Colpo di Tar: via libera ai tifosi del Catania


E adesso chi lo spiega alla vedova e ai figli di Filippo Raciti che tutto deve tornare come prima. Che lo stadio Massimino, davanti al quale, solo due mesi fa, l’ispettore capo è stato ucciso dalla furia di un ultras (ecco il video), potrà essere riaperto ai tifosi. Il Tar di Catania, a meno di 24 ore dall’approvazione “forzata” in Senato del decreto legge antiviolenza, ha deciso così: basta partite a porte chiuse per la squadra etnea, annullata pure la squalifica dello stadio (che però rimarrà sbarrato perché non risponde alle norme di sicurezza fissate dal decreto Amato).
Il colpo di spugna del Tar di Catania è totale: il decreto cautelare d’urgenza emesso ieri, ha sospeso “con effetto immediato tutti gli atti” del giudice sportivo, della Commissione disciplinare e della Caf che avevano deciso di usare la mano pesante contro il tifo violento e i vertici del Catania. Hanno vinto insomma quegli 82 supporter rossazzurri, fra cui due avvocati “in qualità di tifosi e possessori di abbonamenti”, che avevano fatto ricorso, chiedendo anche alla federcalcio “il rimborso della quota non usufruita per la squalifica del campo e i danni morali ed esistenziali”.
A meno di colpi di scena quindi (l’udienza per la camera di consiglio e la definitiva pronuncia sul ricorso si terrà il 13 aprile), sabato prossimo il Catania giocherà contro la Roma nel campo neutro di Lecce con il sostegno dei suoi tifosi.
I motivi che hanno indotto il giudice Campanella a dare ragione ai tifosi risiedono nella considerazione che il “principio della responsabilità oggettiva” applicato dalla giustizia sportiva è contrario a quello “dell’ordinamento giuridico vigente”. In altri termini, una sanzione deve essere applicata a chi ha commesso l’illecito, e non alla collettività. Principio giusto, sacrosanto. Ma che stona con le immagini di due mesi fa e con i discorsi (e non solo dei degli addetti ai lavori) su tornelli, telecamere, zone di pre-filtraggio… L’ad della società catanese, Pietro Lo Monaco, si dice contento: “Mi sento lo stomaco sotto sopra, è una notizia che mi emoziona, una bella notizia”.
Lo stomaco sotto sopra non è soltanto il suo. La notizia ha il sapore di una beffa, come quando si perde una partita nei minuti di recupero. Una sensazione che prende tutti, collettivamente, non solo la famiglia di Raciti.

Leggi anche l’inchiesta su curve e ultrà

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