Lanzillotta e l’intervista canaglia: Margherita, sostantivo maschile

Linda Lanzillotta, esponente della Margherita, nata a Cassano Ionio, un paese della Calabria in provincia di Cosenza
Dal blog di Linda Lanzillotta, esponente della Margherita e ministro per gli Affari regionali e le autonomie locali: “Sono nata a Cassano Ionio, un paese della Calabria in provincia di Cosenza, da cui molto presto sono emigrata a Roma. Sono sposata con Franco Bassanini e ho una figlia bella e intelligente. Ho lavorato nelle istituzioni pubbliche per più di 30 anni, qui ho maturato esperienze diverse e sempre ricche che mi hanno insegnato a conoscere a fondo il funzionamento della politica e dell’amministrazione. Dal 2001 insegno programmazione e controllo delle pubbliche amministrazioni presso la facoltà di scienze politiche dell’Università Roma Tre e mi dedico alla Margherita con l’obiettivo di contribuire a costruire un partito che sia capace di affrontare le sfide del XXI secolo”.

Margherita: visto il peso delle donne, direi sostantivo singolare di genere maschile…
Numeri sconsolanti: 8 donne su 98 elette all’assemblea federale del partito. Non ho puntato i piedi giusto per chiudere il congresso in modo unitario. Però adesso basta, si apre una fase nuova. Dobbiamo pretendere che negli organismi di direzione la quota del 30 per cento sia rispettata.
Anche perché molte donne, lei in testa, si sono dannate per costruire questo benedetto Partito democratico.
Sì, si sono impegnate e hanno avuto un ruolo significativo. Perché le donne sono più capaci di elaborare idee e progetti che non di fare battaglie di potere all’interno degli apparati di partito. Però è ora di combattere per liberarsi dalle tutele dei maschi.
In effetti gli uomini si ricordano di voi giusto per circostanza, per dire quanto sono aperti e non sessisti.
In politica nessuno regala niente. Quindi nemmeno le donne possono pensare che qualcosa venga loro regalato. Se lo devono conquistare, perché la politica non è certo un luogo diverso dalla società. Ma le donne sono il 53 per cento del Paese. Se la politica non le rappresenta si inaridisce.
L’Unità maliziosamente ha sottolineato che nei Ds le donne sono più considerate.
E ha ragione. C’è stata una maggior attenzione, e non da oggi. I Ds hanno una storia più antica, con molti esempi di donne che hanno svolto ruoli di direzione. E anche stavolta bisogna riconoscere che hanno fatto meglio di noi. Mi auguro che far parte dello stesso partito abbia un effetto traino anche per le donne della Margherita.
Sì consoli, non è che nel Polo le donne finora abbiano avuto miglior fortuna. Si ricorda il pianto di Stefania Prestigiacomo?
Magra consolazione. La destra ha sempre avuto una cultura molto maschilista, pensi ad An e soprattutto alla Lega. Quindi non può essere quello il termine di paragone. Anche se all’estero ci sono esempi come quello di Angela Merkel, che non è certo una donna di sinistra. Ma io guardo dentro casa mia, non mi interessa cosa fanno dall’altra parte.
Però che brutto parlare di donne in termini di quote, come si fa con i sussidi all’agricoltura.
Per molto tempo sono stata contraria. Però a mali estremi estremi rimedi, visto che la questione della presenza femminile si sta configurando come una emergenza democratica. Quindi ben venga tutto quello che serve per cambiare questa situazione, quote rosa comprese.
Sogni che diventano realtà. Pensi che in Finlandia il governo è composto per metà di donne.
Ecco, là certo non hanno più bisogno di quote. La presenza delle donne è un normale fatto culturale.
Da uno a dieci, quante possibilità ci sono di vedere il Partito democratico guidato da una donna?
Direi sei. Perché sono ottimista: penso che alla fine il gruppo di testa del Partito democratico vedrà la presenza di molte donne.
Intanto Giancarlo Galan, il governatore del Veneto, l’ha candidata alla leadership.
Gentile, lo ringrazio. Ma il leader sarà scelto dai Democratici, tra i quali, a meno che non me ne sia accorta, non figura Galan. Però il fatto che lui mi candidi mi fa capire qualcosa.
Cosa le fa capire?
Che il centrosinistra può riprendere il dialogo interrotto con il Nord del Paese, dalle cui sensibilità e problemi in questi anni siamo rimasti lontani.

Commenti

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Il 26 Aprile 2007 alle 19:02 linux747 ha scritto:

Che se ne stia a casa a lavare i piatti, stirare e rammendare almeno non fa danni!!!

E’ CHIARO IL CONCETTO ???

Il 27 Aprile 2007 alle 9:52 gustaveflaubert ha scritto:

Ma questo qui sopra cosa ha bevuto?

