Lo psichiatra: se fumi spinelli raddoppi il rischio di schizofrenia

Manifestazione pro cannabis
“Che gran confusione (sui media, in Parlamento, per strada) c’è intorno allo spinello” esclama Riccardo Gatti, psicoterapeuta e specialista in psichiatria, direttore del Dipartimento delle Dipendenze della Asl di Milano.
In che senso?
Intanto va detto che non ci sono “nuove leggi” sulla droga. La Fini-Giovanardi cioè integra e modifica un decreto del ‘90 (DPR 309/90) che, a sua volta, era un testo unico conseguente ad una modifica di una Legge del ‘75. Ma detto questo, si continua a confondere i piani: quello scientifico e quello normativo. Il Tar del Lazio dice che il decreto Turco non dà sufficienti dettagli scientifici per poter sostenere che si possa passare da 500 mg (due/tre spinelli, ndr) a 1000mg di cannabis senza incorrere a sanzioni penali. Ma non c’è un criterio “scientifico” univoco per la determinazione di questo tipo di soglia indiziaria, cioè per determinare se uno è spacciatore o consumatore.
E perché?
Perché, per ciascun tipo di droga, andrebbe calcolato un dosaggio medio che non tiene conto delle variabili individuali e del diverso grado di assuefazione. E perché non si può misurare “tecnicamente” il quantitativo di possesso oltre al quale si può parlare di spaccio: una persona potrebbe acquistare droga per un uso personale di un giorno come di una settimana.
Vero. Ma il Tribunale amministrativo sostiene che la cannabis ha un principio attivo più potente rispetto a quello di altre sostanze stupefacenti e pertanto è sufficiente una dose minima per “indurre alterazioni comportamentali e scadimento delle capacità psicomotorie”
Ci hanno fatto credere per anni che lo spinello fosse innocuo, solo perché quello che ruota intorno ai cannabinoidi è un gran bel mercato, probabilmente ancor più redditizio di altri. Se può far bene, non fa male. Facendo sondaggi su Internet, l’uso di cannabinoidi è quasi più tollerato dell’uso di alcolici. Negli stessi Servizi per le tossicodipendenze italiani e, addirittura, nell’ambito di chi fa prevenzione, l’uso di cannabis è poco considerato o è considerato un male minore. Invece sempre più ricerche e articoli scientifici parlano di un raddoppio di gravi disturbi mentali (psicosi e schizofrenia) in chi fuma spinelli. Non si può ancora dire con certezza se questi siano soggetti predisposti a tali disturbi o vi siano indotti dalla cannabis. In Austria, per esempio, un terzo dei pazienti assistiti dal servizio per le tossicodipendenze Lukasfeld nel Vorarlberg necessita di un trattamento contro i suoi effetti: difficoltà di concentrazione, perdita di memoria, perfino allucinazioni e propositi suicidi. È lecito pensare che a noi italiani la cannabis crei meno problemi che agli austriaci? Quanti giovani pazienti dei servizi psichiatrici debbono direttamente o indirettamente almeno parte della loro patologia alla cannabis? E quanti pazienti “doppia diagnosi” dei Sert debbono i loro disturbi psichiatrici alla cannabis, anche se, magari, consumano anche altre droghe? Difficile a dirsi: appunto la questione è sottovalutata e, quindi, troppo poco approfondita.
Ultimamente c’è stata la marcia indietro dell’ Independent on Sunday.
Anche qui, chiarezza. Il giornale inglese non dice di aver sbagliato a chiedere la decriminalizzazione della droga, dieci anni fa. Solo che adesso sono cambiate le condizioni: si è passati ad una forma più potente di questa droga, chiamata in gergo “skunk” che procura, come dimostrerà presto la rivista The Lancet, evidenti danni psichici. E sono proprio i problemi creati alla salute mentale che, secondo il giornale, devono prevalere rispetto all’istinto liberistico rivedendo la posizione antiproibizionista sostenuta dal giornale stesso.
Come se ne esce, allora?
Dobbiamo rispondere a questa domanda. Facciamo un esempio: un chirurgo viene trovato con una quantità di cannabis tale da non poter essere arrestato per spaccio ma solo sanzionato. La sanzione prevede il ritiro della patente, ma non basta a non impedirgli di mettere le mani nella pancia della gente in stato di alterazione, sotto l’effetto di una sostanza stupefacente. Dobbiamo chiarire esplicitamente cosa vogliamo ottenere: è più importante che un chirurgo operi senza lo spinello in circolo o che gli sia ritirata la patente per possesso di una canna in più del lecito?

