
Mario Landolfi da Mondragone, classe 1959, deputato di An e coordinatore campano del partito, è presidente della commissione di vigilanza sulla Rai. Ma è stato anche per un breve periodo, poco più di un anno, ministro delle Comunicazioni nel terzo governo Berlusconi. A differenza del suo predecessore, Maurizio Gasparri, sempre di An, non ha licenziato alcuna legge di riassetto del sistema radiotelevisivo. Come del resto potrebbe capitare al suo successore, che pure un disegno di legge l’ha proposto ma che ora non sembra più tra le priorità di questo governo. Come l’attuale presidente della Rai, Claudio Petruccioli, anche Landolfi non ama i reality show, in primis l’Isola dei famosi. Ma non ama anche altre isole della Rai, isole franche poco rispettose del ruolo di una tv pubblica.
Il presidente della Rai, Claudio Petruccioli, ce l’ha con i reality. Un po’ come ce l’aveva lei.
Anche io mi sono scagliato contro l’Isola dei famosi. Ma la mia posizione è più articolata. In una tv generalista il genere reality ci può stare. Purché lo si assuma in modiche quantità , non lasciandolo tracimare sulla programmazione di un’intera rete.
Nella fattispecie Raidue, che però non mi pare scontenta di lasciarsi tracimare.
Niente affatto, è il vero punto di forza della programmazione. Ma sospetto che l’intemerata di Petruccioli nasconda il desiderio di azzoppare Antonio Marano, il direttore di rete.
Marano non mi pare amatissimo nemmeno in casa sua, la Lega. Eppure, è il meglio che il partito di Umberto Bossi ha espresso in termini di cultura televisiva.
Marano viene dalla tv, è stato a lungo manager della Sky, è uno che ne capisce. Ma è anche vero che la sua rete è la cenerentola della Rai, una discarica dove finisce di tutto. Non è che lui riceva molti aiuti dai vertici aziendali.
La Rai vive sempre nel limbo, con quel cda che non si schioda.
È un problema di questa maggioranza considerare questo cda anomalo. In realtà non c’è nulla di anomalo. Solo consiglieri nel pieno delle loro funzioni, Angelo Maria Petroni compreso.
Ma è anche un cda che boccia le nomine di Giovanni Minoli e Carlo Freccero proposte dal direttore generale.
Su questo ho una posizione minimalista. Lo stallo si risolve con l’approvazione del regolamento concernente i rapporti tra cda e direttore generale.
Resta che Freccero e Minoli sono rimasti a terra.
Sì, ma quello che non capisco è perché le nomine fatte abbiano riguardato consociate minori e non, per esempio, la Sipra. Ovvero la cassaforte della Rai, che è senza testa da due anni, da quando Raffaele Ranucci è diventato assessore della giunta Marrazzo.
Sull’annunciato ritorno di Enzo Biagi nulla da eccepire?
No, sono scelte aziendali. Ho solo chiesto alla Rai di non prestarsi a parlare di epurazione, che è una tesi politica. La Rai sa che Biagi se ne è andato nel 2002 con una transazione che lo ha pienamente soddisfatto dal punto di vista economico.
Oltre all’Isola dei famosi ci sono altre isole che non le piacciono?
Tutte le isole franche, dove ognuno pensa di poter dire quello che vuole solo perché è un grande professionista. Per esempio l’isola di Santoro. L’azienda deve tutelare il diritto di chi paga il canone mostrando di non essere il microfono di Michele Santoro, ma colei che gli dà il microfono.
A proposito di limbo, siamo tra una legge Gasparri al tramonto e una Gentiloni che stenta a vedere l’alba.
Penso che la Gasparri abbia gli anni contati e che la Gentiloni sia abortita, visto che è un gran pasticcio che presenta seri motivi di incostituzionalità . Invece la Gasparri più la si legge più la si apprezza.
Adesso la si usa all’incontrario, per dire che così com’è impedisce il matrimonio tra Mediaset e Telecom, che pure parte della maggioranza non disdegnerebbe.
Vero. Infatti, per consentire di celebrarlo bisognerebbe che il ministro Paolo Gentiloni facesse una legge ad personam.
- Giovedì 5 Aprile 2007
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