Cei: il dopo Ruini in salita

A meno di nuovi clamorosi colpi di scena, dovrebbe essere l'arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco, a guidare la Cei per il prossimo quinquennio
Si conclude senza vincitori né vinti il braccio di ferro tra il segretario di Stato, Tarcisio Bertone, e il cardinale Camillo Ruini per la nomina del futuro presidente della Cei. Le indiscrezioni unanimi indicano che l’annuncio verrà dato domani a mezzogiorno, contemporaneamente in Vaticano e alla Curia bolognese. Ed è fondato pensare che Angelo Bagnasco, vicino a Ruini e gradito al segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone, gestirà la Cei, nel prossimo quinquennio, nel solco tracciato dal suo predecessore.
Mons. Bagnasco avrebbe già incontrato Benedetto XVI in udienza privata e il cardinale Bertone avrebbe accennato all’imminente nomina durante il lungo faccia a faccia con il presidente del Consiglio Romano Prodi nell’ambasciata d’Italia presso la Santa sede, lo scorso 19 febbraio.

La nomina di Bagnasco potrebbe essere resa nota già il 6 o 7 marzo, lasciando in tal caso al nuovo presidente il delicato compito di guidare il Consiglio episcopale permanente che si aprirà il prossimo 19 marzo e sarà chiamato a discutere l’attesa nota dei vescovi italiani sui Dico (unioni civili).
Ruini resterebbe al suo posto come vicario del Papa per la diocesi di Roma. Mentre la diocesi di Genova si confermerebbe un trampolino di lancio per le carriere ecclesiastiche: Dionigi Tettamanzi promosso a Milano nel 2002, Bertone nominato segretario di Stato e ora Bagnasco, a sorpresa, chiamato a ricoprire il gradino più alto nella gerarchia della Chiesa italiana.

La scelta di Bagnasco, già ordinario militare per l’Italia e arcivescovo di Pesaro, rappresenterebbe una soluzione di mediazione capace di accontentare sia Bertone, che il 29 agosto scorso lo ha voluto come suo successore a Genova, sia Ruini, che gli ha affidato la presidenza del consiglio di amministrazione del quotidiano Avvenire e la segreteria della Commissione episcopale per la cultura.

Intanto già si guarda al futuro assetto organizzativo della Cei. Confermato il segretario generale, cardinale Giuseppe Betori, si prepara invece a cambiare la squadra di Ruini. Sono in attesa di un’imminente nomina episcopale Claudio Giuliodori, che per 11 anni ha gestito i rapporti tra la Cei e i mass media, promosso vescovo a Macerata, e il sottosegretario, Domenico Mogavero, probabile vescovo a Mazara del Vallo.

Lo scorso 8 febbraio la plenaria della Congregazione per i vescovi ha approvato a pieni voti le due candidature e si attende la firma del Papa.
Per la sostituzione di Giuliodori si fa il nome di Domenico Pompili, già in forza negli uffici della Segreteria generale, mentre alla carica di sottosegretario potrebbe essere nominato per la prima volta un laico, Vittorio Sozzi, che in questi anni si è occupato del progetto culturale della Chiesa italiana.
La scelta di Bagnasco lascerebbe invece inalterato l’assetto dei media che fanno capo alla Chiesa italiana, con la conferma di Dino Boffo alla direzione di Avvenire e della tv satellitare Sat 2000.

Nonostante l’appoggio di Bertone e Ruini, la strada che attende il futuro presidente della Cei è tutta in salita. Pesa il fatto che il Papa non abbia voluto tener conto della contestata consultazione segreta dei vescovi italiani che un anno fa avevano indicato come possibili presidenti i cardinali Tettamanzi di Milano, Angelo Scola di Venezia, e Renato Corti, vescovo di Novara.
Inoltre, dopo vent’anni di guida del cardinale Ruini, molti nell’episcopato italiano vorrebbero recuperare una maggiore collegialità e un confronto più aperto.
Dico e assemblea generale dei vescovi a maggio saranno i primi banchi di prova del futuro presidente.

