Urne quasi estive per le amministrative

Fissando al 27 e 28 maggio la data delle prossime amministrative (con eventuali ballottaggi il 10-11 giugno) il governo si è spinto fin quasi all’estate: una delle ultime date possibili. Sono chiamati al voto circa 12 milioni di cittadini, per il rinnovo di 29 consigli comunali capoluoghi e 8 province (qui l’elenco completo). Tra questi spiccano Genova, Verona, Reggio Calabria, Verona, Vicenza (provincia), La Spezia.
Insomma, è la prima vera rivincita dopo le politiche 2006. In passato si era sempre detto che andare a votare con il sole a picco e il richiamo del mare, favorendo l’astensione, costituiva un vantaggio per la sinistra i cui elettori sono più disposti alla mobilitazione. Ora non pare essere più vero, almeno non in questo momento: se c’è un elettorato deluso è quello dell’Unione.
Dunque qual è la scommessa di un turno elettorale così vicino alle vacanze estive (e con l’anno scolastico allo scadere)? Il governo conta di avere almeno in parte redistribuito il bonus da 8,2 miliardi di maggiori entrate fiscali: ma deve farlo in maniera che la gente senta finalmente ballare dei soldi in tasca.
Quest’anno la prima rata dell’Ici e l’acconto Irpef per il 2008 vengono anticipate al 16 giugno, anziché al 30. Ecco dunque che sia una riduzione o addirittura un’abolizione delle tasse sulla prima casa, sia una revisione delle aliquote Irpef a vantaggio delle famiglie numerose e dei ceti medi con imponibile sopra i 40.000 euro, potrebbero rivelarsi utili: i contribuenti, anche se vanno a votare un po’ prima, avranno però già fatto i loro conti. Soprattutto la faccenda potrebbe diventare un ottimo argomento in campagna elettorale.
Ma basterà a capovolgere i sondaggi che danno tuttora il centrodestra di 10-15 punti avanti rispetto all’Unione?

Commenti

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Il 30 Marzo 2007 alle 14:57 All’arena di Verona le prove generali del Polo unito » Panorama.it – Italia ha scritto:

[...] Verona ombelico della politica italiana? Senza nulla togliere a questa bella città veneta (250.000 abitanti, la più ricca della regione), sembra impossibile. Ma è così. Per due motivi. Primo: è uno dei capoluoghi interessati dalle prossime amministrative, ed è tra quelli in cui il centrodestra punta a strappare al centrosinistra la poltrona di sindaco. Anzi, essendo Genova fuori tiro, è la più importante delle città dove il blitz è possibile. Secondo motivo: a Verona si misurano le grandi manovre della Cdl, dopo lo strappo dell’Udc sul voto per l’Afghanistan. Insomma, a seconda di come andrà a finire si capiranno molte cose: da quante residue possibilità hanno Silvio Berlusconi e alleati dare a Romano Prodi la famosa spallata, fino alle probabilità che Pier Ferdinando Casini torni all’ovile oppure molli del tutto gli ormeggi dalla Cdl puntando ad un nuovo centro. Da tempo l’Udc ha candidato per la poltrona a sindaco Alfredo Meocci, ex direttore generale della Rai. Amico personale di Casini, ma voluto a viale Mazzini anche da Berlusconi. Meocci a Verona non è popolarissimo, nonostante abbia un lontano trascorso di portiere del Chievo, una lista “beautiful” pronto a sostenerlo (primo ingresso, la cantante Ivana Spagna) ed una dichiarata acuta nostalgia per le rive dell’Adige. La Lega però ha schierato un proprio uomo, Flavio Tosi, assessore regionale alla Sanità con 28 mila preferenze, tifoso del Verona. Un personaggio politicamente molto forte. L’Unione ripropone il sindaco uscente Paolo Zanotto. Un sondaggio Swg del 12 febbraio ha misurato la popolarità di quattro possibili candidati di centrodestra: Meocci, Tosi, Pieralfonso Fratta Pasini e Massimo Ferro: gli ultimi due di Forza Italia. Tra tutti gli elettori, destra e sinistra, Tosi è conosciuto dall’81%, Meocci dal 69. Gli altri due seguono con percentuali minori. In caso di confronto con Zanotto, Tosi vincerebbe al primo turno 49 a 42; Meocci perderebbe 44 a 46. Certo, c’è sempre il secondo turno: così se la Cdl non trovasse l’accordo e si presentassero in tre, Zanotto otterrebbe il 42%, Meocci il 27 e Tosi il 26. Ma questo a condizione che con l’ex dg della Rai si schierassero Udc, Forza Italia e An. Il partito di Gianfranco Fini, invece, sta convergendo sul candidato leghista. E Berlusconi? È incerto. Meocci è considerato anche un suo uomo. E c’è l’esigenza di recuperare l’Udc. Ma le ragioni della Lega sono altrettanto forti: se il centrodestra si presenterà diviso, Umberto Bossi minaccia il boicottaggio al secondo turno. E l’umore politico generale in città com’è? L’Ispo (Istituto di Studi sulla Pubblica Opinione) di Milano, diretto dal Professor Renato Mannheimer, a febbraio aveva misurato una netta propensione per il centrodestra: 41% a 33. Ancora più ampio il margine, sempre a febbraio, per la Swg: 54 a 42,5. Ora però secondo lo stesso Ispo, con il centrodestra frantumato, la situazione si sarebbe capovoltà a vantaggio dell’Unione. Insomma: una città bianca che la Cdl potrebbe regalare agli avversari: è già capitato in passato, proprio da queste parti. [...]

