
Primo turno al 27 e 28 maggio (con eccezione della Sicilia, dove le urne si aprono il 13 e 14 maggio, e della Valle d’Aosta, dove si vota il 20 maggio), eventuali ballottaggi il 10-11 giugno: queste le date delle elezioni amministrative fissate dal governo.
Sono chiamati al voto circa 12 milioni di cittadini, per il rinnovo di 958 consigli comunali, di cui 29 capoluoghi di provincia, e 8 amministrazioni provinciali (qui l’elenco completo dei comuni e quello delle province).
Tra i principali consigli comunali spiccano: Palermo, Como, Cuneo, Genova, Lecce, Agrigento, Lucca, Matera Gorizia, Piacenza, Parma, Verona, Reggio Calabria, Cuneo, La Spezia, Civitavecchia, Taranto. Tra le province: Vicenza, Ragusa, La Spezia, Varese, Ancona.
In ballo però non c’è soltanto il destino di otto province e oltre mille comuni d’Italia. In gioco nelle amministrative di maggio c’è molto di più. Già , perché fatta salva la caratura specifica di una consultazione che per ovvie ragioni risente di dinamiche locali, il responso che uscirà dal voto di dodici milioni e mezzo di elettori in tutto il Paese non potrà non fornire importanti segnali sulle dinamiche che occupano l’agenda politica nazionale.
In passato si era sempre detto che andare a votare con il sole a picco e il richiamo del mare, favorendo l’astensione, costituiva un vantaggio per la sinistra i cui elettori sono più disposti alla mobilitazione. Potrebbe essere vero anche in questo momento, benché secondo gli analisti l’elettorato dell’Unione è deluso da alcune mosse del governo Prodi e titubante sul futuro del Pd.
Il panorama, dopo la chiusura dei termini di presentazione dei candidati e delle liste che li appoggiano, appare molto frastagliato: in alcuni centri vi sono cinque, dieci, quindici aspiranti a sindaco e un profluvio di listoni e listini (23 solo a Civitavecchia) dai nomi più fantasiosi e dalle più “sorprendenti” alleanze. Tutto ciò per effetto combinato del sistema elettorale e dalla sempre variegata politica locale.
Un voto, dunque, che in teoria ha una valenza politica parziale in prospettiva nazionale, anche se in pratica sarà difficile valutare gli esiti delle grandi sfide tra centrodestra e centrosinistra nei grandi centri e nelle grandi province.
Avvincenti e aperte le sfide di Palermo, Gorizia, Genova, Verona, Lucca, Lecce, Reggio Calabria, Parma e Piacenza. Nel capoluogo siciliano, il candidato dell’Unione Leoluca Orlando, già sindaco negli Anni 80 e all’inizio dei 90, è in vantaggio nelle intenzioni di voto, ma le liste collegate al suo avversario, l’attuale sindaco forzista Diego Cammarata, hanno un vantaggio di 12 punti. Poche “chances” di strappare Genova alla trentennale guida di centrosinistra avrebbe invece Enrico Musso, giovane e brillante docente universitario che dovrà faticare contro Marta Vincenzi, la candidata dell’Unione uscita dalla primarie, nonostante le critiche della sinistra estrema. Partita aperta anche a Verona, dove il centrosinistra riconferma l’uscente Paolo Zanotto, ma la Cdl è riuscita a ricompattarsi sul leghista Flavio Tosi, convincendo l’Udc Alfredo Meocci ad accontentarsi della poltrona di vicesindaco. A Verona, tra gli 11 aspiranti sindaco, ci sono anche l’attore Fabio Testi e il trans Lodovico «Laurella» Arietti. Incomprensioni passate e nodi presenti, oltre all’impossibilità di ricandidare per la terza volta sindaci di successo, rischiano di mettere in discussione il successo della Cdl a Lucca, a Lecce (dove il giovane Paolo Perrone, vicesindaco forzista, non ha un nome così spendibile come il suo predecessore, l’onorevole di An Adriana Poli Bortone). La Cdl non dovrebbe avere difficoltà a tenere Reggio Calabria, dove l’attuale sindaco Giuseppe Scopelliti parte da favorito malgrado la novità dello sfidante Eduardo Lamberti Castronuovo, imprenditore fuori dalla logica dei partiti, uscito dalle primarie. Bella partita anche a Parma, dove il risultato sarebbe scontato su Pietro Vignali (Elvio Ubaldi, Udc, non può essere rieletto sindaco, avendo già svolto due mandati), se il centrodestra non si fosse spaccato, riaprendo così i giochi a favore del candidato del centrosinistra Alfredo Peri.
- Domenica 1 Aprile 2007
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Il 22 Maggio 2007 alle 14:08 Amministrative: in Piemonte la Cdl sogna la spallatina » Panorama.it – Italia ha scritto:
[...] La spallata che Silvio Berlusconi sogna di dare al governo Prodi con le prossime amministrative dipende in gran parte dal Piemonte. Dopo Genova e Verona si tratta infatti della principale area strategica in cui si vota. In ballo sono tre comuni -Alessandria, Asti e Cuneo - e una provincia, Vercelli. Tutti e tre i sindaci uscenti e ricandidati sono dell’Unione: Mara Scagni ad Alessandria, Vittorio Voglino ad Asti, Alberto Valmaggia a Cuneo. Della Cdl è il presidente della provincia di Vercelli, Renzo Masoero. [...]
Il 28 Maggio 2007 alle 18:37 Amministrative: l’Unione si salva a Genova ma perde a Verona e in tutto il Nord. » Panorama.it – Italia ha scritto:
[...] Spallata? Diciamo una spallatina. Le amministrative 2007, se le proiezioni verranno confermate dai risultati definitivi, segnano un successo del centrodestra soprattutto al Nord, con la conquista di Verona, Monza, Alessandria, Asti e Gorizia e la conferma nelle altre città e province già amministrate. Al contrario l’Unione dovrebbe approdare al ballotaggio a Taranto, e si prende l’Aquila ed Agrigento. Per la città pugliese è il frutto di anni di cattivo governo (il comune era commissariato e sull’orlo del fallimento), il vincitore è di Sinistra democratica, cioè i dissidenti a sinistra dell’Ulivo: il che rafforza l’ala massimalista dell’Unione. All’Aquila è stato scelto un buon candidato mentre ad Agrigento ha avuto successo la dissidenza Udc. Si tratta però delle poche note liete per il centrosinistra, il cui principale motivo di sollievo è non avere perso Genova (nella foto Marta Vincenzi), nel qual caso si sarebbe aperto un caso politico che avrebbe scosso dalle fondamenta il governo Prodi. Di particolare rilievo è la vittoria della Cdl nel Nord: un problema che Vannino Chiti, ministro diessino delle Riforme istituzionali ha ammesso con franchezza: “Lì abbiamo un evidente calo di consenso”. Gli da ragione, con motivazioni diverse, il segretario di Rifondazione Franco Giordano, per il quale a mancare all’appello sono i voti degli operai e del lavoro dipendente. [...]
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