Il 27 Aprile 2007 alle 14:15 linux747 ha scritto:

Signorina gustaveflaubert Questo qui sopra non ha bevuto, ma ha mangiato PANE E VOLPE, lei invece cosa ha fumato???

Il 3 Maggio 2007 alle 12:07 Santanché: I maschi di An hanno le palle di lino » Panorama.it – Italia ha scritto:

[...] Se le donne nel Partito democratico non vanno di moda, in An ancora meno. Il suo segretario ne parla poco. Gianfranco Fini resta il leader di un grande partito che ha un problema serio: perde pezzi, soprattutto fra i giovani e le donne. Una costante emorragia di persone e di risorse che non vengono rimpiazzate da nuovi ingressi, se non qualche ex socialista che si piazza nelle fondazioni. Le fondazioni sono considerate il rifugio dove superare la vecchia forma partito. Le fanno tutti… È vero. Oggi tutti copiano Massimo D’Alema che ha capito prima di altri come le fondazioni siano macchine perfette per coltivare il culto della personalità. Dunque anche la sua di personalità, visto che lei si è fatta una fondazione, il Circolo D-Donna. A differenza delle fondazioni i circoli sono formati da cittadini comuni, sono fatti per stare tra la gente e, invece di rendere, costano denaro, tempo e fatica. Non saranno in grado di elaborare raffinate teorie sul mondo, ma scaldano il cuore di chi ne fa parte. E di cosa si discute nei suoi circoli? Dei valori della destra, dall’identità nazionale alla sacralità della vita. Contro il Corano nelle scuole e l’ingresso della Turchia nella Ue. Tempo fa ha dato del “palle di velluto” ai colonnelli troppo arrendevoli verso Fini. Pentita? No, l’espressione è sempre di attualità. Solo che, vista l’emergenza caldo, la cambierei in “palle di lino”. Anche Francesco Storace è un “palle di lino”? Storace è cresciuto all’interno di questa classe dirigente, ma è allergico al velluto e anche al lino. Per questo chiede con forza e a ragione un congresso così da fare chiarezza sulla linea politica. Mentre il partito perde pezzi, quando lui gira l’Italia riempie i teatri e riesce a unire i cuori giovani con quelli vecchi del partito. Vorrà pur dire qualcosa. Invece quelle di Ignazio La Russa, il suo ex mentore, come sono? Lui la critica pesantemente, si dice che le abbia tolto il saluto. Non è vero, ci ho parlato anche mezz’ora fa. Ignazio resta un amico. E io gli amici li rispetto. Dopo le minacce che lei ha ricevuto dagli estremisti islamici, il Corriere della sera ha scritto che se fosse stata di sinistra sarebbe già diventata un’icona femminile. Quell’articolo mi ha fatto pensare. Soprattutto da Barbara Pollastrini e dal Vaticano ho ricevuto una solidarietà non di facciata. Quasi quasi meglio abbandonare questa destra di “senza palle” e passare al Partito democratico… Bella prospettiva: 8 donne su 2 mila delegati. La verità è che le donne autonome e controcorrente danno fastidio a destra come a sinistra. Solo che di là nessuna ha il coraggio di ribellarsi apertamente. Io ballo da sola e l’ho dimostrato pagando in prima persona i diktat del mio capo ma resto dove sono. E il suo arcinemico al Viminale? Giuliano Amato è l’ispiratore della nuova politica sull’immigrazione che supera la Bossi-Fini e punta sul coinvolgimento della Consulta islamica. A tutt’ oggi chi predica odio non viene espulso, e le scuole clandestine proliferano. I bilanci delle associazioni musulmane non sono trasparenti, ma non si svolgono le inchieste per paura di turbare gli “amici islamici”. Il Dottor Sottile deve ricordarsi che è anche ministro di polizia e quindi deve fare rispettare la legge. [...]

Il 23 Maggio 2007 alle 16:51 Pd: quarantacinque saggi in fila per sei ma senza le donne » Panorama.it – Italia ha scritto:

