
Sono sulla strada seminude, anche quando fa freddo, inerpicate su tacchi altissimi, belle e molto giovani. Sguardi tristi, sguardi aggressivi. Di loro non si sa niente, se non il lavoro evidente che fanno.
Ma chi sono, che storie hanno, come sono finite sui quei marciapiedi, hanno scelto liberamente quella vita, da dove vengono? Sulla prostituzione italiana esiste un’abbondante letteratura, ma su come una ragazza rumena o nigeriana o albanese dal suo paese finisca a vendere sesso per le strade italiane sappiamo poco.
Ora un libro verità, scritto con la sapienza e la suspense di un romanzo, squarcia il velo e dice l’indicibile sulla rete perversa in cui cadono, quasi sempre ignare, migliaia di giovani donne in cerca di un futuro. Lo firma una giornalista di Panorama, Laura Maragnani, insieme con Isoke Aikpitanyi, per la Melampo, Le ragazze di Benin City. Sottotitolo: “La tratta delle nuove schiave dalla Nigeria ai marciapiedi d’Italia”.
È la prima volta che una di queste ragazze viene così allo scoperto vuotando il sacco di ingenuità, sopraffazioni, paure, voglia di gettarsi il passato dietro le spalle e dimenticare l’inferno attraversato.
E il suo racconto è un fiume in piena che Maragnani (già autrice qualche anno fa di un bel romanzo, Nero padano, Rizzoli) ha raccolto e organizzato, lasciando che la storia principale si aprisse nei mille rivoli di una narrazione corale, nel canto davvero africano di altre vicende di altre ragazze. Non tutte salve come Isoke, che sposerà un italiano e sta aprendo una casa, ad Aosta, dove vive, per aiutare le altre nelle sue stesse condizioni. “Tante restano sommerse” spiega l’autrice “incapaci di uscire dal giro, ricattate, minacciate, sole”.
Isoke, nata a Benin City, Nigeria, nel 1979, amava tanto andare a scuola. Ma la famiglia è numerosa, il padre se n’è andato, la madre lavora, deve occuparsi del fratello più piccolo. Quando diventa grande ha un sogno comune a tanti altri giovani senza futuro dei villaggi africani: arrivare in Europa dove si trova lavoro facilmente.
Un sogno semplice di cui una catena di persone senza scrupoli approfitta senza pietà facendo scattare un oleato meccanismo di tattiche e trappole, che rendono impossibile tornare indietro, anche quando il sogno s’infrange e appare chiaro il disegno in cui si è caduti.
Isoke racconta tutto a Maragnani, la vita segregata con le “maman”, sadiche aguzzine che gestiscono le ragazze, le iniziazioni violente, le lezioni tortura per chi si ribella, la triste sorte dei bambini nati “in cattività”, la vita dura del marciapiede, con i suoi risvolti anche curiosi, l’umanità variegata che non è fatta solo di clienti (la parte più sorprendente e qui e là divertente del libro).
E quando ha raccontato tutto Isoke è svuotata e, un po’, liberata, “confermando il potere terapeutico delle parole” commenta Laura Maragnani. Ma non guarita. La sua ferita non si rimarginerà mai, malgrado il lieto fine della sua personale avventura. “Voglio tornare quel nessuno che ero prima che questa storia incominciasse, e in cui non ho nessun merito se non di averla raccontata” conclude.
- Lunedì 5 Marzo 2007
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Commenti
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Il 12 Settembre 2008 alle 15:09 Un posto dove appendere il cappello » Blog Archive » Gentile Ministro Carfagna permette due parole sul suo disegno di legge? ha scritto:
[...] Escort, prostitute e trans hanno tutte un Mac in camera da letto e sanno usarlo meglio di Mantellini. Hanno siti sempre aggiornati, patinati, iper-tecnologici che farebbero rosicare Feltrinelli. Un trans a Torino ha un sito che quando ci capiti dentro ti sembra di essere in un cinque stelle di Acapulco, con tariffari in euro, dollari e yen e descrizioni delle prestazioni in 7 lingue, arabo compreso. In strada ci vanno i trans sfigati, le lolite dell’est e le nigeriane - tutta easy meat controllata dai racket, in particolare le nigeriane che certamente saprà non si prostituiscono per scelta ma perchè schiave di una tratta immonda. Non portare soldi alla maman significa prendere un sacco di botte, subire sevizie bestiali, essere pestata a sangue (o uccisa; dieci ragazze nigeriane sono morte tra Pasqua e agosto, ne era al corrente?). Rifiutarsi di battere in strada, oltre al solito corredo di botte, spingerà il racket a rivalersi sui parenti rimasti in Nigeria. Di questo, mi creda, sono stato inorridito testimone. Perché invece di arrestare queste ragazze e i loro clienti non arrestate quelli che le fanno venire qui con false promesse e poi le sbattono in strada? O perché non provate a spiegare agli italiani chi sono veramente queste ragazze, perché si prostituisco, come funziona il meccanismo della tratta che le ha rese schiave? Magari attraverso una campagna chiara, diretta, e non con una di quelle puttanate griffate Pubblicità Progresso che servono solo all’ego di registi vanesi che con quegli spot non mirano a sensibilizzare nessuno se non i giurati di qualche festival del corto pubblicitario? O perché non provate a a parlarne col governo nigeriano? Quando non ne potevate più dell’emergenza clandestini siete andati a bussare persino alla porta di Gheddafi, o no? E allora che aspettate a mandare Frattini a Lagos? Due pesi e due misure anche coi clandestini? Lei, perfettamente abbronzata e a suo agio nel suo pantalone nero e nella sua camicia trasparente il giusto, crede di aver dato uno schiaffo agli sfruttatori. Ma il suo disegno di legge schiaffeggia solo il buon senso. E ancora una volta le guance di quelle ragazze. Agli sfruttatori il suo disegno macchierà la camicia per qualche settimana, poi trasferiranno le ragazze in case chiuse, e come giustamente dice Isoke Aikpitanyi. “La sola differenza è che nessuno vedrà quel che accade“. [...]
