Per Silvio Sircana, il “portacroce” di Romano Prodi, non c’è aperto solo il fronte di Vallettopoli. Né la sua onesta lettera a La Stampa, con l’annuncio “non mi dimetto”, chiude definitivamente la questione della sua permanenza a palazzo Chigi. Contro Sircana c’è infatti una fronda nel giro più stretto del Professore, fronda che non data neppure da oggi. E che annovererebbe tra i suoi ispiratori la stessa consorte di Prodi, Flavia. Tra i due non c’è mai stato grande feeling a dispetto delle foto che ritraggono Romano, Flavia e Silvio nel salotto romano di un’amica comune, con Sircana che suona la chitarra. Il portavoce viene dall’Iri, precisamente dall’Italtel, ha avuto in passato simpatie socialiste, fu notato da Prodi “solo” nel 1993. È un estroverso, e più che un politico si considera un professionista, un comunicatore. Flavia ha sempre privilegiato la politica ed il giro bolognese stretto. Più a sinistra del marito, più cattolica e vagamente integralista quanto Sircana è laico, Flavia Franzoni ha un culto per l’understatement e la serietà, sia praticata sia ostentata (è stata lei a caldeggiare lo slogan preelettorale “La serietà al governo”). Ha una passione per le riunioni di famiglia nonché per i pensatoi in rocche e conventi.
A Roma la famiglia politica di Flavia è composta dai prodiani più tosti: Giulio Santagata, Franco Monaco, Enrico Letta e Ricky Levi, l’altro portavoce storico di Prodi, poi soppiantato proprio da Sircana. Vicini a Silvio sono Enrico Micheli, sottosegretario con delega ai servizi segreti, un altro ex dell’Iri. E, fino ad oggi, il Professore. Il tramite tra questi due mondi è stato Angelo Rovati, l’ex consigliere
di Prodi costretto a dimettersi dalla vicenda Telecom. Rovati conobbe Flavia prima ancora di Romano: attraverso la sua prima moglie, Gianna, poi scomparsa, compagna di università della Franzoni. A rafforzare l’amicizia con Sircana sono state invece il carattere estroverso e le seconde nozze di entrambi: quelle del portavoce con Livia Aymonino, e quella di Rovati con Chiara Boni.
Per paradosso, quando Rovati si dimise era in Cina con Prodi e Flavia, mentre Sircana era rimasto a Roma. Furono i giorni - settembre scorso - delle famose foto; e Sircana fu tra quelli che, con molto rammarico, suggerì a Rovati di lasciare. Oggi Rovati dà a Sircana il consiglio opposto. Insomma, un equilibrio molto instabile. Tutto dipenderà da due cose: chi prevarrà nel clan prodiano. E se Sircana, che Prodi ha nominato portavoce unico del governo, si rivelerà utile o vulnerabile per il premier. Finora, dal sequestro Mastrogiacomo alla politica economica, non ha potuto aprire bocca. E gli “alleati” hanno ripreso a parlare in libertà.
- Mercoledì 21 Marzo 2007
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Commenti
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Il 21 Marzo 2007 alle 15:50 gabi ha scritto:
La vita privata non ha nulla a che fare con la vita pubblica/professionale. Per Vallettopoli Sircana resti. Per il resto… se la veda con la Franzoni, Flavia.
Il 22 Marzo 2007 alle 11:34 bellisa ha scritto:
Qunado fa comodo,i nostri politici vogliono essere visti e invidiati nelle loro auto blu grazie a lampeggianti e sirene,quando non gli fa comodo,viste scomode circostanze,dovremmo chiudere non solo un occhio,ma tutti e due?
No grazie,finche’ il Signore ci da’ la vista li guardiamo sempre.
Grazie Belpietro per il tuo coraggio.
