Il capo del servizio civile: un’esperienza forte che fa bene

Una volta la leva era anche un modo per andar via di casa e vivere un contesto diverso. Chiediamo a Diego Cipriani, direttore dell’Ufficio Nazionale per il Servizio Civile, è così anche per chi parte volontario con voi?
Il 10% dei progetti oggi prevede la fornitura del vitto e dell’alloggio, ma in generale si resta nella propria città. Probabilmente andrebbe sperimentato un servizio civile trasversale, con dei gemellaggi, già avvenuti in passato con ragazzi di Treviso che hanno svolto il servizio civile a Reggio Calabria.
Ci sono poi gli esempi delle emergenze: durante i terremoti negli ultimi 30 anni gli obiettori non hanno esitato a partire per le zone terremotate. Questo comune sentire c’è e sicuramente dovremmo creare dei percorsi che facilitino questi incontri, questi scambi, anche se c’è da dire che ormai un giovane ha altre possibilità e magari arriva al servizio civile dopo aver già fatto il giro del mondo.
Dati i recenti episodi di bullismo nelle scuole come vedrebbe l’introduzione di un servizio civile obbligatorio per tutti i ragazzi?
Potrebbe essere utile completare la formazione di un giovane attraverso un’azione di solidarietà per gli altri, potrebbe rientrare in un percorso di educazione civica. Quello che non vedrei bene è l’obbligatorietà nello svolgere i servizi alla persona, dove la volontarietà e il trasporto personale sono fondamentali.
In Italia questa ipotesi si discute da anni e ci sono state delle proposte legislative in tal senso, tuttavia queste prevedono un periodo di tempo molto più limitato, tre mesi ad esempio. La soluzione ottimale potrebbe essere quella di prevedere un servizio civile obbligatorio per tutti, ma senza poi impedire il servizio civile attuale, che è qualcosa di più. In Francia, dove si voterà questo mese, sia Sarkozy sia Segolène Royale hanno inserito nel loro programma elettorale il tema del servizio civile, anche lì senza aver ancora individuato la formula, se obbligatoria oppure no.
Ad alcuni ragazzi, come quelli colpevoli di aver picchiato un ragazzo down, è stato “prescritto” il servizio civile come una punizione. Qual è il suo giudizio?
Abbiamo visto al lavoro anche star della moda: è previsto dalla legislazione, non solo italiana, che degli impegni sociali possano aiutare a recuperare il reo ad una dimensione più civica del vivere umano. Si tratta di servizi che sono imposti, ma guidati, e non necessariamente impegnativi: un conto è spazzare le aule che si sono sporcate, un altro è fare assistenza a un malato terminale. Credo che nessun giudice imporrebbe mai un servizio così difficile e delicato.

Commenti

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Il 5 Aprile 2007 alle 16:51 Zaino, dizionario e coraggio: il servzio civile all’estero » Panorama.it – Italia ha scritto:

[...] Ci sono ragazzi per cui fare il servizio civile significa preparare uno zaino in grado di affrontare un’incognita lunga un anno. Uno zaino capace di resistere all’umidità tropicale, al fango, alla pioggia e a una lunga serie di fastidiosissimi insetti che pungono. Oppure al vento gelido e a lunghe camminate. Se sono ragazze devono pensare a un vestiario che non offenda la popolazione che le ospiterà. Sono i giovani che non svolgeranno servizio a un paio di fermate d’autobus da casa, ma qualche ora d’aereo più in là, a volte dall’altra parte del mondo (nella foto, il caso di una volontaria del servizio civile in Kosovo). Se è vero che il servizio civile è “una scelta che cambia la vita” per questi ragazzi è ancora più vero, perché terminate le ore di lavoro giornaliere non ritrovano i genitori o gli amici di sempre, anzi non parlano nemmeno la propria lingua, ma sono immersi in un universo completamente nuovo 24 ore su 24. Ecco perché, pur costituendo una minuscola percentuale dei volontari, come spiega con rammarico Diego Cipriani (leggi l’intervista), direttore del Servizio Civile Nazionale (i progetti esteri sono i più costosi), quelli che partono sono quelli che si raccontano di più. Dalle capanne o dalle case dove vivono cooperanti di ogni nazionalità guardano la loro nuova vita con gli occhi sgranati dallo stupore e dall’entusiasmo e scrivono interminabili e-mail. Veronica ha partecipato alle attività di ricostruzione a beneficio delle vittime colpite dallo tsunami in Sri Lanka con la Protezione civile. Dopo due mesi di lavoro guarda dietro di sé e scrive: “La partenza per Tangalle è stata come uno spartiacque che ha segnato l’inizio di un impegno più concreto. La sera precedente avevo festeggiato i miei 26 anni con una cena in riva al mare, il mattino dopo ero su un pick up bianco delle Nazioni Unite, improvvisamente investita di una responsabilità che fino a quel momento, forse, non avevo compreso appieno”. E poi ancora scorrendo le testimonianze capita di trovare una riflessione comune a molti: “Mi sono resa conto di quanto sto imparando anche solo attraverso l’osservazione. Tradizioni, atteggiamenti, toni di voce, tempi di attesa (snervanti se ci si accinge a questo lavoro con ritmi occidentali) non hanno bisogno di parole per essere compresi. Se l’udito passa in secondo piano perché non si comprendono le parole, gli altri sensi sono naturalmente esaltati”. [...]

