Non piove, governo improvvido

Il corso del fiume Po in secca
di Chicco Testa

La situazione è seria, ma non drammatica. Ce la faremo anche questa volta e non credo sia utile usare termini catastrofici, di cui in Italia abusiamo a ogni piè sospinto. Prendiamo invece sul serio questa emergenza e non dimentichiamocene in autunno. Sarà necessario qualche sacrificio, possibilmente condiviso; una buona capacità di programmazione e un po’ di fortuna.
L’acqua quest’anno, come già nel 2003, sarà scarsa. Non in tutta Italia. In Sicilia e Sardegna la disponibilità è quasi doppia rispetto alla norma. Più o meno come al solito nell’Italia peninsulare. Le sofferenze sono concentrate nella Pianura Padana, che è la zona più popolata d’Italia, quella dove sono concentrate le maggiori produzioni agricole, la generazione di energia elettrica, l’industria e non poche attività turistiche.
Ci sono, allora, due problemi. Il primo derivante dalla scarsità stessa. Il Po in secca, i laghi sotto i loro livelli storici, i bacini, dove l’acqua viene conservata, a corto. Questo significa minori risorse per tutti. Per gli agricoltori, per le centrali idroelettriche, che dipendono sia dagli invasi che dovrebbero riempirsi proprio in questo periodo, sia dal corso normale di fiumi e torrenti, per le centrali termiche, distribuite lungo l’asse del Po, per le industrie. Per i cittadini di quelle zone rivierasche del Po, la cui acqua potabile, debitamente trattata, proviene dal fiume. Il livello dei laghi, infine, rende difficili le attività turistiche, con le sponde spesso trasformate in spiagge fangose.
Il secondo problema, che chiama in causa la politica, nasce dai conflitti che si scatenano per l’uso della minore acqua disponibile. In particolare questo riguarda i bacini delle centrali idroelettriche, il cui rilascio per la produzione di energia elettrica dovrebbe seguire regole legate al fabbisogno energetico del Paese.
L’Enel e gli altri produttori idroelettrici conservano gelosamente un’acqua che per loro e per il Paese vale oro. Agricoltori, pescatori e i titolari di attività costiere chiedono invece che l’acqua sia rilasciata secondo il loro bisogno. Fra l’altro la produzione idroelettrica, la fonte rinnovabile più importante in Italia, segna quest’anno un record negativo. Un meno 20 per cento, che significa conseguente aumento della produzione termoelettrica, con un maggiore consumo di combustibili fossili e maggiori emissioni.
Cosa dobbiamo attenderci e cosa possiamo fare? Probabilmente sarà necessario programmare una riduzione dei consumi elettrici con conseguenti distacchi programmati, che non dovrebbero però riguardare i comuni cittadini. I quali dovrebbero invece imparare a risparmiare un po’ d’acqua evitando ogni spreco. L’alternativa, a cui occorre pensare, potrebbe essere un regime di prezzi variabili. Se la risorsa acqua (qui LA GALLERY) è scarsa essi dovrebbero inevitabilmente aumentare, riducendo la domanda, soprattutto sul lato dei consumi non essenziali. Che sono molti, visto che siamo quasi tutti abituati a trascurare la bolletta dell’acqua.
Poi ci sono le cose di più lungo periodo. Se la causa è da individuare in variazioni climatiche eccezionali, ormai tutti sanno che a questa situazione dovremo fare l’abitudine. La temperatura aumenta e le misure per metterla sotto controllo ci impegneranno per i prossimi decenni. Nel frattempo ci è stato molte volte promesso che si sarebbe messo mano a una rete di piccoli invasi per catturare e conservare più acqua, che si sarebbero ridotte le perdite delle reti idriche, che si sarebbero contenuti gli sprechi. Era necessario prima, lo è ancor più ora. Ma questo fa parte dell’essere seri. Cosa difficile almeno fino alla prossima “catastrofe”.

