
Tribunale di Locri: negato l’affido condiviso a un padre di due gemelli di 2 anni “tenuto conto della tenera età dei bambini” hanno motivato i giudici.
Tribunale di Lecco: affidato un tredicenne al padre perché “gli orari della madre non sono compatibili con l’affidamento condiviso”.
Tribunale civile di Roma: rifiutato l’affido a un padre “a causa della conflittualità genitoriale che tuttora permane in forma ancora più esasperata”…
Marino Maglietta, docente di fisica a Firenze, e anima di Crescere insieme, l’associazione di padri separati che ha ispirato la legge sull’affido condiviso, sbotta: “A Pisa i tribunali decidono in un modo, a Livorno in un altro. E nel Sud i figli devono stare solo con la madre. Sempre a Locri è stato rifiutato un affido condiviso perché il padre abita a 12 chilometri di distanza dal figlio. E nel Nord magari col padre se la mamma è pendolare. È intollerabile che la sorte di una famiglia la si giochi ai dadi”.
A un anno dall’entrata in vigore della legge che doveva essere la soluzione migliore per i minorenni, affidati a entrambi i genitori con identici diritti e doveri, ci sono molto malumore e molta confusione. Se in molte città, come Genova, Torino, Bari, Cagliari, Firenze, Trieste, Milano, Bologna, l’affido condiviso è una regola applicata nel 90 per cento delle separazioni, a Roma la percentuale scende al 60 per cento, per precipitare all’11 per cento di Ancona.
Incalza Maglietta: “A dispetto della legge i giudici si prendono una discrezionalità che a volte sfocia nell’arroganza”. I rimedi? “Una circolare interpretativa del ministero, oppure una nuova legge per far applicare in modo corretto questa legge”.
Recriminazioni dei genitori a parte, qual è il bilancio degli avvocati divorzisti? Laura Remiddi, matrimonialista romana, ammette: “Sono un’oppositrice pentita. Ho notato una riduzione del contenzioso. I giudici quando possono applicano il condiviso. Come a dire: coniugi, datevi una calmata”. Cesare Rimini, decano dei matrimonialisti: “Negli affidi di figli nati fuori dal matrimonio la competenza è del tribunale civile o di quello minorile?”. Anna Maria Bernardini De Pace è rassegnata: “Questa legge c’è, la dobbiamo tenere. L’importante è che i giudici la interpretino sempre tenendo presente l’interesse del minorenne.
Potrebbero seguire l’esempio del presidente del tribunale di Monza che ha emesso una circolare interpretativa a cui i suoi giudici si debbono attenere”.
- Martedì 3 Aprile 2007
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