Prof servono più voti in Senato, la metà più uno di 322: 158 li ha (ne avrebbe 157 perché il senatore eletto all’estero, Luigi Pallaro, che finora aveva sostenuto il governo, ha già detto “No a un Prodi bis”. Però potrebbe tornare in Aula, guarito dall’influenza, il senatore a vita O. Luigi Scalfaro che darà la sua fiducia). Bisogna imbarcare qualcun altro, superare la quota dei 160. Il presidente Napolitano infatti ha premuto prima di rimandare l’esecutivo alla Camere per arrivare almeno a 162, per stare tranquilli e tirare avanti per qualche mesata in più. Ma dei due dissidenti della sinistra radicale non ci si può fidare: a meno di fare la figura di Tafazzi che ama prendersi a martellate le parti basse.
Non si può non tener conto poi che nei 12 comandamenti che Prodi ha fatto firmare ai 10 partiti alleati, sono stati tolti i Dico provocando una certa delusione tra i Radicali ma ottenendo il riavvicinamento dell’ex dipietrista De Gregorio e del senatore a vita Andreotti. Il corteggiatissimo Marco Follini dovrebbe poi dare l’appoggio a un governo di Centro-centrosinistra in cambio di una poltrona ministeriale. Difficile invece che i due senatori del Movimento per l’Autonomia di Lombardo possano abbandonare la CdL. A questo punto, considerando il sì certo dei senatori a vita Ciampi, Colombo e Levi Montalcini, il pallottoliere di Palazzo Madama è fermo ancora a 160..
A questo punto al Prof serve un vecchio pallottoliere, ma nei dodici punti programmatici non ce n’è traccia…

Il primo è stato Stefano Bruccoleri di Alessandria, “senza fissa dimora di successo”, che un blog l’ha aperto nel settembre 2004.
Nel luglio 2006 è arrivato il blog degli homeless di Bologna che gravitano attorno al centro diurno di via del Porto. L’esperimento è stato imitato dai clochard di Roma e da quelli di Milano lo scorso dicembre: due blog per raccontare la vita di strada in presa diretta, senza filtri e censure. E adesso Victor, Stefano, Andrej e compagni puntano alla rete nazionale dei blogger senzatetto.
Il progetto è fattibile: Non superare la linea gialla ha registrato 25 mila contatti in una manciata di giorni e Victor, ex ricco catapultato fra i binari alla ricerca di se stesso, ha avviato i contatti con Roma. “La prossima tappa di questo viaggio sarà la stazione Termini” anticipa. “Vorremmo che chiunque ha una storia di strada possa raccontarla sul blog”.
Come Ina, fuggita da un marito violento dopo 16 anni di botte, come Antonello e Ivano, come Magid. l’uomo del deserto “adottato” anche lui dalla stazione milanese. I pensieri, i racconti, le foto e i filmati sono postati dai volontari. Stessa cosa succede per la Notte dei Senza fissa dimora di Roma: una finestra sul disagio, ma anche un veicolo efficace per informare i compagni vagabondi del caro-affitti delle case popolari e dell’emergenza freddo, con indicazioni sulle fermate del metrò in cui trovare rifugio nelle notti di gelo.
“I testi non vengono corretti, sono il risultato autentico dei loro pensieri” racconta Massimiliano Salvatori, l’operatore che li affianca nell’avventura telematica di un diario collettivo. “Credo che siano maturi i tempi per una federazione nazionale dei blog di strada, perché le esperienze di questo genere si stanno moltiplicando e i contatti si fanno più frequenti e stabili” continua Massimiliano, che l’estate scorsa ha raccolto la sfida dell’amico Stefano Bruccoleri, “uno col pallino delle inchieste dal basso”.
Stefano, che al momento abita in una comune di Piacenza, non ha altro che una bicicletta (ha percorso 19 mila chilometri in 24 mesi), una penna usb, una macchina digitale e una teoria solidissima sui vantaggi della tecnologia per le classi povere: “Se non ci fosse internet non potrei informarmi e non saprei come far sentire la mia voce. La tecnologia è un valido alleato dei poveri e degli invisibili, che altrimenti verrebbero raccontati solo da quelli che poveri non sono”.
La sua biografia è una dimostrazione vivente di questo assunto. Morti padre, madre e fratello in pochi mesi, rimasto senza un tetto sulla testa, costretto a prendere confidenza con i dormitori e il sacco a pelo, “a 38 anni rischiavo di impazzire. Non potendomi permettere un analista ho fatto un patto col web: massima sincerità da parte mia, in cambio avrei avuto una terapia a basso costo”. Un euro l’ora, il prezzo di una tariffa agevolata per postare dagli internet point stralci di vita. Su quel diario virtuale, il blog pioniere dei clochard italiani, gli amici e la compagna hanno appreso della sua malattia. “Sono sieropositivo” racconta. “E non sapendo come comunicarlo l’ho scritto sul mio blog”. Il blog ha migliorato la sua vita, sostiene. “Adesso non ho paura di perdere i contatti con le persone. Se mi regalassero una casa non accetterei. Semmai mi servirebbe un portatile”.
Siamo al paradosso. Se l’indignazione iniziale aveva inaugurato la linea dura sulle violenze ultrà dentro e introno agli stadi, a sole tre settimane dalla morte dell’ispettore di Polizia, Filippo Raciti, le maglie si sono allargate quasi per riportare nel mondo del calcio una forzata normalità.
E se dal punto di vista della sicurezza altri 12 impianti sono stati dichiarati agibili dall’Osserrvatorio del Viminale, dal punto di vista giudiziario il Tribunale della libertà di Catania ha decisio di confermare l’arresto per uno solo dei sette ultrà fermati in seguito ai gravissimi incidenti avvenuti nei pressi dello stadio Massimino lo scorso 2 febbraio, che portarono alla tragica morte dell’ispettore Filippo Raciti.
La decisione ha suscitato sconcerto e stupore, visto che di fatto azzera i provvedimenti presi dal Tribunale del riesame per minorenni, che aveva invece confermato l’ordine di arresto per cinque dei sette indagati. Secondo quanto si è appreso in ambienti giudiziari, la Procura sta valutando l’ipotesi di ricorrere in Cassazione contro la decisione del Tribunale della libertà e di avanzare richiesta di giudizio immediato per i giovani.
I cinque “graziati” sono stati rispediti a casa agli arresti domiciliari e uno ha l’obbligo di firma. Resta rinchiuso nel carcere minorile di Bicocca il minore accusato dell’omicidio dell’ispettore Raciti.