
“Firenze non è Disneyland, con tram superveloci che sembrano metropolitane a cielo aperto, sfiorano pericolosamente i monumenti del centro e non permettono ai turisti di gustare le bellezze della città. È una questione di logica e di buon gusto. Domenici vuole fare l’americano sulla pelle dei fiorentini”.
La posizione di Paolo Bonaiuti, fiorentino, portavoce di Silvio Berlusconi, arriva direttamente da Palazzo Grazioli a Roma. “Purtroppo, ormai, è diventata solo una questione politica perché io sono al mio secondo mandato ed evidentemente il centrodestra è già in campagna elettorale” ribatte da Palazzo della Signoria il sindaco diessino, Leonardo Domenici.
Motivo del contendere, tre nuove linee tranviarie. La prima, dalla stazione di Santa Maria Novella a Scandicci, in allestimento, sarà pronta nel 2008. Per la seconda, quella che ha sollevato più polemiche, con tragitto aeroporto-Duomo-piazza della Libertà, deve ancora aprire il cantiere. Così come anche per la terza linea: dall’Ospedale di Careggi a Fortezza. Entrambe saranno finite, almeno sulla carta, nel 2010.
I tram, color argento con una striscia rossa, lunghi 32 metri, alti 3 metri e 30, larghi 2, capienza 202 persone, sono al momento in costruzione negli stabilimenti Ansaldo Breda. Tram già utilizzati a Milano, Napoli e Atene. “Molto simili al numero 8 che a Roma parte da largo Argentina” spiega il tecnico che si è occupato del progetto, Gabriele Ottanelli, mostrando a Panorama parte del cantiere aperto tra la Stazione e il parco delle Cascine.
“Tutte le accuse” dice a Panorama Giuseppe Matulli, vicesindaco e assessore alla Mobilità fiorentina, “sono infondate: la zona del centro sarà interamente pedonalizzata, quindi passerà un solo tram e non più tanti autobus inquinanti come adesso. Vibrazioni non ce ne saranno per via di speciali cuscinetti posti sulle rotaie. E comunque la zona del Battistero sarà libera finalmente dalle macchine. Per quanto riguarda i muretti di contenimento, sono semplici cordoli”.
Ma la questione è tutt’altro che chiusa. Nei giorni scorsi sono intervenuti il cardinale Ennio Antonelli, l’ex sovrintendente Antonio Paolucci, decisamente contrario al percorso in centro, nonché il direttore generale per i beni culturali della Toscana Mario Lolli Ghetti, che invece chiede solo che “la tramvia sia ben fatta”.
Ci sono poi i più oltranzisti. Un consigliere comunale dell’Udc, Mario Razzanelli, lancia l’idea di un referendum, sebbene i lavori siano già in corso. E sono attivi almeno due comitati antitram. Da un lato l’architetto Luciano Ghinoi (”Questa è una metropolitana di superficie che taglia in due interi quartieri”), dall’altro Mario Bencivenni, presidente del “comitato del quartiere quattro”, che aumenta il carico: “Per fare le rotaie hanno devastato il parco delle Cascine”.
Commenta con Panorama l’ex ministro dell’Ambiente, Altero Matteoli, di An, toscano doc: “Piuttosto che pensare a una tranvia, nella zona Battistero-Duomo dovrebbe essere creato un parco culturale del Rinascimento: il centro di Firenze è stato dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Qualcuno ha mai pensato di far passare un tram in piazza Navona a Roma, nella piazza dei Miracoli a Pisa o in altri luoghi simbolo della cultura italiana?”.
Giusto per dare i numeri.
Sei giovani su dieci non stanno seguendo la kermesse sanremese, perché ritengono che non rappresenti il panorama musicale italiano. E perché, per quasi nove giovani italiani su dieci, i cantanti sono perfetti sconosciuti. Tanto che la battuta di Ficarra e Picone - ospiti della seconda puntata del Festival - sull’età (anagrafica e musicale) di molte star in gara è tanto cattivella quanto vera: “Ho visto che a Sanremo ci sono Baudo, Milva, Dorelli…”, “Allora è una replica!”
Vero che l’Auditel ha premiato la seconda diretta dall’Ariston che, per la prima volta dopo anni, non subisce cali ma anzi cresce in share rispetto al debutto. Il picco degli ascolti intorno alle 21,23 durante il duetto d’apertura di Baudo-Hunziker sulle note di Non ho l’età: 13 milioni 288 mila spettatori. La punta massima dello share si è registrato invece alle 23,34, durante l’esibizione di Paolo Rossi: 56,66%.

Eppure, secondo un sondaggio on line fatto e pubblicato da Cream Magazine (mensile freepress per le scuole superiori, distribuito in 45 città italiane in collaborazione con il portale per studenti Matura.it), sul 57° Festival su un campione di 7.398 ragazzi e ragazze di un’età compresa tra i quattordici e vent’anni, il baraccone dell’Ariston agli adolescenti italiani non piace: il loro disinteresse nei confronti dello show sanremese è totale e l’evento non stuzzica i loro gusti musicali e mediatici.
Dal disastro, si salvano solo la bella e sbarazzina Michelle Hunziker, spalla perfetta di un Pippo Baudo non certamente il preferito nella hit dei presentatori: superato alla grande da Fiorello e Teo Mammuccari. Per quanto riguarda la musica, la “furbata” della Paranza di Daniele Silvestri la spunta di poco su Simone Cristicchi (qui la sua intervista e il video), con Ti regalerò una rosa, e dagli Zero Assoluto.

San Romano gli ha dato una mano. E il pallottoliere ha sorriso.
Il 162 sì contro 157 no: il Senato rinnova la fiducia al governo Prodi e il premier può ringraziare il santo che porta il suo nome, i senatori appena imbarcati (Follini), quelli rientrati nei ranghi (Pallaro, Rossi e Turigliatto) e quelli a vita che gli consentono di ottenere il quorum.
A parte il no (previsto) di Cossiga, hanno detto sì: Carlo Azeglio Ciampi, Emilio Colombo, Rita Levi Montalcini e Oscar Luigi Scalfaro. Giulio Andreotti, come annunciato nella sua dichiarazione di voto, non ha partecipato al voto. Nessuna traccia nemmeno dell’altro senatore a vita, Sergio Pininfarina.
Comunque Romano Prodi esce sorridente dall’arena senatoriale e porta a casa sia i numeri per poter governare sia la sufficienza politica per rimanere in piedi. O “tirare a campare”, come dicono all’opposizione.
Sono infatti parecchi i nodi politici ancora irrisolti: Luigi Pallaro ha tenuto tutti col fiato sospeso fino all’ultimo, Franco Turigliatto ha votato la fiducia turandosi il naso e annunciando una serie di no su Afghanistan, Tav e pensioni. Per non parlare poi dei Dico. Prodi ha fatto come Ponzio Pilato, dicendo che il governo ha finito il suo compito e che ora tocca alle Camere decidere. Ma che cosa succederà quando Mastella e i Teo-Dem della Margherita voteranno contro? Ci sarà un’altra, l’ennesima, spaccatura nella maggioranza?
Insomma, Prodi ha vinto una battaglia… però la guerra è ancora lunga. E in molti prevedono sia di logoramento. Per ora, avanti miei Prodi, fino alla prossima puntata. Con il timore, per il Professore, che non si debba attendere molto.
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Quanto regge il governo Prodi?