A Gorizia e Verona si vota per il diavolo e l’acqua santa

Don Andrea Bellavite, parroco a Gorizia
Che le amministrative del prossimo maggio (al voto del 27 e 28, circa 12 milioni di cittadini) possano essere la prima vera rivincita dopo le politiche 2006 si vedrà. Che siano sorprendenti lo si sa già. A Gorizia potrebbe scendere in campo per l’Unione “l’acqua santa”; pochi km più giù, a Verona un “diavolo” trasformista.
Nella città friulana è infatti pronto a scendere in pista, per la poltrona di sindaco, niente meno che un parroco: don Andrea Bellavite, 47 anni, da ieri ex direttore del settimane diocesano Voce isontina (si è dimesso proprio in occasione delle elezioni). Il suo nome era già venuto alla ribalta in passato per una serie di contrasti con il vescovo di Gorizia per alcune dichiarazioni sull’amore omosessuale e per le sue posizioni da No Global, contro le bombe atomiche alla base Usaf di Aviano e contro il Cpt di Gradisca d’Isonzo. Ora don Bellavite si è deciso a fare il salto definitivo: è pronto a lasciare la tonaca e a “mettersi a disposizione” dell’Unione come candidato sindaco, “a patto però che tutti i partiti e i movimenti ritrovino l’unità sulla mia persona”. A frenarlo non saranno quelli della sinistra radicale (che anzi lo hanno proposto, insieme all’Italia dei Valori, ad alcuni gruppi vicini alla Margherita, alla sinistra Ds e a una vasta area del mondo cattolico), ma il diritto canonico: “Un prete non si può candidare a sindaco” spiega monsignor Velasio De Paolis, segretario del Tribunale della segnatura apostolica “il codice di diritto canonico lo vieta perché le cariche pubbliche non sono convenienti per i chierici e per chi abbia ricevuto un ordine sacro”. E ancora: “Il parroco è chiamato al servizio di tutta la comunità, non solo di una parte di essa, né tanto meno a incarichi di tipo partitico”. Don Bellavite però non arretra di un passo, neanche di fronte alla prospettiva che il vescovo potrebbe sanzionarlo: “Dovrei chiedere una dispensa. Essere ridotto allo stato laicale per il mio nuovo servizio. Sarebbe un modo nuovo e diverso di servire la mia gente”. Insomma don Bellavite cambierebbe soltanto il pulpito da cui far sentire la propria voce.
Voce indipendente e decisa anche quella di Laurella Arietti, transessuale, 60 anni e un sogno preciso: emulare le gesta politiche dell’onorevole Vladimir Luxuria. Cominciando dalla poltrona di sindaco di Verona, per la quale ha deciso di candidarsi. Centrato il nome della lista civica “Verona. Cambiare si può”, messa in piedi da questa ex operaia metalmeccanica e responsabile del Transgender Pink dell’omonimo circolo scaligero e presentata alla stampa insieme al proprio staff di una trentina di candidati. Le intenzioni del candidato transgender sono chiare: inserirsi nella gara cittadina con “Un lavoro dedicato ai diritti di tutti i cittadini perché pensiamo di avere un approccio più sensibile ai problemi. Partendo dalle nostre esperienze di precari, operai, sindacalisti vogliamo creare una città aperta a tutte le identità, rispettosa degli stranieri, una città senza barriere, né confini retta da un’economia ecosolidale e rispettosa dell’ambiente”. E non è detto che non ci riesca: mentre nella città dell’amore eterno e contrastato è in atto un vero braccio di ferro tra le due famiglie del Polo (tra il centrista Alfredo Meocci e il leghista Flavio Tosi), la candidatura di Arietti potrebbe rosicchiare consensi al centrosinistra, che ripresenta il sindaco uscente Paolo Zanotto.

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