
Luca Cordero di Montezemolo gioca in due campi: calcistico e politico. Almeno stando alle sue dichiarazioni, rilasciate a Ginevra, al Salone dell’auto. In tema sportivo il presidente Fiat lascia intendere che, dopo la moto Yamaha di Valentino Rossi, “c’è la possibilità che si riapra per Fiat la sponsorizzazione della Juventus”. Cioè un ritorno della casa madre sulle maglie e nelle casse dei bianconeri, penalizzati dalla bufera di Calciopoli.
E poi, a livello politico, il numero uno di Confindustria non si è negato al gioco di chi è convinto che sarà lui il prossimo presidente del Consiglio. “Anche se il prossimo anno sarò premier, verrò comunque in visita ufficiale al Salone di Ginevra” ha detto.
Scherzi e battute a parte, che il capo degli industriali possa - una volta lasciata la poltrona in viale dell’Astronomia - correre per lo scranno di Palazzo Chigi è un tema che torna di stretta attualità. Soprattutto nelle ore in cui centrosinistra e centrodestra si stanno più o meno accapigliando sulla legge elettorale. Del resto, di un partito di (o per) Montezemolo, si parla da tempo nei corridoi del Palazzo e sui giornali. Ne è convinto ad esempio Pasquale Laurito, autore dell’agenzia, di simpatie dalemiane, Velina Rossa. Si tratta di “un’idea più volte smentita” sostiene la Velina Rossa “ma più forti sono le smentite, più forte è la verità” aggiunge.
Data la storia e la provenienza di Montezemolo non è difficile ipotizzare che il presidente della Fiat possa mirare a un’intesa con i centristi dei due Poli: Casini da una parte e Mastella dall’altra, non disdegnano di raccogliere i Margheritini scontenti del Partito democratico, e quelli della federazione della CdL. Obiettivo: rompere il bipolarismo, ridisegnando la geografia politica. Ovvero un terzo polo di centro (che un sondaggio di qualche tempo fa quotava intorno 12%), capace di fare l’ago da bilancia tra la sinistra (riformista) e la destra e di condizionare, se non addirittura di gestire, il governo. Ma senza “estremismi” modello Dico e con un più stretto rapporto col Vaticano.
- Martedì 13 Marzo 2007
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Il 19 Aprile 2007 alle 14:51 Il mondo economico guarda al Partito democratico. A distanza » Panorama.it – Italia ha scritto:
[...] Con un week end tutto di congressi - da oggi a Firenze quello dei Ds, da domani a Roma quello della Margherita - i due maggiori partiti del centrosinistra annunciano lo scioglimento per confluire nel futuro Partito democratico. Quasi tutto si sa delle manovre interne, a cominciare dalla scissione delle due correnti si sinistra diessine. Meno problemi dovrebbe averli il partito di Francesco Rutelli, accusato però di aver gonfiato il tesseramento. Discorso diverso per il Partito democratico visto da fuori. A chi piace, nella classe dirigente del Paese? Quali poteri forti, a cominciare da quelli economici, sono disposti a sostenerlo? Quali forze della società? Vediamo. Fondamentale sarà l’indicazione del leader: è la richiesta che giunge dall’establishment, sintetizzata in un editoriale del direttore del Corriere della Sera (il quotidiano ha tra i suoi azionisti buona parte di quei poteri forti): “Diteci chi sarà il capo, e ditecelo in poche settimane” è il succo del ragionamento di Paolo Mieli. Si sa che la partita sarà tra Romano Prodi e Walter Veltroni, mentre Massimo D’Alema e Francesco Rutelli sembrano destinati ad un ruolo da king maker. Ma chi parteggia per chi? Tra le grandi banche, Intesa-San