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	<title>Italia &#187; Giornalisti precari. Anche l&#8217;informazione è a rischio </title>
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	<description>Canale Italia di Panorama.it</description>
	<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 18:29:09 +0000</pubDate>
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		<title>Giornalisti precari. Anche l’informazione è a rischio</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2007 17:25:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Costanza Alvaro</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Altro che privilegiati: dei circa 30mila redattori presenti in Italia solo 12 mila sono contrattualizzati. Difficile tenere la schiena diritta - come chiese Ciampi - quando i due terzi della categoria sono esposti a ogni tipo di ricatto ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il precariato è un virus che si è espanso a macchia d&#8217;olio, silenziosamente, contagiando ogni settore. Col tempo è diventato fenomeno: generazionale, sociale, di massa. Quindi culturale. &Egrave; oggetto di riflessione per chi è in quarantena e per chi, da una posizione privilegiata, ne constata gli effetti: chi volesse leggere racconti, saggi o romanzi sul tema ha l&#8217;imbarazzo della scelta. Il giornalismo, da sempre considerato mestiere ricco di privilegi, non è affatto esente dal contagio.</p>
<p>Dei circa 30mila giornalisti presenti in Italia solo 12mila sono contrattualizzati. Ciò significa che l&#8217;informazione in Italia è affidata per due terzi a persone che hanno una debolezza contrattuale tale da essere esposte a ricatti d&#8217;ogni sorta. &#8220;Come è possibile raccontare i fatti con la schiena dritta, come chiese l&#8217;allora Capo dello Stato Ciampi, se proprio chi dovrebbe farle, le denunce, è sotto lo schiaffo continuo di un minaccioso licenziamento?&#8221;, si chiede <a href="http://www.chiaralico.blogspot.com/" target="blank">Chiara Lico</a>, 32 anni, giornalista Rai, che nel romanzo <em>Zitto e scrivi</em>, edito da Stampa alternativa, riflette su quella che considera un&#8217;emergenza nazionale. La grottesca storia di Pieffe, &#8220;giornalista praticante con contratto a termine da metalmeccanico&#8221; è l&#8217;emblema di un <a href="http://www.girodivite.it/I-cinesi-del-giornalismo.html" target="blank">disagio   sempre più diffuso</a>, che fa male allo stesso sistema dell&#8217;informazione.<br />
Alle stesse conclusioni giunge anche la seconda edizione del <a href="http://www.agendadelgiornalista.it/scheda.asp?id=214#" target="blank"><em>Libro bianco sul lavoro nero</em></a>: storie di violazioni e soprusi nel mondo dell&#8217;informazione raccolte dal Fnsi. Nella prefazione Paolo Serventi Longhi, segretario del<a href="http://www.fnsi.it/" target="blank"> sindacato dei giornalisti</a>, ricorda che &#8220;ciò che sta avvenendo da alcuni anni è la violazione sistematica di ogni regola nella maggioranza delle imprese editoriali, dalla carta stampata all&#8217;emittenza nazionale, dalle televisioni locali alle agenzie di informazione, dai siti internet ai canali tematici satellitari&#8221;.</p>
<p>Il panorama italiano non è però l&#8217;unico a essere dipinto a tinte fosche: anche un esponente del Sindacato Giornalisti Francese, Saafi Allag-Morris, considera che più i freelance sono mal pagati, più questi ultimi rappresenteranno un&#8217;attrattiva interessante agli occhi dei gruppi editoriali.<br />
Lo ha detto in un convegno svoltosi in Belgio alla fine di marzo e intitolato &#8220;<a href="http://www.cafebabel.com/it/article.asp?T=T&amp;Id=10618" target="blank">Pigeons, pas pigistes</a>&#8220;, arguto gioco di parole che significa &#8220;Fessi, non freelance&#8221;.</p>
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