Commenti

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Il 22 Marzo 2007 alle 16:07 Il Tar manda in fumo il decreto Turco » Panorama.it – Italia ha scritto:

[...] Dalla sospensione all’annullamento. E adesso c’è chi, come Carlo Giovanardi (Udc), chiede che il ministro della Salute Livia Turco riferisca in Parlamento, e chi, come Gianfranco Rotondi (segretario della Dc per le Autonomie) equipara a una sconfitta per il governo Prodi l’annullamento da parte del Tar del Lazio al provvedimento che ha innalzato da 500 milligrammi a un grammo la quantità massima di cannabis consentita, oltre la quale scattano le sanzioni penali. Sconfitta politica o meno, i giudici della III sezione quater del Tar hanno nel merito accolto il ricorso proposto contro il ministero della Salute e quello della Solidarietà Sociale dal Codacons, dall’Associazione Articolo 32 e dall’Aidma (Associazione italiana per i diritti del malato), giustificando la loro sentenza così: “Il decreto del ministro della salute del 4 agosto 2006 deve essere annullato in quanto la motivazione dell’atto, non spiega le ragioni delle scelte operate, né esse vengono adeguatamente giustificate sulla base di approfondimenti tecnici specifici sugli effetti dannosi delle sostanze stupefacenti in questione”. Nella sostanza, il Tribunale amministrativo sostiene che la cannabis ha un principio attivo più potente rispetto a quello di altre sostanze stupefacenti e pertanto è sufficiente una dose minima per “indurre alterazioni comportamentali e scadimento delle capacità psicomotorie, senza considerare che per il secondo dei suddetti parametri è prevista un’alta incidenza ed intensità di effetti disabilitanti, intesi proprio come grave scadimento della performance pisco-motoria nell’esecuzione di compiti complessi”. Sulla base di questa considerazione, i giudici amministrativi precisano che “il raddoppio del fattore moltiplicatore, da 20 a 40, non appare certo congruo”. Tradotto? La cannabis non è una droga da prendere così alla leggera. Ora, i ministri Turco e Ferrero non sembrano disposti a fare marcia indietro, sull’esempio dell’ inglese Independent on Sunday. Tuttavia hanno deciso di non impugnare la sentenza davanti al Consiglio di Stato. La sentenza del Tar sul decreto Turco, ha spiegato il ministro della Solidarietà sociale, “dice che questo decreto ha elementi di arbitrarietà, ma dice anche che pure il decreto del precedente governo, che aveva fissato le quantità massime di droga detenibili per uso personale senza incorrere nel reato di spaccio, aveva questa arbitrarietà”. Quindi? Quindi la strada che Turco e Ferrero intraprenderanno sarà quella di annullare il precedente decreto Fini-Giovanardi sulle quantità massime consentite. Una strada tutta politica che non sarà facile percorrere, viste anche le resistenze di esonenti della maggioranza, e che, come dice il Tar, entra solo superficialmente nel merito scientifico degli effetti dannosi delle sostanze stupefacenti. Leggi l’intervista a Riccardo Gatti, psicoterapeuta e specialista in psichiatria, direttore del Dipartimento delle Dipendenze della Asl di Milano [...]

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