Annamaria Franzoni, dovrà scontare 16 anni di reclusione.
È la decisione annunciata dal presidente della corte d’Assise d’Appello di Torino, Romano Pettenati che “in nome del popolo italiano” ha condannato in Appello la mamma di Cogne, ma le ha ridotto la pena rispetto alla condanna di primo grado a trenta anni, concedendo all’imputata le attenuanti generiche. Non le è stata riconosciuta la semi-infermità mentale, come avevano invece sostenuto i periti incaricati dallo stesso presidente della Corte.
Dopo 22 udienze e 527 giorni di giudizio, è arrivata dunque la sentenza di secondo grado. La giuria ha trascorso più di 9 ore in camera di Consiglio. Questa è, secondo i difensori della Franzoni, un sintomo di un giudizio molto contrastato. Per questo gli avvocati Paola Savio e Paolo Chicco attendono di scoprire cosa abbia portato a questa decisione (tutto sommato a loro favorevole) leggendo le motivazioni della sentenza che arriveranno entro 90 giorni. Ma già annunciano che non è finita: ricorreranno in Cassazione.
Sono passati 5 anni da quel 30 gennaio 2002 quando il figlio di Annamaria, Samuele Lorenzi, fu ucciso nel lettone dei genitori nella ormai famigerata villetta di Cogne. Annamaria Franzoni non ha assistito alla lettura della sentenza, dopo aver invece partecipato a gran parte delle udienze e anche alle repliche del suo difensore Paola Savio questa mattina. Ha lasciato l’aula all’ora di pranzo dopo essersi rivolta per l’ultima volta alla Corte con voce incerta: “Siate giusti nel giudicarmi”. Poi, con la famiglia è ripartita per Ripoli Santa Cristina, sull’Appennino bolognese, dove l’attendevano i due figli, Davide e Gioele, il secondo nato dopo l’omicidio.
Tra le pene accessorie, confermate, c’è anche la decadenza dalla potestà di genitore, oltre all’interdizione dai pubblici uffici e lo stato di interdizione legale.
- Venerdì 27 Aprile 2007
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Commenti
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Il 27 Aprile 2007 alle 21:16 TARIVORTO ha scritto:
Una condanna data sul Niente Prove, Niente Movente, Niente Arma del delitto.
E’ una sentenza assurda decisa in base alle risultanze di scarso gradimento della Franzoni sui media, e a pregiudizio sociale.
Attualmente siamo al 71° posto nella graduatoria delle magistrature nel mondo.
Dopo questa sentenza temo che finiremo nel fanalino di coda mondiale.
Non è stata vagliata nemmeno l’ipotesi di aneurisma con crisi epilettica, data da un neurochirugo di Milano.
L’Italia e gli italiani sono rimasti un paese dell’aglio conguaglio figlio e travaglio, questa è la semplice verità.
Il 28 Aprile 2007 alle 9:08 prometeojusveritas ha scritto:
quoto tarivorto, si è vero la tesi dell’aneurisma con crisi epilettica non è stata tenuta per nulla in considerazione, ma come ci spieghiamo il tanto sangue sparso, un aneuirisma non crea emorragia interna? comunque vero: condanna senza prove , sul nulla…spero che la cassazione provveda e rimandi per un attento esame alla corte d’appello!
Coraggio Annamaria, gli italiani sono con te, non essere disperata, porta la tua croce con il sorriso come hai fatto finora è la tua arma, anche se non è piaciuto ai giudici . Hai altri due figli da accudire e crescere, lo farai con amore come hai fatto finora e come hai fatto anche con Samuele.
GIUDICI DOVRESTE SOLO SOTTERRARVI, una condanna sul NULLA!”
Il 28 Aprile 2007 alle 13:00 TARIVORTO ha scritto:
L’ipotesi dell’aneurisma è del neochirurgo Giovanni Migliaccio di Milano, pubblicata in un articolo su “Libero” del del 27 Aprile 2007.
Le parole del dottore: “il piccolo è deceduto a seguito di una imponente e improvvisa emorragia cerebrale, dopo la rottura di un aneurisma e/o di una deformazione vascolare congeniti.
Il tutto ha avuto come conseguenza una grave crisi epilettica, che è anche motivo di quella morte sanguinolenta.”
Di là, comunque, da questa ipotesi plausibile, la Franzoni è stata condannata senza prove reali, solo illazioni e molti forse asseriti per dati certi.
Ha detto bene l’avvocatessa della Franzoni, che il giudizio deve basarsi su prove certe al di fuori di qualsiasi dubbio, altrimenti la condanna non segue la legge, ma solo il pregiudizio.
Se la giustizia in Italia è questa stiamo tutti in libertà vigilata, quando ci tocca si finirà dentro, a semplice ipotesi dei giudici.
Il 28 Aprile 2007 alle 15:54 rosaria7 ha scritto:
Basta per fsvore……. Non possiamo più sopportare e sentir parlare della franzoni!!!!!!!
Il 28 Aprile 2007 alle 17:09 TARIVORTO ha scritto:
Rispondendo a “rosaria 7”.
Non volendo sentire sulla Franzoni, lei non ha da fare altro che evitare gli articoli che la riguardano.
Non si tratta di uno spettacolo messo in scena per gli spettatori e di cui lei si è stufata, avendo pagato il biglietto.