Paolo è quella prodiana per eccellenza: con il premier sono sia il numero uno di Intesa, Giovanni Bazoli, sia quello del San Paolo, Enrico Salza. Alessandro Profumo dell’Unicredito, invece, non ha mai nascosto la simpatia per D’Alema: vedremo se e come questo supporto si potrà trasferire a Veltroni. I pasticci nella vicenda Telecom hanno del resto alienato a Prodi molti consensi del mondo economico: non solo quello di Marco Tronchetti Provera, ma soprattutto l’intero blocco confindustriale. A Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Confindustria, l’idea del Pd non è mai piaciuta più di tanto: lui preferisce un progetto centrista, imperniato sull’Udc e sui moderati di Forza Italia, della Margherita, sull’Udeur di Clemente Mastella, fino ad An. Stesso discorso per Mario Monti: il 18 aprile l’ex commissario europeo ha tenuto ai gruppi parlamentari dell’Udc una lezione su concorrenza e liberalizzazioni. La posizione della Fiat di Sergio Marchionne appare agnostica, anche se il gruppo di Torino non è insensibile ai benefici ottenuti dal governo Prodi. Tra i candidati alla futura presidenza della Confindustria (tra un anno), Alberto Bombassei, Giorgio Squinzi e Diana Bracco sembrano i più distanti dal Pd, essendo tutti di area centrodestra; discorso diverso per Emma Marcegaglia, di simpatie rutelliane, e Andrea Pininfarina. Ciò che però preoccupa indistintamente gli industriali è l’appartenenza esplicita all’area del Partito democratico delle tre confederazioni sindacali: Cgil (con i Ds, sia pure in posizione critica), Cisl e Uil (con la Margherita). In altri termini c’è il timore che il Pd diventi il partito del sindacato, così come in passato era accaduto per i democratici americani e per i laburisti inglesi prima dell’arrivo di Tony Blair. I due colossi pubblici, Eni ed Enel, avranno un rapporto stretto con il Pd finché sarà forza di governo. Poi, come sempre è accaduto, si schiereranno anche con un esecutivo di colore diverso. La Rai, al contrario, diverrà sicuramente terra di conquista per i Democratici, siano essi dalemiani, rutelliani, prodiani, o soprattutto veltroniani. Al Partito democratico, specie se sarà guidato da Veltroni, guarderà con simpatia il mondo del cinema, una lobby anche economica, così come accade negli Usa e in Inghilterra, mentre in Francia le simpatie di attori e registi sono egualmente divise tra Ségolène Royal, Nikolas Sarkozy e François Bayrou. Lo sport tradizionalmente tifa a destra. E la Chiesa? Il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, attende si sapere se la linea del Pd sarà quella di Rutelli, specialmente sui Dico (qui il FORUM), o quella di Livia Turco. Quanto a Veltroni, i rapporti con l’episcopato sono buoni. Discorso diverso per le parrocchie, gli scout, le comunità di base, da tempo schierate a sinistra. Ed infine non vanno trascurate le comunità di recupero per i tossicodipendenti, una realtà anche economica in espansione: un tempo anche loro di area prevalentemente progressista, vedono con crescente timore le aperture del governo sulla depenalizzazione delle droghe. Una scommessa? Il Pd, specie se alla fine sarà guidato da Veltroni, praticherà una politica delle mani tese verso tutti. Si moltiplicheranno consulte e commissioni: la linea dell’”inclusione” che ha funzionato a Roma, ma che a livello nazionale, quando i democratici dovranno presentare un programma di governo che non siano le 280 pagine di Prodi, rischia di portare alla paralisi, o a nuove scissioni. [...]