Il 5 Aprile 2007 alle 17:00 paolo 1957 ha scritto:

Nel servizio civile di una volta si nascondeva una marea di imboscati, presumo nella stessa percentuale dell’esercito di leva.

Non so se ora le cose siano cambiate: mi pare che, se discutiamo oggi della proposta di rendere obbligatorio il servizio civile, le cose non stiano andando così bene: forse, tolti gli imboscati, i veri volontari rimasti sono troppo pochi per soddisfare la voracità delle associazioni, e bisogna in qualche modo rimediare.
Rispondiamo no grazie, tanto i furbi ancora una volta troverebbero ilmodo di evadere, in una nuova forma di obiezione al volontariato coatto.

Il 9 Aprile 2007 alle 11:55 thomas_64 ha scritto:

Sicuramente un’esprienza forte che ti porta a vivere un contesto e delle situazioni che nemmeno immaginavi. Un anno che ti insegna che il mondo non finisce nei tuoi confini quotidiani, dove conosci persone e impari a fare cose, dove ti accorgi che non era proprio come pensavi.
E’ per questo che è un’esperienza forte, un’eperienza educativa, formativa e di crescita … proprio quei contenuti che la scuola ha sempre una maggior difficoltà a trasmettere. Ma uno strumento simile per funzionare ha bisogno che chi propone e gestisce il progetto di servizio civile a cui i ragazzi decidono, ad oggi, volontariamente, di partecipare sia all’altezza di elaborare e realizzare un progetto di impiego stimolante, attraente e pieno di contenuti che siano garanzie di crescita personale e professionale dei ragazzi ma anche garanzia di risposta ad un bisogno sociale qualificato e chiaro. Questo non solo per superare la valutazione imposta dall’Ufficio Nazionale come condizione per finanziare il progetto - e proprio quello dovrebbe essere il compito/finalità della valutazione dell’Ufficio, ma anche per trovare la partecipazione dei ragazzi, appunto, volontaria e fondamentale perchè il progetto abbia un senso.
Ora, se il servizio civile fosse obbligatorio per quale ragione un ente dovrebbe impegnarsi in elaborazione realizzazione di un progetto di qualità???
Ma forse la verità è un’altra.
Il problema vero del servizio civile, accanto alla qualità delle proposte progettuali e alla loro coerente realizzazione, è costituito dalle risorse econoniche, come al solito dai soldi, di cui il buon ufficio non dispone, tanto da trovarsi costretto ad inventarsi la valutazione dei progetti attribuendo un punteggio alla carta e sulla base di quello determinare il progetto finanziato e quello che, seppur, “approvato”, resta sempice carta.
Il riscontro di un’esperienza come quella del servizio civile è tanto maggiore quanto tutti i soggetti protagonisti del sistema si ripromettono lo stesso risultato: crescita personale e professionale dei ragazzi e intervento su di un bisogno sociale.
Certo è complesso ragionare di qualità dei progetti ma anche di priorità dei bisogni su cui i progetti intervengono e, soprattutto, dover tenere conto che le risorse economiche sono limitate.
C’è un massimo comun divisore su questi tre elementi???
Secondo me, sì, ma sta al capo dell’Ufficio trovare la soluzione nella speranza che questo non comporti la distruzione di quanto di buono il servizio civile ha fatto fino ad oggi.

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