Il 14 Settembre 2008 alle 10:10 Kataweb.it - Blog - Counselingweb » Blog Archive » DDL Carfagna, risposta dalle associazioni :”Solo MULTE E GALERA PER LE VITTIME DELLA TRATTA…E PER I CLIENTI” ha scritto:
[...] Mi è sembrato giusto pubblicare e dar voce a questo Commento che Isoke Aikpitanyi ha voluto regalare e condividere con brani (credo) tratti da elaborati vari, in risposta al post “LOTTA ALLA PROSTITUZIONE”. . Insieme ad una giornalista una giornalista di Panorama, Laura Maragnani, nel Marzo 2007 firmò un libro verità, “Le ragazze di Benin city”,scritto con la sapienza e la suspense di un romanzo che squarcia il velo e dice l’indicibile sulla rete perversa in cui cadono, quasi sempre ignare, migliaia di giovani donne in cerca di un futuro. Sottotitolo: “La tratta delle nuove schiave dalla Nigeria ai marciapiedi d’Italia”. Era la prima volta che una di queste ragazze viene così allo scoperto vuotando il sacco di ingenuità, sopraffazioni, paure, voglia di gettarsi il passato dietro le spalle e dimenticare l’inferno attraversato. Un bellissimo articolo viene allora pubblicato da Panorama:”Isoke e le altre schiave del sesso”, ne seguiranno altri.. tutti molto toccanti… per il Manifesto, Radio radicale ed altri ancora…. Firmataria dell’appello contro la tratta : “Da donna a donna: dimezzare il numero delle vittime della tratta. nonchè autrice della “Lettera aperta delle vittime della tratta alle donne italiane”.. [...]
Il 20 Novembre 2008 alle 11:53 Sgominata banda che costringeva ragazze nigeriane a prostituirsi » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Comprate per 50 mila dollari in Nigeria, portate in Italia e costrette, anche con riti voodoo, a prostituirsi per ripagare, con anni di sfruttamento sessuale, il loro ingresso clandestino: è la storia di un centinaio di ragazze nigeriane scoperta dalla Squadra Mobile della Questura di Trieste. La Polizia del capoluogo giuliano ha sgominato una presunta organizzazione criminale (composta da undici nigeriani, tutti arrestati in vari momenti dell’inchiesta) che secondo l’accusa aveva realizzato una vasta rete di prostituzione estesa dal Friuli Venezia Giulia, al Veneto, alla Lombardia, all’Emilia Romagna, alla Puglia. Le ragazze, secondo la ricostruzione fatta dalla Polizia, venivano contattate in Nigeria, comprate da famiglie e parenti, portate in Italia attraverso Bulgaria, Grecia e Austria, e “custodite” in luoghi sicuri per essere poi costrette a prostituirsi Gli arresti sono stati compiuti in diverse città italiane con la collaborazione delle Squadre Mobili di Venezia, Vicenza, Verona, Ravenna, Bari, Padova e Bergamo, dove si sono concluse le indagini che hanno visto impegnati gli investigatori triestini per quasi un anno. L’attività investigativa era state avviata da una segnalazione all’Ufficio Immigrazione della Questura di Trieste del Consolato Sloveno del capoluogo giuliano, relativa ad alcuni cittadini nigeriani che avevano presentato documentazione falsa per far entrare dei loro connazionali in Slovenia. Le indagini, effettuate con il pedinamento e l’osservazione degli arrivi delle donne nelle varie città, hanno consentito di individuare la vastissima rete del traffico gestito esclusivamente da nigeriani, che tramite connazionali facevano entrare, da Bulgaria, Grecia e Austria, un centinaio di ragazze da avviare alla prostituzione in Italia, utilizzando documentazione falsa. Inoltre, il lavoro degli investigatori - sottolinea il comunicato della questura - consentiva di individuare anche il luogo di prostituzione. LEGGI ANCHE: Isoke e le altre schiave del sesso [...]
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