
Rovati (qui il profilo di Wikipedia), lei sulla vicenda del piano Telecom si è dimesso da consigliere di Romano Prodi, Silvio Sircana non lo ha fatto. Due pesi e due misure?
Non vedo perché Sircana debba dimettersi. Io l’ho fatto perché si era creata una situazione oggettivamente insostenibile, con i giornali che soffiavano sul fuoco. Vedo che anche Tronchetti Provera, sotto analoghe pressioni, ha fatto la stessa scelta.
Sempre di mezzo questi giornali. Lei per lo scorporo della rete fissa della Telecom, Sircana per le foto a luci, anzi, adesso che le abbiamo viste, lucine rosse.
Francamente non capisco cosa abbia fatto di così grave Sircana. Può essere una goliardata, una curiosità, ma se uno si affianca in auto a una persona, ancorché discinta e in atteggiamento equivoco, e chiede qualcosa dove sta il reato?
Premesso che Sircana nel privato è libero di fare ciò che vuole, è il ruolo pubblico che impone prudenza. Per quella mancata prudenza lei si dimise.
Non si possono paragonare le due vicende. Io mi sono dimesso perché non ero abituato ad avere tutti quei riflettori addosso. Né li avevo cercati, visto che non ero certo stato io a far finire il documento sulle scrivanie dei giornali.
Si consoli, quel piano di scorporo nella sostanza non era poi così male. All’estero funziona così.
Sì, e poi è stato sdoganato trasversalmente da Gianfranco Fini e Guglielmo Epifani. Cosa posso chiedere di più?
Cosa ne pensa di questo finale di partita Telecom?
Guardi, adesso io sono fuori da tutto. Spero solo che la società, con i nuovi azionisti, ritorni nelle condizioni di potersi esprimere al massimo. Quali siano gli attori non è poi importante. Al cittadino cliente di Telecom non credo interessi così tanto.
Tornerà la «bancarizzazione» della grande industria, con gli istituti di credito che fanno un governo di salvezza. Un po’ come per la Fiat.
No, le due situazioni non sono paragonabili. Io penso che l’operazione Telecom sia per le banche infinitamente meno rischiosa di quella Fiat. E poi ci sono gli azionisti privati, i Benetton e quanti altri se ne aggiungeranno
Ha più sentito Tronchetti Provera o qualcuno dei suoi?
No. adesso mi occupo delle mie aziende. Ogni tanto qualche amico mi racconta qualcosa, ma nulla più.
Eppure, una soluzione ideale per Telecom ci sarebbe.
Allude alla fusione con la Mediaset di cui si è tanto parlato?
Alludo a quella. Oltretutto sarebbe un modo per risparmiare alle banche un ulteriore sacrificio. E qualcuno sarebbe contento per un affare tolto allo strapotere prodian-bazoliano.
Fedele Confalonieri ha messo per primo le mani avanti. Certo, se Silvio Berlusconi non fosse in politica, quello tra Mediaset e Telecom sarebbe un matrimonio industrialmente perfetto.
Dopo la lezione, sta più attento con i bigliettini da visita?
Io avevo messo il piano in una busta e senza pensarci lo avevo accompagnato con un bigliettino della segreteria di Palazzo Chigi. Un po’ come immagino farebbe lei se dovesse mandare a qualcuno un plico da Panorama. Avrò peccato di leggerezza, ma non di malafede. Ma questo è un paese dove nessuno ti perdona niente, e ogni cosa è buona per montarci su una polemica.
- Giovedì 22 Marzo 2007
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Commenti
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Il 22 Marzo 2007 alle 17:10 NOCOP ha scritto:
IL CONSIGLIERE DEL GOVERNO PRODI ,COLUI CHE DOVREBBE REDARGUIRE I MINISTRI,PASSA LE NOTTI COME LAPO
E TUTTO QUESTO E’ NORMALE??? UN MINISTRO INGLESE SI E’ DIMESSO
PERCHE’ RIPRESO CON UNA PROSTITUTA DONNA:
SIRCANA E’USCITO CON UN PROSTITUTO TRANSEX : QUESTO E ‘ TUTTO NORMALE PER ROVATI…..(CHE FACCIA DI BRONZO)
Il 22 Marzo 2007 alle 18:26 voltaire ha scritto:
il propblema dEll’ italia oggi é che tante cose sono diventate normale. di seguito possibili nuovi ministeri, e possibili ministri
pervione, sircana
travestiti, luxssuria
omosessualità, grillini ecc.
più droga per tutti. turco
brigate rosse,sotto segretario presidrnza camera, ecc.
molotov cotro la polizia; d alema
talebani liberi, governo a scelta
pacs, scelta difficile sono in molti
ecc; ecc;
proprio l’italia non ha altri problemi
Il 23 Marzo 2007 alle 8:39 paolo 1957 ha scritto:
Ognuno e libero nella vita privata di comportarsi come crede, nel rispetto della legge, e non mi preoccupa l’atteggiamento di Sircana, nè tantomeno le sue mancate dimissioni.
