All’arena di Verona le prove generali del Polo unito

(Credits: el mostrito, flickr)
Verona ombelico della politica italiana? Senza nulla togliere a questa bella città veneta (250.000 abitanti, la più ricca della regione), sembra impossibile. Ma è così.
Per due motivi. Primo: è uno dei capoluoghi interessati dalle prossime amministrative, ed è tra quelli in cui il centrodestra punta a strappare al centrosinistra la poltrona di sindaco. Anzi, essendo Genova fuori tiro, è la più importante delle città dove il blitz è possibile. Secondo motivo: a Verona si misurano le grandi manovre della Cdl, dopo lo strappo dell’Udc sul voto per l’Afghanistan.
Insomma, a seconda di come andrà a finire si capiranno molte cose: da quante residue possibilità hanno Silvio Berlusconi e alleati dare a Romano Prodi la famosa spallata, fino alle probabilità che Pier Ferdinando Casini torni all’ovile oppure molli del tutto gli ormeggi dalla Cdl puntando ad un nuovo centro. Da tempo l’Udc ha candidato per la poltrona a sindaco Alfredo Meocci, ex direttore generale della Rai. Amico personale di Casini, ma voluto a viale Mazzini anche da Berlusconi. Meocci a Verona non è popolarissimo, nonostante abbia un lontano trascorso di portiere del Chievo, una lista “beautiful” pronto a sostenerlo (primo ingresso, la cantante Ivana Spagna) ed una dichiarata acuta nostalgia per le rive dell’Adige. La Lega però ha schierato un proprio uomo, Flavio Tosi, assessore regionale alla Sanità con 28 mila preferenze, tifoso del Verona. Un personaggio politicamente molto forte.
L’Unione ripropone il sindaco uscente Paolo Zanotto. Un sondaggio Swg del 12 febbraio ha misurato la popolarità di quattro possibili candidati di centrodestra: Meocci, Tosi, Pieralfonso Fratta Pasini e Massimo Ferro: gli ultimi due di Forza Italia. Tra tutti gli elettori, destra e sinistra, Tosi è conosciuto dall’81%, Meocci dal 69. Gli altri due seguono con percentuali minori. In caso di confronto con Zanotto, Tosi vincerebbe al primo turno 49 a 42; Meocci perderebbe 44 a 46. Certo, c’è sempre il secondo turno: così se la Cdl non trovasse l’accordo e si presentassero in tre, Zanotto otterrebbe il 42%, Meocci il 27 e Tosi il 26. Ma questo a condizione che con l’ex dg della Rai si schierassero Udc, Forza Italia e An. Il partito di Gianfranco Fini, invece, sta convergendo sul candidato leghista.
E Berlusconi? È incerto. Meocci è considerato anche un suo uomo. E c’è l’esigenza di recuperare l’Udc. Ma le ragioni della Lega sono altrettanto forti: se il centrodestra si presenterà diviso, Umberto Bossi minaccia il boicottaggio al secondo turno.
E l’umore politico generale in città com’è? L’Ispo (Istituto di Studi sulla Pubblica Opinione) di Milano, diretto dal Professor Renato Mannheimer, a febbraio aveva misurato una netta propensione per il centrodestra: 41% a 33. Ancora più ampio il margine, sempre a febbraio, per la Swg: 54 a 42,5. Ora però secondo lo stesso Ispo, con il centrodestra frantumato, la situazione si sarebbe capovoltà a vantaggio dell’Unione. Insomma: una città bianca che la Cdl potrebbe regalare agli avversari: è già capitato in passato, proprio da queste parti.

Commenti

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Il 30 Marzo 2007 alle 15:48 pacato ha scritto:

… fossi in Berlusconi … lascerei al loro destino Meocci e l’Udc … e tenterei la carta-Tosi con Lega e An … Potrebbe andar bene anche al primo turno … D’altronde questo è il momento di rischiare e di capire qual è la vera forza della Cdl senza Udc … Un’eventuale vittoria della Cdl con Meocci candidato dall’Udc … non sarebbe una vittoria politica della Cdl … Ci guadagnerebbe solo Casini … e si rimarrebbe nei … casini …

Il 31 Marzo 2007 alle 8:38 stefanonotti ha scritto:

Sono pienamente convinto che lo strappo con l’UDC,non deve essere sanato.L’Udc con la sua politica di attacchi nei nostri confronti,ci ha fatto perdere le elezioni politiche.

Forza Silvio e Forza Italia

Il 31 Marzo 2007 alle 9:12 Angelo975 ha scritto:

Casini non è l’UDC. Gli elettori non capiscono questa sua “ribellione” nei confronti di Berlusconi. Lo vedono come un tradimento. Fa bene il Cavaliere a lasciarlo cuocere un pò nel suo brodo, poi vedremo cosa accadrà al prossimo congresso dell’UDC.

Il 1 Aprile 2007 alle 19:42 Fantedicuori ha scritto:

Verona credo che riscoprirà il valore degli ideali politici del Polo e della CdL. La spallata al governo Prodi è alle porte (speriamo).