Il 10 Aprile 2007 alle 10:06 Genova al voto: la Vincenzi sbaraglia a sinistra, ma Musso non molla » Panorama.it – Italia ha scritto:

[...] Da tutti i sondaggi salta fuori un dato: la politica locale interessa assai di più di quella nazionale. Attenzione: non ci riferiamo alle intenzioni di voto. Qui il «sangue» continua a scorrere, come dimostra l’ultimo rilevamento di Ipr Marketing. Si parla invece dell’attenzione riservata ad un candidato sindaco rispetto a quella che circonda, per esempio, il partito democratico. O, per par condicio, la federazione delle libertà. Ovviamente anche queste ultime sono questioni rilevanti perché ci riguarderanno (forse) alle prossime elezioni. Ma per ora incombono le amministrative. E dunque vediamo che cosa accade a Genova, principale città del Nord interessata alla consultazione, sia comunale sia provinciale. [...]

Il 11 Aprile 2007 alle 11:18 A Gorizia e Verona si vota per il diavolo e l’acqua santa » Panorama.it – Italia ha scritto:

[...] Che le amministrative del prossimo maggio (al voto del 27 e 28, circa 12 milioni di cittadini) possano essere la prima vera rivincita dopo le politiche 2006 si vedrà. Che siano sorprendenti lo si sa già. A Gorizia potrebbe scendere in campo per l’Unione “l’acqua santa”; pochi km più giù, a Verona un “diavolo” trasformista. Nella città friulana è infatti pronto a scendere in pista, per la poltrona di sindaco, niente meno che un parroco: don Andrea Bellavite, 47 anni, da ieri ex direttore del settimane diocesano Voce isontina (si è dimesso proprio in occasione delle elezioni). Il suo nome era già venuto alla ribalta in passato per una serie di contrasti con il vescovo di Gorizia per alcune dichiarazioni sull’amore omosessuale e per le sue posizioni da No Global, contro le bombe atomiche alla base Usaf di Aviano e contro il Cpt di Gradisca d’Isonzo. Ora don Bellavite si è deciso a fare il salto definitivo: è pronto a lasciare la tonaca e a “mettersi a disposizione” dell’Unione come candidato sindaco, “a patto però che tutti i partiti e i movimenti ritrovino l’unità sulla mia persona”. A frenarlo non saranno quelli della sinistra radicale (che anzi lo hanno proposto, insieme all’Italia dei Valori, ad alcuni gruppi vicini alla Margherita, alla sinistra Ds e a una vasta area del mondo cattolico), ma il diritto canonico: “Un prete non si può candidare a sindaco” spiega monsignor Velasio De Paolis, segretario del Tribunale della segnatura apostolica “il codice di diritto canonico lo vieta perché le cariche pubbliche non sono convenienti per i chierici e per chi abbia ricevuto un ordine sacro”. E ancora: “Il parroco è chiamato al servizio di tutta la comunità, non solo di una parte di essa, né tanto meno a incarichi di tipo partitico”. Don Bellavite però non arretra di un passo, neanche di fronte alla prospettiva che il vescovo potrebbe sanzionarlo: “Dovrei chiedere una dispensa. Essere ridotto allo stato laicale per il mio nuovo servizio. Sarebbe un modo nuovo e diverso di servire la mia gente”. Insomma don Bellavite cambierebbe soltanto il pulpito da cui far sentire la propria voce. Voce indipendente e decisa anche quella di Laurella Arietti, transessuale, 60 anni e un sogno preciso: emulare le gesta politiche dell’onorevole Vladimir Luxuria. Cominciando dalla poltrona di sindaco di Verona, per la quale ha deciso di candidarsi. Centrato il nome della lista civica “Verona. Cambiare si può”, messa in piedi da questa ex operaia metalmeccanica e responsabile del Transgender Pink dell’omonimo circolo scaligero e presentata alla stampa insieme al proprio staff di una trentina di candidati. Le intenzioni del candidato transgender sono chiare: inserirsi nella gara cittadina con “Un lavoro dedicato ai diritti di tutti i cittadini perché pensiamo di avere un approccio più sensibile ai problemi. Partendo dalle nostre esperienze di precari, operai, sindacalisti vogliamo creare una città aperta a tutte le identità, rispettosa degli stranieri, una città senza barriere, né confini retta da un’economia ecosolidale e rispettosa dell’ambiente”. E non è detto che non ci riesca: mentre nella città dell’amore eterno e contrastato è in atto un vero braccio di ferro tra le due famiglie del Polo (tra il centrista Alfredo Meocci e il leghista Flavio Tosi), la candidatura di Arietti potrebbe rosicchiare consensi al centrosinistra, che ripresenta il sindaco uscente Paolo Zanotto. [...]