Il 24 Maggio 2007 alle 11:55 Montezemolo prepara l’opa sulla politica, azienda con bilancio negativo » Panorama.it – Italia ha scritto:
[...] “Le imprese hanno fatto la loro parte e continueranno a farla; la ripresa in atto è soprattutto merito loro. È la politica che batte in testa e non assolve a dovere il suo compito“. Quasi perseguendo una specie di personalissima strategia del chiodo, il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, ha di nuovo battuto con forza sul punto che di recente sembra stargli più a cuore. E cioè la denuncia dell’inadeguatezza del sistema paese causata dall’inerzia dell’azione di governo. Il nuovo atto d’accusa, Montezemolo lo ha inserito nella relazione di 37 pagine letta dal podio dell’assemblea annuale dell’associazione all’Auditorium di Roma davanti al premier Romano Prodi, ai presidenti di Camera e Senato e a uno stuolo di ministri. E c’è da giurarci che l’ennesimo j’accuse del presidente della Confindustria riproporrà la domanda che da un po’ di tempo a questa parte i commentatori avanzano. E cioè: l’insistenza di Montezemolo è propedeutica a una sua discesa in campo? In altre parole: la denuncia della debolezza del sistema politico attuale è argomentata anche in funzione di un eventuale impegno personale proprio in politica? L’accusa del presidente della Confindustria verso i due poli dell’attuale schieramento politico è durissima: “In entrambi gli schieramenti sembra mancare la forza per dar vita ad un grande progetto paese che sappia coinvolgere gli italiani e i cui risultati non si vedranno in tempi brevi”. Detta in altre parole: centrosinistra e centrodestra più che due poli in lizza e propulsori per la crescita del paese sembrano due giganteschi coperchi che impediscono alle forze più sane del paese di esprimersi al meglio. Così come aveva detto tempo fa Marco Follini lasciando l’Udc e prima di aderire al comitato di saggi per il Pd, e vagheggiando la nascita di un terzo elemento di aggregazione politica al centro, “i due poli attuali più che costruzioni sembrano costrizioni”. L’attacco di Montezemolo è a tutto campo: i partiti tendono “a galleggiare in attesa della consultazione elettorale successiva” e così facendo si sottraggono a scelte coraggiose di cui il paese invece ha bisogno “e i cui risultati si vedranno tra otto o dieci anni”. Ma in questo modo tradiscono la loro missione, la loro “ragione sociale” e implicitamente dimostrano di non “avere senso dello Stato”. La politica, denuncia ancora Montezemolo, è “la prima azienda italiana con quasi 180 mila eletti” e costa 4 miliardi di euro, lasciando intendere che ormai è saltato il confronto tra costi e benefici. Da qui un appello accorato: “Se non si interviene, il rischio è l’ordinaria amministrazione e che si affermi l’idea di un paese “fai da te”, dove ognuno pensa che è meglio uno stato assente rispetto ad uno stato considerato invadente”. [...]
Il 4 Giugno 2007 alle 12:17 E Bossi si scopre capo del terzo partito italiano » Panorama.it – Italia ha scritto:
[...] Un’analisi che va ben al di là della pura propaganda, che anzi a Pontida si è vista e sentita in quantità ridotte. Evidentemente Bossi non si fida più delle promesse di Prodi in fatto di federalismo fiscale, e d’ora in poi le caute aperture di Roberto Maroni passeranno in secondo piano. Per la Lega il Nord non è più una ridotta in cui trincerarsi, ma una specie di catapulta per riconquistare l’Italia; e soprattutto per far fuori ciò che all’ex Senatur proprio non piace del centrosinistra prodiano: quello che lui definisce l’attacco ai professionisti, ai piccoli imprenditori e alle partite Iva; l’attenzione ai poteri forti, nazionali e locali; e soprattutto la tentazione, dopo Prodi «di un governo di larghi inciuci». [...]
