Mombercelli (Asti), gennaio 2007: due maestre della scuola materna comunale vengono assolte in primo grado dopo sei anni di inchiesta dall’accusa di violenza sessuale su nove bambini. “Il fatto non sussiste” recita la sentenza.
Bolzano, 2006: don Giorgio Carli è assolto in primo grado con formula piena. Era accusato di abusi su una parrocchiana minorenne.
Brescia, 2004: la Corte d’appello proscioglie perché il fatto non sussiste due suore di 65 e 79 anni condannate in primo grado per pedofilia dal Tribunale di Bergamo. Per l’accusa, avevano abusato di otto bambini di una scuola materna tra il ‘99 e il 2000.
Sono alcuni dei casi segnalati dal Centro di documentazione falsi abusi sui minori, che da cinque anni raccoglie documenti e testimonianze e da due li pubblica on line. Secondo le loro statistiche la metà delle denunce di violenza sui bambini si rivela infondata. Il sito è registrato nella lista dei siti cattolici italiani e riceve circa 300 contatti al giorno, un buon risultato per un sito così specializzato.
“Il nostro scopo” si legge nella presentazione “è di documentare in modo preciso tutti i casi di falsa accusa di abuso di cui abbiamo acquisito certezza”. Vengono riportati fatti di cronaca, casi giuridici con note di esperti di psicologia e diritto, perizie, sentenze e video.
“Tutto è cominciato nel 2001″ spiega Vittorio Apolloni, fondatore del Centro di documentazione, “quando mio figlio che allora era poco più che ventenne ed era presidente di una scuola materna, venne accusato di aver abusato di alcuni bambini (Valerio Apolloni è stato poi assolto in primo grado perché il fatto non sussiste nel 2004, ndr). Il fenomeno delle false accuse di pedofilia non è ancora ben conosciuto in Italia, è un tema nuovo, ho raccolto tutte le informazioni possibili”. Secondo il gruppo di studio che cura il sito (persone direttamente coinvolte, comitati e collaboratori vari), il problema sono spesso le perizie che l’accusa affida ai consulenti (medici, psicologi, assistenti sociali), cui spetta il compito di ascoltare le piccole vittime e di esprimersi sulla loro attendibilità. “È un terreno difficilissimo” ammette Apolloni “ma capita che molti di quelli che io chiamo ‘tecnici della psiche’ non si aggiornino sui continui progressi fatti dalla ricerca e dimostrino uno scarso rigore scientifico”.
Le false accuse, denunciano al Centro di documentazione, non solo sottopongono gli imputati a un calvario giudiziario e mediatico, ma spesso comportano per i minori che si vorrebbero tutelare una sorta di “abuso legalizzato”. Durante gli interrogatori e gli incidenti probatori infatti i bambini sarebbero costretti ad atti dimostrativi che rasentano la violenza. Infine, conclude Apolloni, “a causa di questi errori i veri pedofili, che noi per primi condanniamo con forza, rimangono impuniti. Occorre un protocollo procedurale condiviso che regoli l’ascolto del minore e l’operato degli inquirenti. Migliorerebbe le tecniche investigative in un campo così vasto e difficile e aiuterebbe a prevenire e a reprimere i veri casi di abuso”.
Intanto una sentenza della Cassazione dello scorso marzo, che tiene conto in parte delle linee guida per l’esame del minore in caso di abuso sessuale contenute nella “Carta di Noto”, richiama l’attenzione proprio su alcuni punti dibattuti sul sito del Centro di documentazione. La Suprema Corte ha annullato la condanna in appello di un uomo accusato di violenze su una bambina di 11 anni sulla base, tra l’altro, della “modalità di assunzione delle prime confidenze rese dalla minore, in seguito a domande inducenti, suggestive e chiuse” e del fatto che “i giudici hanno demandato all’esperto consulente il compito, che non è delegabile, di valutare l’attendibilità delle dichiarazioni della presunta vittima”.
Una sentenza che fa tornare indietro nel tempo anche Tiziana Siciliano, pm del Tribunale di Milano, al centro nel dicembre del 2000 di un caso che suscitò scalpore. Dopo essere subentrata al collega Pietro Forno nel processo contro un tassista accusato di abusi sulla figlia di tre anni, chiese e ottenne l’assoluzione dell’imputato. Nella sua requisitoria di allora si legge lo stupore di un magistrato davanti a un impianto accusatorio considerato privo di fondamenti oggettivi e a carte processuali definite “carta straccia”. Tiziana Siciliano attacca i consulenti del pm che l’ha preceduta. “Le perizie” disse in aula “sono state fatte da gente che dovrebbe cambiar mestiere, da persone che non hanno nessun motivo di godere della fiducia che fino a oggi l’Autorità giudiziaria ha loro conferito. E che auspico nella maniera più assoluta non vengano mai più investite di incarichi di tale delicatezza, perché non sono all’altezza di farlo”.
“La Cassazione” spiega oggi a Panorama.it Tiziana Siciliano “ridimensiona giustamente il ruolo del consulente, richiamando il magistrato alla sua responsabilità. Il perito dà una valutazione ‘tecnica’, ma il giudizio finale deve tenere conto anche di altri fattori. Non si può abdicare ai principi generali che guidano un’indagine, come la possibilità che l’imputato ha di difendersi e il principio di oggettività. Quello che dissi allora riguardo all’incompetenza dei consulenti non è certo generalizzabile, ma la testimonianza del minore va sempre contestualizzata. Un linguaggio scurrile o un gesto che richiami la sfera sessuale non sono necessariamente segnali di un abuso subito, specie in una società in cui anche i bambini sono bombardati da contenuti a sfondo erotico. E non bastano ad accusare qualcuno di pedofilia né a sottoporre il bambino alla macchina infernale del processo”.
- Lunedì 23 Aprile 2007
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Commenti
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Il 25 Maggio 2007 alle 10:09 redazione ha scritto:
Per un problema tecnico i commenti a questo articolo sono andati persi.
Ce ne scusiamo con i lettori e in particolare con chi li aveva postati
Il 25 Maggio 2007 alle 14:13 cristina.bassi ha scritto:
Segnalo che il 23 maggio la Cassazione ha annullato la sentenza di assoluzione della Corte d’appello di Brescia nei confronti delle due suore di Bergamo. È stato disposto un nuovo processo presso un’altra corte.
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