LEGGI ANCHE: Resteremo davvero al buio? Esperti a confronto - Cattaneo: siamo agli sgoccioli - La mostra fotografica sui cambiamenti climatici - I siti dedicati all’emergenza acqua
La GALLERY: World water day 2007

Commenti

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Il 2 Maggio 2007 alle 10:16 gustaveflaubert ha scritto:

Firmato Chicco Testa? Proprio “quel” Chicco Testa?

Il 2 Maggio 2007 alle 10:27 enricototi ha scritto:

In sintesi: usate la doccia invece della vasca da bagno, e ricordatevi di spegnere la luce quando uscite di casa. Che soluzioni. Intanto, qui da me oggi diluvia.

Il 3 Maggio 2007 alle 18:11 Dai rifiuti al traffico: quei commissari straordinari ma non troppo » Panorama.it – Italia ha scritto:

[...] La mucca pazza, il Passante di Mestre, il terremoto di San Giuliano di Puglia, le discariche campane, l’alluvione di Sarno e Quindici, il crack Parmalat, cos’hanno in comune? Tutte queste emergenze hanno avuto il loro commissario straordinario, o “delegato”, nominato dal governo con un decreto per cercare di risolverle. Con poteri e fondi speciali. E con fortune alterne. Ora che si discute dell’eventuale istituzione di un commissario per la crisi idrica nel Centro-nord (la riunione convocata dalla Protezione civile lunedì 30 aprile sembra aver preparato il terreno a questa soluzione e la decisione potrebbe essere presa nel consiglio dei ministri previsto per domani), è utile fare il punto sui risultati ottenuti, o non ottenuti, negli ultimi anni. In primo piano in questo momento c’è l’emergenza rifiuti. Attualmente hanno un commissario la Calabria, il Lazio e la Campania, mentre in Puglia e Sicilia lo stato d’allarme è appena cessato. La Campania dall’ottobre scorso ha un nuovo commissario, Guido Bertolaso, responsabile nazionale della Protezione civile, cui sono stati affiancati tre sub-commissari. Il Dipartimento ha anche creato un sito dedicato. Ma la sua nomina è solo l’ultima di una serie di provvedimenti che non hanno mancato di suscitare polemiche. Perché più che un’emergenza ormai quella dello smaltimento dei rifiuti campani sembra diventata, di proroga in proroga, una storia infinita. Basti pensare che già nel febbraio del 1994 era stato dichiarato l’allarme e che sulla poltrona che oggi è di Bertolaso si sono succeduti i vari presidenti di Regione. Solo nel 2004, l’anno caldo della “guerra delle discariche”, per la gestione del problema sono stati spesi 676 milioni di euro. In molte grandi città invece la prima emergenza è il traffico e il commissario delegato è spesso lo strumento utilizzato dal governo per cercare di riportarla nella normalità. Un caso per tutti: l’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini è stato nominato nel 2001, all’inizio del suo secondo mandato, e ha mantenuto i poteri straordinari fino al 2006. Quando ha consegnato al suo successore, Letizia Moratti, un’agenda delle priorità in cui il traffico urbano resta al primo posto. A Napoli ora tocca al sindaco Rosa Russo Iervolino, che ricoprirà lo stesso incarico fino alla fine del 2008. Infine la siccità, appunto. In attesa di quello nazionale, lo stato d’emergenza per la mancanza d’acqua è attualmente in vigore solo in alcune isole minori e in alcuni comuni. Nel 2006, per tre mesi, è stato dichiarato nelle Regioni del bacino del Po cosa già accaduta nell’estate del 2003. Per tutto lo scorso anno anche la Sicilia è stata in emergenza idrica, nel 2004 è toccato alla Sardegna, alla Puglia, alla Basilicata e all’Umbria, nel 2002 a Lazio, Campania e Calabria. La legge di riferimento per la nomina dei commissari (la numero 400 del 23 agosto 1988), all’articolo 11 recita: “Al fine di realizzare specifici obiettivi o per particolari e temporanee esigenze di coordinamento operativo tra amministrazioni statali, può procedersi alla nomina di commissari straordinari del governo, ferme restando le attribuzioni dei Ministeri”. La nomina avviene con un decreto del presidente della Repubblica, su proposta del presidente del Consiglio, dopo una deliberazione del Consiglio dei ministri. Nello stesso decreto, subito pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, sono indicati i compiti del commissario, i mezzi e il personale a sua disposizione e la durata dell’incarico. Gli “specifici obiettivi” e le “temporanee esigenze di coordinamento operativo” possono essere diverse. Commissari straordinari vengono nominati per risollevare le aziende in crisi, per reggere una città o un paese il cui Consiglio comunale è stato sciolto, per completare un’opera particolarmente complessa, per gestire parchi naturali, per organizzare “grandi eventi”, come il funerale di Papa Giovanni Paolo II due anni fa. Per coordinare le attività antiracket e antiusura, il governo ha nominato nel luglio 2006 il prefetto Raffaele Lauro. Mentre al prefetto di Roma Achille Serra è stato affidato dal Tar di Catania il compito di supervisionare gli eventi sportivi allo stadio siciliano dopo i gravi fatti di violenza del febbraio scorso. Ma i commissari straordinari scendono in campo soprattutto per fronteggiare le conseguenze di calamità naturali, emergenze ambientali, terremoti, alluvioni. In questo caso l’attore principale è il Dipartimento di Protezione civile. Da qui parte la proposta per la dichiarazione dello stato d’emergenza e per la nomina del commissario, anche se spetta al Consiglio dei ministri emanare il decreto. Lo strumento di attuazione è l’ordinanza di protezione civile in cui vengono indicati i compiti del commissario delegato e le risorse finanziarie necessarie, che sono stanziate ad hoc oppure reperite presso i Ministeri e le Regioni coinvolti. Quasi sempre il commissario può disporre di strutture pubbliche e private e di uno staff e gode di “poteri speciali”. Sono previste cioè delle deroghe alla legge ordinaria per accelerare le procedure burocratiche in caso, ad esempio, di gare d’appalto. L’ordinanza ha una scadenza precisa, ma le proroghe sono frequenti. L’elenco delle ordinanze è disponibile sul sito della Protezione civile, anche se si ferma all’aprile 2006. Una cosa appare chiara: di straordinario c’è poco. [...]