Il 22 Giugno 2007 alle 14:55 Montezemolo contro Veltroni? Duello glamour, ma non si farà » Panorama.it – Italia ha scritto:
[...] Luca di Montezemolo contro Walter Veltroni? Sarebbe una sfida elettorale molto glamour, quasi quanto quella tra Nikolas (e Cecilia) Sarkozy e Ségolène Royal. Gli elementi ci sono tutti: il rinnovo generazionale, una sorta di kennedismo che non guasta mai, l’appartenenza illuminata ai rispettivi schieramenti, destra e sinistra; anche le buone maniere che però non dimenticano i colpi bassi. Soprattutto ci sarebbe l’abbandono della politica ideologica a favore della politica, diciamo così, immaginifica e onirica: “Facci sognare”, stavolta detto però non ad un banchiere ma a dei candidati. Eppure è difficile, anzi quasi impossibile che questa rappresentazione vada in scena. Perché Montezemolo, nonostante la sua gran voglia di politica, quasi certamente non potrà essere il candidato del centrodestra. Il passaggio dalla Confindustria e dalla Fiat alla campagna elettorale per la guida del Paese sarebbe troppo repentino e lo esporrebbe a troppi rischi, il primo dei quali, nonostante la sua indubbia popolarità, è l’insuccesso. Eppure Montezemolo continua ad occuparsi di politica, e lo fa ormai con lo stile di chi vuol mettere i pedi nel piatto. Dopo la strigliata all’assemblea confindustriale di fine maggio, diretta in particolare al governo, stavolta ha attaccato frontalmente i sindacati. Con un linguaggio tanto politicamente scorretto quanto esplicito e a suo modo efficace. “Rischiano di rappresentare sempre più la pubblica amministrazione e i fannulloni” ha detto Montezuma, non trascurando neppure il governo “che ha come mestiere quello di creare problemi agli imprenditori”, e distribuendo pure un pizzicotto al centrodestra “che dovrebbe fare meno propaganda e avere un progetto politico”. E dunque? Il Montezuma-pensiero sembra adattarsi alla perfezione ad un altro esponente del centrodestra: Pier Ferdinando Casini. Con il leader dell’Udc, Montezemolo ha una lunga consuetudine e amicizia, secondo i bene informati è stato un suo elettore e sostenitore nel 2006. Altrettanto un altro industriale che di Montezemolo è socio e amico, Diego Della Valle. Ecco: mentre da soli Casini e Montezemolo hanno poche chances, l’alleanza tra i due (alla quale potrebbero unirsi altri esponenti dell’imprenditoria e del mondo economico, in testa Mario Monti) qualche chance ce l’avrebbe. Soprattutto di imporsi, a destra, a Silvio Berlusconi. Già, perché la discesa in campo di Veltroni pone il Cavaliere di fronte a un dilemma. Il sindaco di Roma, una volta accettata la leadership del Partito democratico, potrebbe avere l’interesse ad andare alle urne al più presto, nel 2008, per non farsi logorare dal governo Prodi e dagli inevitabili problemi che nasceranno con il premier. In questo caso è praticamente certo che si troverebbe di fronte ancora una volta Berlusconi, e gli altri aspiranti del centrodestra dovrebbero adattarsi. Montezemolo, il cui mandato confindustriale scade nel maggio 2008, dovrebbe fare da spettatore; per non parlare della presidenza Fiat. Discorso diverso se Veltroni, com’è probabile, puntasse ad elezioni nel 2009, magari per cercare di recuperare al centrosinistra qualche consenso, e soprattutto per accreditarsi al Nord, dove quello del Campidoglio non è un biglietto da visita irresistibile. Tra due anni Berlusconi sarebbe meno forte di oggi, qualcosa nei sondaggi potrebbe girare in senso diverso, insomma ci sarebbe più tempo per riaprire i giochi in tutto il centrodestra. In questo quadro l’operazione Montezemolo ci starebbe tutta. Sarebbe il simbolo ed il king maker, se non il candidato, di un’Italia produttiva e di successo, soprattutto al Nord, e sia per Casini, sia anche per Gianfranco Fini, averlo al proprio fianco rappresenterebbe un bel valore aggiunto. Certo è che il presidente della Confindustria, che sta per compiere 60 anni, non ha intenzione di abbandonare quella scena che è convinto di calcare molto bene, e di cui è molto innamorato. [...]
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