
“È un vero peccato”.
Scusi, quale? Lo chiediamo a Monsignor Mauro Cozzoli, ordinario di Teologia morale alla Pontificia Università Lateranense.
È un vero peccato rifiutarsi, anche oggi, di coniugare fede e ragione. Due espressioni dell’uomo che non sono in contrasto. La fede poi è una scelta di vita che non comporta un minus di intelligenza ma un più di maturità.
La sua tesi va controcorrente. Per molti (a partire dal matematico Piergiorgio Odifreddi nel suo ultimo libro Perché non possiamo essere cristiani, ospite anche di un FORUM sul nostro sito), oggi vale la vecchia questione: “Per chi crede non esistono domande, per chi non crede non esistono risposte”.
Ma noi dobbiamo sforzarci di trovare un dialogo. Certo, se si parte da giudizi preconcetti come fa il professor Odifreddi, fede e ragione saranno sempre non solo due mondi paralleli ma anche in contrasto. L’atteggiamento di Odifreddi è tipico di chi non vuol accettare la tesi dell’altro: nonostante il suo laicismo, parte da un atteggiamento fideistico e partigiano. E pensare che essendo non credente dovrebbe avere il dubbio come guida. Invece non prende mai in esame le aporie insite nelle sue tesi che solo con la fede si possono colmare. Anche perché di questo dialogo oggi si sente un forte bisogno: sono sempre migliaia le persone alle udienze del Pontefice.
Anche quando Benedetto XVI richiama i politici a non avallare “leggi contro natura”…
Il richiamo del Papa è alle coscienze. E la coscienza non riguarda solo i credenti: è l’intelligenza morale della persona e inerisce alla sua capacità di decidere per il bene. Attraverso le azioni o il loro esame.
Sta parlando dell’esame di coscienza, Monsignore?
Sì, visto il periodo quaresimale. Intorno a questo tema c’è un po’ di confusione. Farsi l’esame di coscienza è come, usando una metafora moderna, scannerizzare le proprie azioni, valutarle in ordine alla loro bontà o alla loro malvagità. E in questo senso la scannerizzazione non è esclusiva dei cattolici.
Legato al tema della coscienza è quello della penitenza…
Esatto. Ma anche qui, usiamo prudenza. La penitenza non è un’azione particolare ma un valore, una virtù: è accogliere o compiere volontariamente qualcosa che costi privazione per elevarmi a Dio. Facendo penitenza, io non subisco un torto ma faccio un sacrificio.
Come il privarsi della carne al venerdì?
Sì. Anche se la Chiesa richiama, ripeto, ai valori. Che non vanno sacralizzati ma calati nella quortidianità. La prima opera richiesta è la carità: tutto va ad essa rapportata
Quindi non ha senso la protesta dei genitori della scuola di Ponzano Veneto perché alla mensa della scuola i propri figli hanno mangiato spezzatino il primo venerdì di Quaresima?
Non ho seguito il caso. Ma l’importante è che la penitenza sia rapportata allo stile della propria vita. E poi c’è un canone del Diritto Canonico che esenta dall’astinenza dalle carne i bambini…
Se la penitenza è un sacrificio, il cilicio di Paola Binetti, pacato medico psichiatra e pasionaria senatrice Teodem e numeraria dell’Opus Dei, vale di più della rinuncia quaresimale ai dolci e al vino della cattolica di sinistra Rosy Bindi, ministro firmatario dei Dico?
L’invito di Gesù è chiaro: “Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati”.
- Martedì 20 Marzo 2007

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Commenti
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Il 20 Marzo 2007 alle 14:16 neil900 ha scritto:
Sono pienamente d’accordo con Monsignor Mauro Cozzoli, fede e ragione non sono necessariamente in contraddizione.Basterebbe leggere la Genesi in modo galileiano, cioè come metafora, per capire che di altro non si tratta, se non della storia delle origini della civiltà. C’erano ominidi cacciatori, poi diventati agricoltori e pastori. Eva “mangia il frutto proibito”, chiara metafora dell’infrazione di un tabù sessuale e l’angelo con “la spada” fiammeggiante caccia Adamo ed Eva dall’Eden.
La religione ha quindi uno scopo sociale: salvare la famiglia e la civiltà.
Ogni teoria scientifica cosmogonica, peraltro, parla della visione che lo scienziato ha dell’”altro da sé”, del suo oggetto di desiderio. Dio è antropomorfo, c’è scritto nella Bibbia (”creò l’uomo a sua immagine e somiglianza”) e noi questo limite non lo supereremo mai.
E allora? Dio non esiste?
Esiste sicuramente nel cuore di tutti quelli che lo stanno cercando.
Il 1 Ottobre 2007 alle 20:16 eccehomo ha scritto:
E’ incredibile: iterum atque iterum! un professore di teologia (pseudoscienza perchè ellittica di contenuti) che accusa gli atei di partire da posizioni preconcette e dogmatiche.
Non c’è e non ci sarà mai alcun punto di contatto tra la fede e la ragione. L’una è la negazione categorica dell’altra.
Neil900, svegliati! vai alla sintesi: é DIO la metafora. UDB
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