- Tags: Barbara-Pollastrini, Cesare-Salvi, decreto, Dico, Ds, Pacs, Rosy-Bindi, Senato
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Onore a Cesare Salvi? La sua solenne bocciatura dei Dico porta la questione fuori dalla querelle Stato-Chiesa, cattolici-laici, maggioranza-opposizione, sinistra massimalista-sinistra riformista.
Il senatore ds ha agito da presidente della commissione Giustizia: “Il disegno di legge Bindi-Pollastrini è impraticabile dal punto di vista giuridico”.
Non sta in piedi, spiega, perché non si riconosce una coppia di fatto con uno scambio di raccomandate (”ve li immaginate il diluvio di ricorsi ai giudici?”).
Né si può partire dal principio del riconoscimento delle convivenze “per estenderlo ai rapporti tra zio e nipote”. Infine la faccenda delle pensioni di reversibilità “non va trattata a cuor leggero, altrimenti si appesantiscono le finanze pubbliche”.
Insomma Salvi entra nel merito dicendo quello che molti, soprattutto nell’opinione pubblica di sinistra, pensano da tempo: la legge, se proprio va fatta, va fatta seriamente. Rosy Bindi e Barbara Pollastrini non se l’spettavano.
La prima reagisce da democristiana: “Non si è compreso il senso di equilibrio della nostra legge”. La seconda da diessina: “Chiedo rispetto. Migliaia di persone sono dalla nostra parte”. Irritati anche i vertici della Quercia: “Salvi vuole scardinare il partito democratico”.
Non è la prima volta che Salvi, uno dei leader della sinistra ds, rompe le uova nel paniere alla sua parte politica: nel 2005 in un libro con Cesare Villone, Il costo della democrazia, denunciò sprechi e clientele anche delle giunte rosse provocando la reazione infuriata di sindaci, assessori e governatori (in testa Antonio Bassolino).
I fatti gli dettero ragione. Che anche stavolta sia il caso di lasciar perdere le dietrologie e prenderlo sul serio?
- Mercoledì 7 Marzo 2007
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Il 8 Marzo 2007 alle 15:24 Panorama.it – Mondo » Blog Archive » Parla il Grillini spagnolo ha scritto:
[...] Gay Pride: la gallery Una legge approvata a fine febbraio dal Parlamento di Madrid consentirà ad oltre 9000 transessuali di cambiare sesso e nome senza bisogno di una sentenza giudiziaria. Sarà sufficiente che uno psicologo attesti l’incompatibilità , da oltre due anni, tra il sesso biologico e il sesso percepito del paziente. Balza agli occhi la differenza tra due Paesi del Mediterraneo, l’Italia e la Spagna, rispetto alle questioni dei diritti sessuali delle minoranze sessuali. Ne abbiamo parlato con Pedro Zerolo, agit-prop omosex e astro nascente del Psoe. “In Italia comanda il Papa. Nel nostro Paese comanda il capo del governo”, spiega in una lunga intervista audio che potete scaricare interamente dal sito. Un’intervista illuminante durante la quale il Franco Grillini iberico dice in sostanza tre cose sulle quali siamo TUTTI invitati a riflettere. La prima: il governo Zapatero non ha commissionato alcun sondaggio di opinione prima di approvare un decreto che in fondo riguarda una minoranza tra le minoranze. L’ha varato, ha dichiarato Zerolo, perché così aveva promesso durante la campagna elettorale. Punto. La seconda: tutti i diritti sociali e civili spagnoli, prima e dopo la fine della dittatura franchista, sono stati conquistatI contro il parere della Conferenza episcopale spagnola. Le proteste della Chiesa erano state messe in conto. Un governo laico - secondo Zerolo - non si fa dettare l’agenda dalle gerarchie ecclesiastiche. Che invece dovrebbero occuparsi esclusivamente di questioni religiose e spirituali. La terza: il grande merito del governo spagnolo è quello di aver rispettato tutte le promesse fatte in campagna elettorale. Così facendo, ha reso la Spagna “il Paese più effevescente di tutta l’Europa”. [...]
