Latin king: le gang che si sono fatte la guerra, ora fanno scuola

Latin king
Insegnanti così alla facoltà di Scienze della formazione di Genova non li avevano mai visti. Due italiane minorenni e due ventenni ecuadoriani. In comune avevano lo street-ware, il look insomma, e l’appartenenza alla banda dei Latin King, la baby gang sudamericana più conosciuta e ramificata sul pianeta. Agli studenti hanno spiegato la loro Nazione (la banda) e la cultura che racchiude. Dai riti alle regole. Per esempio Samantha ha rivelato che ha smesso di drogarsi per rispettare il divieto che vige nei Latin. L’aula l’ha messa a disposizione Luca Queirolo Palmas, docente di sociologia delle migrazioni, quasi un Latin ad honorem, che da anni studia questo fenomeno giovanile ed è stato il promotore della pace che da dieci mesi regge a Genova tra le bande (pandillas) “zeneizi”, in particolare tra i Re latini e i rivali storici dei “Neta”. Qui i ragazzi latino americani, con l’aiuto dell’università e del centro sociale Zapata (dove, la domenica, si riuniscono per ascoltare musica e ballare), puntano a far percepire i loro gruppi come organizzazioni di strada e non più come organizzazioni criminali. Intanto scazzottate e furti sono diventati quasi un’eccezione.
La settimana scorsa la polizia genovese ha arrestato Carlos “Cachete” per alcune rapine e la sua banda, i Neta (di origine portoricana) lo ha espulso perché “indegno”. “È vero, da circa un anno i giovani sudamericani danno molti meno problemi” ammette Massimo Rossi, ispettore capo del commissariato di Prè nel centro storico e grande esperto di “pandillas”. Il motivo? “Un po’ gli arresti che abbiamo fatto e un po’ la pace” sintetizza. Qualche problema resta solo nell’altra città dove le bande latine sono più radicate: Milano. Il mese scorso un giovane Latin King di origine ecuadoriana è stato ucciso da sette coltellate davanti alla discoteca Matisse, proprio mentre le due principali bande, i Latin King e i Commando, stanno cercando la pace. Gli investigatori segnalano che in città sta crescendo un nuovo gruppo, meno rigido per regole e riti, ma più dinamico e spregiudicato: i Trevor. A preoccupare è soprattutto il fatto che facciano parte della banda anche ragazzi italiani, attratti dalla cultura hip-hop sudamericana.

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