[...] I tre coordinatori (Antonello Soro, Mario Barbi e Maurizio Migliavacca) hanno steso la lista del Comitato promotore. Prossime tappe, il regolamento elettorale (entro il 30 giugno) e l’elezione dell’Assemblea costituente (14 ottobre). Il Partito democratico muove i primi passi, non senza incertezze, qualche piccolo giallo e parecchi mugugni interni ai due partiti “sponsor”, Ds e Margherita. Regista e grande supervisore dell’operazione, Romano Prodi, che ha fissato il numero dei componenti del comitato - 45 - e l’ora della cerimonia, le 9 di stamani. Ma l’appuntamento non era stato comunicato ufficialmente e l’unico puntuale, in piazza Santi Apostoli, sede dell’Ulivo e del futuro Pd, era Marco Follini, ex Udc e Cdl, ormai divenuto stabilmente esponente del centrosinistra. Follini è rimasto una buona mezz’ora a vedersela con i giornalisti e con Carmine, portiere del palazzo. In realtà a far slittare i tempi sono stati gli aggiustamenti e le ripicche dell’ultimo minuto. Ecco l’elenco completo del “Comitato 14 ottobre”: Giuliamo Amato, Mario Barbi, Antonio Bassolino, Pierluigi Bersani, Rosy Bindi, Paola Caporossi, Sergio Cofferati, Massimo D’Alema, Marcello De Cecco, Letizia De Torre, Ottaviano del Turco, Lamberto Dini, Leonardo Domenici, Vasco Errani, Piero Fassino, Anna Finocchiaro, Giuseppe Fioroni, Marco Follini, Dario Franceschini, Vittoria Franco, Paolo Gentiloni, Donata Gottardi, Rosa Jervolino, Linda Lanzillotta, Gad Lerner, Enrico Letta, Agazio Loiero, Marina Magistrelli, Lella Massari, Wilma Mazzocco, Maurizio Migliavacca, Enrico Morando, Arturo Parisi, Carlo Petrini, Barbara Pollastrini, Romano Prodi, Angelo Rovati, Francesco Rutelli, Luciana Sbarbati, Marina Sereni, Antonello Soro, Renato Soru, Patrizia Toia, Walter Veltroni, Tullia Zevi. Spiccano due assenze eccellenti, entrambe donne: Livia Turco e Giovanna Melandri. Mentre una terza esponente femminile che doveva esserci ha invece rinunciato: si tratta di Lilli Gruber, ex giornalista del Tg1, oggi eurodeputata. Pare abbia lasciato il posto alla Pollastrini. Ma lo stesso Prodi ha annunciato che il comitato si allargherà ad altri due-tre esponenti “per dare spazio all’associazzionismo ulivista”. Si vedrà. Anna Finocchiaro, ds e capogruppo dell’Ulivo al Senato, lamenta la bassa presenza di donne (16 su 45): “Dovranno essere di più nell’Assemblea costituente”. In realtà, per ora, nel Comitato è stata rispettata la quota minima del 30%. Invece Giulio Santagata, prodiano di stretta osservanza, ha precisato di non essere entrato per scelta: “Ritenevo giusto che tutti facessero uno sforzo per fare spazio affinché il Pd nasca dai cittadini e non solo dai partiti. Uno sforzo totalmente supportato da Prodi. Per la verità speravo che così si regolassero tutti, con meno nomenklatura e più cittadini”. Il più prodigo di dichiarazioni è stato Follini, che ha paragonato il Pd ad d “una casa aperta ai centristi”. Tra i meno assidui della politica professionale, Letizia LaTorre, vicina all’associazionismo cattolico, il giornalista Gad Lerner e Tullia Zevi ex presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane. Tra i governatori, compaiono Renato Soru (Sardegna), Ottaviano Del Turco (Abruzzi), Vasco Errani (Emilia Romagna) e Antonio Bassolino (Campania); tra i sindaci Walter Veltroni (Roma), Sergio Cofferati (Bologna), Lenardo Domenici (Firenze) e Rosa Russo Jervolino (Napoli). Manca Sergio Chiamparino (Torino), che era nella lista proposta dai ds; così come non c’è Riccardo Illy, governatore del Friuli, della lista prodiana. La sensazione è ancora di un organismo nel quale le percentuali tra le varie anime sono rispettate con il bilancino. Vedremo se riuscirà realmente a trasformarsi in un partito nuovo, data anche l’aria che tira sulla politica. [...]

Il 15 Giugno 2007 alle 20:27 donvito ha scritto:

Non gli do’ certamente torto. Anzi, non condivido alcuni aspetti che riguardano i giudizi sui dirigenti del partito (se dissente, lo faccia nelle apposite sedi, non in pubblico perché l’Italia è una pessima piazza per gestire con serenità ogni cosa politica), abbiamo già la sinistra che fa’ le buffonate. Ma certamente che servono i giovani. Possiamo volere un ricambio, il che non significa che lo si debba fare a spallate. Quelle (vere, prego!) servono per cambiare governo al più presto.

On. Santanché, concentriamoci !

Il 15 Giugno 2007 alle 23:03 donvito ha scritto:

… Sono sposata con Franco Bassanini e ho una figlia bella e intelligente….

Almeno una su tre. Meglio che niente.