Il 22 Marzo 2007 alle 16:37 Rovati: perché Sircana se ne dovrebbe andare? » Panorama.it – Italia ha scritto:
[...] Rovati (qui il profilo di Wikipedia), lei sulla vicenda del piano Telecom si è dimesso da consigliere di Romano Prodi, Silvio Sircana non lo ha fatto. Due pesi e due misure? Non vedo perché Sircana debba dimettersi. Io l’ho fatto perché si era creata una situazione oggettivamente insostenibile, con i giornali che soffiavano sul fuoco. Vedo che anche Tronchetti Provera, sotto analoghe pressioni, ha fatto la stessa scelta. Sempre di mezzo questi giornali. Lei per lo scorporo della rete fissa della Telecom, Sircana per le foto a luci, anzi, adesso che le abbiamo viste, lucine rosse. Francamente non capisco cosa abbia fatto di così grave Sircana. Può essere una goliardata, una curiosità, ma se uno si affianca in auto a una persona, ancorché discinta e in atteggiamento equivoco, e chiede qualcosa dove sta il reato? Premesso che Sircana nel privato è libero di fare ciò che vuole, è il ruolo pubblico che impone prudenza. Per quella mancata prudenza lei si dimise. Non si possono paragonare le due vicende. Io mi sono dimesso perché non ero abituato ad avere tutti quei riflettori addosso. Né li avevo cercati, visto che non ero certo stato io a far finire il documento sulle scrivanie dei giornali. Si consoli, quel piano di scorporo nella sostanza non era poi così male. All’estero funziona così. Sì, e poi è stato sdoganato trasversalmente da Gianfranco Fini e Guglielmo Epifani. Cosa posso chiedere di più? Cosa ne pensa di questo finale di partita Telecom? Guardi, adesso io sono fuori da tutto. Spero solo che la società, con i nuovi azionisti, ritorni nelle condizioni di potersi esprimere al massimo. Quali siano gli attori non è poi importante. Al cittadino cliente di Telecom non credo interessi così tanto. Tornerà la «bancarizzazione» della grande industria, con gli istituti di credito che fanno un governo di salvezza. Un po’ come per la Fiat. No, le due situazioni non sono paragonabili. Io penso che l’operazione Telecom sia per le banche infinitamente meno rischiosa di quella Fiat. E poi ci sono gli azionisti privati, i Benetton e quanti altri se ne aggiungeranno Ha più sentito Tronchetti Provera o qualcuno dei suoi? No. adesso mi occupo delle mie aziende. Ogni tanto qualche amico mi racconta qualcosa, ma nulla più. Eppure, una soluzione ideale per Telecom ci sarebbe. Allude alla fusione con la Mediaset di cui si è tanto parlato? Alludo a quella. Oltretutto sarebbe un modo per risparmiare alle banche un ulteriore sacrificio. E qualcuno sarebbe contento per un affare tolto allo strapotere prodian-bazoliano. Fedele Confalonieri ha messo per primo le mani avanti. Certo, se Silvio Berlusconi non fosse in politica, quello tra Mediaset e Telecom sarebbe un matrimonio industrialmente perfetto. Dopo la lezione, sta più attento con i bigliettini da visita? Io avevo messo il piano in una busta e senza pensarci lo avevo accompagnato con un bigliettino della segreteria di Palazzo Chigi. Un po’ come immagino farebbe lei se dovesse mandare a qualcuno un plico da Panorama. Avrò peccato di leggerezza, ma non di malafede. Ma questo è un paese dove nessuno ti perdona niente, e ogni cosa è buona per montarci su una polemica. [...]
Il 30 Agosto 2007 alle 17:35 Ici-Chiesa: Palazzo Chigi vuol tenersi fuori » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] “Agiremo nel rispetto delle leggi e dei trattati. Le leggi europee certamente, ma anche l’applicazione scrupolosa dei patti, degli accordi e appunto dei trattati stipulati dall’Italia”. Di più Silvio Sircana, portavoce del governo e sottosegretario a Palazzo Chigi , non dice. Ma sembra chiaro che la presidenza del Consiglio non abbia alcuna intenzione di farsi coinvolgere nella guerra di fine agosto tra laicisti e filo-Cei, a proposito delle agevolazioni fiscali concesse alla Chiesa. Agevolazioni che farebbero parte di accordi conclusi tra stati sovrani - il concordato tra Italia e Vaticano - con annessi e connessi. “Ed è certo che invieremo a Bruxelles una documentazione scrupolosa ed esauriente”. Patti simili al Concordato esistono del resto anche all’estero, e proprio nel cuore dell’Ue: la Germania e molti land tedeschi riconoscono agevolazioni alla chiesa luterana in cambio di servizi sociali o della tenuta dell’anagrafe. Stessa situazione in Gran Bretagna e Polonia. [...]