Commenti

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Il 12 Marzo 2007 alle 11:57 Panorama.it – Italia » Blog Archive » Prodi e il Cav, matrimonio d’interesse? ha scritto:

[...] “O riforma condivisa o niente. Basta, basta, basta con le riforme elettorali a colpi di maggioranza”. Romano Prodi apre improvvisamente alle larghe intese, dopo mesi di leadership solitaria? Addirittura intende stabilire un inatteso feeling con Silvio Berlusconi, dopo aver centrato sull’antiberlusconismo tutto il primo periodo del governo? Neanche per sogno. È che il premier si è reso conto che lui ed il Cavaliere hanno un punto d’interesse comune. Uno solo ma fondamentale: lasciare la legge elettorale più o meno così come è. Fare una riforma minima, due ritocchi e via: correggere il premio maggioritario regionale al Senato e reintrodurre le preferenze. E poi di nuovo alle urne. Spiegazione: in questo modo sia Prodi sia Berlusconi si garantirebbero un’altra investitura come capi delle rispettive coalizioni. Lo ha capito benissimo Pier Ferdinando Casini, il più irrequieto tra gli (ex?) alleati del Cavaliere. Puntava ad una legge alla tedesca, che avrebbe dato ai centristi molti margini di manovra. Ora si sta convincendo che grandi cambiamenti non ci saranno – anche perché sarebbe necessario modificare la Costituzione – ed ecco spiegato come mai “Pierfurby” ha annunciato che, restando più o meno così le cose, firmerà un nuovo patto con la Cdl. Questo è stato l’oggetto del colloquio tra Casini e Berlusconi, sul jet del Cavaliere, di ritorno da vertice del Partito popolare europeo a Bruxelles, l’8 marzo. Anche a sinistra però hanno capito il gioco di Prodi (e di Berlusconi). E stanno affrettando i tempi per la discesa in campo di Walter Veltroni quale candidato premier. Veltroni ha appena rilanciato e ristrutturato la lista con la quale corse per sindaco di Roma. Un’iniziativa al momento locale, preludio tuttavia di un qualcosa di più a livello nazionale. Inoltre sta intensificando i contatti con il mondo politico e finanziario del Nord, dove la sua popolarità è tutta da conquistare: i suoi riferimenti sono Carlo De Benedetti, ma anche un gruppo di amministratori diessini, dal torinese Sergio Chiamparino al milanese Filippo Penati, scontenti dell’attuale linea della Quercia. Inoltre Walter sta tenendo un profilo prudente sulla materia scottante dei rapporti con la Chiesa: ha concesso il patrocinio al raduno pro Dico, ma si è guardato bene dal partecipare; vorrebbe incontrare al più presto il nuovo presidente della Cei Angelo Bagnasco. Insomma: Prodi e Berlusconi, stabilendo un asse diretto sulla riforma elettorale, cercano di affrettare i tempi di un eventuale ritorno alle urne difendendo così se stessi. Hanno però contro la regola dei due anni e mezzo di legislatura che garantisce la pensione ai parlamentari. E da qui al 2009 affila le armi una nuova generazione di pretendenti, da Weltroni a Casini, allo stesso Gianfranco Fini. [...]

Il 13 Marzo 2007 alle 12:49 Panorama.it – Italia » Blog Archive » Bagnasco e i Dico: a chi giova la “carnevalata”? ha scritto:

[...] “Una carnevalata”. Se qualcuno aveva dubbi sulla linea che Angelo Bagnasco, nuovo presidente della Cei avrebbe seguito sulle vicende italiane, bene ora se li è tolti. Continuità con l’interventismo di Camillo Ruini, specie in materia di famiglia, unioni di fatto e gay. Caso mai si può notare una maggior ruvidità nel commento che l’Avvenire, il quotidiano della Cei, ha dedicato alla manifestazione pro-Dico di Roma. C’è per la verità chi, oltre Tevere e a palazzo Chigi, azzarda un’interpretazione un po’ benevola: la Chiesa usa sì stroncature durissime per le manifestazioni di piazza e per i ministri e politici che vi partecipano, ma magari sarà un po’ più trattativista dietro le quinte, con il governo, e anche con il centrosinistra. Il vero obiettivo della Cei, in piena sintonia con Benedetto XVI, sarebbe di rafforzare l’ala cattolica dell’Unione. Scopo che al momento appare piuttosto un bizantinismo. Piuttosto, ora che Bagnasco ha battuto il suo primo, e fragoroso, colpo c’è chi si chiede: questo interventismo, per alcuni una ingerenza indebita, non potrebbe rivelarsi controproducente per gli stessi cattolici, rafforzando e compattando i laici, anche quelli che sui Dico hanno perplessità? I sondaggi sono impietosi: secondo l’Ispo, l’istituto di Renato Mannheimer perfino nel fronte laico solo il 30% sarebbe a favore delle unioni gay. Mentre da tempo tutte le rilevazioni indicano che la legge per le unioni di fatto non è considerata una priorità dall’opinione pubblica né di destra né di sinistra. Forum: che cosa pensate della reprimenda di Bagnasco? Giova più ai laici o ai cattolici? [...]

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