Troppe catene di Sant’Antonio e ci rimette chi ha davvero bisogno

Intervento in sala operatoria
Il messaggio arriva per email o per sms, corredato con numero di telefono dell’ospedale Meyer di Firenze. Dice testualmente: “C’è un bimbo di 17 mesi che necessita di sangue B positivo per una forma di leucemia fulminante”. Ma è falso.
È una delle tante catene di Sant’Antonio che sempre più spesso affollano posta elettronica e cellulari, moltiplicate anche dal tamtam di siti e blog. In realtà il bambino esiste e il messaggio, diffuso con il suo nome in barba alla privacy, ha come unico risultato quello di intasare da un mese i centralini dell’ospedale pediatrico. Non è nata come una catena, ma lo sta diventando, la raccolta di solidarietà vera, lanciata dal quotidiano il Romanista a favore di un bambino della capitale affetto da una malattia rara. Mentre le catene a carattere sanitario sono in aumento, come fare a distinguere una richiesta d’aiuto reale da una burla, o peggio da un imbroglio?
“Se il numero di truffe online è stabile, si diffondono le bufale” puntualizza Maurizio Masciopinto, direttore della divisione investigativa della Polizia delle comunicazioni, “e fra queste quelle sui problemi di salute catturano di più l’attenzione, soprattutto quando di mezzo ci sono i bambini”. Ma l’aumentata diffusione di false richieste rischia di danneggiare chi ha veramente bisogno. Cosa che sta allarmando le associazioni di volontariato. Non è la prima volta che una catena telematica bersaglia un ospedale, ma la bufala del Meyer sta subendo mutazioni: si è aggiunto il nome di un pediatra inesistente e “gira nel Canton Ticino con recapiti di ospedali svizzeri, ora sommersi di chiamate” racconta l’esperto informatico Paolo Attivissimo, che i bidoni li classifica sul suo sito, utile da consultare per evitare abbagli.
Dicono dall’Associazione donatori midollo osseo (ADMO): “Per il bimbo del Meyer telefonano anche da noi, stiamo aiutando a fermare la catena. Chiamare le associazioni di riferimento è sempre un buon metodo per verificare”.
Altra possibilità per fermare le bufale sul nascere è chiedere un controllo attraverso il sito commissariatodips.it.

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