- Tags: blog, cellulari, Giuseppe-Fioroni, scuola
- 10 commenti

Fa discutere il tentativo del ministro Fioroni di mettere la parola fine alle risse tra studenti, genitori e presidi, vietando per decreto l’uso dei cellulari in classe. Quasi tremila post sui blog di Splinder e più di 8mila post su Blogger (per citare solo due delle community più frequentate) in un dibattito che crece ogni minuto. Il grosso dei commenti si scaglia contro le famiglie, accusate di non saper educare le nuove generazioni. A invertire la vulgata corrente insorgono oggi i genitori. “Contro di noi” si legge in una nota diffusa alle agenzie di stampa e siglata dall’Associazione genitori (A.Ge.) “è in atto un processo mediatico, che ci addita come gli unici responsabili”, le colpe invece - continua la nota - andrebbero cercate “nelle inefficienze del sistema educativo nazionale e delle politiche scolastiche”. Qualche docente nel frattempo esprime altre perplessità. Su un sito dedicato alla formazione si legge un articolo che si chiude con una specie di epitaffio: “La scuola italiana ha perso consenso non solo tra gli studenti, ma nell’intera collettività. Ad essa non credono più le famiglie e, purtroppo, tante volte neppure gli stessi docenti”.
- Venerdì 16 Marzo 2007
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Commenti
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Il 17 Marzo 2007 alle 14:52 A perfect World ha scritto:
Mah, con tutti i problemi che ci sono in Italia, e nella scuola alla quale si è voluta imporre una ideologica controriforma in particolare, direi che il cellulare a scuola è probabilmente l’ultimo dei problemi a cui si dovrebbe pensare.
A Napoli avrebbero probabilmente catalogato il fatto come “Facimmo ammuina”.
Il 17 Marzo 2007 alle 15:51 xgeneration ha scritto:
è l’apoteosi dei personalismi…che tristezza…mentre scuola e famiglia ssi rimpallano le responsabilità i nostri bambini crescono in una palude satura di ambiguità ed egoismo riuscendo ad attirare la nostra attenzione solo attraverso gesti brutali o eclatanti. Come adulti non siamo credibili nè auterovoli e come bambini capricciosi sfoghiamo le nostre frustazioni contro la scuola o contro la famiglia. Tutti fermi e palla al centro, dunque.Dove siamo, dove vogliamo arrivare e che percorso vogliamo percorrere? Senza sinergie tra scuola e famiglia tutti siamo destinati a perdere e condannati a vivere in una società che ora si involve e poi imploderà…mia figlia adolescente tiene rigorosamente spento il cellulare in classe per riaccenderlo fuori dalla scuola; come genitore me ne guardo bene dal chiamarla in orario di lezione..è solo una questione di rispetto per le persone e le istituzioni. E’ un principio così difficile da far passare? Ben vengano le regole, poche, ma condivise se vogliamo recuperare autorevolezza…e se il buon senso non è più di casa nella mente adulta, bravo il ministro che si assume la responsabilità di mettere un pò di ordine
Il 17 Marzo 2007 alle 18:09 richard ha scritto:
E’ ora di restituire credibilità e serietà alla scuola. Tra una riforma e l’altra è diventata una specie di enorme condominio in cui ognuno fa i propri comodi e non ci sono più regole certe. E’ necessario restituire agli insegnanti l’autorità che è stata loro tolta e finirla una volta per tutte con genitori incapaci di educare correttamente i figli e spesso impreparati culturalmente, che pretendono che la scuola faccia ciò che non sono capaci di fare loro e poi insorgono contro qualsiasi regola e magari ricorrono al TAR se qulcuno è bocciato.Il divieto di utilizzare i cellulari è solo il primo passo di un percorso assai più lungo che deve comunque essere compiuto . Il bullismo, l’uso delle droghe, gli atti di violenza nei confronti degli handicappati e delle ragazze, i danneggiamenti continui non sono leggende metropolitane, ma atti quotidiani noti a tutti. Si rendano responsabili i genitori, civilmente e anche penalmente, per i comportamenti illegittimi dei figli. I cellulari sono solo una questione secondaria.
