
L’ultima lamentela (in ordine di tempo) è di UnionTurismo (Associazione nazionale delle Aziende e degli Enti pubblici e privati di promozione turistica): “L’Abruzzo senza coste, spiagge e mare è un’assurdità visto che da Ortona a Roseto, da Giulianova ad Alba Adriatica il mare è di qualità e apprezzato da milioni di turisti italiani e stranieri”. Il “macroscopico errore”, rilevato dal presidente di UnionTurismo Gian Franco Fisanotti, è, manco a dirlo, uno dei tanti che abbondano sul portale www.italia.it, ormai da tempo nel mirino del popolo della rete (blogger e non solo).
Pur non essendo ancora chiuso il tempo delle critiche, si apre sabato 31 marzo quello delle proposte alternative: trova il suo culmine infatti l’iniziativa di Scandalo Italiano: una lettera aperta Prodi, Rutelli e Nicolais, affinché mettano a disposizione dei firmatari gli atti della Pubblica Amministrazione relativi al sito.
Sempre sabato, all’Università Bicocca di Milano, si incontrano esperti del web, informatici, creativi, project manager e semplici cittadini per discutere su un progetto alternativo a Italia.it. Il sito di riferimento per tutte le informazioni è: ritalia.eu.
Italia.it è nato per presentare il Belpaese al mondo, aspirando a competere con i più collaudati siti nazionali di Francia e Spagna, presi da sempre come esempio. Un portale, insomma, dove gli stranieri dovrebbero trovare informazioni utili e affascinanti per organizzarsi una vacanza in Italia. Ideato nel 2004 dall’allora ministro per l’Innovazione e la Tecnologia Lucio Stanca, dopo tre lunghi anni di “gestazione” e una spesa choc di 45 milioni di euro, è andato in rete alla fine di febbraio alla Bit di Milano, per volere del ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli. Da allora si è formata in rete una community piuttosto “rumorosa” che non ha risparmiato al sito alcuna critica: assenza di interattività , errori inconcepibili, difficoltà tecniche. Nella blogosfera l’idea che ci si è fatti di Italia.it: è che sia un sito nato già vecchio. E, incontrandosi, vogliono dimostrare di poter fare di più e meglio, per non passare come i “soliti” disfattisti. È la democrazia partecipata nell’era del web 2.0.
- Venerdì 30 Marzo 2007

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Commenti
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Il 31 Marzo 2007 alle 15:43 talete ha scritto:
già nato proprio vecchio…forse perchè era un’idea Stanca, come il ministro della tecnologia di berlusconi….
Il 1 Aprile 2007 alle 13:01 IsaLu ha scritto:
L’indignazione è forte, quei 45milioni di euro gridano davvero vendetta. Uno spreco che, più di ogni altra cosa su quel sito, rappresenta molto bene l’italia.
Il 21 Gennaio 2008 alle 18:52 Sprechi digitali: chiude il portale Italia.it. Sette milioni di euro in fumo » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Massimo Mantellini sintetizza il tutto con un titolo efficace: “Italia.fu”. Un altro blogger rilancia l’idea di un portale creato dal basso: “Forse è arrivato anche il momento di riprendere in mano l’iniziativa di Ritalia con tutta l’umiltà possibile, se non altro valorizzando progetti paralleli al mega portalone”. [...]
Il 21 Gennaio 2008 alle 22:14 Sprechi digitali: chiude il portale Italia.it. Sette milioni di euro in fumo » eBlog Network - Magazine ha scritto:
[...] Massimo Mantellini sintetizza il tutto con un titolo efficace: “Italia.fu”. Un altro blogger rilancia l’idea di un portale creato dal basso: “Forse è arrivato anche il momento di riprendere in mano l’iniziativa di Ritalia con tutta l’umiltà possibile, se non altro valorizzando progetti paralleli al mega portalone”. [...]
Il 9 Aprile 2008 alle 10:34 Ai blogger non piace il sito di Expo 2015. E si candidano per rifarlo » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] La speranza è che l’ardore dei blogger non sia destinato a cadere nel vuoto come nel caso di Ritalia.eu, il progetto di rifacimento di Italia.it. Di sicuro, se non per i cultori del web 2.0 almeno per gli amanti dell’ortografia, un primo passo per il sito di Expo 2015 sarebbe correggere gli errori ortografici che campeggiano già in home page, con i “Perchè” scritti con un irritante accento grave, anziché acuto. Ahimè, anzi, ahimé. [...]
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