
Politica e Internet provano ad andare d’accordo. Nell’era della globalizzazione fioriscono siti, blog e persino sezioni distaccate dei partiti nostrani in quel di Second Life. La rete e il Palazzo si tendono una mano. Anche se, sarebbe il caso di dire, si cercano ma spesso non si trovano. L’anteprima del monitoraggio annuale dei siti politici curata dal Francesco Pira professore dell’Università di Udine, che Panorama.it pubblica in esclusiva, rivela che i primi della classe sono i parlamentari della Margherita.
Paolo Gentiloni, Ministro delle Comunicazioni, ha il sito più agile, animato e longevo, con un archivio che risale al 2005. “Ci sono poi” spiega Pira “Linda Lanzillotta, con un blog che sembra essere nato di recente, nel novembre 2006, ma che è ben costruito sotto il profilo delle notizie personali, anch’esso aggiornato e frequentato da utenti commentatori”.
Dario Franceschini raccoglie consensi in base ai criteri della ricerca che tengono conto di voci quali grafica, usabilità, contenuti e comunicazione interattiva. Tra gli esponenti del Governo, grande successo riscuote il blog di Antonio Di Pietro. Il Ministro, reduce da una sfortunata esperienza su Second Life, dove aveva cercato di creare una sezione politica, generando una violenta rivolta degli avatar, conta almeno un centinaio di commenti per ogni intervento pubblicato, scrive quotidianamente e ha un’agenda sempre aggiornata. Tonino posta video anche su Youtube e dice così la sua sui principali fatti del paese. Diligente e moderno, come il collega di Forza Italia Antonio Palmieri, il migliore in forza al centrodestra. Grazie ad una newsletter, sostengono sempre all’Università di Udine, Palmieri mantiene un contatto costante con il suo elettorato e risponde puntualmente alle mail, tanto da essersi guadagnato il titolo di miglior sito personale in diverse rilevazioni. Di buon livello anche i siti personali di Luca Volonté e Carlo Giovanardi dell’Udc. Decisamente sottotono sono invece altri colleghi della Casa delle libertà, mentre si guadagnano una citazione di merito il radicale Marco Cappato e la versione blog del sito della Lega Nord. E dire che a Montecitorio è nata anche un’associazione ad hoc Amici delle nuove tecnologie.
A proposito di politica nella blogosfera, da una ricerca condotta da Giuseppe Veltri della London School of Economics su un campione di oltre 1100 blogger, con la collaborazione delle tre principali piattaforme di blogging italiane(Dada.net, Splinder e il Cannocchiale), risulta che il profilo dei blogger politici italiani è in maggior parte costituito da adulti di sesso maschile (71%), di buon livello culturale, orientati a sinistra (solo il 27% dei blog si colloca a destra). “Nel caso dei politici” come spiega lo stesso autore della ricerca “il blog è visto come il passo successivo al sito personale. La maggioranza dei blogger ritiene l’utilizzo del social networking lo strumento di un politico per promuovere eventi, dibattiti, manifestazioni, in altre parole per mobilitare il proprio elettorato”. Il 47% degli interpellati considera i blog come una fonte complementare ai media tradizionali e giudica meglio i politici che decidono di interagire con il proprio elettorato. In pratica, quelli che rispondono alle mail e si aprono ai commenti dei visitatori dei loro siti.
- Venerdì 23 Marzo 2007
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Commenti
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Il 24 Marzo 2007 alle 16:09 Fantedicuori ha scritto:
C’è sempre stata idiosincrasia tra le funzioni di un uomo politico e le funzioni di un pc.
L’uomo politico è incline all’osservanza dei dibattiti e dei dialoghi e il solo pensiero che possa gettare tutto in rete alla mercè del pubblico dominio lo spaventa, forse perchè la politica italiana è rimasta agli anni del bianco e nero.
Il 30 Novembre 2007 alle 15:10 Antipolitica? La Casta impari a spogliarsi su YouTube » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Pira, non sarà mica questa poca familiarità con le nuove tecnologie a tenere la politica italiana lontana dai giovani? E invece sì. Con le dovute e lodevoli eccezioni, la distanza delle nuove generazioni dall’attività politica non dipende dalla poca voglia dei primi. Una ricerca della Unione Europea, ripresa anche dalla Doxa, lo dimostra. Piuttosto dipende dal fatto che la politica è per i ragazzi incomprensibile. E dal loro punto di vista hanno ragione: come si fa ad appassionarsi al dibattito su “Mattarellum”, “Porcellum” e “Vassallum”? Eppure nei talk show politici in tv se ne parla quotidianamente… Infatti i giovani mica la guardano la tv. Anzi, la fanno: coi telefonini o con le videocamere digitali e poi postano tutto su YouTube. Il piccolo schermo conquista ormai solo un pubblico di indecisi e anziani. Le persone persone più acculturate e ideologizzate cercano risposte altrove. Sul web. Ma è lì, come lei sostiene, che la politica tentenna? Sì. Abbiamo notato dei passi avanti rispetto alle precedenti ricerche, ma la situazione è ancora in fieri. Siamo fermi allo stadio della consapevolezza: il Pd pare aver capito che per raggiungere tutti i suoi elettori, soprattutto quelli più giovani, era giunto il momento di aprire un sito basato sulla bidirezionalità. Cioè? Sul dialogo continuo tra leader e popolo. O tra gli apparati e la gente. Quando Veltroni parla di partito fluido un po’ intende anche questo, credo. E nel centrodestra? So che stanno rifacendo il sito di Forza Italia, anche alla luce del lancio del nuovo partito di Silvio Berlusconi. Speriamo che lo facciano più aperto, cioè che non si limitino a un sondaggio online per la scelta del nome o alla possibilità di scaricare documenti e dossier. Ma che sia uno spazio di continuo contatto tra il partito e chi lo vota. All’estero succede così? Sì: se voglio mandare una mail al presidente degli Stati Uniti d’America, vado sul sito di Bush e lo faccio, sapendo che qualcuno mi risponderà. E così su quello di Nicolas Sarkozy o della Ségoléne Royal. Non è un caso che la Royal abbia investito nella campagna elettorale in rete ben due milioni di euro, Sarkozy un milione e Bayrou 500 mila. Non è un caso che il cancelliere tedesco Angela Merkel, settimanalmente, risponda dal suo sito, in video chat, ai suoi concittadini. Uno scenario impensabile da noi? Diciamo: ancora di là da venire. Per farlo ci vogliono investimenti sul fronte delle risorse umane. Se i partiti e le istituzioni assumessero gruppi di giovani a cui affidare la comunicazione sarebbe perfetto: la “Casta” diventerebbe meno distante e comincerebbe a parlare un linguaggio a tutti comprensibile. Insomma, più YouTube per tutti Se la vogliamo dire con uno slogan… [...]
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