Mastella: se si va avanti così disDico la fiducia a Prodi

Partecipanti alla manifestazione a sostegno del disegno di legge sui Dico, sabato pomeriggio in piazza Farnese a Roma. All'iniziativa sono presenti molti giovani, coppie omosessuali ma anche persone di tutte le etÃ
Per salvare i laici Dico ci vorrebbe un vero e proprio miracolo. I 50mila alla manifestazione di sabato continuano a creare agitazione nella maggioranza. Primo fra tutti al ministro della Giustizia, Clemente Mastella, leader Udeur, che come d’abitudine non le manda a dire a nessuno: “La presenza di Pollastrini, Ferrero e Pecoraro Scanio le contestazioni che mi sono state rivolte hanno aperto una frattura che non va minimizzata”. A stretto giro, ha tentato di ricucire il segretario dei Ds, Piero Fassino: “Non credo che il governo possa cadere sui Dico”. Ma il nodo è tutt’altro che risolto.
Nell’entourage di Prodi la linea è chiara: lavarsene le mani. Cioè: il governo ha fatto la sua parte, ora tocca al Parlamento. Il problema è che, attualmente, non ci sono i numeri, nel centrosinsitra, per approvare la legge sulle unioni di fatto. Senza considerare le pressioni che arrivano dal fronte ecclesiastico (”Una manifestazione nella quale, al di là dell’immagine borghese e rassicurante che si voleva dare, hanno trovato posto discutibili mascherate e carnascialate varie”, dice in sistesi L’Osservatore Romano, e che si manifestano con le prese di posizione dei Teo-Dem, a Palazzo Madama il cammino è tutto in salita. Considerando i no di Udeur e degli ultra-cattolici della Margherita, i voti del centrosinistra scendono a 150. In più, questa volta, molti senatori a vita non si uniranno all’Unione. Andreotti, Cossiga e Colombo si sono già dichiarati contrari. Incerti Ciampi, Pininfarina e Rita Levi Montalcini. Insomma senza l’appoggio di una nutrita pattuglia di liberal di Forza Italia la legge non ha alcuna chance di passare. Ma è diviso a metà addirittura il mondo gay. Ed è per questo che il premier si è detto “perplesso” sulla presenza dei ministri al corteo di sabato. Un acrobazia per dire che il governo deve restarne fuori: un’altra brutta caduta, dopo quella in politica estera, sarebbe deleteria per l’esecutivo.

Commenti

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Il 12 Marzo 2007 alle 20:34 A perfect World ha scritto:

Inizio a dubitare che qualcuno attualmente al potere possa decidere di farsi lo sgambetto.
Mastella, il “cattolico” “adulto” Romano Prodi, i teo-dem (peraltro al governo assieme ad atei dichiarati e anticlericali di mestiere) non hanno in realtà fatto una piega, al di la di quella che può essere stata la consueta dichiarazione “di maniera” per rassicurare il proprio elettorato cattolico-distratto o cattolico-ideologizzato (più che catto-comunisti ormai si deve parlare di marx-cattolici).
La realtà delle loro intenzioni del resto la vediamo nei loro programmi televisivi, come quello di Michele Santoro, che è riuscito in un unica trasmissione nel risultato di insultare le Istituzioni e mostrare in prima serata scene di omosessuali che mimano esplicitamente atti sessuali.
Neanche il TG1 di Lerner era riuscito a tanto.
Da cattolico modernamente conservatore quale mi posso definire, posso garantirvi di aver provato un senso di vera tristezza nel vedere quella caricaturale manifestazione a sostegno dei matrimoni gay, alla presenza di tre ministri della Repubblica.
Una manifestazione nella quale i partecipanti facevano a gara a dileggiare ed insultare i vertici della nostra Chiesa Cattolica.
Tutto incomprensibilmente: l’unica cosa che mi può ricordare un atteggiamento del genere è quello dei miei compagni di classe che alle scuole medie facevano a gara a chi sparava la bestemmia più grossa, pensando forse di risultare più simpatici, ma risultando dei veri idioti.
Il problema è che tutti i manifestanti, siano essi gay, pro-gay o solo genericamente anticlericali, avevano compiuto dodici anni da un pezzo.
Cattolici, riprendiamoci la nostra dignità.
La nostra civiltà si fonda sui positivi valori della nostra fede.
Facciamo vedere la nostra civile ma ferma reazione.
Noi non ci stiamo.