Il 1 Agosto 2008 alle 16:26 Da Silvio: i versi ironici di Sircana, portavoce del Professore » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Da portavoce unico a poeta solitario. Il primo ruolo è durato il tempo del governo Prodi: poco più di 20 mesi, non molto. Il secondo potrebbe fruttare qualcosa in più a Silvio Sircana. Che si è scoperto compositore proprio nel tempo delle tormentate vicende dell’Unione, culminate con la caduta dell’esecutivo all’inizio del 2008. Il Giornale ha pubblicato i componimenti dai quali emergono valutazioni e giudizi non troppo teneri nei confronti dell’esecutivo e del suo capo. Ma si sa, la licenza e l’ironia non sono sindacabili in chi scrive versi. E così, l’uomo cui è toccato il compito di spiegare con le parole giuste quello che premier e ministri stavano facendo, prodigandosi nell’assicurare cronisti e opinione pubblica che tutto andava bene e che il clima dalle parti della presidenza del consiglio era di concordia e unità, nel suo intimo sapeva bene che la situazione era messa al contrario. Tanto che le cose che non gli sarebbe mai stato possibile dire in conferenza stampa le annotava in appunti privati redatti in forma di sonetto. Sonetti diventati pubblici. Sonetti come questo: Mentre Prodi ci addormenta qui si addensa la tormenta, vergava il portavoce. Durante le riunioni dell’esecutivo scriveva strofe ironiche sulla maggioranza, dai “senatori traditori” a Mastella, gli si spenga la favella, fino all’allora Presidente del Consiglio Prodi. Sircana ha iniziato subito dopo le elezioni 2006 con il “Salmo della XV legislatura”, buttato giù nei primi giorni del governo del Professore: Finalmente c’è un governo / lo protegga il Padreterno / Dentro c’è pure Mastella / Che gli si spenga cha favella / Fa il ministro Pecoraro / Fa che non giochi da baro / E Di Pietro fa i lavori / Dio protegga i costruttori. E via poetando di questo passo. Il “canzoniere” del portavoce dell’esecutivo guidato da Prodi si arricchisce di nuove ispirazioni dopo un anno di governo e punta gli occhi sul nuovo Pd: C’è Rutelli un po’ incazzato / E Fassino stralunato / C’è Veltroni gran gattone/ Che già pensa all’elezione / Franceschini e Gentiloni / Già preparan trappoloni / In un angolo Lamberto / Pensa male, ne sono certo/ In silenzio sta Follini/ Forse pensa al suo Casini/Barbi, Soro e Migliavacca/ Ma! …Così finisce in cacca. E ancora: La politica è sul Web/ non si fa più nel night club/ Il dibattito va on line/ altrimenti non è fine/ Se non ti sei fatto il blog/ resti avvolto nello smog/ Chi non digita il lap-top/ vecchio è come l’hula- hop/ È un dovere esser più trendy/ dei moderni nuovi dandy/ Con l’immagine più soft/ E perciò prendiamo un loft. Le poesie di Sircana seguono gli avvenimenti politici e così si arriva al 24 gennaio 2008: Prodi, sfiduciato al Senato, cade, per mano anche di Clemente Mastella che diventa destinatario di un sonetto ad hoc: Oh Clemente, Clemente, tu che hai reso dolente il nostro presidente… Oh Clemente, Clemente, che ti è saltato in mente? Le elezioni anticipate sono vicine e Sircana trae l’ispirazione giusta per comporre una sorta di de profundis alla maggioranza di centrosinistra: L’uomo si sa, ha la memoria corta/ Così è e sarà per la persona morta/ Ma non mi va, e io ora lo scrivo/ ciò che si fa, per scordarmi da vivo.ù Applausi: con rime così affilate, difficilmente lo scorderanno i suoi compagni di governo… [...]
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