Non solo è una tragedia per chi vi è stato coinvolto, cosa già grave di per sé se la Franzoni fosse innocente, ma è una dimostrazione pratica di mala giustizia in Italia.
Cosa questa ultima che ci riguarda tutti da vicino, perché la prossima vittima potrebbe essere uno qualsiasi di noi cittadini italiani, magari proprio lei che adesso si dice stufa della cosa.
Dati i sistemi usati per amministrare giustizia, ci vuole poco a capire che la stessa cosa potrebbe accadere a chiunque, sarebbe solo la casualità a gestire la giustizia in questo caso.
Forse a lei così starebbe bene, ma non credo che ad italiani con una coscienza civile gli stia bene.
Il 29 Aprile 2007 alle 14:38 http://silvestre.splinder.com ha scritto:
Da premettere che non mi schiero né contro né a favore della Franzoni quanto nella posizione di chi non accetta una sentenza basata su tantissimi elementi sì ma che lasciano pur sempre quel margine di incertezza se pur minimo. Se una persona uccide è giusto venga punita ma se non lo ha fatto una tale sentenza è di una meschinità assurda. Ritengo che una persona per essere condannata lo deve essere senza un minimo margine di dubbio mentre così non è nel caso di Cogne. Per quanto la Corte d’Appello la dichiara indubbiamente colpevole la stessa ai fatti non ha una certezza assoluta. Ora si ricorrerà alla Corte di Cassazione. Ricorrere ad essa vuol dire arrivare all’ultima spiaggia e se Annamaria verrà confermata rea dovrà scontare la pena. Non è facile dare un giudizio su questa questione. Non spetta a noi indagare sulle prove ovviamente ma credo che in un paese civile bisogna esser certi prima di tirare le somme su una questione che riguarda la vita di una persona.
Il 21 Maggio 2007 alle 4:01 AgnesePozzi ha scritto:
Sono un medico, pediatra, consulente del Tribunale di Lagonegro in provincia di Potenza. Mi sono interessata al caso Cogne in seguito alla mia iscrizione su medforum e alla dichiarazione assurda (perchè espressa male) di un neurochirurgo per la quale ho chiesto spiegazioni: esprimeva (cit. da Migliaccio su Medforum il 24/5/2006: “nel caso di Samuele, come ho descritto, il sangue nella stanza, schizzato sulle pareti e sul soffitto è la conseguenza del vomito a getto o vomito cerebrale conseguente all’ipertensione endocranica instauratasi con la rottura dell’aneurisma”). In seguito lo stesso medico mi diese modo di consultare la perizia Viglino, sulla quale ho fatto dei rilievi critici, TENTANDO da un anno a questa parte di sfondare un muro mediatico.
L’ipotesi formulata dal neurochirurgo (che non condivido per una serie di ragioni) pur essendoremota andava obbligatoriamente indagata da Viglino ma ci sono altri rilievi ASSURDI su questa perizia che DI FATTO ha condannato la Franzoni. Viglino omette di segnalare al giudice, nelle conclusioni, la presenza di una frattura OCCIPITALE del tipo “a mappamondo” . Tali fratture si producono per l’impatto contro superficie ampia e piatta (non certo un materasso..). Ci sono inoltre rilievi anomali sulle lesioni frontali: alcune lesioni rigurdavano SOLO IL TAVOLATO ESTERNO ED AVEVANO MARGINI ESTROFLESSI. Quest’ultima affermazione di Viglino non coincide col fatto che applicando una forza sulla superficie convessa del cranio, si rompe prima IL TAVOLATO INTERNO perchè ha un minore raggio di curvatura. Ci sono altri miei rilievi, ma solo questi due inficiano la tesi di aggressione frontale. Nepppure sono state fatte indagini per ricercare nelgi spruzzi di sangue, tracce di altro materiale (ad esempio di provenienza gastrica, mescolatosi al sangue in seguito al vomito a getto da ipertensione cerebrale), o tracce di cellule ossee o cerebrali (a conforto dell’affermazione che l’ipotetico assassino avesse attinto al cranio come da una bacinella, per proiettare il sangue ovunque). Al di là dell’aneurisma del Dr.Migliaccio Neurochirurgo specialista del Fatebenefratelli di Milano, tutto da dimostrare, restano i rilievi oggettivi e inoppugnabili fatti dalla sottoscritta, non citata mai, né dopo aver consentito che Migliaccio andasse dalla Palombelli al TG5 (mia campagna stampa del 2006), nè dallo stesso Migliaccio che assurdamente rivendica ed avoca a sé la tesi di motìrte naturale (e il suo aneurisma), né addirittura dall’editore del libro uscito in Aprile 2207 al quale la scrivente ha dato un contributo sostanziale per la stesura, comprese le note all’atto di accusa Gandini. Credo quindi di essere oggetto di razzismo culturale perchè forse, rispetto alla Basilicata, Milano ha una presa maggiore sui media. Non certo cerco pubblicità, ma per amore della verità, diritto di espressione (e correttezza di cronaca) esprimo tutto il mio disappunto per come i giornali, settimanall e tv hanno trattato l’argomento; senz’altro non avendo MAI IL CORAGGIO di indagare sulle fonti dell’accusa, ossia la perizia Viglino, sempre rimasta ben coperta e protetta dalle critiche e “indagini” dei media.
Cordialmente Dr.ssa Agnesina Pozzi
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