Anche Internet è finita nell’inchiesta milanese sulle intercettazioni illegali. Nelle scorse settimane è stato sentito come testimone dai magistrati lombardi Michele Bianco, 49 anni, ex manager del provider del gruppo Telecom, Tin.it, allontanato ai tempi in cui in Pirelli e, poi,nella stessa Telecom sorgeva l’astro di Giuliano Tavaroli, ex capo della Security della multinazionale milanese, in carcere da settembre.
Bianco nel novembre 1999 diventa responsabile della Security di Tin.it, con oltre 3,5 milioni di clienti. Nel 2000 Tin.it viene incorporato da Seat Pagine gialle (sempre nell’orbita Telecom) e, a novembre, Bianco passa alla guida della struttura “Security e rapporti con l’autorità giudiziaria” della divisione Internet che offre servizi a 5 milioni di navigatori. Insomma Bianco gestisce un giocattolo che in mano a persone sbagliate consentirebbe di sbirciare la posta elettronica di milioni di persone. Un’operazione che, legalmente, possono effettuare solo le procure, con il supporto tecnico proprio dell’ufficio di Bianco.
Nel 2001 in Telecom cambia tutto. Il nuovo presidente è Marco Tronchetti Provera, l’amministratore delegato diventa Enrico Bondi. Perde il posto, in modo poco chiaro, anche il responsabile della Security Piero Gallina. Dopo Gallina tocca a Bianco: “Nel novembre 2001 il management mi chiese di occuparmi d’altro e fui costretto ad accettare” dice a Panorama.it. Nell’aprile 2002 lascia Seat pagine gialle. Ora Bianco è stato ascoltato dai magistrati, ma non può rivelare che cosa abbia detto: “Ho l’obbligo di riservatezza”. Una cosa è certa: il Grande fratello era anche digitale e poteva sbirciare le email di milioni di italiani.
Sul caso Telecom, leggi anche: Tavaroli e i ragazzi venuti dal Brasile e Grande fratellino Telecom
- Giovedì 8 Marzo 2007

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Commenti
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Il 9 Marzo 2007 alle 9:16 Panorama.it – Economia » Blog Archive » Telecom: Tronchetti e Buora separati in casa ha scritto:
[...] Leggi anche le ultime novità sull’inchiesta Telecom [...]
Il 10 Marzo 2007 alle 16:39 matrixcd324 ha scritto:
queste cose non si fanno
Il 11 Marzo 2007 alle 13:45 anonimoromano ha scritto:
Se lo “sbirciare” del GF da possibilità virtuale è divenuto realtà, siamo davvero alla frutta.
Il 11 Marzo 2007 alle 19:44 Max ha scritto:
Invece di spendere soldi per attività illegali, li spendessero per migliorare l’assistenza agli utenti, che fa veramente pena, da vergogna….!!!!
Il 21 Marzo 2007 alle 14:52 ^shevale^ ha scritto:
Potevano spiare anche le e-mail? Oh ca**o…
Il 13 Aprile 2007 alle 14:13 Caso Telecom: si aggravano le accuse a Ghioni. E la sua salute » Panorama.it – Italia ha scritto:
[...] “Fabio Ghioni sta male. Lo pischiatra del carcere di Busto Arsizio (Varese), dove si trova dal 18 gennaio è seriamente preoccupato. La quantità di psicofarmaci che assume, come conferma il diario clinico, è altissima”. Così Pilerio Plastina, legale dell’ex manager Telecom, accusato dalla procura di Milano di hackeraggio nella vicenda dei dossier Telecom, inchiesta per cui è in prigione da settembre anche l’ex responsabile della Security della multinazionale italiana, Giuliano Tavaroli, interrogato oggi. “I magistrati gli hanno allungato i termini della carcerazione preventiva, aggravando l’accusa: per loro non è più uno dei partecipanti all’associazione per delinquere, ma la mente” continua Plastina. “In più gli contestano la rivelazione di segreto d’ufficio, un reato per cui in Italia non va in galera nessuno”. E così Ghioni, interrogato quattro volte dai pubblici ministeri e una volta dal giudice per le indagini preliminari, resterà in carcere sino a luglio. “È uno strumento di pressione psicologica” insiste Plastina. “I pm vogliono che accusi il suo amico Roberto Preatoni per i reati di cui è accusato lui” è la tesi del difensore. “Ma Ghioni le cose che aveva da dire le ha già dette”. [...]
Il 11 Luglio 2007 alle 16:00 Intrigo a Catanzaro: quel generale della Finanza tra logge e dossier illegali | rubriche ha scritto:
[...] Dagli incroci dei tabulati in mano a De Magistris sono affiorati i nomi di personaggi sotto inchiesta a Milano per la storia dei dossier illegali: dall’ex numero due del Sismi Marco Mancini, all’ex capo della Sicurezza Telecom, Giuliano Tavaroli. Nel taccuino del magistrato è finito anche il numero di telefono di un imprenditore emergente nel settore della sicurezza privata, la cui azienda era stata rilevata da un ex iscritto alla loggia P2. Ora il magistrato vuole capire se la produzione dei dossier passasse anche dalla Calabria. [...]
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