Cattaneo, l’uomo della rete elettrica: con la siccità siamo agli sgoccioli

La sala controllo della rete energetica Terna
Flavio Cattaneo non è una voce che si possa non tenere da conto quando si parla di rischio blackout. L’ex direttore generale della Rai è infatti dal novembre 2005 sulla poltrona più alta di Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale. Nel corso della riunione con i componenti della giunta di Confindustria ammette senza giri di parole che la situazione è drammatica: il Paese “è in emergenza idrica” e per questo “bisogna agire subito. Noi abbiamo segnalato la situazione già da febbraio”. Frena gli allarmismi poco dopo dichiarando che si sta lavorando per scongiurare il peggio.

Ma la chiusura delle fabbriche per l’impatto della siccità sull’energia ”più che un rischio può diventare una ipotesi concreta” ribadisce dopo averlo ascoltato l’industriale Guidalberto Guidi che chiede di far partecipare Confindustria al tavolo tecnico al ministero dello Sviluppo economico che ha già dettato delle misure anticrisi (qui in .pdf) e si prepara e decretarne altre.

Ieri era stato Luca Cordero di Montezemolo a sottolineare: “La siccità può far chiudere le fabbriche. Ma ora servono interventi strutturali”. Un solo fatto è certo: di anno in anno l’Italia fa registrare nuovi record nei consumi elettrici.

La Protezione civile intanto ha comunicato che le riserve idriche sono calate fino al 50 per cento (qui il documento in .pdf). Abbastanza per dichiarare lo stato d’emergenza e affidare gli interventi a un commissario straordinario? Lo stesso capo del dipartimento Guido Bertolaso potrebbe essere nominato. Ma, già alle prese con l’eterna emergenza rifiuti in Campania, per affrontare questa crisi idrica, e di conseguenza elettrica, quale miracolosa situazione potrà sfoderare? Di certo i tempi sono stretti: i meteorologi prevedono dalla fine di maggio per tutto giugno pesanti ondate di calore.

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La GALLERY: World water day 2007

Commenti

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Il 28 Aprile 2007 alle 10:00 Non piove, governo improvvido » Panorama.it – Italia ha scritto:

[...] La situazione è seria, ma non drammatica. Ce la faremo anche questa volta e non credo sia utile usare termini catastrofici, di cui in Italia abusiamo a ogni piè sospinto. Prendiamo invece sul serio questa emergenza e non dimentichiamocene in autunno. Sarà necessario qualche sacrificio, possibilmente condiviso; una buona capacità di programmazione e un po’ di fortuna. L’acqua quest’anno, come già nel 2003, sarà scarsa. Non in tutta Italia. In Sicilia e Sardegna la disponibilità è quasi doppia rispetto alla norma. Più o meno come al solito nell’Italia peninsulare. Le sofferenze sono concentrate nella Pianura Padana, che è la zona più popolata d’Italia, quella dove sono concentrate le maggiori produzioni agricole, la generazione di energia elettrica, l’industria e non poche attività turistiche. Ci sono, allora, due problemi. Il primo derivante dalla scarsità stessa. Il Po in secca, i laghi sotto i loro livelli storici, i bacini, dove l’acqua viene conservata, a corto. Questo significa minori risorse per tutti. Per gli agricoltori, per le centrali idroelettriche, che dipendono sia dagli invasi che dovrebbero riempirsi proprio in questo periodo, sia dal corso normale di fiumi e torrenti, per le centrali termiche, distribuite lungo l’asse del Po, per le industrie. Per i cittadini di quelle zone rivierasche del Po, la cui acqua potabile, debitamente trattata, proviene dal fiume. Il livello dei laghi, infine, rende difficili le attività turistiche, con le sponde spesso trasformate in spiagge fangose. Il secondo problema, che chiama in causa la politica, nasce dai conflitti che si scatenano per l’uso della minore acqua disponibile. In particolare questo riguarda i bacini delle centrali idroelettriche, il cui rilascio per la produzione di energia elettrica dovrebbe seguire regole legate al fabbisogno energetico del Paese. L’Enel e gli altri produttori idroelettrici conservano gelosamente un’acqua che per loro e per il Paese vale oro. Agricoltori, pescatori e i titolari di attività costiere chiedono invece che l’acqua sia rilasciata secondo il loro bisogno. Fra l’altro la produzione idroelettrica, la fonte rinnovabile più importante in Italia, segna quest’anno un record negativo. Un meno 20 per cento, che significa conseguente aumento della produzione termoelettrica, con un maggiore consumo di combustibili fossili e maggiori emissioni. Cosa dobbiamo attenderci e cosa possiamo fare? Probabilmente sarà necessario programmare una riduzione dei consumi elettrici con conseguenti distacchi programmati, che non dovrebbero però riguardare i comuni cittadini. I quali dovrebbero invece imparare a risparmiare un po’ d’acqua evitando ogni spreco. L’alternativa, a cui occorre pensare, potrebbe essere un regime di prezzi variabili. Se la risorsa acqua (qui LA GALLERY) è scarsa essi dovrebbero inevitabilmente aumentare, riducendo la domanda, soprattutto sul lato dei consumi non essenziali. Che sono molti, visto che siamo quasi tutti abituati a trascurare la bolletta dell’acqua. Poi ci sono le cose di più lungo periodo. Se la causa è da individuare in variazioni climatiche eccezionali, ormai tutti sanno che a questa situazione dovremo fare l’abitudine. La temperatura aumenta e le misure per metterla sotto controllo ci impegneranno per i prossimi decenni. Nel frattempo ci è stato molte volte promesso che si sarebbe messo mano a una rete di piccoli invasi per catturare e conservare più acqua, che si sarebbero ridotte le perdite delle reti idriche, che si sarebbero contenuti gli sprechi. Era necessario prima, lo è ancor più ora. Ma questo fa parte dell’essere seri. Cosa difficile almeno fino alla prossima “catastrofe”. [...]

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