Blog e politica, la Margherita romana si sfoglia

Francesco Rutelli, leader della Margherita Ancora lui, Francesco Rutelli. Al centro del dibattito in rete: dai blog ai video su Youtube. Stavolta a prendere di mira il leader della Margherita e il suo partito, è Generazione U (l’associazione di blogger per il partito democratico), capitanati da Mario Adinolfi (giornalista e curatore della rubrica Bloggeria su Europa, il quotidiano diellino). Partecipando al congresso della Margherita di Roma (tenutosi sabato 10 e domenica 11 marzo), i blogger hanno messo in pratica la prima azione di flashmob politico. In cosa consiste? In tempo reale, il gruppo di militanti ha prima filmato l’intervento di Francesco Rutelli e poi l’ha “postato” su Youtube con l’obiettivo di contestare metodo e merito del congresso: “Oltre 49.000 iscritti alla Margherita di Roma, ma Rutelli parla davanti sì e no a un centesimo di quella platea… un desolante spettacolo di sedie vuote”. Tutto è stato organizzato nei minimi dettagli: qualcuno dei blogger ha raccolto le immagini dei pannelli con cui la sala veniva dimezzata, un altro si è infilitrato nei seggi per mostrare il numero esatto di votanti… Tutte “prove” che ora servono a Mario Adinolfi per minacciare ricorsi alla magistratura, ma soprattutto per aprire, alla base e via web, la protesta contro l’elezione di Riccardo Milana a coordinatore romano dei Dl: “non è stato raggiunto il quorum richiesto dal regolamento: al massimo avranno votato 2-3 mila iscritti, mentre dovevano essere almeno 17 mila. Abbiamo avviato una campagna contro la legittimità dei metodi del tesseramento e dei congressi da mesi. Ora proponiamo a Rutelli di commissariare il partito”. E ancora: “Noi vogliamo un partito democratico vero e non con i soliti noti ai posti di comando. Utilizzeremo internet in maniera spregiudicata per la nostra azione”. Il dibattito prosegue ora sul foglio margheritino ma, date le premesse, i migliori sviluppi sono attesi in rete. I quarantanovemila iscritti della Margherita di Roma che ascoltano Rutelli

E la chiusura del congresso:

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Il 19 Aprile 2007 alle 14:51 Il mondo economico guarda al Partito democratico. A distanza » Panorama.it – Italia ha scritto:

[...] Con un week end tutto di congressi - da oggi a Firenze quello dei Ds, da domani a Roma quello della Margherita - i due maggiori partiti del centrosinistra annunciano lo scioglimento per confluire nel futuro Partito democratico. Quasi tutto si sa delle manovre interne, a cominciare dalla scissione delle due correnti si sinistra diessine. Meno problemi dovrebbe averli il partito di Francesco Rutelli, accusato però di aver gonfiato il tesseramento. Discorso diverso per il Partito democratico visto da fuori. A chi piace, nella classe dirigente del Paese? Quali poteri forti, a cominciare da quelli economici, sono disposti a sostenerlo? Quali forze della società? Vediamo. Fondamentale sarà l’indicazione del leader: è la richiesta che giunge dall’establishment, sintetizzata in un editoriale del direttore del Corriere della Sera (il quotidiano ha tra i suoi azionisti buona parte di quei poteri forti): “Diteci chi sarà il capo, e ditecelo in poche settimane” è il succo del ragionamento di Paolo Mieli. Si sa che la partita sarà tra Romano Prodi e Walter Veltroni, mentre Massimo D’Alema e Francesco Rutelli sembrano destinati ad un ruolo da king maker. Ma chi parteggia per chi? Tra le grandi banche, Intesa-San Paolo è quella prodiana per eccellenza: con il premier sono sia il numero uno di Intesa, Giovanni Bazoli, sia quello del San Paolo, Enrico Salza. Alessandro Profumo dell’Unicredito, invece, non ha mai nascosto la simpatia per D’Alema: vedremo se e come questo supporto si potrà trasferire a Veltroni. I pasticci nella vicenda Telecom hanno del resto alienato a Prodi molti consensi del mondo economico: non solo quello di Marco Tronchetti Provera, ma soprattutto l’intero blocco confindustriale. A Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Confindustria, l’idea del Pd non è mai piaciuta più di tanto: lui preferisce un progetto centrista, imperniato sull’Udc e sui moderati di Forza Italia, della Margherita, sull’Udeur di Clemente Mastella, fino ad An. Stesso discorso per Mario Monti: il 18 aprile l’ex commissario europeo ha tenuto ai gruppi parlamentari dell’Udc una lezione su concorrenza e liberalizzazioni. La posizione della Fiat di Sergio Marchionne appare agnostica, anche se il gruppo di Torino non è insensibile ai benefici ottenuti dal governo Prodi. Tra i candidati alla futura presidenza della Confindustria (tra un anno), Alberto Bombassei, Giorgio Squinzi e Diana Bracco sembrano i più distanti dal Pd, essendo tutti di area centrodestra; discorso diverso per Emma Marcegaglia, di simpatie rutelliane, e Andrea Pininfarina. Ciò che però preoccupa indistintamente gli industriali è l’appartenenza esplicita all’area del Partito democratico delle tre confederazioni sindacali: Cgil (con i Ds, sia pure in posizione critica), Cisl e Uil (con la Margherita). In altri termini c’è il timore che il Pd diventi il partito del sindacato, così come in passato era accaduto per i democratici americani e per i laburisti inglesi prima dell’arrivo di Tony Blair. I due colossi pubblici, Eni ed Enel, avranno un rapporto stretto con il Pd finché sarà forza di governo. Poi, come sempre è accaduto, si schiereranno anche con un esecutivo di colore diverso. La Rai, al contrario, diverrà sicuramente terra di conquista per i Democratici, siano essi dalemiani, rutelliani, prodiani, o soprattutto veltroniani. Al Partito democratico, specie se sarà guidato da Veltroni, guarderà con simpatia il mondo del cinema, una lobby anche economica, così come accade negli Usa e in Inghilterra, mentre in Francia le simpatie di attori e registi sono egualmente divise tra Ségolène Royal, Nikolas Sarkozy e François Bayrou. Lo sport tradizionalmente tifa a destra. E la Chiesa? Il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, attende si sapere se la linea del Pd sarà quella di Rutelli, specialmente sui Dico (qui il FORUM), o quella di Livia Turco. Quanto a Veltroni, i rapporti con l’episcopato sono buoni. Discorso diverso per le parrocchie, gli scout, le comunità di base, da tempo schierate a sinistra. Ed infine non vanno trascurate le comunità di recupero per i tossicodipendenti, una realtà anche economica in espansione: un tempo anche loro di area prevalentemente progressista, vedono con crescente timore le aperture del governo sulla depenalizzazione delle droghe. Una scommessa? Il Pd, specie se alla fine sarà guidato da Veltroni, praticherà una politica delle mani tese verso tutti. Si moltiplicheranno consulte e commissioni: la linea dell’”inclusione” che ha funzionato a Roma, ma che a livello nazionale, quando i democratici dovranno presentare un programma di governo che non siano le 280 pagine di Prodi, rischia di portare alla paralisi, o a nuove scissioni. [...]

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