
Contro ogni previsione, la seduta che ha portato all’approvazione (180 sì, 132 astenuti) della proroga delle missioni internazionali, tra cui quella in Afghanistan, è stata priva di particolari emozioni in Senato. Il pathos iniziale alimentato, come di consueto, dalla conta dei senatori (chi c’è e chi no, chi sta con chi e chi contro, chi dice di starci e chi non dice ma ci sta…) si è via via sgonfiato.
E “alla faccia” del ministro degli Esteri Massimo D’Alema che appariva provato e stressato (comprensibile: in questa stessa aula, qualche settimana fa, sullo stesso scoglio, inciampò e cadde), un senatore unionista, Giannicola Sinisi, mostrava tutta la sua rilassata sicurezza. 
Così, entrato nell’emiciclo munito di personal computer, dopo essersi sistemato tra i banchi della maggioranza, ha trovato un modo per dare brio alla (propria) seduta. Prima ha acquistato un televisore sul sito di una nota marca giapponese, poi si è avventurato in una lunga partita a scacchi.
È l’evoluzione della specie parlamentare: dopo il pianista, lo scacchista? O il nuovo modo ulivista di controllare mosse e strategie senatoriali? La maggioranza a Palazzo Madama è sempre in bilico e Sinisi ha avuto mandato di controllare che nessuno (nemmeno tra le pedine alleate) possa dare scacco al re.
- Mercoledì 28 Marzo 2007
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