Il 17 Aprile 2007 alle 9:38 La coperta veneta ci va cortina » Panorama.it – Italia ha scritto:

[...] Giacomo Giacobbi, 40 anni, avvocato, da cinque è il sindaco di Cortina, la più famosa località di montagna italiana, forse del mondo. Guida, ancora per un mese, visto che a fine maggio si vota, una lista civica di centrodestra, senza però l’appoggio della Lega. E una giunta che ha promosso un referendum di autodeterminazione cui parteciperanno i circa 6 mila abitanti del comune. Semplice il quesito su cui dovranno pronunciarsi: Cortina d’Ampezzo (in ladino Anpezo, in veneto Ampèso e in tedesco Petsch-Hayden) deve restare veneta, visto che attualmente fa parte della provincia di Belluno, o è meglio che passi armi e bagagli a quella di Bolzano, nel vicinissimo Alto Adige, regione a statuto speciale? Un tema che supera per importanza anche l’altro di cui si parla a Cortina, ovvero del troppo vippume di serie B che la popola nei periodi vacanzieri. [...]

Il 23 Aprile 2007 alle 14:36 Amministrative a Legnano il laboratorio dell’antifannullone Ichino » Panorama.it – Italia ha scritto:

[...] “Gentile professor Ichino, vorremmo che Legnano potesse diventare un laboratorio di sperimentazione delle sue ricerche sulla pubblica amministrazione”. “Caro Crespi, metto a sua completa disposizione le mie risorse, peraltro molto modeste, pronto a collaborare per il successo della sua iniziativa”. È cominciata così, con un carteggio, la liaison politico-programmatica tra Franco Crespi e Pietro Ichino in vista delle elezioni comunali del 27 e 28 maggio. Crespi è il candidato sindaco della lista civica Insieme per Legnano, composta da personalità provenienti sia dal centrodestra sia dal centrosinistra. Ichino è giuslavorista di grande fama grazie anche ai suoi editoriali sul Corriere della sera contro gli statali fannulloni e a favore della trasparenza nella pubblica amministrazione. Circa 57 mila abitanti, cittadina dell’alto Milanese, Legnano è governata da due mandati dal sindaco Maurizio Cozzi, che non può ricandidarsi. Al suo posto la Cdl schiera l’assessore azzurro al Lavoro Lorenzo Vitali. Ci sarà poi una lista centrista e il centrosinistra si è diviso su tre nomi (Rosaria Rotondi, Unione; Nicoletta Bigatti sostenuta da Verdi e Prc; Raffaele Giordano dell’Italia dei Valori; . E poi c’è Crespi, già sindaco democristiano dal 1977 al 1985 a capo di una coalizione Dc-Psi, che dopo il carteggio ha incontrato Ichino nel suo studio: “Mi è sembrato sorpreso e compiaciuto per aver ispirato la mia campagna elettorale” spiega il candidato. La risposta di Ichino? “Sarò in città l’8 maggio per illustrare il progetto agli elettori”. [...]

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