Il 11 Aprile 2007 alle 11:18 A Gorizia e Verona si vota per il diavolo e l’acqua santa » Panorama.it – Italia ha scritto:

[...] Che le amministrative del prossimo maggio (al voto del 27 e 28, circa 12 milioni di cittadini) possano essere la prima vera rivincita dopo le politiche 2006 si vedrà. Che siano sorprendenti lo si sa già. A Gorizia potrebbe scendere in campo per l’Unione “l’acqua santa”; pochi km più giù, a Verona un “diavolo” trasformista. Nella città friulana è infatti pronto a scendere in pista, per la poltrona di sindaco, niente meno che un parroco: don Andrea Bellavite, 47 anni, da ieri ex direttore del settimane diocesano Voce isontina (si è dimesso proprio in occasione delle elezioni). Il suo nome era già venuto alla ribalta in passato per una serie di contrasti con il vescovo di Gorizia per alcune dichiarazioni sull’amore omosessuale e per le sue posizioni da No Global, contro le bombe atomiche alla base Usaf di Aviano e contro il Cpt di Gradisca d’Isonzo. Ora don Bellavite si è deciso a fare il salto definitivo: è pronto a lasciare la tonaca e a “mettersi a disposizione” dell’Unione come candidato sindaco, “a patto però che tutti i partiti e i movimenti ritrovino l’unità sulla mia persona”. A frenarlo non saranno quelli della sinistra radicale (che anzi lo hanno proposto, insieme all’Italia dei Valori, ad alcuni gruppi vicini alla Margherita, alla sinistra Ds e a una vasta area del mondo cattolico), ma il diritto canonico: “Un prete non si può candidare a sindaco” spiega monsignor Velasio De Paolis, segretario del Tribunale della segnatura apostolica “il codice di diritto canonico lo vieta perché le cariche pubbliche non sono convenienti per i chierici e per chi abbia ricevuto un ordine sacro”. E ancora: “Il parroco è chiamato al servizio di tutta la comunità, non solo di una parte di essa, né tanto meno a incarichi di tipo partitico”. Don Bellavite però non arretra di un passo, neanche di fronte alla prospettiva che il vescovo potrebbe sanzionarlo: “Dovrei chiedere una dispensa. Essere ridotto allo stato laicale per il mio nuovo servizio. Sarebbe un modo nuovo e diverso di servire la mia gente”. Insomma don Bellavite cambierebbe soltanto il pulpito da cui far sentire la propria voce. Voce indipendente e decisa anche quella di Laurella Arietti, transessuale, 60 anni e un sogno preciso: emulare le gesta politiche dell’onorevole Vladimir Luxuria. Cominciando dalla poltrona di sindaco di Verona, per la quale ha deciso di candidarsi. Centrato il nome della lista civica “Verona. Cambiare si può”, messa in piedi da questa ex operaia metalmeccanica e responsabile del Transgender Pink dell’omonimo circolo scaligero e presentata alla stampa insieme al proprio staff di una trentina di candidati. Le intenzioni del candidato transgender sono chiare: inserirsi nella gara cittadina con “Un lavoro dedicato ai diritti di tutti i cittadini perché pensiamo di avere un approccio più sensibile ai problemi. Partendo dalle nostre esperienze di precari, operai, sindacalisti vogliamo creare una città aperta a tutte le identità, rispettosa degli stranieri, una città senza barriere, né confini retta da un’economia ecosolidale e rispettosa dell’ambiente”. E non è detto che non ci riesca: mentre nella città dell’amore eterno e contrastato è in atto un vero braccio di ferro tra le due famiglie del Polo (tra il centrista Alfredo Meocci e il leghista Flavio Tosi), la candidatura di Arietti potrebbe rosicchiare consensi al centrosinistra, che ripresenta il sindaco uscente Paolo Zanotto. [...]

Il 8 Maggio 2007 alle 12:50 Speciale amministrative: tutto quello che serve sapere » Panorama.it – Italia ha scritto:

[...] Parte dalla Sicilia, domenica 13 maggio e lunedì 14 maggio 2007 (ballottaggi domenica 27 maggio e lunedì 28 maggio 2007), la tornata elettorale delle amministrative 2007. Che interessa circa 12 milioni di cittadini. Il resto del Paese (ad esclusione della Val d’Aosta che voterà il 20 maggio 2007) va alle urne domenica 27 e lunedì 28 maggio 2007 (eventuali ballottaggi il 10-11 giugno). Si vota per rinnovare 958 consigli comunali, di cui 29 capoluoghi, e 8 amministrazioni provinciali (qui l’elenco completo in .pdf). Tra i principali consigli comunali (scheda azzurra) spiccano: Palermo, Como, Cuneo, Genova, Lecce, Agrigento, Lucca, Matera Gorizia, Piacenza, Parma, Verona, Reggio Calabria, La Spezia, Civitavecchia, Taranto. Le province (scheda gialla) sono: Ragusa, Vercelli, Como, Varese, Vicenza, Genova, La Spezia e Ancona. Per esprimere il proprio voto (qui la guida del Viminale), ogni cittadino deve presentarsi presso la propria sezione elettorale, esibendo la tessera elettorale e un documento di riconoscimento valido (patente, passaporto, libretto di pensione, tessera di riconoscimento rilasciata da un ordine professionale). LEGGI ANCHE: i principali duelli: a Palermo l’Orlando furioso, a Genova, Vincenzi e Musso, a Gorizia e Verona il diavolo e l’acqua santa, a Verona, prove generali di Polo unito, a Civitavecchia, il porto e il fantasma dell’opera, a Taranto il ciclone Cito e ad Ancona, comunque vada sarà femmina. [...]