Il 18 Marzo 2007 alle 11:13 silvanabruna ha scritto:
Ho letto i tre commenti e li condivido pienamente, soprattutto quello di richard, ad essi aggiungo una mia considerazione. Da poco ho lasciato il mondo della scuola (insegnavo in una scuola media), senza rimpianti, a dire il vero, se non per il contatto giornaliero coi miei colleghi. Ultimamente c’era troppa confusione in questo mondo,ordini e contrordini, quello che andava bene per un ministro non andava più bene per l’altro e i genitori che si lamentavano di noi e criticavano il nostro operato anche davanti ai figli. Ragazzi in gamba che non potevano lavorare come avrebbero voluto perchè ostacolati dai loro compagni troppo vivaci o perchè si doveva portare tutti allo stesso livello, anche chi non aveva voglia di fare niente. Regole date, e suggerite da loro, e non rispettate. Una superficialità incredibile, tutto è facile e piove dall’alto, saper rinunciare a qualcosa, faticare per raggiungere una meta sono stupidaggini, non per tutti per fortuna.Alcuni genitori si lamentavano sempre di tutto e di tutti, altri seriamente preoccupati per i figli e per il poco tempo che avevano da dedicare loro, io che cercavo di rassicurarli dicendo che era la “qualità” e non la “quantità” del tempo che contava.Tanta buona volontà da parte di certi genitori ed insegnanti ma pochi esempi e stimoli validi dalla società che ci circonda. Troppi richiami a “consumare”, troppa violenza in TV, cattivi esempi da chi dovrebbe darne di costruttivi, notizie di cronaca nera o di “bravate” scolastiche ripetute alla nausea. I ragazzi vedono, sentono ed imitano, diamoci una regolata, controlliamo ciò che si dice in certi momenti, alla presenza dei giovani, diamo loro ascolto e fiducia, facciamoli sentire persone responsabili e, soprattutto teniamoli impegnati in qualche cosa di valido ed utile anche agli altri. Sono questi valori che mancano, secondo me, il rispetto per il prossimo e la condivisione della vita altrui.
Il 18 Marzo 2007 alle 11:18 giosi ha scritto:
Non bastano leggi speciali,o regole particolari bisogna dare crediblità a questa società che non ha più punti di riferimento nè per genitori ne per figli.
Il 18 Marzo 2007 alle 11:26 silvanabruna ha scritto:
Bullismo,” violenza sui più deboli sono indici di un malessere profondo, sono la manifestazione del bisogno di essere ascoltati, capiti, creduti. Diamo più attenzione ai nostri figli e ai nostri alunni, facciamo loro capire che ci siamo e ci saremo sempre per loro e, soprattutto, parliamo, discutiamo di ciò che interessa a loro. Un’ultima cosa vorrei dire, mi sembra che i Mass Media facciano ben poco per porre rimedio a questa situazione, anzi, sembra che sollecitino a seguire dei comportamenti sbagliati, quando si è data una informazione basta! è inutile e dannoso continuare a ripeterla!
Il 21 Marzo 2007 alle 15:45 Panorama.it – Italia » Blog Archive » Fioroni vieta. Gli studenti filmano. Ecco nuovi video ha scritto:
[...] Postati su Metello.com e datati 19 marzo sono comparsi video fatti e confezionati dai ragazzi a scuola. Divertenti, forse, ma soprattutto disarmanti, se si pensa che le aule scolastiche sono state usate come set cinematografici o teatri da cabaret proprio nei giorni caldi della lotta al bullismo: quelli dell’annuncio della circolare (qui in .pdf) con cui il ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni, ha varato il giro di vite contro l’uso dei telefonini in classe, da parte di studenti e docenti. [...]