Il 9 Marzo 2007 alle 16:21 Panorama.it – Italia » Blog Archive » Dico sì, Dico no: l’Unione col piede in due piazze ha scritto:
[...] Come si potrà dire che governo e maggioranza sono coesi e marciano compatti lungo una strada comune? Sui Dico, per esempio. Lo scontro va in scena sabato, a Roma. Il governo sarà presente sia nella manifestazione Diritti ora! e al Family day: cioè alla giornata pro-Pacs e a quella anti-Pacs. “Le due manifestazioni non sono anti-governative, sono a sostegno di un provvedimento del governo e delle politiche per la famiglia” abbozza il portavoce del premier Silvio Sircana. E se spuntasse un cartello contro Prodi? “Non cambia nulla”. Sarà … Intanto si faranno vedere a piazza Farnese Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà Sociale, e Alfonso Pecoraro Scanio, leader dei Verdi oltre che ministro dell’Ambiente. Seguirà il corteo da Milano anche ministra delle Pari opportunità Barbara Pollastrini. Oltre ai ministri, una schiera di sottosegretari (Paolo Cento e Luigi Manconi), leader di partito come Enrico Boselli, Marco Pannella e Oliviero Diliberto, deputati e senatori: Marina Sereni, Gavino Angius, Olga D’Antona, Luciano Violante e Franco Grillini presidente onorario dell’Arcigay. Nella piazza del Family Day andranno il ministro della Pubblica istruzione Giuseppe Fioroni e il Guardasigilli Clemente Mastella: “Ero perplesso per una questione di correttezza istituzionale, ma vedo che altri vanno di là . Non vedo perché io non dovrei andare di qua. È una sfida e alla fine vedremo chi la vincerà ”. Sfida: parla chiaro il ministro della Giustizia. Una sfida alla luce del sole, stile “pomeriggio di fuoco”, che potrebbe far pentire Romano Prodi di non aver invitato i suoi uomini a stare a casa, come invece fece per Vicenza. [...]
Il 25 Aprile 2007 alle 10:58 Pd: D’Alema lancia Finocchiaro, la Ségolène à l’italienne » Panorama.it – Italia ha scritto:
[...] Al recente congresso Ds è stata la star: l’intervento più applaudito, con standing ovation. Non solo: Massimo D’Alema l’ha più o meno velatamente lanciata tra i leader del futuro Partito democratico, senza mai candidarla apertamente, s’intende. Lei, Anna Finocchiaro, capogruppo a palazzo Madama del gruppo parlamentare de L’Ulivo, non si è certo tirata indietro: “Non voglio essere la sinistra del Pd, voglio essere io il Pd, voglio un partito attraente…” ha declamato. “Non ho paura: faremo come Temistocle che decide di andare per mare a sconfiggere l’armata persiana anziché aspettare ad Atene, dietro le spesse mura che avrebbe voluto Aristide, l’arrivo degli invasori”. Da qui a paragonarla a Ségolène Royal il passo è stato inevitabile. E D’Alema l’ha fatto sempre alla sua maniera: “Sarebbe ottimo se vincesse Ségolène, perché c’è bisogno di una donna alla guida di una grande forza di sinistra e di un grande paese”. Ma che cosa sottintende tutto questo? Convinzione genuina, simpatia personale, spirito di partito, di corrente (Finocchiaro è dalemiana), o magari altro? Prima interpretazione: D’Alema voleva lanciare un avvertimento a Romano Prodi. Che non ci provasse a considerarsi il padrone del Pd. E infatti Prodi ha subito promesso che fra quattro anni uscirà di scena. Seconda interpretazione: candidare un ds di sua fiducia per la stanza di comando democratica. Terza: ridimensionare un po’ Walter Veltroni, lanciatissimo verso la leadership. Normale cinismo della politica? In parte sì: la candidatura Finocchiaro era già stata avanzata per il Quirinale, sia pure sotto forma del “ci vorrebbe una donna”, dopo l’uscita di corsa dello stesso D’Alema. Ma al di là della tattica, il personaggio c’è: per intenderci, Finocchiaro non è una che si fa candidare in nome delle quote rosa, che anzi un po’ detesta. Come capogruppo dell’Ulivo al Senato ha avuto il suo da fare, e con la maggioranza strettissima che si ritrova in fondo è andata sotto una sola volta di quelle davvero importanti, e fu crisi del governo Prodi. Però non si è vista vanificare una legge come il tandem Bindi-Pollastrini con i Dico, o annullare dal Tar come Livia Turco con la droga. Tuttavia i sondaggi continuano ad assegnare a Veltroni un vantaggio quasi incolmabile: l’ultimo della Ipr, oltre a dare il Pd al 26,5%, attribuisce al sindaco di Roma al 21 per cento, contro il 14 di Piero Fassino, il 13 di Francesco Rutelli. Lei, Anna Finocchiaro, è al sette, esattamente quanto D’Alema. In compenso Prodi è accreditato di un misero 4%. Forse la “Ségolène à l’italienne” non conquisterà i democratici, ma magari con gli ex diessini può farcela. [...]
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