
Tutti in strada, appassionatamente.
Come succedeva (e ancora succede) per le gite dell’oratorio, il prossimo 12 maggio, quando dalle parrocchie d’Italia partiranno verso Roma i pullman di cattolici (gay compresi), in piazza ci saranno anche i parroci. Una visita non tanto di piacere, quanto pastorale. La missione? Sostenere il Family day. A dare il via libera al clero di base e chiudere invece la strada a vescovi e monsignori graduati, è stato il segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Betori: “La parrocchia - ha spiegato - non è una realtà privata del clero, la loro partecipazione al Family Day dipende da come si organizzeranno al loro interno, certo alcuni parroci vorranno esserci”. L’iniziativa gode ovviamente, come ha ricordato Betori, dell’appoggio della Conferenza episcopale italiana, che a sua volta poggia sul consenso pontificio. Il segretario della Cei è anche tornato anche sulle polemiche suscitate dalle parole del presidente Angelo Bagnasco contro il disegno di legge sulle coppie di fatto, paragonate a pedofilia e incesto. “Monsignor Bagnasco - ha spiegato Betori - è stato compreso male, anche a causa dei titoli scelti da agenzie di stampa. Ma il suo richiamo ai fondamenti dell’etica resta valido, al di là degli esempi fatti, che non intendevano mettere sullo stesso piano cose che sono diverse”. E per allargare le considerazioni del presidente e il raggio dell’azione ecclesiastica, Betori ha voluto mettere nel mirino anche la legge per l’istituzione del testamento biologico. “La Chiesa è preoccupata - ha spiegato Betori - se un eventuale disegno di legge dovesse aprire a una eutanasia di fatto”. Da qui, il segretario della Cei ha avanzato una richiesta specifica ai legislatori: “La volontà del paziente non si può imporre al medico, pena il venir meno della sua stessa funzione. Eventuali disegni di legge dovrebbero essere ‘chiusi’ in questa direzione”. Su questi temi, ha voluto ricordare monsignor Betori, la Chiesa è oggi compatta, dalla Santa Sede alla Conferenza Episcopale: che siano coppie omo o eutanasia, è la loro istituzione di fatto a far paura.
- Martedì 3 Aprile 2007

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Commenti
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Il 3 Aprile 2007 alle 17:31 paolo 1957 ha scritto:
La Parrocchia è una comunità di persone, quando si muove non è perchè lo comanda il vescovo o lo chiede il Parroco, ma per il sentire comune che la anima.
Se poi anche i miei amici della Margherita mi danno ragione, come sta capitando, allora è proprio vero: tutti insieme appassionatamente.
Quanto alle gite dell’oratorio, chi non ne ha fatte non sa cosa si perde, specialmente quelle del GrEst.
http://www.grest.it/
Il 6 Aprile 2007 alle 11:57 Ma perchè i vescovi non scendono in piazza? « Il blog dell’Indipendente ha scritto:
[...] Ma perchè i vescovi non scendono in piazza? Dopo la nota sui Dico la Cei ha dato il via libera ai parroci per organizzare il Family Day e partecipare alla manifestazione del 12 maggio. Ma i vescovi hanno deciso di non scendere in piazza con i manifestanti. Diverso l’atteggiamento dell’episcopato spagnolo che aveva lasciato ai vescovi la libertà di scelta. Infatti, alcuni fra loro parteciparono al corteo di Madrid in favore della famiglia. Perché di questo si tratta, di difendere la famiglia come istituzione fondamentale della società e di affrontare tutte le conseguenze. Ma ci sono due grandi scogli da superare e due importanti lezioni da trarre in vista del Family Day. La prima difficoltà è quella di superare il pericolo di uno scontro aperto fra la Chiesa e lo Stato. Questo farebbe un grande danno ai cattolici, danneggerebbe la società civile e nuocerebbe a tutti i cittadini indipendentemente dalla loro fede religiosa e dal loro schieramento politico. La parola, l’ascolto e il dialogo sono gli strumenti per comprendere le questioni difficili e per trovare le soluzioni adeguate. Infatti, a nessuno piacciono i pasdaran moderni, né della politica né della religione. Il secondo problema è quello di evitare che la Chiesa diventi per lo Stato solo un interlocutore scomodo, un partito politico-religioso e non una forza spirituale che alimenta la fede dei cattolici, offre il suo contributo alla nazione e illumina l’umanità a livello globale. La Chiesa non può essere né ingabbiata dalle correnti di pensiero che passano col tempo, né intrappolata dalle proposte politiche che alterano o minacciano l’armonia stessa della vita umana. La lezione da trarre nelle settimane che precedono il Family Day è la necessità urgente da parte della Chiesa di spiegare a tutti i fondamenti della sua fede, del suo agire, della sua speranza. Questo sembra scontato, ma molti non lo sanno o sono delusi dalla Chiesa. Non riescono a vederla come portatrice di un messaggio spirituale di misericordia, di perdono, di amore. La vedono troppo identificata con il potere, con l’autorità, con le leggi. L’altra lezione è quella di tradurre nella pratica la fede cristiana attraverso i canali della famiglia. Perché sono molti gli spazi legati alla famiglia sui quali la Chiesa deve poter guidare i cattolici, aiutare la società civile e contribuire allo sviluppo globale della persona. Molti sono i temi della famiglia che devono coinvolgere l’azione pastorale della Chiesa: l’educazione dei figli, i matrimoni in crisi, i divorzi, le separazioni, le convivenze, i problemi di vedove e anziani. Sono queste alcune delle sfide che possono unire la Chiesa e lo Stato e saldare le interazioni fra le istituzioni politiche e la Chiesa. Così il Family day potrà diventare il risveglio collettivo di una nazione che, come tutte, deve continuare a camminare mettendo in gioco tutte le sue forze. Buona Pasqua a tutti. [...]
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