Il 12 Marzo 2007 alle 21:58 paolo 1957 ha scritto:

Sono d’accordo con la posizione di A perfect World, ma non capisco quella dell’autore del post; oltre i fatti, che ne pensa, cosa ha da dire?
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Il 13 Marzo 2007 alle 12:49 Panorama.it – Italia » Blog Archive » Bagnasco e i Dico: a chi giova la “carnevalata”? ha scritto:

[...] “Una carnevalata”. Se qualcuno aveva dubbi sulla linea che Angelo Bagnasco, nuovo presidente della Cei avrebbe seguito sulle vicende italiane, bene ora se li è tolti. Continuità con l’interventismo di Camillo Ruini, specie in materia di famiglia, unioni di fatto e gay. Caso mai si può notare una maggior ruvidità nel commento che l’Avvenire, il quotidiano della Cei, ha dedicato alla manifestazione pro-Dico di Roma. C’è per la verità chi, oltre Tevere e a palazzo Chigi, azzarda un’interpretazione un po’ benevola: la Chiesa usa sì stroncature durissime per le manifestazioni di piazza e per i ministri e politici che vi partecipano, ma magari sarà un po’ più trattativista dietro le quinte, con il governo, e anche con il centrosinistra. Il vero obiettivo della Cei, in piena sintonia con Benedetto XVI, sarebbe di rafforzare l’ala cattolica dell’Unione. Scopo che al momento appare piuttosto un bizantinismo. Piuttosto, ora che Bagnasco ha battuto il suo primo, e fragoroso, colpo c’è chi si chiede: questo interventismo, per alcuni una ingerenza indebita, non potrebbe rivelarsi controproducente per gli stessi cattolici, rafforzando e compattando i laici, anche quelli che sui Dico hanno perplessità? I sondaggi sono impietosi: secondo l’Ispo, l’istituto di Renato Mannheimer perfino nel fronte laico solo il 30% sarebbe a favore delle unioni gay. Mentre da tempo tutte le rilevazioni indicano che la legge per le unioni di fatto non è considerata una priorità dall’opinione pubblica né di destra né di sinistra. Forum: che cosa pensate della reprimenda di Bagnasco? Giova più ai laici o ai cattolici? [...]

Il 26 Marzo 2007 alle 8:59 In Parlamento Romano fa rima con pantano » Panorama.it – Italia ha scritto:

[...] Lo si era già capito con l’accordo in 12 punti che consentì a Romano Prodi di riemergere dalla crisi di febbraio. Mancavano molti temi che erano colonne del programma dell’Unione e sui quali oggi sono evidenti le difficoltà della maggioranza. Dico. Non bastasse il no del ministro della Giustizia, Clemente Mastella, il disegno di legge sui diritti dei conviventi ha ricevuto un inatteso stop nella commissione Giustizia del Senato. Il presidente, Cesare Salvi (minoranza ds), non l’ha adottato come testo base: per lui è un pasticcio giuridico. Spiegando, non a torto, di aver salvato il governo. I tempi si allungano. Conflitto di interesse e legge tv. Il 20 febbraio la commissione Affari costituzionali della Camera approvò un testo che prevede il blind trust. Una legge, ha scritto sul Sole 24 Ore l’ex senatore ds Franco Debenedetti, “utile solo a soddisfare le esigenze ideologiche di alcuni, ma pagata facendo assumere a tutta la coalizione un profilo di anticapitalismo populista”. Il giorno dopo si verificò la crisi sulla politica estera. Con l’attuale debolezza della maggioranza anche la legge Gentiloni sulla tv non si sente tanto bene. Silvio Berlusconi alza le barricate, paventando la fuga dall’Italia dei fondi americani (”che detengono il 65 per cento delle mie aziende”), mentre il ministro ritiene che il tetto del 45 per cento alla raccolta pubblicitaria per ogni operatore tv sia un “pilastro immodificabile”. Un Prodi così debole rischierà uno scontro su questo terreno? Liberalizzazioni. Il decreto Bersani scadrà il 2 aprile, l’Unione ha ottenuto la fiducia alla Camera per l’ostruzionismo della Cdl (che lo giudica utile a colpire solo alcune categorie) e il testo arriverà al Senato a ridosso della scadenza. Cuneo fiscale. La Commissione europea attende chiarimenti sui criteri selettivi del taglio dell’Irap alle aziende: ne restano fuori settori come banche e assicurazioni. Non c’è una data limite, ma bisogna sbrigarsi e Bruxelles fa restare la maggioranza con il fiato sospeso. Droga. Il tar boccia il decreto Turco che raddoppiava la quantità di cannabis consentita per uso personale e complica la modifica della legge Fini-Giovanardi. Senza contare l’Independent: il quotidiano inglese, paladino dieci anni fa della depenalizzazione, ha fatto retromarcia lanciando l’allarme sull’hascisc e fornendo un’arma in più a chi non vuole quel decreto. [...]

Il 21 Maggio 2007 alle 9:57 Se Prodi torna a Bologna, Mastella non vuole ritirarsi a Ceppaloni » Panorama.it – Italia ha scritto:

[...] Clemente Mastella? La profezia di Massimo D’Alema è: “Tornerà a Ceppaloni”. Pronta la risposta del ministro della Giustizia: “Se io torno a Ceppaloni, Prodi torna a Bologna”. [...]

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