Il 2 Agosto 2007 alle 15:04 Le nozze di Casini e i guai dell’Udc al tempo dei Mele » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] E meno male che in autunno si sposa Pierferdy: allora sulle nozze tra il leader dell’Udc e Azzurra Caltagirone non potrà più gravare lo strascico della storiaccia di Cosimo Mele, il deputato del più cattolico dei partiti italiani che si è fatto beccare con due squillo (forse anche droga) nell’hotel Flora di via Veneto. Così come saranno dimenticate le spassose dichiarazioni con cui Lorenzo Cesa, segretario Udc e fedelissimo di Pier Ferdinando Casini, ha accolto le dimissioni di Mele: “La solitudine dei parlamentari è una cosa seria, bisognerebbe incentivare i ricongiungimenti familiari”. Un’esternazione che non solo ha mandato fuori dai gangheri lo stesso Casini, ma che può, in tempi di antipolitica, far precipitare il gradimento dell’Udc (in calo secondo tutti i sondaggi) e costituire l’ideale coronamento di un annus horribilis. Già, perché il caso Mele avrebbe potuto essere archiviato come un normale episodio di sesso e potere, All’onorevole piacciono le donne, un classico della commedia sexy all’italiana , se non venisse dopo una lunga serie di disavventure giudiziarie e delusioni politiche. L’indagine del pm John Woodcock sugli intrecci tra affari, massoneria e Udc a Livorno. Quella, probabilmente più grave, del procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris sull’uso di finanziamenti comunitari, che vedrebbe coinvolti, oltre a collaboratori di Romano Prodi e politici di sinistra, lo stesso Cesa ed esponenti dell’Udc calabrese. Gli strascichi delle vecchie indagini sull’Udc siciliana. E, su un diverso terreno, il fallimento della candidatura di Alfredo Meocci a sindaco di Verona (dove ha poi trionfato il leghista Flavio Tosi). Nonché le disgrazie dello stesso Meocci quale ex direttore generale Rai: degradazione a caporedattore e rinvio a giudizio per i consiglieri di viale Mazzini che ne approvarono la nomina. L’elenco potrebbe continuare: per esempio con il commissariamento del segretario veneto Settimio Gottardo, fautore di una secessione ai danni di Forza Italia, e forse si risalirebbe a quel 2 dicembre 2006, quando la Cdl portò in piazza a Roma 1 milione di persone e Casini riuscì a radunarne al Palasport di Palermo poco più di 10 mila. Tutte cose che da tempo alimentano una fronda interna a sua volta insufflata, sostengono nello staff dell’ex presidente della Camera, da Silvio Berlusconi e dintorni. Fatto sta che anche il caso Mele fa dire a Carlo Giovanardi, capo della minoranza filo Forza Italia: “È tempo che nell’Udc si apra una riflessione molto seria, al centro e in periferia, sui metodi di selezione della classe dirigente e sui suoi comportamenti”. In realtà, non c’è in ballo solo qualche bravata notturna o qualche intrallazzo di periferia. C’è una scelta strategica, quella di restare all’opposizione ma puntando a un terzo polo centrista, che finora si è rivelata deludente. I tempi in cui sembrava dover nascere un nuovo illuminato partito moderato, con Casini, Mario Monti e Luca di Montezemolo, sembrano davvero lontani. Ne ha preso atto amaramente anche Bruno Tabacci, l’esponente Udc che con più lucidità e onestà ci aveva puntato: “Non c’è nulla da fare, gli italiani vogliono Berlusconi e Walter Veltroni”. Anche in Francia l’esperimento centrista di François Bayrou non è andato molto meglio. E ora nel centrodestra attendono con fredda benevolenza il ritorno a Canossa di Casini e dei suoi: “L’Udc? Non ha senso farne a meno” dice il vicecoordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto “tra noi e loro ci sono in comune dei valori”. Insomma, meno male che si sposa Casini. Nonostante i propositi di una cerimonia riservata, sarà probabilmente un evento politico e mediatico. La lista degli aspiranti invitati comprende già Montezemolo, Berlusconi, potrebbe esserci pure Veltroni. Una festa: ci voleva. [...]

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