Il 2 Aprile 2007 alle 17:49 Scuola, video e burle: genitori assenti. E professori protagonisti » Panorama.it – Italia ha scritto:
[...] Provochiamo? Peccato solo che la scuola italiana non sia un unico, grande e condivisibile set, dove i ragazzi tentano la via di quella notorietà, che la tv, pur soddisfacendo la crescente domanda di esibizionismo che sale dal Paese, non riesce a esaudire e inglobare. Perché la produzione di videoclip nelle scuole italiane è quotidiana e per tenere aggiornata la gallery, è nato anche un blog Scuolazoo.com, diventato un caso citato dal Corriere della Sera: “Questo blog” scrivono i curatori Francesco & Paolo “nasce unicamente con lo scopo di fare divertire. Non intendiamo offendere nessuno ma mostrare uno spaccato di una realtà che esiste. Riguardo alla moralità di alcuni video, beh… Ognuno è libero di commentare e di interpretarli come meglio crede. Continuate a seguirci perché ogni giorno pubblicheremo video nuovi!”. Appunto: ogni giorno, all’insegna della “democrazia digitale”, qui si invitano gli studenti italiani ad armarsi di videofonino e a mobilitarsi, alla faccia dei divieti e delle restrizioni: “Facciamo uscire il marcio che c’è dalla nostra scuola, filmiamolo e mettiamolo in rete, confrontiamoci e parliamone nei forum e nei blog”. Tra i più “esilaranti”, quello di un temerario studente delle superiori che si avvicina guardingo al professore, mentre dà le spalle alla classe e scrive alla lavagna, gli abbassa i pantaloni e lo lascia letteralmente in mutande. Oppure quello del ragazzo interrogato che si esibisce con maestria in un balletto di breakdance dietro la professoressa seduta in cattedra. Peccato solo che i video vengano girati a scuola, durante le ore di lezione, quando i ragazzi dovrebbero (condizionale più che mai d’obbligo) apprendere altre materie. I filmati, a firma degli studenti, hanno un loro perché: girati con i cellulari e postati su siti di condivisione di clip come YouTube o Metello o di scambio di file come Emule, prima in maniera quasi casuale e poi, soprattutto dopo il divieto del ministro dell’Istruzione Fioroni, a ciclo continuo, si stanno trasformando in veri e propri cortometraggi: studiati fin nei dettagli, dai contenuti alle riprese. Addirittura scioccante il video comparso prima su Youtube e poi su Metello.com: Anche se non esiste nessun fotogramma porno (come quello che ritraeva una docente di scuola media, ora sotto inchiesta, circondata da allievi tredicenni che la palpavano senza che lei opponesse resistenza), c’è da rimanere basiti per le le domande che uno studente di una scuola media di Aosta (lo si intuisce dalle risposte della docente coinvolta) pone alla professoressa di scienze. Un’intervista ripresa senza che lei batta ciglio: “Conosce Cicciolina?… Le piacciono i rapporti anali? Lei ha già trombato? Quanto guadagna? Guadagnerebbe di più se facesse la puttana?”… e via con questi toni (o peggio) per 4 minuti e 15 secondi: senza che la professoressa mostri un qualche moto di reazione. Un video, datato 23 marzo 2007, che ha ottenuto grande successo: più di 1.300 utenti. E scatenato grande indignazione. Come quella espressa dall’editorialista del Corriere della Sera, Ernesto Galli della Loggia, che si chiede dove sia andata a finire la trasmissione dei valori che fino a trent’anni fa era insita nel rapporto padre-figlio. Una cosa è certa, se i padri (e più in generale la famiglia) sono i grandi assenti nell’emergenza scolastica, i docenti sono presenti, eccome: protagonisti, loro malgrado, delle video-burle dei loro studenti. [...]