Il 4 Maggio 2007 alle 14:06 Siccità, Governo bifronte: dichiara lo stato di emergenza e nega l’allarme » Panorama.it – Italia ha scritto:

[...] Il tam tam lo annunciava da giorni. La secca del Po e la carenza d’acqua in tutta Italia non si sarebbero risolte con le seppur intense piogge di questi giorni. Dunque il Consiglio dei ministri di questa mattina ha partorito la sua salomonica decisione: approvato lo stato d’emergenza (”in via precauzionale” sottolinea il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, per carità) per la scarsità d’acqua al Centro-Nord. Ma guai a parlare di crisi e siccità. Il ministro per lo Sviluppo Economico Pier Luigi Bersani si è affrettato a precisare: “Niente allarmismi sul fronte elettrico”. In effetti l’uomo delle liberalizzazioni è arrivato alla riunione di Governo con le idee chiare e una cartelletta a prova del suo rassicurante impegno: ha distribuito ai colleghi dell’esecutivo una nota informativa sulle “azioni che il ministero sta attuando in campo elettrico per recuperare i 6.600 megawatt che, ipotizzando una situazione più acuta, bisogna trovare per essere in sicurezza”. Ad allontanare l’ombra scura del blackout ci ha pensato anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta, che ha comunicato: dalla Protezione civile - da cui nei giorni scorsi era venuto l’allarme per la situazione dei bacini idrici e del Po - sono venute “notizie rassicuranti”. Piove sul bagnato, insomma. Ma allora, scusate, che emergenza è? [...]

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