Il 27 Settembre 2007 alle 10:27 Lanzillotta: Siamo tutti precari. Ma non possono tagliare il mio ministero » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] “Rimpasto sì o rimpasto no?”. Sempre che il Governo resti in piedi, da giorni è questo il refrain che suona nelle orecchie del presidente del Consiglio, Romano Prodi. E siccome suona male, a Palazzo Chigi circola un’altra versione: “riconsiderazione organizzativa”. Nelle intenzioni del premier non è che il taglio di dicasteri (attualmente sono 26), vicepremier (10) e sottosegretari (ben 66). Insomma, uno snellimento della squadra. Da imporre solo a Finanziaria approvata e sempre sotto la regia del Prof. Quindi, ministro Lanzillotta, nessun cambio in corsa della squadra, nemmeno quando il partito democratico sarà una realtà e i partiti più piccoli della coalizione porranno la questione del ridimensionamento della compagine del Pd nell’esecutivo? “Ma se lo stesso Prodi ha detto che non c’è rimpasto in vista, non vedo cosa ci sia da discutere”, taglia corto la titolare del dicastero per gli Affari regionali e le autonomie locali Bene. Allora parliamo di tagli. Dopo la stretta sui voli di Stato, una anche sul numero di poltrone? Dipenderà da Prodi. Anche se credo che non possa fare che bene asciugare la struttura dell’esecutivo. E renderlo così più efficiente. Avere tanti dicasteri non è solo un problema di costi ma anche di incisività dell’azione di governo. Ne va della capacità decisionale dell’esecutivo. Già, come moglie del professor Bassanini che aveva partorito una riforma da 12 ministeri, ammetterà che 102 membri (tra ministri e sottosegretari) sono troppi. L’ho sempre ammesso. Come ho sempre ammesso problemi di coesione in una squadra così numerosa. Quanto pesa l’effetto Grillo sulla decisione del premier di sfoltire le poltrone? I sondaggi fanno pensare che pesi parecchio. Non solo Grillo, direi. L’esigenza è doppia. Da un lato, dopo quasi un anno e mezzo è arrivato il momento di una verifica della squadra, delle cose buone che si sono fatte e delle criticità che pure non mancano. Dall’altro, non c’è dubbio, c’è anche la volontà di venire incontro alle richieste di chi chiede una riduzione dei costi della politica. Oppure è la paura di cadere che muove Prodi a cambiare… Ma il governo non cade. Anzi, ritoccare gli equilibri interni alla composizione del governo potrebbe ulteriormente destabilizzare l’esecutivo. A meno che non si trovi una formula nuova che rimetta in gioco nomi e poltrone, con una squadra ancor più aggrappata al premier. “Se cado”, minaccia Prodi, “farò i nomi”. Lei ne conosce qualcuno? Non ci sto al toto-killer. Ripeto, siamo più uniti di quanto si pensa e si scrive. Circola voce che la sforbiciata si abbatterà soprattutto sui ministeri senza portafoglio, come il suo. Si sente in pericolo? Siamo tutti precari, non solo io. Per quanto mi riguarda poi non sono una attaccata alla poltrona. Ci sono tante altre cose interessanti che potrei fare. Per quanto riguarda invece il ministero che reggo, non credo che nessun governo possa farne a meno. Con le modifiche introdotte al Titolo V della Costituzione (sull’autonomia regionale, ndr) questo dicastero ha un ruolo importante e non abrogabile. Ovvio che tutti i ministri dicano così del proprio dicastero: importante e intoccabile. Mentre la gente la pensa diversamente. Qualcuno ha detto anche che per l’attuazione del programma di governo basterebbe una segretaria. Sì, ma ridurre il numero dei ministri non significa per forza ridurre i dicasteri. Si possono sempre fare accorpamenti e assegnarli per delega. E poi è vera un’altra cosa.. Quale? Che il 90% dei ministri senza portafoglio è retto da donne. Se davvero taglieranno lì, vorrà dire che alle donne toccheranno ruoli di maggior rilievo. Come nel Pd. Nel Pd? Ma il rosa nel futuro partito democratico è piuttosto sbiadito, pare. Non è vero. Non parlo per la corsa alla leadership, dove c’è solo Rosy Bindi. Parlo delle liste regionali, dove per statuto devono esserci metà uomini e metà donne. Non si è sentita esclusa, nella diatriba estiva sulla sicurezza, dal dialogo tra amministratori locali (sindaci, governatori, assessori) e il ministro dell’Interno Amato? E perché avrei dovuto? Sono il titolare degli Affari regionali, non mi occupo di sicurezza. Poi in questo anno e mezzo abbiamo fatto un sacco di altre cose. Ci siamo occupati di federalismo fiscale, di decentramento delle competenze in materia di Catasto, di riordino dei Servizi Pubblici Locali, di montagna. Quindi avanti così. Fino al panettone? Avanti così fino alla fine. Varata la Finanziaria, ci occuperemo degli altri nodi: le tasse da abbassare, la crescita da far ripartire, le riforme da varare. [...]

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