Il 15 Settembre 2008 alle 11:56 Telefonini a scuola? Educativi, basta saperli usare » Panorama.it - Hitech e Scienza ha scritto:
[...] Provate a chiedere a un insegnante qual è la peggiore invenzione degli ultimi anni. Vi risponderà senza un minimo di esitazione: il cellulare. Messi alla gogna da quasi tutti i “prof” del mondo, tanto da essere vietati e in alcuni casi confiscati prima delle lezioni, i telefonini sono considerati una delle prime fonti di distrazione per gli alunni. Eppure c’è chi pensa che sia tempo di cambiare opinione: il cellulare a scuola non solo non è dannoso, ma può addirittura fare del bene; naturalmente purché sia utilizzato a fini educativi. La proposta arriva dall’Università di Nottingham, che ha condotto un vero e proprio esperimento educativo basato sull’uso degli apparecchi mobili nelle scuole. Il progetto - che si è protratto per nove mesi – ha coinvolto 331 allievi delle scuole secondarie inglesi che si sono cimentati nell’utilizzo del cellulare per tutta una serie di attività scolastiche: dalla creazione di filmati all’utilizzo dell’organizer per appuntare i compiti, dalle registrazioni delle lezioni all’impiego del cronometro per condurre esperimenti basati sul tempo; ovviamente i cellulari più evoluti sono stati utilizzati per connettersi a Internet per effettuare ricerche, mandare email o trasferire file elettronici. I risultati, mostrati da Elizabeth Hartnell-Young in occasione della conferenza annuale della British Educational Research Association a Edinburgo, hanno messo in mostra un aumento della motivazione degli alunni. Ancora più sorprendenti gli effetti sui professori impegnati nel progetto, che in molti casi hanno dovuto rivedere il loro atteggiamento nei confronti dell’(ex)odiato oggetto elettronico: “Agli studenti piacciono i cellulari e sanno usarli”, ha commentato uno degli insegnanti impegnati nel progetto; “queste tecnologie danno loro più libertà di esprimersi senza essere costantemente monitorati”. Dal banco degli imputati ai banchi di scuola? Non ancora. Per molti il cellulare resta ancora uno strumento che poco ha a che vedere con i fini educativi. Sintomatica – fa notare Science Daily - l’opinione espressa lo scorso mese fa da Chris Kates, segretario generale della Naswut, l’Unione Nazionale delle insegnanti inglesi: “Oggigiorno i ragazzi vengono a scuola dotati di telefonini, mp3 e consolle gioco, quando gli insegnanti chiedono loro di portare solo una penna”. [...]
Il 15 Settembre 2008 alle 12:30 Telefonini a scuola? Educativi, basta saperli usare » Panorama.it - Hitech e Scienza ha scritto:
[...] Provate a chiedere a un insegnante qual è la peggiore invenzione degli ultimi anni. Vi risponderà senza un minimo di esitazione: il cellulare. Messi alla gogna da quasi tutti i “prof” del mondo, tanto da essere vietati e in alcuni casi confiscati prima delle lezioni, i telefonini sono considerati una delle prime fonti di distrazione per gli alunni. Eppure c’è chi pensa che sia tempo di cambiare opinione: il cellulare a scuola non solo non è dannoso, ma può addirittura fare del bene; naturalmente purché sia utilizzato a fini educativi. La proposta arriva dall’Università di Nottingham, che ha condotto un vero e proprio esperimento educativo basato sull’uso degli apparecchi mobili nelle scuole. Il progetto - che si è protratto per nove mesi – ha coinvolto 331 allievi delle scuole secondarie inglesi che si sono cimentati nell’utilizzo del cellulare per tutta una serie di attività scolastiche: dalla creazione di filmati all’utilizzo dell’organizer per appuntare i compiti, dalle registrazioni delle lezioni all’impiego del cronometro per condurre esperimenti basati sul tempo; ovviamente i cellulari più evoluti sono stati utilizzati per connettersi a Internet per effettuare ricerche, mandare email o trasferire file elettronici. I risultati, mostrati da Elizabeth Hartnell-Young in occasione della conferenza annuale della British Educational Research Association a Edinburgo, hanno messo in mostra un aumento della motivazione degli alunni. Ancora più sorprendenti gli effetti sui professori impegnati nel progetto, che in molti casi hanno dovuto rivedere il loro atteggiamento nei confronti dell’(ex)odiato oggetto elettronico: “Agli studenti piacciono i cellulari e sanno usarli”, ha commentato uno degli insegnanti impegnati nel progetto; “queste tecnologie danno loro più libertà di esprimersi senza essere costantemente monitorati”. Dal banco degli imputati ai banchi di scuola? Non ancora. Per molti il cellulare resta ancora uno strumento che poco ha a che vedere con i fini educativi. Sintomatica – fa notare Science Daily - l’opinione espressa lo scorso mese fa da Chris Kates, segretario generale della Naswut, l’Unione Nazionale delle insegnanti inglesi: “Oggigiorno i ragazzi vengono a scuola dotati di telefonini, mp3 e consolle gioco, quando gli insegnanti chiedono loro di portare solo una penna”. [...]
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