Ciò che mi preoccupa è quel che non si vede, il fitto intreccio affaristico e l’ occupazione di tutti gli spazi di potere disponibili sistematicamente messo in atto da Prodi, questo si ben nascosto ai più (salvo appunto le sviste come nel caso Rovati), che sta portando avanti una colonizzazione nel pubblico e nel privato che sopravviverà a questo governo per molto tempo.
La mancanza di pudore di Rovati, consigliere personale del sommo, che si giustifica affermando che ai cittadini in fondo non interessa chi comanda in Telecom, ne è la prova.
E forse è così, finche la qualità del servizio rimane, ma la mancanza di trasparenza è sempre indizio di loschi affari.
ABBIAMO UNA BANCA!
Il 18 Giugno 2007 alle 14:00 Scalate & politica: indignazione bipartisan, danni solo a sinistra » Panorama.it – Italia ha scritto:
[...] Prima Unipol, Consorte ed i “furbetti del Botteghino”. Poi Antonveneta e Rcs, con l’arrivo alla ribalta (straripante, com’è nel suo stile) di Stefano Ricucci. Imbarazzi che dai ds si propagano al centrodestra, visto che vengono tirati in ballo personaggi come Silvio Berlusconi, Gianni Letta e Pier Ferdinando Casini. Segue indignazione bipartisan: un po’ il mutuo soccorso evocato alcuni giorni fa. C’è da dire che alle intercettazioni si sono aggiunti i verbali degli interrogatori (di Ricucci), e ai verbali le interviste, le precisazioni, le marce indietro, sempre dello stesso immobiliarista romano. Insomma, sinceramente il quadro non è chiaro, i politici - sinistra e destra - sospettano che dietro l’ondata di rivelazioni ci sia una strategia mediatica, ovviamente ordita da quelli che dovevano essere i bersagli delle scalate di due estati fa: poteri forti industriali ed editoriali. Ma queste sono interpretazioni, anche legittime, che solo la conclusione delle indagini potrà confermare o smentire. Nel frattempo nel campo politico si fanno i conti di chi esce ammaccato, chi indenne, chi addirittura rafforzato. Perché in realtà, dietro la compatta levata scudi dei partiti, c’è anche un bel po’ di cinismo. Cominciamo dall’Unione. L’epicentro restano i Ds, dove i sospetti di Massimo D’Alema e dei suoi sono sempre più puntati su Walter Veltroni. Il sindaco di Roma non nasconde più di voler scendere in campo, intanto per la leadership del Partito democratico, dopo per l’investitura a candidato premier. Ma se si tenessero le primarie a tempi brevi, Veltroni non potrebbe parteciparvi perché dovrebbe lasciare il suo super-panoramico ufficio al Campidoglio. In questo caso il favorito resterebbe, nonostante tutto, Romano Prodi. Terzo nome, Francesco Rutelli. Non ha chances di guidare il Pd (gli mancano i voti e il potere), potrebbe però costituire un tandem con Veltroni. E dunque: Veltroni e Rutelli su, D’Alema e Fassino giù, Prodi stazionario. Ma in subbuglio c’è tutta la sinistra massimalista. Da lì vengono parole gravi contro la commistione tra politica e finanza che emerge dal gossip giudiziario di questi giorni. Siccome questo gossip non risparmia Prodi ed il suo stretto collaboratore Angelo Rovati (finito nell’occhio del ciclone per lo scontro con Tronchetti Provera sul dossier Telecom), Rifondazione e dintorni ne approfittano per prendere le distanze pure dal premier. Può essere un motivo in più per sganciarsi dal governo, una tentazione sempre più forte nella sinistra radicale. Ed il centrodestra? Silvio Berlusconi e Gianni Letta vengono tirati in ballo da Ricucci, che prima dice poi smentisce. Il coinvolgimento per la verità è minimo: solo qualche generico incoraggiamento ad andare avanti nella scalata alla Rcs. Il Cavaliere e il suo fedele braccio destro negano tutto, Ricucci fa marcia indietro, su loro come su Casini. Evidentemente i sospetti restano. Se i ds danno la sensazione di aver fiancheggiato attivamente l’assalto di Unipol alla Bnl, il centrodestra pare solo interessato ad avere al Corriere della Sera azionisti più malleabili, mentre le due scalate appaiono collegate. Così come interesse verrebbe manifestato da Prodi e Rovati. Gli effetti collaterali sono minori. Per quanto riguarda Prodi, c’è il dato inoppugnabile che un anno fa, a scalata sventata, il Corriere si schierò con Prodi, una decisione che fece molto discutere ma solo sul piano politico-editoriale. Quanto al Cavaliere e ai suoi, l’elettorato di centrodestra non si è mai mostrato particolarmente sensibile alle eventuali commistioni tra politica e affari. Se Berlusconi ad un certo punto ha dato a Ricucci una pacca sulle spalle, rispetto al conflitto d’interessi si tratta pur sempre di un bruscolino. Dunque, per ora e salvo sorprese future, i problemi restano quasi tutti nel campo della sinistra. Anche se per D’Alema, Berlusconi continua ad avere un occhio di riguardo. [...]
Il 10 Luglio 2007 alle 16:51 Telefonia, la concorrenza finisce nella rete » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Torna d’attualità lo scorporo della rete Telecom e il dibattito sul rilancio della competitività nei servizi di telecomunicazioni si infiamma. Le compagnie telefoniche che operano in Italia lamentano uno scenario competitivo sbilanciato a favore di Telecom che, a loro dire, si troverebbe in una posizione di vantaggio per il fatto di possedere la rete mentre i consumatori tornano alla carica per chiedere l’abbattimento del canone. Una posizione nota quella dei concorrenti di Telecom che però hanno rimarcato nella lettera inviata nei giorni scorsi al presidente dell’Authority tlc, Corrado Calabrò. Pietro Guindani (Vodafone), Stefano Parisi (Fastweb), Luigi Gubitosi (Wind), Mario Mariani (Tiscali), Andrea Filippetti (Tele2), Samuele Landi (Etutelia) e Stefano Luisotti (Welcome Italia) hanno messo l’accento sulla necessità di procedere immediatamente con la separazione della rete, che deve riguardare sia l’attuale dorsale in rame sia la new generation network. L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni punta a sciogliere il nodo sullo scorporo Telecom entro l’anno e allo studio ci sarebbe la costituzione di una divisione che detenga i cespiti relativi alla rete d’accesso, con un board di controllo a maggioranza di membri indipendenti che segnali eventuali irregolarità al garante. Telecom, ovviamente, preferirebbe una soluzione più soft, cioè il semplice rafforzamento della regolamentazione già in vigore sulla parità di trattamento con i concorrenti. Dubbi sulla separazione netta, all’inglese, anche tra gli operatori concorrenti, specialmente se associata alla deregulation dei prezzi al dettaglio nella telefonia. Premesse che non lasciano ben sperare sul fatto che si possa arrivare alla soluzione in tempi brevi. Un primo accenno sull’orientamento di Corrado Calabrò si avrà il 24 luglio, giorno della relazione al Parlamento sull’attività dell’Authority mentre c’è da scommettere che il governo continuerà a tenersi alla larga dal dossier. Il terremoto che ha riguardato dell’ex consigliere di Palazzo Chigi, Angelo Rovati, può bastare. [...]
Il 10 Luglio 2007 alle 17:25 economia » Blog Archive » Telefonia, la concorrenza finisce nella rete ha scritto:
[...] Torna d’attualità lo scorporo della rete Telecom e il dibattito sul rilancio della competitività nei servizi di telecomunicazioni si infiamma. Le compagnie telefoniche che operano in Italia lamentano uno scenario competitivo sbilanciato a favore di Telecom che, a loro dire, si troverebbe in una posizione di vantaggio per il fatto di possedere la rete mentre i consumatori tornano alla carica per chiedere l’abbattimento del canone. Una posizione nota quella dei concorrenti di Telecom che però hanno rimarcato nella lettera inviata nei giorni scorsi al presidente dell’Authority tlc, Corrado Calabrò. Pietro Guindani (Vodafone), Stefano Parisi (Fastweb), Luigi Gubitosi (Wind), Mario Mariani (Tiscali), Andrea Filippetti (Tele2), Samuele Landi (Etutelia) e Stefano Luisotti (Welcome Italia) hanno messo l’accento sulla necessità di procedere immediatamente con la separazione della rete, che deve riguardare sia l’attuale dorsale in rame sia la new generation network. L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni punta a sciogliere il nodo sullo scorporo Telecom entro l’anno e allo studio ci sarebbe la costituzione di una divisione che detenga i cespiti relativi alla rete d’accesso, con un board di controllo a maggioranza di membri indipendenti che segnali eventuali irregolarità al garante. Telecom, ovviamente, preferirebbe una soluzione più soft, cioè il semplice rafforzamento della regolamentazione già in vigore sulla parità di trattamento con i concorrenti. Dubbi sulla separazione netta, all’inglese, anche tra gli operatori concorrenti, specialmente se associata alla deregulation dei prezzi al dettaglio nella telefonia. Premesse che non lasciano ben sperare sul fatto che si possa arrivare alla soluzione in tempi brevi. Un primo accenno sull’orientamento di Corrado Calabrò si avrà il 24 luglio, giorno della relazione al Parlamento sull’attività dell’Authority mentre c’è da scommettere che il governo continuerà a tenersi alla larga dal dossier. Il terremoto che ha riguardato dell’ex consigliere di Palazzo Chigi, Angelo Rovati, può bastare. [...]
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